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Appunti di viaggio Granfondo   
Inserito il 11 febbraio 2013 alle 14:52:28 da Fabio Scaliti. - Letto: (2551)

Conclusioni sconclusionate: Granfondo di Laigueglia

Come a giugno scorso in occasione della granfondo di Saint-Vincent, scelgo di portarmi sul posto già dal giorno prima, per godermi un weekend di totale svago e relax in compagnia di moglie e figlio, che approfitteranno volentieri della gita per passare qualche ora al sole e all’aria della costa ligure.

Da sinistra, la responsabile della logistica e il presidente della squadra.

Da sinistra, la responsabile della logistica e il presidente della squadra.

(di Fabio Scaliti - http://www.scaliti.com/conclusionisconclusionate/)

Il mattino della gara esco dall’albergo di buon’ora e copro i 3 km che separano Alassio da Laigueglia a passo leggero, gustandomi la luce dell’alba.

Il mio dorsale porta il numero 2853, che mi relega nell’ultimissima griglia fra gli iscritti dell’ultimo momento. Poco male, un vantaggio c’è. I corridori sono quasi tutti incolonnati nel caruggio di Laigueglia, all’ombra e percorso da un gelido vento mattutino; mentre i primissimi e gli ultimi sono fuori dal budello e attendono illuminati dal primo timido sole, a pochi passi dal mare. La temperatura è bassa (6 °C), ma l’abbigliamento invernale e la luce solare aiutano a resistere in attesa del via alle 9.30.

Tra poco si parte, ma non c'è fretta

Tra poco si parte, ma non c'è fretta

Come sempre, si parte di buon passo percorrendo la litoranea da Laigueglia a Ceriale a 45 km/h, attraversando Alassio e aggirando Albenga. Il serpentone vira poi verso l’interno puntando verso Cisano Sul Neva, dove ha inizio la prima salita verso Arnasco. Sono circa 6 km di ascesa regolare al 4% di pendenza media. C’è molto traffico e il passo in salita ne risente sin dall’attacco dell’ascesa, segnato da uno stretto ponticello che costringe molti a fermarsi e mettere il piede a terra in una frenesia di bici e ciclisti smaniosi di affrontare le prime rampe di stagione.

Sullo sfondo si vedono distintamente le cime innevate delle Alpi Marittime a cavallo fra Piemonte e Liguria, ma qui il clima è più clemente: splende il sole, il vento è freddo ma leggero. Il forte maltempo previsto per le prossime ore attenderà la fine della gara per scatenarsi.

Su e giù in cresta con le Alpi sullo sfondo

Su e giù in cresta con le Alpi sullo sfondo

Ad Arnasco la strada scende per qualche chilometro, per poi riprendere a salire fino a Vendone. Da qui il percorso continua a snodarsi in cresta salendo leggermente fino a Costa Bacelega: la velocità oscilla fra i 25 e i 30 km/h e rende già sensato formare dei gruppetti per faticare meno.

Dopo una curva a destra, ci si tuffa in una spettacolare discesa tutta tornanti, stretta fra due ali di ulivi e muretti. L’asfalto è fortunatamente perfetto, i pochi pericoli sono ben segnalati e si riesce a scendere a buona velocità e in sicurezza sino a Ranzo, dove inizia il fondovalle che porta a Ortovero, tornando verso Albenga. Altra ottima occasione per mettersi in gruppo e tenere i 40-45 km/h senza faticare troppo.

Giù fra gli ulivi

Giù fra gli ulivi

Dopo aver costeggiato l’aeroporto di Villanova D’Albenga, torniamo verso l’interno affrontando la seconda salita di giornata: più dura (4 km al 6%) fino a Ligo e di nuovo in falsopiano sino allo scollinamento 4 km dopo. Il gruppo si è sgranato molto, e finalmente riesco a risalire meglio molte posizioni tenendo un passo per me discreto. Non voglio esagerare, avendo ancora due salite davanti a me e considerando il periodo della stagione.

Ho già saltato il primo ristoro perché non avevo bisogno di riempire le borracce né di imbarcare viveri nuovi. Nemmeno il secondo ristoro mi attira più di tanto: ho già passato la metà della gara e ho più di una borraccia d’acqua e cibo per un reggimento di soldati, quindi proseguo ed evito di fermarmi per non raffreddare troppo i muscoli delle gambe, che sento girare magnificamente.

La discesa da Casanova Lerrone a Garlenda è prima stretta e tortuosa come la prima, per poi aprirsi in una larga provinciale dall’asfalto eccellente, l’ideale per disegnare qualche traiettoria più corsaiola e divertirsi ai 60 km/h, in tutta sicurezza visto che le strade sono completamente chiuse al traffico! Una rarità, nelle granfondo.

A Garlenda inizia la salita più impegnativa che porta il percorso allo scollinamento del Colle di Paravenna a Testico. Sono altri 7 km scarsi al 6% nella prima parte, con picchi al 9-10% sulle ultime rampe, seguiti da un tratto in cresta sino al passo. Finalmente c’è molto più spazio e riesco a salire più liberamente. I ciclisti si mettono ripetutamente e reciprocamente in guardia dal rischio crampi sull’ultimissima salita a 2 km dall’arrivo. Pare che sia una tradizione di questa granfondo.

Il perché mi è chiaro a Testico: prima della discesa ci aspetta il banchetto della pro loco a base di panini con salsiccia di Bra alla piastra, fornita dall’organizzazione della granfondo braidese, gemellata con la gara di Laigueglia. Vedo molti corridori intenti a masticare salsiccia a quattro palmenti e già me li immagino tormentati dai crampi nell’ultimo tratto con lo stomaco pieno e le gambe vuote. Ma le granfondo, prese con lo spirito giusto, sono anche questo. Quindi mi fermo, agguanto un panino e un bicchiere di vino rosso, un morso e un sorso, e via! Panino in tasca e bici giù per l’ultima discesa verso il fondovalle che porta dritti ad Andora.

"Dai, pigliane uno!"

"Dai, pigliane uno!"

"Se vuoi c'è anche cruda"

"Se vuoi c'è anche cruda"

Sarà stato il vino o l’euforia di essere in dirittura d’arrivo, fatto sta che anche nell’ultimo tratto le gambe continuano a girare che è un piacere. Insieme a quattro colleghi, dandoci cambi regolari, tiriamo ai 40-43 km/h sin quasi ad Andora, dove veniamo raggiunti dalla cavalleria, sotto forma di un gruppone di 40 ciclisti lanciatissimi. Poco male, ci siamo divertiti.

Rimane solo l’ultima fatica di Colla Micheri, con il bellissimo arrivo in salita sopra Laigueglia: 2,6 km al 6,5% in cui dare fondo a tutte le energie per recuperare qualche posizione in più o mettersi ancora alla prova. A metà salita sento pizzicare i muscoli delle cosce e temo i crampi, ma passa subito e ormai è fatta. Un ultimo scattino e chiudo con il tempo effettivo di 3:49:53 a 28,9 km/h di media, 1013º su poco meno di 3000 partenti.

Prestazione e condizione oltre ogni più rosea aspettativa, dato il periodo dell’anno, nella cornice di una granfondo organizzata benissimo, sicura e su un percorso gradevolissimo avanti e indietro fra la costa e l’entroterra della riviera ingauna.

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