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Inserito il 25 gennaio 2013 alle 21:45:11 da enrico. - Letto: (4254)

Davide Montanari: la parte nobile del ciclismo

Sono ormai 15 anni che il ciclista emiliano calca le strade delle granfondo del Nord Italia, spesso con il massimo risultato. Di mestiere fa l'agricoltore, e quando il frutteto inizia a vivere, lui smette di pedalare seriamente. Si rifa d'inverno con il ciclocross, la sua grande passione, dove dimostra di essere il Signore del fango, tanto da andare a insidiare anche il Belgi a casa loro. Ecco di seguito svelato Davide Montanari da Spilamberto.

di Gianandrea Azario - Foto Play Full Nikon e Davide Montanari

 

 

Ciao Davide, tra poco inizia la tua quindicesima stagione da granfondista. La passione che hai per questo sport deve essere davvero grande. Non ti pesa mai questo tipo di vita che ti porta ogni domenica in giro per l’Italia e non ti viene mai in mente che ti piacerebbe goderti altri piaceri della vita?

Innanzi tutto ciao a tutti voi e grazie anticipatamente per l’intervista.

E sì, 15 anni…mi fai venire in mente che sono già 40 anni suonati per me! Sinceramente uno pensa a 15 anni e dice ma come fai...

Probabilmente la mia “fortuna” è proprio insita nel mio modo di intraprendere le gran fondo, il lungo periodo di stop ciclistico estivo mi giova e in inverno ho motivazioni maggiori per pedalare senza essere nauseato dalla bicicletta, il resto lo fa la passione che ho per questo magnifico sport: il ciclismo!

È da quando ho 13 anni che gareggio in bicicletta perciò sono 27 anni che vado in bici! L’impegno domenicale con quella che sia la gara di ciclocross o una gran fondo è diventata parte di me, il numero sulla schiena è adrenalina, voglia di misurarsi. I riti di preparazione ad una gara, il viaggio, l’iscrizione o il ritiro del pacco gara, la sistemazione della bicicletta, il riscaldamento, andare in griglia...il via...la gara...

Purtroppo richiedono tempo e attenzione e inevitabilmente anche la mia famiglia viene coinvolta il massimo sarebbe potermi spostare per ogni gara con moglie (Ilaria) e figli (Veronica 12 anni e Simone 10) al seguito, così non mancherebbe nulla. I miei figli al momento

hanno scelto il nuoto come sport da praticare e spesso nel periodo invernale anche loro gareggiano e mia moglie li segue incessantemente negli allenamenti e gare, io sono molto più assente...


Sulla base della tua lunghissima esperienza, cosa è cambiato in questi quindici anni nel mondo delle gran fondo?

Ricordo ancora la mia prima gran fondo fatta in Liguria (a Riva Ligure) con la maglia della Nuova Corti... ne è passata di acqua sotto ai ponti... penso però che fondamentalmente lo spirito che unisce tutti i partecipanti sia sempre quello...la passione per la bicicletta. Le gare nel corso degli anni sono sicuramente cresciute come numero e mediamente anche come servizi e qualità. Alcuni organizzatori hanno anche pensato di farne un lavoro; per fortuna tanti lo fanno bene, alcuni che si improvvisano tali, un poco meno.

Alle prime gran fondo ricordo che si spendevano 20-25000 lire.... ora 25-30 € se si aggiungono le spese per il viaggio e magari il soggiorno in hotel, la zuppa si fa veramente consistente.

Una volta c’era il trofeo Aliparma in Liguria ad inizio stagione, il Giro delle Regioni e il Ranking che insieme al Prestigio erano l’insieme delle gare più blasonate. Ora sono nati molti circuiti regionali che offrono pacchetti con iscrizione scontata e spesso permettono ai partecipanti (per lo più della zona) di non doversi accollare anche il costo dell’hotel e di viaggi eccessivamente lunghi, invogliando così più persone a prendere parte alle varie manifestazioni in giro per l’Italia. Il cambiamento alla fine è andato incontro alle esigenze della gente perciò direi che si è cambiato in meglio.


