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Inserito il 11 febbraio 2013 alle 20:23:38 da gazario. - Letto: (18904)

Francesco Abela: l'etica come primo passo contro il doping?

Francesco Abela è il padre del Progetto Certificazione Etica che ha la volontà di promuovere il vero spirito con cui prendere parte alle manifestazioni ciclistiche amatoriali. La riflessione più interessante che si può leggere sul sito www.progettocertificazioneetica.it, che riporta tutte le informazioni che lo descrivono e le modalità per prenderne parte, è la seguente: “La bicicletta è l’icona della pulizia, dell’ecologia, del contatto con la natura. Valori di bene, buono, bello. E’ paradossale che i riflettori del doping siano particolarmente puntati sul ciclismo”.

Servizio di di Gianandrea Azario

I
l Progetto Certificazione Etica non è solo una proposta per fronteggiare il dilagante fenomeno del doping farmacologico, bensì una vera filosofia di intendere il ciclismo, lo sport in generale, ma anche la vita. Il ciclismo è innanzi tutto passione e giustamente Francesco ci sottolinea che la passione è quello spazio dove l’uomo coltiva un suo miglioramento e l’aspirazione ad un miglior benessere. Capiamo meglio con il suo ideatore questa filosofia.

Ciao Francesco, grazie per questa opportunità che ci dai di approfondire un progetto che dal mio punto di vista è fantastico. Perdonami però se ti farò delle domande scomode, ma credo sia il caso di sviscerare gli eventuali problemi da fronteggiare, proprio per trarre il meglio da questa ottima iniziativa.

Innanzi tutto raccontaci qualcosa di te e della tua passione per il ciclismo.
Poche parole per raccontarmi. Il protagonista del resto è il Progetto e il suo messaggio, non io.
La bicicletta ha attraversato la mia vita sin da piccolino. In casa papà mi regalò la mia prima “Gallesi “ – allora stavamo a Mantova - fuori taglia, per la crescita.
Posso dirti che tutte le cose che parlano di disciplina e passione, divertimento e ricerca mi attraggono fatalmente. Ecco da dove ha origine la mia passione ciclistica. L’aspetto ecologico e del vivi all’aperto completano la seduzione e il fascino del mezzo e del mio rapporto con questo incredibile sport. La bicicletta è una bella compagna e puntuale e fedele compagnia: non mente! Riflette aspetti di se stessi.
Di me, semplicemente, dico che ho 55 anni, laurea, originario di Bergamo, vari interessi sia professionali che extra professionali. Se dovessi darmi un soprannome sarei indeciso fra alcuni, ma almeno uno possibile sarebbe “pioniere“.


Ci puoi velocemente descrivere il progetto e come si fa ad aderire?
Il Progetto Certificazione Etica è nato come idea e desiderio circa 3 anni fa, dopo due episodi importanti che riassumo. Un mio incidente serio di salute e la sorpresa di carissimi amici, per me insospettabili, scivolati nella tentazione del doping.
E’ nato un primo protocollo, che ho proposto ad un Team di Ravenna, ma in questi ultimi 12 mesi ho apportato aggiustamenti e modifiche, completandolo, tanto che sono già diversi i Team ad oggi aderenti, entusiasti di parteciparvi. Alcuni di essi porteranno il logo del Progetto sulla loro divisa. Tutti i dettagli si trovano sul sito. Invito i gentili lettori e amici ciclisti a visitarlo per ricavare tutti i dettagli che sarebbe ora lungo specificare passo passo.
L’adesione è libera, volontaria, senza scopo di lucro o interessi, né personali, né di parte. Sarebbe ed è inconciliabile mischiare etica con secondi fini, magari miranti ad esclusivo beneficio pubblicitario e di ciò che etico non è! Ogni Team aderente mantiene la sua storia e libera identità. Semplicemente segue un facile protocollo di impegni, coinvolgendo i suoi atleti tesserati. I quali a loro volta possono aderire a ben 3 differenti livelli di impegno.

