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Inserito il 06 febbraio 2013 alle 23:34:58 da Roberto Cunico. - Letto: (13036)

La sponsorizzazione sportiva

Spesso si tende a fare confusione tra sponsorizzazione e pubblicità, due modalità di finanziamento delle società sportive che spesso traggono in inganno. Occhio però, si rischia di dovere poi restituire un mucchio di soldi all'Erario. Ecco spiegato nel dettaglio come funzionano.

a cura di Roberto Cunico
Nato a Thiene (VI) il 18/11/1979.
Diplomato in Ragioneria presso l’I.T.C.G. CECCATO di Thiene. Dopo la scuola superiore si diploma in Consulenza del lavoro presso la facoltà di Giurisprudenza di Padova (diploma ora diventato laurea). Nel 2005 prepara e passa l’esame di stato per l’abilitazione alla pratica di consulente del lavoro. Da giugno 2005 è libero professionista presso il suo studio, ha una ditta individuale che svolge l’attività di redazione paghe e una società (Studio B.) con le sue sorelle che si occupa del settore contabile e fiscale. Essendo consulente del lavoro può svolgere entrambe le attività e si è da sempre dedicato al  settore contabile e tributario. Partecipa periodicamente a convegni, obbligatori per i consulenti del lavoro ed i commercialisti, per tenersi aggiornato sulle ultime novità fiscali.
Corre in bici per hobby e perciò gli interessa anche la normativa relativa alle ASD, curando anche clienti di questa tipologia.

DEFINIZIONE DI SPONSORIZZAZIONE: in base all'art. 8, c. 12, della L. 6.8.1990, n. 223 la sponsorizzazione consiste in un contributo erogato da un'impresa pubblica o privata al finanziamento di uno spettacolo o manifestazione, allo scopo di promuovere:


- nome, ragione o denominazione sociale;
- marchio,
- immagine;
- attività e prodotti dell'impresa stessa.


CONTRATTO DI SPONSORIZZAZIONE: è un contratto a prestazioni corrispettive con il quale lo sponsorizzato si impegna, dietro pagamento di un corrispettivo in denaro o in natura, ad associare (abbinare) per un certo periodo di tempo, nel corso di manifestazioni sportive, artistiche, culturali, o scientifiche, il nome (il prodotto, il marchio, i servizi o comunque l'attività produttiva) dello sponsor al proprio, rendendo esplicito che la manifestazione o la partecipazione dello sponsorizzato alla manifestazione è conseguente all'onere sostenuto dallo sponsor.

Caratterizzazione del contratto di sponsorizzazione è la sinallagmaticità (reciprocità) tra lo sponsor ed il soggetto sponsorizzato.


FORMA DEL CONTRATTO DI SPONSORIZZAZIONE: la forma scritta è richiesta obbligatoriamente solo per gli atti specificamente indicati nell'art. 1350 del Codice civile. Il contratto di sponsorizzazione non è indicato nelle fattispecie dell'articolo citato, pertanto può validamente perfezionarsi verbalmente o per fatti concludenti anche se la forma scritta è consigliabile a tutela degli accordi intercorsi (possibile uno scambio di lettere di proposta e accettazione). Ai fini fiscali la forma scritta può consentire allo sponsor di giustificare e provare la corresponsione del corrispettivo in denaro o in natura previsto dal contratto oltre alle specifiche obbligazioni assunte dalle parti in termini economici e di modalità di comunicazione promozionale. Si consiglia di inserire nel contratto di sponsorizzazione la durata, i termini di versamento del corrispettivo, le ipotesi di risoluzione, le obbligazioni promozionali, la risoluzione delle controversie da un arbitrato.


DISTINZIONE TRA PUBBLICITA' E SPONSORIZZAZIONE: la distinzione tra i proventi derivanti da sponsorizzazione e quelli da pubblicità in relazione ad un evento sportivo è oggetto di un notevole dibattito dottrinale, giurisprudenziale e ministeriale, in quanto il trattamento fiscale, ed in particolare quello previsto ai fini dell'imposta sul valore aggiunto, è diverso per i soggetti di cui all'art. 74 c. 6, D.P.R. 633/1972 e per quelli che hanno optato per il regime forfetario di cui alla L. 398/1991.

