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Inserito il 06 marzo 2013 alle 12:30:14 da enrico. - Letto: (3016)

Il regime fiscale degli sportivi dilettantistici

Viste le polemiche dei giorni scorse apparse sui social e sui forum relativamente agli eventuali compensi ad ex pro, ex dilettanti e amatori nelle granfondo analizziamo come dovrebbero essere trattati i compensi degli sportivi dilettanti (tra i quali sono ricompresi anche gli amatori).

a cura di Roberto Cunico
Nato a Thiene (VI) il 18/11/1979.
Diplomato in Ragioneria presso l’I.T.C.G. CECCATO di Thiene. Dopo la scuola superiore si diploma in Consulenza del lavoro presso la facoltà di Giurisprudenza di Padova (diploma ora diventato laurea). Nel 2005 prepara e passa l’esame di stato per l’abilitazione alla pratica di consulente del lavoro. Da giugno 2005 è libero professionista presso il suo studio, ha una ditta individuale che svolge l’attività di redazione paghe e una società (Studio B.) con le sue sorelle che si occupa del settore contabile e fiscale. Essendo consulente del lavoro può svolgere entrambe le attività e si è da sempre dedicato al  settore contabile e tributario. Partecipa periodicamente a convegni, obbligatori per i consulenti del lavoro ed i commercialisti, per tenersi aggiornato sulle ultime novità fiscali.
Corre in bici per hobby e perciò gli interessa anche la normativa relativa alle ASD, curando anche clienti di questa tipologia.

 

Poniamoci subito una domanda: il trattamento fiscale previsto per chi svolge l'attività sportiva in forma dilettantistica è uguale a quello dei professionisti?

In materia di lavoro degli sportivi occorre preliminarmente individuare se si tratta di prestazioni svolte in forma dilettantistica o professionistica. Quest'ultima attività è disciplinata dalla legge 91/1981 che, all'articolo 2 definisce sportivi professionisti "gli atleti, gli allenatori, i direttori tecnico-sportivi ed i preparatori atletici, che esercitano l'attività sportiva a titolo oneroso con carattere di continuità nell'ambito delle discipline regolamentate dal CONI e che conseguono la qualificazione dalle federazioni sportive nazionali, secondo le norme emanate dalle federazioni stesse, con l'osservanza delle direttive stabilite dal CONI per la distinzione dell'attività dilettantistica da quella professionistica".

Il Coni ha indicato quali discipline possono comprendere sia l'attività dilettantistica che quella professionistica: il calcio, il pugilato, il ciclismo, il motociclismo, il golf e la pallacanestro. Nell'ambito delle discipline sopra elencate, sono considerate professionistiche le prestazioni rese:

  • nel calcio, la serie A, B, C1 e C2 maschile;
  • nella pallacanestro, la serie A1 e A2 maschile;
  • il golf;
  • le gare su strada e su pista approvate dalla Lega ciclismo;
  • la velocità e il motocross nel motociclismo;
  • nella boxe, la prima, seconda e terza serie nelle 15 categorie di peso.

 

RAPPORTO DI LAVORO
L'articolo 3 della legge 91/1981 stabilisce che la prestazione a titolo oneroso dell'atleta professionista costituisce oggetto di contratto di lavoro subordinato regolato dalle norme contenute nella stessa legge, aggiungendo che la stessa può essere oggetto di contratto di lavoro autonomo quando ricorra almeno uno dei seguenti requisiti:

  • a. l'attività è svolta nell'ambito di una singola manifestazione sportiva o di più manifestazioni tra loro collegate in un breve periodo di tempo;
  • b. l'atleta non è contrattualmente vincolato per ciò che riguarda la frequenza a sedute di preparazione o allenamento;
  • c. la prestazione oggetto del contratto, pur avendo carattere continuativo, non superi otto ore settimanali oppure cinque giorni ogni mese ovvero 30 giorni ogni anno.

In ogni caso, lo sportivo professionista è assicurato presso l'Enpals per le prestazioni pensionistiche.