Come e quando ti è venuto in mente di farti promotore di questa iniziativa? Immagino che anche a te l’equazione “ciclista = dopato” dia particolarmente fastidio ed anche vedere certi atteggiamenti di prevaricazione che avvengono talvolta nelle gran fondo.
Come ho ricordato sopra, un mio improvviso problema di salute, davvero inaspettato visto anche il mio stile di vita (sono da molti e molti anni vegetariano, non fumatore, non uso farmaci e men che meno mai ho fatto ricorso a sostanze) mi ha fatto porre domande.
L’equazione ciclista = dopato l’ho così vissuta sulla pelle. A seguito di questo problema sono stato analizzato all’epoca per ben sette mesi, settimanalmente, per ospedali e strutture sanitarie, laboratori, alla ricerca di una possibile causa. Ebbene. Che cosa è successo nell’ambiente? Con amici e compagni di pedale? Sussurri, pettegolezzi, allusioni. Noi stessi ciclisti alimentiamo questa equazione ciclista/doping, e ne siamo vittime e autori. Non sono un vincente, ma nemmeno un brocco. Quindi se vai, vuol dire che meriti il sospetto. Questo è il corto circuito. Inevitabilmente, in pronto soccorso al primo ricovero e in terapia intensiva, alla dichiarazione sono “ ciclista “ – subito – a chiedere che cosa assumessi! E fuori, ancora oggi suppongo ci sia chi preferisce il “doping” del sospetto al costruire cultura, rispetto, amicizia e pulizia trasparente.
Doping: c’è quello farmacologico e di sostanze. Ma doping significa alterazione indotta! Tagli di percorso; sostituzione di chip e pettorali; cartacce e rifiuti; salti di griglia; atteggiamenti esasperati e di mala educazione! Stipendi diretti o indiretti. Sono elementi di alterazioni e di distorsione? Tanto più in ambito amatoriale e ricreativo? Li vedo come doping, perché doping è dipendenza. Quando una passione controlla chi la esercita qualche cosa non sta funzionando. Ma aggiungo. Non credo si possa fare molto solo con l’antidoping. Essendo per lo più alterazioni di comportamenti è necessario riflettere, fermarsi, e fare cultura.
L’età media del gran fondista è sui 40 anni! Un adulto chiamato ad essere adulto. Tutti: noi ciclisti, organizzatori, sponsor, Enti, giudici, società di cronometraggio, volontari. Tutti potremmo impegnarci per salvare il senso di competizione ma conciliandolo con il Bene e il Bello. Non è utopia. Basta volerlo!
Un aneddoto sulla esasperazione dei comportamenti cui fai cenno alla domanda. Ha senso che, per esempio, alcuni volontari abbiano deciso di non donare più il loro tempo per presiedere i ristori (sono fatti veri) perché giustamente stanchi di ricevere insulti e male parole?

Giustamente dici che lo scopo del progetto non è sostituirsi all’antidoping. Il principio che lo guida è quello di ritrovare i corretti valori etici che guidano alla pratica sportiva, soprattutto quella amatoriale. Infatti l’adesione parte dalla sottoscrizione del “Codice Etico” e non da una serie di esami clinici. Credi sia davvero possibile questo cambio di mentalità, in una società dove spesso il modello è che è vincente chi infrange le regole e chi le accetta è uno stupido?
Non voglio fare il sapiente. Nemmeno illudermi. Rispetto al sapiente, rassegnarsi e girarsi dall’altra parte non mi piace. Si è complici altrimenti. E’ una forma di doping quello della complicità indiretta. Rispetto alle illusioni : che dire? Si inizia sempre con i sogni. Ma il mio modesto intento è proporre un messaggio. Se poi diverrà o divenisse Movimento, tanto meglio: senza la pretesa di vedere “ risolti “ i meccanismi che possono e che dovrebbero essere migliorati. I Savonarola non pagano mai. Un cambio di mentalità inoltre nella storia accade sempre: o per scelta o per necessità. E’ la legge della entropia. Il primo caso sarebbe sempre da preferire e meno traumatico.

