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Rubriche tecniche Biomeccanica   
Inserito il 13 febbraio 2013 alle 16:07:26 da enrico. - Letto: (7085)

Ergonomia globale

Rientrare dopo diverse ore di pedalata  e subire tensioni poche o tante che siano nei vari distretti del corpo significa che qualcosa nel vostro assetto non va. Una cosa da tenere in estrema considerazione è,  che possiamo avere la miglior posizione del mondo e la bicicletta più perfetta, ma se il gesto pedalato non viene accompagnato da un atteggiamento posturale corretto inevitabilmente avremo sempre un dazio da pagare.


a cura di Armando Sevieri

 

Prima di abbracciare le diverse tematiche dello  specifico posizionamento in sella vorrei dire, prima di tutto, che il protocollo Ergofit di Cicloposizioni abbraccia essenzialmente l’estremo confort in bicicletta; analisi che predilige una grande spinta ma non trascura assolutamente quegli accorgimenti di regolazione dell’avantreno,  che consentono di azzerare le tensioni nelle spalle e collo e soprattutto che rendono il mezzo meccanico ciclisticamente performante su tutti i settori di guida.

In breve voglio esortare e rincuorare tutti gli appassionati,  che stare bene sulla bicicletta si può,  ma essenzialmente si deve.

Rientrare dopo diverse ore di pedalata  e subire tensioni poche o tante che siano nei vari distretti del corpo significa che qualcosa nel vostro assetto non va.

In numerose occasioni mi è capitato di ascoltare il solito ragionamento dai più disparati amatori e cioè che il fatto di pedalare una bicicletta da corsa implichi obbligatoriamente delle situazioni di difficoltà e di conseguenti tensioni da sopportare.

L'articolo di Marcato apparso su Bicisport con la collaborazione di Sevieri

Cosa non meno importante, da tenere in estrema considerazione è,  che possiamo avere la miglior posizione del mondo e la bicicletta più perfetta, ma se il gesto pedalato non viene accompagnato da un atteggiamento posturale corretto inevitabilmente avremo sempre un dazio da pagare.

In sintesi per me  la parola chiave è - e resterà sempre - ergonomia globale, dove ogni minimo particolare va curato. Si passa da una buona biomeccanica ad un atteggiamento eccellente che deve essere insegnato dal tecnico biomeccanico stesso.

Chiudo esprimendo un parere del tutto personale: questo mestiere necessita, di operatori tecnicamente preparati,  che abbiano una intensa frequentazione sulla strada su tutti i tipi di bicicletta per ogni specialità, ma su tutto deve persistere la passione e la voglia di comunicare.

13 febbraio 2013


Mi chiamo Armando Sevieri, biomeccanico e trainer toscano operante  prevalentemente  nella  provincia lucchese, ma che non disdegna di spostarsi in tutta Italia e all’estero dove con passione porto i miei principi di biomeccanica applicata al ciclismo.
La mia formazione di tecnico biomeccanico nasce a Lucca dove si è sempre respirato ciclismo professionistico di altissimo livello e le strette frequentazioni con atleti  quali Michele Bartoli,  Mario Cipollini mi hanno inspirato una infinita  passione per l’approfondimento del gesto tecnico pedalato  e delle leggi fisicomeccaniche che lo rappresentano.
Il mio operato passa da numerosi eventi per arrivare fino alle strette collaborazioni con Davide Cassani nelle sue Bike Academy. Altro nome non meno importante,  sempre presente nel circuito delle granfondo è  Max Lelli con il quale condivido molti punti tecnici riguardanti la corretta posizione in sella ed il sistema training.
Sono inoltre coinvolto nel mondo professionistico con atleti di ottimo livello come Taylor Phinney, Marco Marcato e tanti altri.

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