La Corte di cassazione, con la sentenza 17 gennaio 1996 n. 354, ha riconosciuto che i parametri sopra enunciati valgono anche per gli allenatori, essendo quindi configurabile un rapporto di lavoro autonomo tra un allenatore sportivo professionista e una società sportiva. Ma non si può nemmeno escludere la coesistenza di un rapporto di lavoro subordinato e di uno autonomo, quando sono ben distinte sia le prestazioni che i compensi relativi ai due diversi rapporti contrattuali. Nel caso si trattava dell'allenatore sportivo responsabile della prima squadra per un'intera stagione calcistica - e come tale pacificamente vincolato da un rapporto di lavoro subordinato - a cui era stato affidato anche il coordinamento e la supervisione del settore giovanile, con rapporto di lavoro autonomo.

Non vi è, invece, una definizione del lavoro sportivo dilettantistico, che potrebbe essere individuato, per differenza, rispetto a quello professionistico. Le associazioni sportive dilettantistiche sono, di regola, associazioni senza fine di lucro e a esse l'articolo 90, comma 1, della legge 289/2002 equipara le società sportive dilettantistiche costituite in società di capitali senza fine di lucro. A quest'ultimo tipo di società, oltre che alle associazioni sportive dilettantistiche si applicano, quindi, le disposizioni della legge 398/1991 e successive modificazioni e le altre disposizioni tributarie che prevedono regimi di favore per le associazioni sportive dilettantistiche.

REGIME FISCALE
L'articolo 37, comma 1, lettera d), della legge 342/2000 ha modificato, con effetto dal 1° gennaio 2000, la disciplina dei compensi corrisposti ai collaboratori coordinati e continuativi dalle associazioni sportive dilettantistiche, intervenendo sugli articoli 81 (ora articolo 67) , comma 1, lettera m), e 83 (ora 69), comma 2, del Dpr 917/1986.

Tuttavia, appare utile evidenziare come l'Agenzia delle entrate, con la risoluzione 19 dicembre 2001 n. 213, abbia chiarito che, per "esercizio diretto di attività sportive dilettantistiche", si deve intendere l'attività svolta dai soggetti che partecipano direttamente alla realizzazione della manifestazione sportiva a carattere dilettantistico. La disposizione è riferita, cioè, a tutti quei soggetti le cui prestazioni sono funzionali alla manifestazione sportiva dilettantistica, determinandone, in sostanza, la concreta realizzazione, compresi coloro che nell'ambito e per effetto delle funzioni di rappresentanza dell'associazione di norma presenziano all'evento sportivo.

Sono, pertanto, da considerare in primo luogo corrisposti nell'esercizio diretto dell'attività sportiva dilettantistica, i compensi erogati agli atleti dilettanti, agli allenatori, ai giudici di gara, ai commissari speciali che durante le gare o manifestazioni, aventi natura dilettantistica, devono visionare o giudicare l'operato degli arbitri. Rientrano, altresì, nella disciplina di cui alla lettera m) del comma 1 dell'articolo 67 del Tuir, tutti i compensi corrisposti a quei soggetti che, nella qualità di dirigenti dell'associazione, di solito, presenziano direttamente a ciascuna manifestazione consentendone, di fatto, il regolare svolgimento.

Si tratta di compensi, quali le indennità di trasferta o i rimborsi di spesa, corrisposti a figure dirigenziali, non legati con l'ente erogante da rapporti di collaborazione coordinata e continuativa, che svolgono funzioni, non retribuite in base a norme organizzative interne, ma indispensabili alla realizzazione della manifestazione sportiva, nel senso che le stesse, come già precisato, concorrono a garantire la concreta realizzazione di ciascun evento.

L'Agenzia, inoltre, chiarisce che non possono essere considerati redditi diversi di cui all'articolo 67, comma 1, lettera m), del Tuir i compensi corrisposti all'arbitro (dilettante) nel caso in cui diriga una gara professionistica. Allo stesso modo, non possono essere inclusi nella disciplina in questione i compensi corrisposti all'atleta professionista nell'ipotesi in cui si veda impegnato in una manifestazione sportiva dilettantistica.

