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Appunti di viaggio Cicloturismo   
Inserito il 15 settembre 2012 alle 09:07:55 da Lorenzo Grattarola. - Letto: (4664)

Oropa: quando la "testa" ti fa scendere dalla bici

Tutti gli anni vado ad Oropa e ogni volta cerco di allungare il giro e renderlo sempre più duro. L’idea per “Oropa 2012” era di attaccarla da lontano salendo prima la Panoramica Zegna dal versante di Trivero,
scendere al bivio con Rosazza, risalire verso l’ospizio di San Giovanni e proseguire per la Galleria di Rosazza, scendendo poi ad Oropa e ancora a Biella.

testo e foto di Lorenzo Grattarola

H

o scelto un giorno nel quale le previsioni davano vento da N_NW, che non mi avrebbe dato fastidio all’andata e forse un piccolo aiuto al ritorno; un rientro con vento da sud l’ho già sperimentato un paio d’anni fa e non è per niente simpatico.

La vera difficoltà di questo percorso è la distanza enorme da percorrere in pianura con un paesaggio sempre uguale, che a volte confonde le idee e logora mentalmente più che fisicamente. La corsa di avvicinamento a Trivero è stata perfetta come da previsioni e la temperatura ancora ben al di sotto dei 30°C non ha dato fastidio. Il passaggio da Castelletto e San Salvatore Monferrato hanno ritardato la calma piatta delle risaie Vercellesi e un passaggio di qualche chilometro dietro ad uno scooter a 40 km/h mi ha subito scaldato bene le gambe. Ora è pianura per almeno 50 km, attorno solo campi immensi di mais e riso a perdita d’occhio; per strada pochi ciclisti e nessuno nella mia direzione per scambiare qualche chiacchiera. Occimiano, Casale, Villanova, Stroppiana, Vercelli, Caresana, Quinto. A Formigliana la strada inizia a salire gradatamente con pendenze dell'1 o 2 %; Balocco, Buronzo, Castelletto Cervo, sale ancora leggera fino a Cossato e dopo qualche chilometro il paesaggio cambia e si sale sempre un po’ di più.

Poco prima di Vallemosso, incontro Vittorio di Novara. Lui la Panoramica Zegna la fa abitualmente e mi spiega man mano che si sale tutte le difficoltà che si possono trovare. Entrando in Vallemosso un 5% fa capire che finalmente è salita, non dura ma salita. A Trivero facciamo rifornimento d’acqua ad una fantastica fontana; ci sono altri ciclisti a prendere l’acqua freschissima della fonte BURNEL datata 1882. Dopo Trivero la pendenza aumenta e io e Vittorio saliamo chiacchierando senza spingere troppo; mi parla dei rododendri importati dalla Cina dal sig. Zegna e che salire la Panoramica nei mesi tra maggio e giugno si gode di uno spettacolo fantastico proprio grazie alla fioritura di queste piante. Saliamo sempre chiacchierando, Vittorio mi indica un’altra fontana: è quella delle “Tre Pisse” e mi fermo per fotografarla. Il tratto duro è finito siamo alla Bocchetta di Margosio: 1331 m slm. Anche se a valle c’è un po’ di foschia lo spettacolo è fantastico. La corsa di Vittorio finisce qui, ci scambiamo i numeri di telefono, Vittorio mi dice di stare attento alle gallerie, dove di solito alloggiano alcune capre per proteggersi dal sole e ci salutiamo con l’augurio di rivederci presto.

 

Proseguo per Bielmonte, ho davanti un paio di chilometri di discesa prima di attaccare l’ultimo tratto della salita quasi tutto al 6%. Nella seconda galleria, come mi aveva preannunciato Vittorio, un gregge di caprette se ne sta all’ombra nel bel mezzo della strada incuranti della auto che transitano. Qualche minuto ancora e sono in cima, e la prima salita è solo un ricordo. I 24 gradi di temperatura fanno venire voglia di fermarsi quassù e di restarci, ma non posso, la strada è ancora lunga. Scendo senza fermarmi mentre cerco di mangiare qualcosa; la bici sbanda e mi trovo con le ruote vicinissime al canale di scolo a ridosso di un muraglione di pietra. Istintivamente mi appoggio con la mano destra contro il muro e riesco a non cadere ma il colpo preso con violenza mi fa sanguinare .

Continuo a scendere molto veloce e in un attimo sono al bivio per il Santuario di San Giovanni; la strada sale subito ma non supera mai il 5-6% e nelle curve il pavimento in pietra da un po’ di fastidio. A San Giovanni mi fermo per mangiare qualcosa e riparto subito verso la galleria di Rosazza. Le pendenze sono tra il 7 ed il 10% con punte anche del 12%. Dopo un paio di chilometri mi raggiunge un ragazzo di Biella (io, ndr) e lui, visto che la maglia che indosso è del Pedale Godiachese, mi chiede di portare un saluto a due amici di vecchia data, Massimo Albini e Gianni Daglia. Mentre lui continua a sorpassarmi ed a indietreggiare in una serie di ripetute chiedo a mia volta chi li saluta e lui andando ancora avanti mi urla “sono Cavallini, digli Cavallini" e se ne va continuando il suo allenamento. Dopo qualche minuto mi saluta ancora una volta dall’alto di un tornante sopra di me. Finalmente anch’io arrivo in cima; prima della galleria c’è un ristorante con i tavoli all’aperto, se non avessi sempre fretta potrei fermarmi a pranzare.

Questa è la terza volta che attraverso la galleria di Rosazza, la conosco bene ma ogni volta rimango stupito per la sua bellezza, per l’assoluta mancanza di illuminazione e per le lastre di pietra che formano la carreggiata e l’acqua che scende dalla volta e dalle pareti. Scendo e poco sotto la galleria si vede già Oropa, maestosa, gigantesca. La discesa è veloce e le lastre di pietra sulle curve danno molto più fastidio che in salita costringendomi a continui rilanci. Sosto brevemente al Santuario, mi rifornisco d’acqua e scendendo per la larga strada che conduce a Biella riesco a superare diverse autovetture. A Biella guadagno la strada per casa e ora è veramente difficile, la pianura è tanta: Gaglianico, Sandigliano, Vergnasco, Salussola. Fin qui tutto bene, poi non so ancora per quale motivo, invece di puntare su Santhià, svolto a sinistra verso Cigliano, Crescentino, allungando la strada e guadagnando, solo in seguito, Trino Vercellese. Il caldo e la lunga pianura mi hanno fatto andare in palla. Decido di non rientrare per Casale e proseguo per Pontestura, salendo a Cereseto e Ottiglio per togliermi dalla pianura che mi mette nausea. Finisco gli ultimi viveri e incomincia a venirmi la voglia di fermarmi. Sono a Vignale, Fugassa, decido! Chiedo l’intervento dell’ammiraglia a pochi km da casa, fanc…o, sono stufo di pianura e pensare di farne ancora mi fa star male. Incontro quella santa donna di mia moglie al ponte di Felizzano e salgo in macchina; per oggi basta pianura, basta tutto.


(15 settembre 2012)

 

 


 

 

 

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