Secondo l'orientamento definito dalla prassi ministeriale e dalle sentenze della Corte di Cassazione (Corte di Cassazione, 19.1.1996, sentenze nn. 428 e 429 e 1.8.1996, sentenza n. 6958, R.M. 9.8.1999, n. 137/E) si ha:


- pubblicità se l'attività promozionale è, rispetto all'evento, in rapporto di semplice occasionalità (cartelli collocati ai margini di un campo sportivo, pubblicazioni promozionali dell'evento sportivo, manifesti, striscioni o altri richiami acustici o visivi);(*)

- sponsorizzazione se fra la promozione di un nome o di un marchio e l'avvenimento agonistico viene istituito uno specifico "abbinamento" (nome dello sponsor sulle maglie, borse, ecc. degli atleti, manifesto che indica lo sponsor come organizzatore dell'evento, ecc.). In questo caso si verifica la relazione di connessione con lo spettacolo stesso. Infatti, nel contratto di sponsorizzazione l'impresa sponsorizzante utilizza il soggetto sponsorizzato quale veicolo della propria immagine, traendone importanza e prestigio. E' dunque lo stabile abbinamento tra il nome dello sponsor e l'attività, che presuppone e determina l'esistenza della connessione tra il marchio dell'impresa e l'atleta o la squadra.


FORME CONTRATTUALI DI SPONSORIZZAZIONE: nell'ambito sportivo la dottrina ha individuato le seguenti forme di sponsorizzazione:

a) sponsorizzazione di società sportive o associazioni sportive: contratto di sponsorizzazione attraverso il quale una società o un'associazione sportiva si impegna a pubblicizzare il marchio di uno sponsor mantenendo inalterata la propria denominazione sociale, attraverso l'apposizione su indumenti sportivi, attrezzi sportivi, ecc. del marchio dello sponsor;

b) abbinamento: tale contratto prevede che la denominazione sociale della società o associazione sportiva venga integrata o sostituita da quella dell'impresa sponsorizzante (si vedano squadre di pallavolo, basket, ciclismo, ecc.). Solitamente tale contratto prevede che l'associazione o la società sportiva si impegni ad apporre su tutte le maglie, tute, borse, ecc. il marchio dello sponsor;

c) sponsorizzazione di singoli atleti: rapporto di sponsorizzazione caratterizzato dall'utilizzazione delle capacità e dell'immagine di un singolo atleta al fine di diffondere un marchio, un prodotto o un'intera società. In pratica, l'atleta funge da veicolo pubblicitario indossando indumenti sportivi contrassegnati dal marchio dello sponsor oppure applicando il marchio dell'impresa sulla sua bicicletta, auto, ecc.;

d) sponsorizzazione di singola manifestazione sportiva: tale contratto ha per oggetto la divulgazione di un messaggio pubblicitario all'interno di una manifestazione sportiva, ad esempio dando il nome dello sponsor al titolo della manifestazione, ecc.;

e) pool: contratto attraverso il quale alcune imprese, solitamente partecipanti ad un consorzio, divengono fornitrici ufficiali di una Federazione sportiva. In contropartita la Federazione sportiva consentirà alle imprese di utilizzare il nome ed i risultati conseguiti dai suoi tesserati.

SPONSORIZZAZIONI E IVA: ai sensi dell'art. 1 D.P.R. 633/1972 l'Iva si applica a tutte le cessioni di beni e le prestazioni di servizi effettuate nell'esercizio d'impresa. Data la natura delle prestazioni di sponsorizzazione è possibile considerarle come vere e proprie prestazioni di servizi. Ai fini Iva è però necessario verificare se le prestazioni in oggetto sono svolte nell'esercizio d'impresa. Ai sensi dell'art. 4 c. 5, D.P.R. 633/1972, le prestazioni di pubblicità commerciale anche se svolte da enti non commerciali si presumono commerciali. Di conseguenza quando un'associazione sportiva dilettantistica svolge "abitualmente" tale genere di prestazioni deve assoggettare gli importi alla normale aliquota Iva (21%).

