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Inserito il 01 marzo 2011 alle 10:04:27 da Enrico Cavallini. - Letto: (3575)

Fermo Rigamonti - Mr. "1001 Miglia"

Ha combattuto a colpi di pedale con Gimondi e Motta e oggi è il "gran patron" del movimento randonneur italiano. Il suo fiore nell'occhiello è la 1001 Miglia, ma sta lavorando a livello nazionale per la creazione di una rete viaria solo per ciclisti.

di Enrico Cavallini (foto Enrico Cavallini)

Fermo Rigamonti

Nato a: Nerviano (MI)

Il:
13 ottobre 1943

Residente a:  Nerviano (MI)

Manifestazioni organizzate:
Morelli Day
Parco del Ticino
Giro Lombardia
Randoriver
1001 Miglia Italia

Attuale occupazione:
In età non più lavorativa
Ciao Fermo, il tuo nome, nell'ambiente, rievoca senza ombra di dubbio grandi imprese. Sono memorabili le randonneè da te organizzate, 1001 Miglia in primis, che di fatto è la Regina delle rando in Italia. Ma soprattutto va ricordato che sei il Presidente di Audax Randonneur Italia, l'associazione nazionale che raccoglie gli organizzatori di randonneè e copri anche la carica di Delegato Nazionale per le attività Brevetti per l'UDACE che, dal 2007, ha istituito un Campionato Italiano Brevetti.

Praticamente sei il "deus ex machina" dell'attività "randagia" di tutta Italia. Da quanti anni ti dedichi alle rando?
Sono stato affascinato dal movimento fin dal lontano 1981. Dopo aver partecipato alla Milano-Sanremo per cicloturisti ho preso parte a tutte le classiche per cicloturisti del Nord: Roubaix, Liegi, Fiandre e Amstel. Ho apprezzato la semplicità e libertà di interpretazione di quel  cicloturismo, cosa che in Italia - benché abbia partecipato a tutte le granfondo quali la Maratona, la Nove Colli, la Fausto Coppi ma quando le distanze erano vere e non quelle ridotte di ora - non è mai esistito.
All'estero il cicloturista è un cicloturista vero, tanto che le loro manifestazioni le chiamano CICLOSPORTIVE, mentre noi italiani abbiamo separato i ciclisti in cicloturisti, cicloamatori, 10 categorie di età variabili, classifiche di tutte le salse e abbiamo trasformato le manifestazioni cicloturistiche in vere gare con il nome di "granfondo".

Alle rando ho iniziato a dedicarmi come praticante nel 1999, e dal 2001 a volte come organizzatore e a volte come partecipante.

Quando e come è iniziata la tua attività/carriera ciclistica?
Sono stato un ciclista praticante e ho iniziato a 16 anni. Ho avuti come avversari Motta, Gimondi, con i quali ho condiviso tantissime volte l'arrivo, ma con poche soddisfazioni "prime". Ho disputato un anno da dilettante con egregie soddisfazioni - piazzamenti continui - e, non riuscendo ad emergere, mi sono dedicato allo studio e al lavoro. Fu una scelta felice e ripagata. Comunque la bicicletta è stata la seconda compagna della mia vita, che mi ha permesso di soffrire e di soddisfarmi, ed è stata ripagante quando sono riuscito a raggiungere certi obbiettivi.

Organizzare un evento come la 1001 Miglia, non è certo da tutti. Quanti mesi ti occupa questo progetto?
La 1001 miglia Italia è frutto dell'esperienza RAAM fatta come "crew" di Enrico De Angeli. Stavo sorvolando l'Atlantico per rientrare ed ebbi la folgorazione. Se la RAAM è 3000 miglia, in Italia propongo la "1001Miglia Italia" - anche perché esiste la 1000 Miglia automobilistica che ha un brand mondiale. E' stata una sfida con me stesso, ma sempre pianificata.

La manifestazione ha un grande potenziale di crescita, ma occorre una dedizione allo sviluppo pari alla conduzione di una piccola azienda. Mediamente occupa un tempo continuo giornaliero con grossa concentrazione tra febbraio e agosto. Il futuro prevede una partecipazione di 500 ciclisti e sarà a numero chiuso, con fortissimo interesse dall'estero. Nell'ultima edizione erano presenti 25 Nazioni e, per una manifestazione che è alla sua seconda edizione, la dice lunga. Naturalmente il suo sviluppo non dipende solo dal mio impegno, ma da un coinvolgimento che comprende istituzioni nazionali, regionali, comunali, e associazioni sportive, ma visti i tempi che corrono...