La granfondo per te rappresenta solo un evento agonistico, sicuramente importante per uno che lotta per la vittoria, oppure c’è anche dell’altro?

Come ho detto prima sicuramente il lato agonistico ha molta importanza, specialmente se vado alla gara allenato: lì cerco sempre di ottenere il migliore risultato possibile per me o per la mia squadra. Quelle poche volte che vado per puro spirito di aggregazione la cosa cambia di molto, tutto con più calma, soste ai ristori, chiacchere e la cosa strana è che alla fine arrivo più stanco di quando sono allenato anche se il passo è decisamente più lento.


Fai parte di una squadra, il Max Team, che nel 2012 ha ottenuto sicuramente degli ottimi risultati grazie a te e a Stefano Nicoletti, e sicuramente ha delle ambizioni anche per questa stagione 2013. Raccontaci un po’ come vivi il tuo essere parte del team.

Ad elencare le squadre in cui sono stato da amatore si fa presto dal 1999 al 2005 con la Nuova Corti e dal 2006 con il Max Team.

Nel 2012 al Max Team tra gli altri è arrivato anche Stefano Nicoletti (per noi il Nico), mi viene da dire per fortuna! Grazie a lui la bandiera del Max Team è rimasta alta, io infatti ho avuto un anno a due velocità, nel senso che nelle gare di ciclocross sono andato davvero bene, poi su strada sono andato abbastanza male, fisicamente non sono stato benissimo (lo scotto dei 40 anni?) e anche i risultati hanno un poco latitato.

Con il Nico in gara c’è un bel feeling (già avevamo corso insieme alla Nuova Corti), abbiamo caratteristiche e modo di interpretare le gare molto simile, limare poco e menare! Lui è anche preparatore e mi consiglia su come impostare gli allenamenti e gestire in modo migliore la mia settimana tipo.

Ora, da noi si è creato un bel gruppo di amici che si divertono insieme, io, Suardi, il Nico, Remo, Attilio, Ghila, Baiesi, Bruni, Paolino ci troviamo bene insieme e durante l’anno non mancano le occasioni in cui oltre che alle gare ci troviamo con le famiglie a mangiare, magari a casa mia tigelle annaffiate da buon lambrusco. Con loro non mancano le occasioni per scherzare e per prenderci “in giro” amichevolmente, loro mi chiamano “capitano” non tanto per i risultati ma per gli anni di vecchiaia all’interno del team; ammetto che la cosa mi fa piacere e mi gratifica.

Quest’anno, tra gli altri farà parte del Max Team anche Andrea Natali, un innesto che credo aumenterà la qualità del team, in totale siamo arrivati a circa 60 tesserati del gruppo gran fondo.


Oltre alle granfondo su strada ti dedichi al ciclocross, specialità nella quale hai raccolto numerose vittorie, laureandoti tra l’altro Campione Italiano ACSI la scorsa domenica a Borgo d’Ale. Ti diverti di più a gareggiare su strada o sui prati?

Bella domanda, è dal 2008 che nel periodo invernale mi dedico al ciclocross.

Che spettacolo, mi piace un sacco!

È una disciplina che mi prende tantissimo per diversi motivi: richiede meno allenamento delle gare su strada ed il risultato è condizionato da tanti fattori come la scelta dei materiali, capacità di guida, di interpretare il percorso e la variabilità delle condizioni meteo. Insomma, il risultato finale dipende non solo dalla prestazione fisica ma anche dalle altre variabili.

Perciò la risposta più corretta che posso dare è che il ciclocross mi permette di gareggiare anche in inverno con stimoli differenti da quelli che ho nelle gare su strada.

Le gran fondo però rimangono il primo amore.


Recentemente sei stato anche in Belgio per alcune gare di ciclocross, dove, per non perdere l’abitudine, hai raccolto anche dei successi.  Il Belgio, insieme all’Olanda, è la patria di questa disciplina. Raccontaci qualcosa della tua esperienza lassù. E’ vero che i campi di gara sono pieni di gente che fa il tifo e scommettono addirittura sui risultati? Cosa si prova a competere e a battere quelli che potrebbero essere considerati maestri?