SPONSORIZZAZIONI - IVA - L. 398/1991 : la C.M. 7.9.2000, n. 165/E chiarisce che per i soggetti che hanno optato per il regime forfetario di cui alla L. 398/1991:

a) le prestazioni di pubblicità scontano una detrazione forfetaria dell'Iva nella misura del 50% (la metà dell'Iva a debito afferente dette prestazioni);

b) le prestazioni di sponsorizzazione scontano una detrazione forfetaria dell'Iva nella misura del 10% (un decimo dell'Iva a debito afferente dette prestazioni).

IMPOSTE DIRETTE E SPONSORIZZAZIONI: l' art. 108 c. 2, D.P.R. 917/1986 dispone che le spese di pubblicità e propaganda sono deducibili per intero nell'esercizio in cui sono sostenute oppure in quote costanti di 1/5 in tale esercizio e nei quattro successivi. Lo stesso articolo determina inoltre che le spese di rappresentanza sono ammesse in deduzione nella misura di 1/3 del loro ammontare e sono deducibili per quote costanti nell'esercizio in cui sono state sostenute e nei quattro successivi. Data tale premessa si deve chiarire se le spese di sponsorizzazione sono spese di pubblicità o di rappresentanza. Al riguardo sia la dottrina che la prassi sono concordi nel classificare le spese di sponsorizzazione tra quelle di pubblicità. A conferma si citano le seguenti disposizioni:

a) la norma 127 del 4.1.1996 dell'Associazione dei dottori commercialisti di Milano ha catalogato le spese di sponsorizzazione tra quelle di pubblicità;

b) la R.M. 17.6.1992, n. 9/204 dispone che le spese di sponsorizzazione possono ritenersi spese di pubblicità e come tali integralmente deducibili dal reddito d'impresa dello sponsor.(**)


SPONSORIZZAZIONI - IMPOSTA di REGISTRO: il contratto di sponsorizzazione non rientra tra quelli per i quali è previsto l'obbligo di registrazione. L'imposta in oggetto va pagata solamente se si ritiene opportuno procedere alla registrazione del contratto medesimo. In quest'ultimo caso, essendo il contratto già stato sottoposto ad Iva, l'imposta di registro verrà applicata in misura fissa (euro 168,00) e non proporzionale.

(*) Nella maggior parte dei casi le prestazioni vengono configurate come contratti di pubblicità, considerando il rapporto di occasionalità rispetto all’evento.

La squadra che partecipa alla manifestazione fa una sorta di “intervento occasionale di pubblicità”.

(**) Problematica recente non è più la distinzione, ma l’inerenza della spesa.

INERENZA - RECENTI PRONUNCE GIURISPRUDENZIALI: la Commissione regionale tributaria della Lombardia (Sentenza 113/28/2011) ha affermato - dovendo giudicare su un caso di controversa qualificazione di una spesa (di pubblicità oppure di rappresentanza) - che l'inerenza delle spese di pubblicità e la distinzione da quelle di rappresentanza non vanno valutate in astratto, ma tenendo conto della specifica attività svolta dall'impresa.

La vicenda riguardava, in particolare, le spese che una società operante nel settore della moda aveva considerato di pubblicità anziché di rappresentanza.

In sostanza, il principio di inerenza deve essere considerato come il nesso funzionale che collega i componenti negativi allo svolgimento della specifica attività dell'impresa, produttiva di reddito.

Tale nesso di causalità deve essere verificato caso per caso, in quanto assume connotati diversi da impresa a impresa. L'inerenza non è, quindi, correlata strettamente al conseguimento dei ricavi, bensì all'attività dell'impresa nel suo complesso.


6 febbraio 2013

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