L'anno scorso è stata seguita anche in "diretta online" sul sito, dando traccia dei passaggi dei concorrenti ai controlli. Ha avuto un buon accesso il servizio?
E' stata una risposta eccellente. Sul sito abbiamo avuto oltre 40.000 contatti giornalieri nel periodo della manifestazione e un accesso giornaliero superiore a 1500/2000 contatti. Il sito è visitato annualmente da oltre 600.000 utenti. Il sistema informatico è una vetrina che copre a 360°.

Rispetto ad una decina di anni fa, l'ambiente rando si è notevolmente espanso. Cosa ha portato ad un tale incremento?
Credo che l'espansione sia dovuta nello spostare la partenza del 200km non più nelle ore antelucane (dalle 6.00/7.00), ma nell'orario più consono all'uscita dei ciclisti alla domenica (tra le 8.00 e le 9.00), poi la libertà dei ciclisti nel gestire al meglio il propro tempo con soste personali, il costo contenuto di partecipazione, la scelta di percorsi su strade "verdi" con poco traffico dove il ciclista è quasi sovrano e la burocrazia azzerata da parte delle ASD nell'organizzazione. (Si ricorda che le randonneè non sono né gare né raduni, ma delle libere "pedalate" in totale autonomia, che non prevedono permessi particolari. ndr)

Le randonneè, si sa, non sono obbligate ad offrire nulla, se non il road-book, ma stiamo notando che sempre più manifestazioni offrono servizi che vanno  ad assomigliare alle granfondo (frecciatura del percorso, ristori, pasta party finale, ecc.). Secondo te è un bene o si rischia di alzare troppo il livello di pretesa del ciclista, come è successo nelle granfondo?
Agevolare i ciclisti lo condivido, ma all'organizzazione raccomando discrezionalità. Naturalmente esistono esempi organizzativi dove il servizio è super. Infatti se l'organizzazione ha mezzi propri, non posso impedire i suoi servizi, fermo restando il costo d'iscrizione che non deve lievitare oltre misura. Penso che i ciclisti dovrebbero iniziare a fare confronti oggettivi tra servizi offerti dalle randonnèe e dalle granfondo e pesarli con i costi sostenuti dove credo che sicuramente nelle randonnèe sono più appaganti.

Per incrementare il numero dei partecipanti, sempre più manifestazioni prevedono dei percorsi "alternativi", decisamente meno da randonneur. Stanno raccogliendo il consenso previsto secondo te?
La scelta di inserire un percorso alternativo è stato fatto per avvicinare quei ciclisti che pensare di percorrere 200km sono spaventati, mentre dando loro la possibilità di scelta, superano l'ostacolo. 

Non è forse snaturare un po' il concetto della rando, che vede dei chilometraggi decisamente importanti per un ciclista "normale"?
Credo che un randonneur è tale solo quando ottiene un omologazione su 600km. Questo vuol dire che ha vissuto la notte ed un nuovo mondo ciclistico che lo diversifica da tutto il resto.

Sempre più granfondo (e quest'anno più che mai), stanno inserendo dei percorsi orientati alle rando, affiancandoli ai percorsi agonistici, ma tenendo le due cose separate. Cosa ne pensi?
E' la strada obbligata. L'organizzazione ed il presidio delle strade comporta una responsabilità sempre maggiore; la mia previsione è che nel medio termine le granfondo diverranno sempre più randonnèe

Quali sono i progetti di ARI per il futuro? Ci sono in cantiere delle grandi novità o non c'è "niente di nuovo sul fronte Occidentale"?
A parte il consolidamento avvenuto nel decennio 2000/2010 dove da due ASD si è arrivati alle 42 attuali che organizzano brevetti, e con un coinvolgimento di oltre 8000 ciclisti omologati, il progetto ARI è quello di "RSR Road Sweet Road", finanziato dalla Fondazione Monte dei Paschi di Siena.

Il progetto si propone di dotare l'Italia di una rete di percorsi permanenti su  strade ad elevata ciclabilità. Strade verdi e secondarie che valorizzano i luoghi e le comunità che attraversano. Strade che vengono messe a disposizione a tutti coloro che amano il viaggio lento e curioso. Il progetto "Road Sweet Road", di cui la 1001 Miglia Italia è l'asse portante, ha l'obbiettivo di coinvolgere tutti gli altri percorsi formando una "ragnatela" viaria su strade verdi.

Ultima domanda... Ma riesci ancora ad andare in bici?
Benché il tempo sia tiranno e poi sia per l'età che avanza, che per l'impegno organizzativo richiesto, LEI (la bicicletta) è sempre pronta a farmi occhiolino e pertanto qualche giro lo faccio.

Grazie per la collaborazione

enrico cavallini


(1 marzo 2011)

 

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