Sì, nel periodo natalizio con la famiglia abbiamo passato le vacanze con il nostro camper tra il

Belgio e l’Olanda. Dal 27 Dicembre al 5 Gennaio ci siamo spostato in diversi Comuni e sono riuscito a fare 4 gare. Poi abbiamo visitato Amsterdam, Rotterdam, Maastricht, Brugges e Waterloo, come dire...abbiamo unito l’utile e dilettevole. Siamo anche andati a vedere la gara del Superprestige che si è svolta a Diegem il 30 dicembre con vittoria finale (tra i prof) di Nils Albert, il campione del mondo.

Una meraviglia! Ci saranno state oltre 10000 persone paganti (10€ il costo dell’ingresso), non so se scommettono sul risultato finale ma è bellissimo, la gente a bordo del percorso che urla il nome del proprio idolo, ma non disdegna incitamenti di conforto all’ultimo. I tifosi del calcio avrebbero molto da imparare! Io non ho mai visto tanta gente ad una gara ciclistica, una vera festa, poi quanta birra che bevono...mamma mia! Non una lite, non un intoppo, a vedere queste gare hai il contatto diretto con gli atleti, ne assapori la fatica, il cambio delle bici, il fango…bellissimo! Avrei pagato per poter partecipare ad una gara come quella, ma i sogni non sempre si realizzano.

Nelle gare che ho fatto io c’era ovviamente meno gente, ma il livello dei partecipanti è veramente molto alto, nella prima gara vicino Brugges il percorso era una roba per me impossibile, tutto da fare a piedi dal fango che c’era (nel 1’ giro ho fatto 950 m a piedi su un km del giro!); le scarpe da quanto affondavano nel fango…non si vedevano! Quella non era la mia gara peccato, partito in fondo allo schieramento non mai visto la testa della gara. Alla fine ho chiuso al 10° posto! Nel dopo gara parlando con alcuni “colleghi” mi hanno detto che quella è stata la gara più brutta dell’anno...almeno anche io ho preso coraggio.

Molto meglio le gare che ho fatto dopo (2 in Vallonia e 1 in Olanda vicino a Maastricht) percorsi più pedalabili, possibilità di rimontare, anche il risultato è stato meglio, vinte tutte e tre. Va detto che la prima era quella con più partecipazione, però.... bella esperienza! Sarebbe bello ripeterla.


Sei considerato il Savoldelli del granfondismo, ovvero il miglior discesista in circolazione. Per esperienza diretta posso dire che è difficile vedere qualcuno scendere tanto forte e senza apparente rischio.E’ una dote innata oppure l’hai allenata in qualche modo?

La discesa mi piace, da sempre, anche se non ho mai fatto allenamenti sulla tecnica di guida o quant’altro. Mi ricordo che quando ero allievo, in allenamento facevamo la gara a chi arrivava per primo infondo alla discesa. Poi in gara io ho sempre pagato dazio in salita e spesso ho avuto l’esigenza di dover recuperare il terreno perso... da lì forse la mia attitudine per la discesa.

Quante granfondo ho vinto grazie alla discesa!

Vorrei però sfatare un luogo comune... non è vero che in discesa non si fa fatica!


La tua stagione ciclistica finisce in pratica a fine aprile, dopodiché gli impegni della tua azienda agricola non ti permettono più di partecipare alle gare con una forma adeguata a competere per le prime posizioni. Ci racconti come gestisci la tua stagione per poter essere al top della forma nelle prime gare dell’anno?

Ormai è un classico: gare fino alla Nove Colli, se le ciliegie me lo permettono poi la bici va in cantina. Ed escluso qualche sporadica uscita con amici o gran fondo come accennato prima, la riprendo con continuità a metà ottobre (alla fine della vendemmia e dei lavori di sistemazione agraria).

