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Inserito il 02 ottobre 2012 alle 10:06:57 da Avv. Emiliano Borgna. - Letto: (5130)

Doping: la normativa e le conseguenze legali

Chi fa uso di sostanze dopanti o, peggio le fornisce a terzi, non incorre solo nella giustizia sportiva, ma dal 2 gennaio 2001 si macchia di un reato penale che può portare alla reclusione.

vv.ti Cinzia ed Emiliano Borgna

Cinzia Borgna nasce a Savona il 3 settembre 1972.

Il 2 febbraio 1996 si laurea in Giurisprudenza all'Università di Genova con tesi di Diritto Penale, comparato con il sistema britannico, sulla "Repressione penale del furto: ordinamento inglese e ordinamento italiano a confronto" con il Prof. Paolo Pisa, riportando la votazione di 105/110.

Durante l'anno accademico 1993-1994 frequenta un corso di informatica presso la Corte d'Appello di Genova, per ricercare documentazione giuridica mediante l'accesso alla Banca Dati "Italgiure Find" della Corte di Cassazione.

L'anno accademico 1998–1999 la vede superare con profitto a Genova l'Esame di stato conseguendo il titolo di Avvocato.

Nel 2000 supera il concorso di dottorato di ricerca presso l’università degli Studi di Genova in materia di Metodi e tecniche della formazione e valutazione delle leggi, mentre nel 2004 consegue il titolo di Dottore di ricerca con tesi di dottorato in materia di diritto parlamentare “I pareri parlamentari sugli schemi di atti normativi del governo”. Tutor Dott. Nicola Lupo, docente di diritto pubblico, consigliere parlamentare presso Camera dei Deputati.

Titolo di Dottore di ricerca in Metodi e tecniche della formazione e valutazione delle leggi presso l’Università degli Studi di Genova, Facoltà di Giurisprudenza con il Prof. Alberti e il Prof. Luther.

Emiliano Borgna nasce a Savona il 27 luglio 1979.
L'11 febbraio 2003 consegue la Laurea in Giurisprudenza – Tesi di Diritto Urbanistico recante il titolo: ”La disciplina espropriativa nel nuovo testo unico”– Relatore Prof. Giovanni Cofrancesco (110/110 con Lode).

Nel 2007 affronta l'abilitazione all’esercizio della professione di Avvocato. Il 18 ottobre del 2007 arriva l'iscrizione al Foro di Genova.

Con pubblicazione sulla G.U. n. 294 del 18 dicembre 2000 della Legge concernente “Disciplina della tutela sanitaria delle attività sportive e della lotta contro il doping” (ed entrata in vigore il 2 gennaio 2001) il Legislatore procedeva a modificare sostanzialmente la normativa in materia di doping.

La normativa contiene infatti disposizioni di particolare rilevanza, anche di carattere penale, per tutti coloro che praticano attività sportiva o che sono comunque coinvolti nella organizzazione della stessa (CONI, Federazioni sportive, Enti di promozione sportiva, società e associazioni sportive, dirigenti, tecnici, medici e operatori sanitari ecc.) introducendo profonde innovazioni sia alla disciplina stessa, sia alla metodologia dei controlli, sia alla qualificazione di reato antidoping.

E’ doveroso peraltro dapprima fare un seppur breve riferimento alle precedenti normative in materia al fine di dare al lettore una completa visione di questa sempre più spessa dibattuta materia al fine di meglio comprenderne la storica evoluzione.

Le principali leggi in materia prima della suindicata L. n. 376/2000 furono: la Legge n. 1099/1971, recente disposizioni riguardo a tutela sanitaria delle attività sportive. Tale normativa vietava espressamente l’utilizzo di sostanze “che possono risultare nocive” (ed in tale disposizione era chiara la natura evocativa del cosiddetto reato di pericolo) ed estendeva la sanzione penale anche a chiunque somministri sostanze dopanti agli atleti. Venivano altresì previste sanzioni penali per chiunque in occasioni di competizioni sportive sia trovato in possesso di sostanze dopanti negli spazi destinati agli atleti e l’obbligo per l’atleta (a cui veniva richiesto dall’autorità competente) di sottoporsi al controllo, pena l’esclusione dalla gara (o se questa avesse già avuto luogo, pena l’annullamento ad ogni effetto della sua partecipazione).

A stabilire quali sostanze fossero considerata dopanti o più precisamente “capaci di modificare le energie naturali degli atleti” fu il decreto ministeriale del 1975 che conteneva appunto lo specifico elenco delle sostanze di specie.

Con successivo decreto ministeriale del 1995 recante “Norme sulla tutela sanitaria degli sportivi professionisti” veniva disposta l’obbligatorietà della scheda sanitaria per gli stessi soggetti al cui possesso veniva subordinato l’esercizio dell’attività professionistica.

Veniva altresì istituita la figura del medico sociale, specialista in medicina dello sport e responsabile sanitario della società professionistica stessa: tale figura era quella demandata a curare l’istituzione e l’aggiornamento della scheda sanitaria dello sportivo professionista con la conseguente responsabilità che ne deriva.

Si arriva così alla norma rubricata: la legge n. 376/2000 recante espressamente la “Disciplina della tutela sanitaria delle attività sportive e della lotta contro il doping”.

In primis si osserva che tale disposizione all’art. 1, comma 2 stabilisce che “costituiscono doping la somministrazione o l’assunzione di farmaci o di sostanze biologicamente o farmacologicamente attive e l’adozione o la sottoposizione a pratiche mediche non giustificate da condizioni patologiche e idonee a modificare le condizioni psicofisiche o biologiche dell’organismo al fine di alterare le prestazioni agonistiche degli atleti”.

Inoltre il successivo comma 3 del medesimo articolo specifica che “sono equiparate al doping la somministrazione di farmaci o di sostanze biologicamente o farmacologicamente attive e l’adozione o la sottoposizione a pratiche mediche non giustificate da condizioni patologiche, finalizzate e comunque idonee a modificare i risultati dei controlli sull’uso dei farmaci, delle sostanze e delle pratiche indicati nel comma 2”.

Pertanto a costituire reato non è più la mera assunzione ma anche la somministrazione.

Quali sono le conseguenze pertanto dell’assunzione o della detenzione di sostanze dopanti?

Oltre a risvolti di carattere sportivo che saranno giustamente sanzionate dagli Organi preposti ed etico, la legge n. 376/2000 all’art. 9 disciplina le disposizioni penali che al comma uno si riferiscono espressamente a “chiunque procura ad altri, somministra, assume o favorisce comunque l’utilizzo di farmaci (…)”.

Anche la disposizione di carattere penale fa quindi esplicito riferimento all’equiparazione tra i soggetti che assumono, somministrano o procurano ad altri sostanze dopanti.

Altra innovazione della normativa antidoping degna di nota è quella che si è stabilito che le sostanze dopanti vengano sottoposte a revisione periodica con scadenza non superiore a sei mesi ed è stata istituita presso il Ministero della Sanità una apposita Commissione per la vigilanza e il controllo sul doping.

 

Sul prossimo numero vedremo dei casi reali e a cosa sono andati incontro gli accusati.

2 ottobre 2012

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