 

Nel “Codice Etico” un ruolo fondamentale lo riveste il Team, come entità che ispira i corretti comportamenti e rappresenta la forza aggregante per i tesserati. Condivido pienamente questa tua visione. Quindi il primo passo è coinvolgere i responsabili dei team nel progetto e magari fare anche un’adeguata formazione nei loro confronti. Hai già avuto dei riscontri in questo senso? Qual è la loro disponibilità?
Assolutamente. Il vero spirito di gruppo e senso di appartenenza, l’aggregazione sono elementi pedagogici, tipici della disciplina del ciclismo, che abbina sport individuale e sport di squadra e senso del gruppone.
Sarò tuttavia franco. All’inizio non è stato facile proporre e far comprendere il senso del messaggio per come lo intendo. C’è da parte nostra, dei ciclisti intendo, una sorta di pigrizia e di resistenza, che porta ad alzare spesso le spalle e a dare per scontato che non si possa fare nulla e che altri debbano pensarci. Addirittura mi permetto di esplicitare alcune risposte che ho registrato: mi piace, ma siamo pochi in squadra; mi piace ma chiede impegno. Oppure: mi piace, ma non serve a nulla, sarà sempre che si dopano tutti. Oppure: ed è la cosa che più mi ha colpito questa, e se poi aderendo avremo come Team o come singoli ritorsioni?
Per fortuna, spiegando, parlando, poco alla volta, nella mia zona le cose si stanno muovendo. E sono già vari i Team aderenti, sia stradisti che bikers. Mi piacerebbe pensare a iniziative formative e di confronto e verifica per zone geografiche e per Team, tavole rotonde e occasioni di proposta e divulgazione. Ci sono!

La parte clinica prevede tre passi: certificazione medico-sportiva con esami ematici, certificazione delle capacità aerobiche dell’atleta, certificazione delle patologie che richiedono assunzione di farmaci. Tutto questo ha sicuramente dei costi per l’atleta. E’ vero che alcuni di noi fanno periodicamente questi test per proprio conto, almeno il primo passo, ma non tutti lo interpretano come un atto di buon senso per la propria salute e quindi potrebbero pensare a soldi buttati. Hai per caso fatto un conto di quanto costano i tre step separatamente? Non pensi che quello dei costi potrebbe essere un ostacolo?
La parte clinico scientifica con corredo di esami ematici si riferisce al 3° step di adesione, quello più articolato. Ovvero al massimo livello previsto.
Con ordine. Tutti dobbiamo fare i test di idoneità sportiva alla pratica agonistica, e già lì facciamo test funzionale, con valori di watt, soglia e max consumo ossigeno. Rifarlo eventualmente a metà stagione (per chi vuole spendersi al massimo livello rispetto i primi due ) oltre ad essere utile per calibrare i carichi, aiuta a verificare come la macchina sta funzionando.
Per quanto riguarda esami ematici, non dimentichiamo che molti atleti sono donatori di sangue e fanno regolari esami ematici con richiami periodici: aggiungere qualche voce di prelievo non costa nulla. Gli esami ematici hanno in ogni caso un costo di ticket e per il numero e il tipo previsto nel protocollo, in una stagione, il costo è equivalente a meno di un copertone di alta gamma. Davvero nulla.
Facciamo sport massimale, ad alto livello, almeno quelli che arrivano nei primi 300 classificati: farsi responsabili della propria salute mi sembra il minimo. Casi di incidenti a sportivi, amatoriali o addirittura professionisti, in varie discipline, capitano sempre più spesso leggendo la cronaca. Responsabilizzarsi. Se si tratta di fare test biomeccanici, tabelle da preparatori, o acquistare integratori non badiamo a spese: lo sappiamo. Avere cura di sé è altrettanto importante, e costa molto meno.
Inoltre: attenzione. Questi esami ematici per il 3° livello di adesione non sono affatto indicativi – come spiego nel sito ufficiale – di non assunzione di sostanze. Servono come aiuto all’etica e alla corretta attenzione al bene primario: la salute.
Infine: chi non trova di buon senso dichiarare a priori, e non al traguardo e solo se vieni chiamato a sorteggio, a dichiarare la necessità, occasionale, periodica o cronica, di assunzione di farmaci o sostanze o pratiche sanitarie, con corredo ufficiale di idonea certificazione medica? Chi non bara e non nasconde nulla può solo alzare felice la mano.
Da un punto di vista del codice sportivo sollecitare l’introduzione da parte del Coni di norme e regole a tale proposito, evitando l’esibizione – a volte dubbia – a posteriori di ‘devo prendere questo e quello‘ sarebbe facile ed eliminerebbe alcuni problemi. Il Progetto di Certificazione Etica / nessun Doping se ne fa carico all’articolo 8 del Codice di Adesione.