Inizio subito a gareggiare “a secco”, senza allenamento, poi pian piano da metà novembre comincio ad andare quasi tutti i giorni, continuando a gareggiare con il ciclocross tutte le settimane, fino a lasciare i campi dei ciclocross per poi presentarmi alle prime gran fondo in Liguria. Negli ultimi anni in cui ho gareggiato molto in inverno, alle prime gare non sono troppo bene: non ho la continuità che serve nelle gare su strada e prima di trovare la giusta pedalata impiego più tempo.


Non ti è mai pesato, per i tuoi impegni lavorativi, non poter partecipare al top della condizione atletica, per competere per la vittoria, a gare come la Maratona delle Dolomiti o la gf Sportful che sono manifestazioni  storiche del calendario nazionale?

No, sinceramente no. Quelle sono gare in cui per primeggiare devi essere molto forte in salita, e io mi difendo, ma pago dazio rispetto ai più forti, perciò sono gare che non sono alla mia portata. Le salite sono lunghe, spesso è molto caldo, fattori che con me non vanno troppo d’accordo.

Quelle sono gare che, a mio modo di vedere le cose, vanno fatte fermandosi ai ristori o in compagnia di amici.


Mi ricordo che ai tempi in cui eri alla Nuova Corti, quando non gareggiavi per la tua classifica, accompagnavi l’imprenditore Pietro Ferrero. Ci puoi raccontare qualcosa del rapporto che avevi con lui e magari qualche aneddoto curioso?

Pietro, grande persona ma soprattutto mio grande amico. Spesso mi viene in mente!

Causa i miei impegni di lavoro negli ultimi anni abbiamo gareggiato molto poco insieme, ma capitava che ci trovavamo insieme per dare due colpi di pedale, magari ad Alba o da qualche altra parte. Poco importa dove, si pedalava!

Io posso dire di essere stato fortunato a conoscere il Pietro amico ciclista: una gran voglia di scherzare e di raccontare magari di una curva sbagliata in discesa ad una gara per cercare di recuperare qualche cosa.

Ricordo che quando facevo le gare con lui si formava un vero e proprio gruppo di persone che ogni domenica ci prendevano come riferimento. Come c’è il gruppo della prima ragazza in gara, allora c’era il gruppo di Pietro.

Ricordo con particolare piacere una canzone che ogni tanto mi ripeteva; è degli Spin Doctor dove in una parte dice “ ...faster then a bullet, strongher then a train”.

Una cosa è certa, quel giorno ho perso un vero amico, riposa in pace Pietro.


Una domanda scomoda: cosa pensi del fenomeno doping nelle granfondo?

...decisamente scomoda!

Penso che se ai controlli antidoping che ci fanno, continuano a trovare positivi, il problema evidentemente c’è. D’altro canto l’idea di sottoporci ad esami preventivi fuori gara può anche essere giusta. Il numero dei controlli alle gare è aumentato notevolmente, i controlli vengono fatti anche nelle gran fondo considerate minori in modo da prendere chi vuole ingannare. Il Coni o meglio il Ministero della Salute sta mettendo in campo tutte le sue forze, in questo senso per me si sono fatti notevoli passi in avanti.

Il fatto rimane che chi non si allena o non fa l’atleta, giusto o sbagliato che sia, alle gran fondo davanti non ci arriva! Si deve capire quello!


Hai ancora qualche sogno da realizzare in campo ciclistico? E negli altri settori della vita?

In campo ciclistico i sogni li devo mettere da una parte, l’anagrafe incombe!

Come ho detto prima partecipare ad uno di quei ciclocross con una marea di spettatori mi sarebbe piaciuto un sacco!

Sempre in campo sportivo mi sono ripromesso che quando appenderò la bici al chiodo vorrei fare una maratona, stavolta a piedi.

Per quello che riguarda la vita di tutti i giorni vorrei che tutto andasse per il meglio per tutti quanti.

 

Grazie dell’opportunità che mi avete dato

Grazie a te. E’ stato davvero un piacere avere l’opportunità di farti questa intervista.

 

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