Articoli 
martedģ 19 novembre 2019
Granfondo Randonneč Cicloturismo Appunti di viaggio Rubriche
Appunti di viaggio Granfondo   
Inserito il 17 settembre 2012 alle 23:50:26 da Luca Bortolami. - Letto: (2691)

Passo Giau: non sono solo 10.160 metri di asfalto!

Quante volte si può fare una stessa salita e continuare ad esserne rapiti dalla bellezza? Quanti chilometri siamo disposti ad allenarci in un anno per riuscire a fare per una volta quei 10.160 metri di asfalto con il cuore che batte rapido e le gambe che girano veloci senza che ne soffriamo?

testo di Luca Bortolami (foto Dolomiti Classic)

I

o sinceramente questi limiti ancora non li ho scoperti, so solo che il Giau quest’anno lo avrò scalato per almeno 10 volte e ogni volta mi si apre il cuore, soprattutto quando si fanno quegli ultimi 2500 metri, e so che tante volte continuo ad allenarmi sperando che per una volta riesca a fare, magari in gara, un Giau “perfetto”.

Domenica 9 settembre ho fatto il mio ennesimo tentativo di viverla quest’ultima emozione, grazie alla Dolomiti Classic, una Granfondo che pur vedendomi solo alla seconda partecipazione mi aveva già alla prima esperienza rapito per l'atmosfera particolare che presenta, così tanto immersa in queste valli Ladine e la loro gente. Il percorso è da antologia del ciclismo professionista ed amatoriale: Duran, Forcella Staulanza, Giau e Falzarego. Un susseguirsi di salite non separate nemmeno da un metro di pianura, unendo due degli appuntamenti più importanti dell’anno, la Sportful Dolomiti Race e la Maratona dles Dolomites. I presupposti per fare una bella prestazione sono tanti: sicuramente la minore tensione rispetto alle gare di inizio estate, delle temperature più fresche e un fisico che preparato per competizioni ben più lunghe, quali la Oetztaler di due settimane prima, vedeva in modo lieve le poco più di cinque ore previste per percorrere questi 138 chilometri.

Aggiungete poi che dopo qualche giorno di piogge il sole era tornato ad impadronirsi del cielo posto sopra il verde delle valli e il rosso tenue della dolomia e capirete che quando mi sono svegliato il sabato mattina, già sul posto, trepidavo per andare a fare la breve pedalata della vigilia. Già il venerdì sera osservare il tramonto dava serenità, con una nitidezza di colori che forse solo in questo periodo quasi autunnale si può avere, ma la mattina alle 8 sul passo Valparola la visione era quasi da estasi. Pochissime automobili, adorabili silenzi e tante viste da cartolina da immagazzinare nella memoria.

Nel primo pomeriggio del sabato mi reco nella zona di partenza per il ritiro del pacco gara, e l’operazione si svolge con celerità, pur se in una sede un poco angusta come quella della biglietteria degli impianti da sci. Spendo qualche parola nel dire che ero salito già il venerdì, sì per approfittare dei bellissimi giorni, ma anche conscio che in queste valli avrei trovato la consueta grande ospitalità nonché il rispetto per le necessità del ciclista. E al di là della buona sorte di avere un meteo perfetto in un luogo incantevole è comunque questa ospitalità che fa sì che un viaggiatore come me decida di passare una o due notti più dello stretto necessario, premiando la qualità ricettiva del luogo.

Dopo uno spensierato pomeriggio passato a respirare la buona aria di montagna, vado a nanna presto per svegliarmi riposato e pronto per una giornata divertente. Arrivato in zona partenza trovo alcune belle sorprese: un parcheggio comodo e ben segnalato e soprattutto già dieci gradi alle 7:30 del mattino e all’ombra, togliendomi una delle piccole preoccupazioni della vigilia, quella del freddo prima della partenza e durante le prime fasi di gara. Le griglie mi sembrano ben preparate e non vedo particolari criticità, anzi trovo quasi subito un angolino al sole dove mettermi a chiacchierare con gli altri partenti. Devo però specificare che alcuni hanno riferito di uno scarso presidio dell’entrata alle griglie, ma tra tutti gli aspetti organizzativi di una Granfondo preferisco che si provi a risparmiare su questo che non su altri. Poi in questo caso è solo il nostro malcostume che rende questi “custodi” necessari ed è forse giusto che veniamo lasciati ad essere vittima di noi stessi. Continuo comunque a nutrire un forte disprezzo per coloro che si beffano del prossimo e si collocano in griglie non proprie o in posizioni che sarebbero state di loro competenza solo se fossero arrivati prima.

Si parte in modo ordinato ed i primi minuti sono dietro auto, ad una velocità effettivamente sicura. Si fa lo strappo di Cernadoi a tutta per restare con la testa della corsa e poi da lì ad Agordo le cose procedono sicure e senza fare delle velocità eccessive. Il meccanismo di chiusura delle strade funziona bene e le automobili che arrivano in senso contrario vengono adeguatamente fermate. Arrivati ad Agordo si prende il Duran senza passare per la curva a gomito che vi porta direttamente, e questo mostra sicuramente una attenzione alla sicurezza in questa fase delicata di gara. I primi 50 chilometri passano quindi ben assistiti, ma da qui in poi si faticherà a vedere personale dell’organizzazione in altri punti che non fossero i ristori, posizionati in cima a tutti i passi. Già sul Duran troviamo alcune moto che scendono in senso contrario e durante la pericolosa discesa sarò affiancato a delle Vespa d’epoca. Ma le strade non dovevano essere chiuse per 30 minuti, come dicevano i cartelli trovati già il venerdì addirittura sul passo Gardena? E comunque l’auto di fine corsa non mi aveva certo ancora superato, come invece poi farà a velocità sostenutissima quasi sulla cima della Forcella Staulanza, lasciandomi assai perplesso visto che non stava certo tenendo una velocità tale da mantenere costante la sua distanza dalla testa della corsa.