Consapevoli che non ci si vuole sostituire all’antidoping, credo sia indispensabile rivolgersi a strutture certificate che assicurino l’univocità e la correttezza delle informazioni contenute nel “passaporto biologico” degli atleti. Hai un’idea di quante sono in Italia o potrebbe essere sufficiente definire un protocollo standard da seguire tale per cui per i controlli ematici sia possibile rivolgersi a tutti i laboratori ASL e per i test aerobici a un qualsiasi centro di preparazione sportiva?
Non si può immaginare un vero passaporto biologico per amatori. Magari! Esami approfonditi per la ricerca di sostanze proibite o pratiche illecite, mi hanno spiegato medici esperti e addentro, sono complessi, e a cura di pochi centri e di realtà certificate. Tuttavia, e lo scrivo nel sito : quanti sono i frequentatori di siti internet quanto meno dubbi, che propongono di tutto un po’? Una vigilanza sarebbe inopportuna? A dimostrazione che anche in assenza di fondi, dedicarsi ad una bonifica seria e sistemica è possibile.
Quanto ai centri dove recarsi per le necessità previste dal Progetto, ogni realtà ambulatoriale abilitata può eseguire i test e gli esame previsti. Per la trasparenza dei dati, la trasmissione di questi prevede - se si vuole, una semplice procedura che elimina la possibilità di alterazioni o sostituzioni. Tuttavia il versante su cui operare è più quello del Codice di comportamento, con i suoi 8 articoli, che invito a leggere entrando nel sito.


Immagino tu abbia già presentato questo progetto alla Federazione e agli Enti di Promozione Sportiva. Che opinione hai avuto da parte loro? Hanno intenzione di sposare il progetto e farlo diventare un regolamento?
Sì, ho presentato il Progetto anche in modo semi ufficiale in alcune sedi ufficiali. Vedremo gli sviluppi. Se riuscissimo dal basso a creare movimento di opinione, anche il mondo politico sarebbe sollecitato in questa direzione. Ed è ciò che faremo.

Tra l’altro la gestione della LOM e della possibile richiesta di esami a sorpresa, non potrebbe essere effettuata che da un ente preposto e con fondi “pubblici”. Forse questo punto è eccessivo quando di parla di sport amatoriale, non credi?
Le liste Lom, previste anche nel Progetto Certificazione Etica con una richiesta di iscrizione volontaria, sono un passo secondo me, ma con qualche limite oggettivo. Credo il problema sia quello di fondi - da un lato e dall’altro il coraggio di volere guardare davvero dal di dentro e fino in fondo che cosa succede.
Il mondo delle Granfondo è una industria oramai con diversi indotti: inutile negarlo e può essere che si tema di rompere certi equilibri. Una idea semplice? Per esempio: fare sorteggi a sorpresa, ad ogni GF, al di là delle liste Lom, anche e fino al 300° e 400° classificato, in modo sistemico, la vedo l’unica vera strada per mandare un messaggio di volontà di entrare nel merito del fenomeno doping amatoriale ciclistico, senza limitarsi a sporadici prelievi dei soliti primi.
Per questo il Progetto cerca di proporsi a monte, e come aiuto e sostegno alle politiche di controllo doping, di esclusiva competenza degli Enti preposti. Educare i comportamenti, e l’orgoglio di riconoscersi sotto un linguaggio e un logo. Il motto? Pulito è bello! (e possibile). Se trovassimo formule di incentivazione a coinvolgersi in questo Progetto, con l’aiuto di tutti i soggetti coinvolti nel movimento, si farebbe un salto incredibile di qualità, a beneficio anche del business, che una volta tanto imparerebbe che ha più convenienza a seguire che a fagocitare.