L'articolo 90, comma 3, della legge 289/2002 è ulteriormente intervenuta, modificando entrambi gli articoli citati aggiungendo all'articolo 81 (ora 67) comma 1, lettera m), del Tuir il seguente periodo: "Tale disposizione si applica anche ai rapporti di collaborazione coordinata e continuativa di carattere amministrativo gestionale di natura non professionale resi in favore di società e associazioni sportive dilettantistiche". Vengono, pertanto, ricondotti fra i redditi diversi e nei regimi fiscali agevolativi previsti dagli articoli 69, comma 2, del Tuir e 25, comma 1, della legge 133/1999 i particolari rapporti di collaborazione coordinata e continuativa che presentano le seguenti caratteristiche:

  • sono resi a società o associazioni sportive dilettantistiche;
  • hanno carattere amministrativo-gestionale;
  • sono di natura non professionale.

Sempre secondo l'Agenzia delle entrate (si veda la circolare n. 21/E del 2003), il carattere amministrativo-gestionale delle collaborazioni limita la previsione dell'articolo 81, comma 1, lettera m), alla collaborazione nell'attività amministrativa e di gestione dell'ente. Rientrano, pertanto, nei rapporti di collaborazione coordinata e continuativa di carattere amministrativo-gestionale di natura non professionale, i compiti tipici di segreteria di un'associazione o società sportiva dilettantistica, quali, ad esempio, la raccolta delle iscrizioni, la tenuta della cassa e la tenuta della contabilità da parte di soggetti non professionisti.

Con la risoluzione n. 74/E del 2005, l'amministrazione finanziaria ha altresì chiarito che il secondo periodo della lettera m) in esame, fissa sostanzialmente due requisiti: uno oggettivo, dato dal carattere amministrativo gestionale e dalla natura non professionale dei servizi prestati; l'altro soggettivo, in base al quale gli stessi rapporti devono essere resi nei confronti dei soggetti espressamente e tassativamente indicati dalla stessa disposizione.

Applicando l'articolo 67 del Tuir, le indennità, i rimborsi forfetari, i premi e i compensi erogati non concorrono a formare il reddito del percettore per un importo non superiore complessivamente nel periodo d'imposta a 7.500 euro.

Per quanto riguarda le somme che eccedono il limite d'importo non soggetto a imposizione, l'articolo 25, comma 1, della legge 133/1999 stabilisce che, su tali somme, le società e gli enti eroganti operano, con obbligo di rivalsa, una ritenuta, ai fini IRPEF, del 23% ovvero nella misura fissata per il primo scaglione di reddito, maggiorata delle addizionali, comunali e regionali, di compartecipazione all'IRPEF.

Più precisamente, se il compenso non supera euro 28.158,28, la predetta ritenuta, da operarsi solo su 20.658,28 euro, è a titolo d'imposta, ovvero, in assenza di altri redditi, lo sportivo non è tenuto alla presentazione della dichiarazione dei redditi; mentre, se il compenso è superiore, la ritenuta è a titolo di acconto sulla parte eccedente euro 28.158,28. Come anticipato, tali ritenute, ove dovute, devono essere maggiorate delle addizionali, regionali e comunali, di compartecipazione all'IRPEF.

Gli importi di cui all'articolo 67, comma 1, lettera m), del Tuir, anche se non soggetti ad alcuna ritenuta, devono, comunque, essere indicati nel modello 770 Semplificato, nella scheda relativa ai dati dei lavoratori autonomi. Le somme erogate vanno, pertanto, indicate sia fra quelle erogate che fra quelle non soggette a ritenuta, arrivando così ad azzerare l'imponibile.

Nella maggior parte dei casi (non tutti, per fortuna!) si tralasciano molte pratiche quali certificazione dei compensi ricevuti dall’atleta e redazione del modello 770.

Credo di poter scommettere che chi supera il tetto dei 7.500 euro sia la minoranza!

È ironico, ma nella realtà pochissimi atleti remunerati dalle loro prestazioni indicano nella propria dichiarazione, quando sono tenuti a farla, i compensi ricevuti (anche se sono esenti) e, soprattutto poche società superano i 7.500 euro di compenso annuo.

In questa prassi ricomprendo anche squadre di dilettanti Elite U23 (nel mondo amatoriale spero che 7500 euro o più siano cifra destinata a ben pochi…)


6 marzo 2013

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