La giornata è assolutamente perfetta climaticamente e si pedala veramente bene, provo un poco di fastidio per le numerose auto sullo Staulanza ma almeno l’incrocio a Dont è ben presidiato. In discesa invece devo destreggiarmi non poco tra le auto ma con piacere vedo che riesco a raggiungere Salvatore, il mio amico pedalatore dalla Sicilia. Arriviamo in collaborazione fino alla fine della discesa e da lì comincia quello che si rivelerà essere il Giau “perfetto” da me tanto cercato. Si sale con un traffico molto limitato e facendo un ritmo lieve e silenzioso, reso ancora più bello dall’essere con un amico, il regolare suono del cui respiro dà ritmo e sicurezza. Superiamo qualche ciclista ma lo facciamo con animo amichevole, intonando anche una canzone siciliana nei momenti in cui la salita si fa difficile. Una volta usciti dalla parte più angusta della salita, e su uno dei primi rettilinei della stessa, Salvatore mi dice un attimo di alzare lo sguardo e vedo le amate Dolomiti di una bellezza quasi struggente. Grazie Salvatore per il regalo che mi hai fatto in quel momento.

Negli ultimi due chilometri troviamo un poco di collaborazione da parte di un altro ciclista raggiunto durante la salita e poi ci buttiamo a capofitto verso Pocol, facendo anche le discesa senza vento. Qui ancora veramente troppo traffico, e per di più con un paio di autisti insicuri, ma riusciamo ad arrivare al bivio per il Passo Falzarego, che non possiamo però non notare essere stato lasciato totalmente privo di presidio. Ma ormai l’animo è troppo felice per preoccuparsi, e anzi la gamba prosegue a macinare chilometri con serenità. Raggiungiamo qualche altro ciclista lungo la salita e poi ci dirigiamo verso Arabba senza mai incontrare particolari pericoli nonostante le strade aperte al traffico e totalmente prive di presidio.

A questo punto arriva quello che è l’aspetto organizzativo più piacevole della gara, con un ottimo pasta party, servito da gentili signore in abiti tipicamente Ladini e che prevede anche un menu della tradizione locale. Più tipi di pasta, dei salumi, una buona birra e un bicchiere di Prosecco. E con l’entrata di un ospite inclusa nel pacco gara. Certamente il nome di “Palagusto” è appropriato per la struttura dove viene servito e rende la fine dell'esperienza con la manifestazione certamente molto positiva.

Quale è quindi il mio bilancio finale della manifestazione? Io ne farei due separati: uno relativo alla mia giornata e uno relativo alla manifestazione nel complesso. La mia giornata è stata fantastica, alla fine mi sono divertito e ho fatto quel Giau “perfetto”, che cercavo da tanti anni e a cui ho pensato per tanti dei chilometri passati ad allenarmi. Il voto alla manifestazione invece presenta dei chiaroscuri, che dispiacciono alla luce di quanto il percorso rasenti la perfezione e di quale potrebbe essere il potenziale della manifestazione, soprattutto quando è baciata da delle giornate splendide come quella di quest’anno. Assolutamente nulla da eccepire, se non piccole ma ragionevoli imperfezioni, per tutto quello che ha riguardato il prima e dopo la gara, e anche per tutta la gara nella sua parte più pericolosa, quella che ci ha portato fino ad Agordo. Dopo mi sono sentito un poco abbandonato, e a una settimana di distanza da una Granfondo Colnago, dove il mio gruppo è addirittura quasi sempre stato scortato da una moto, questo “abbandono” si è fatto sentire. Sono una persona democratica e non chiedo che quattro passi dolomitici siano totalmente chiusi alle auto per lasciare passare 250 pedalatori, ma un maggiore sforzo nel rendere le cose più sicure sarebbe stato benvenuto. E anche se considerazioni di carattere economico non permettevano avere le staffette, quei due incroci di Pocol e Cernadoi (forse gli unici punti veramente pericolosi del percorso una volta arrivati ad Agordo) lasciati totalmente privi di presidio già per il primo 20% degli arrivati lasciano una macchia sulla qualità della organizzazione.

Ma i pensieri positivi superano di gran lunga quelli negativi, e certamente il prossimo anno tornerò qualora la manifestazione dovesse essere ancora organizzata. Le Dolomiti alla fine sono come la pizza, che è sempre buona, e come dicono i Ladini “Al è stè bel” e sono tornato da Arabba con animo felice.


 

 

(17 settembre 2012)

 

 

 

 

TI E' PIACIUTO QUESTO ARTICOLO? CONDIVIDILO CON I TUOI AMICI SU FACEBOOK!!!