Nel tuo documento dici che un ruolo fondamentale lo rivestono anche gli organizzatori. Io credo che gli organizzatori possano spingere affinchè la Federazione e gli Enti di Promozione Sportiva tesserino persone che accettano il Codice Etico ed almeno il primo passo del Passaporto Biologico. Credo sia un po’ difficile invece che di propria iniziativa lascino partecipare alle proprie gare solo chi ha aderito al Progetto, a meno di non creare un vero e proprio cartello di organizzatori. Cosa ne pensi?
Spero davvero, sinceramente e con tutto il cuore, che gli organizzatori sposino eticamente la causa del Progetto e la sua filosofia; e che si possa insieme, e magari con il Vostro aiuto e sostegno, trovare, perfezionare, forme di incentivazione e di collaborazioni. Fra l’altro non sarebbe di prestigio per loro stessi? Basterebbe che un Circuito ad esempio, o alcune Gf anche di media rilevanza aderissero : e il punto di resistenza sarebbe superato. Senza paure...

Anche tu affermi che il doping è sempre in vantaggio sull’antidoping. Condividendo questo principio, non pensi che, proprio nella consapevolezza di poter sfuggire ai controlli, soprattutto a quelli periodici, non ci sia da parte di qualcuno un’accettazione solo di facciata? Io credo che bisognerebbe accompagnare la sottoscrizione del codice etico all’accettazione di penali in termini di squalifiche e penali da pagare, molto forti, proprio a sottolineare la volontà di aderire realmente a questa splendida iniziativa.
La certezza non si avrà mai. L’anno passato – mi risulta – che due atleti di fama, di squadre di fama, presi positivi a inizio stagione, avevano sottoscritto un loro codice interno di impegno. Ho scritto sul sito ufficiale a questo proposito, e invito a cercare e a leggere l’articolo in oggetto. Prevedere forme di vincolo e di impegno è a discrezione del singolo Team. Tuttavia, nella mia filosofia, è necessario evitare estremismi, e lavorare con pazienza sul recupero della centralità della ‘persona’ più che portare l’attenzione a regole coercitive, e in sé risolutive.
Le regole saranno sempre aggirabili da chi non le vuole: vale sia per il ciclista, che per gli organizzatori, che per gli Enti.

Grazie per la disponibilità e sappi che la nostra rivista sarà al tuo fianco per appoggiare mediaticamente il Progetto. Abbiamo già introdotto un link sulle nostre pagine che rimanda al tuo sito.
Concludo, se posso, ringraziando. E invitando ancora a visitare il sito e le sue diverse sezioni. Ho la speranza sincera e piena di proseguire in questo nostro colloquio e dialogo. Il sito Progetto Certificazione Etica è aperto a tutti. Se con i Team della Romagna già aderenti al Progetto Certificazione Etica / nessun Doping, oltre al gruppo Max Lelli, altri lo desiderassero, anche Vostro tramite, volentieri sia. Il cammino è comune. Il logo che si trova sul sito è libero e a disposizione, previa semplice dichiarazione di adesione. Saluto il mio Team, Scatenati di Meldola.
Mi date una mano? Anzi : ci diamo una mano?
Ciaoo e grazie Gianandrea!

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