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Appunti di viaggio Granfondo   
Inserito il 13 settembre 2012 alle 07:34:55 da Giacomo Pellizzari. - Letto: (2205)

Polpo grosso!

Metti che hai saltato una certa Ötztaler Radmarathon, causa spauracchio meteo poi rivelatosi una perturbazioncina all’acqua di rose. E che la cosa ti ha non poco indispettito. Aggiungici un amico che ti dice che la Granfondo Cinque Terre è di tutto rispetto. Cospargi il tutto con una spruzzatina di sano agonismo di fine stagione. Ed ecco che vien fuori l’appuntamento che non t’aspetti. Cucinato, per l’occasione, all’acquapazza. In quel di Deiva Marina.

di Giacomo Pellizzari (ph Play Full Nikon)

A

llora, siete pronti a sentirla questa storia a base di polpi, pignoni e endorfine assortite? Bene. Si parte.

Sabato, ore 12. La CNB Squadra Corse lascia un accaldata Milano di fine estate, infervorata, ma mica troppo convinta, dalla ripresa lavorativa. Direzione: Levante Ligure. Spezzino, per la precisione. Hotel inquietante, modello Ovelook, as always, con tanto di strani loschi individui, probabili avanzi di galera, a indicarti altrettanto improbabili “guardaroba” dove stipare le belve per la notte. Questa volta ci capita in sorte una cella frigorifera, con tanto di ghiacciaia Bindi in funzione, pare, “per le brioches”. Noi si sospetta, più saggiamente, invece, un corpo in avanzato stato di decomposizione. L’ultimo ciclista avventuratosi in quel di Moneglia. Già, la nostra psyco-pensione di turno, stavolta, non è nel paese dello start. Si trova qualche chilometro e qualche galleria, scavata nella roccia da ingegneri sapienti o pazzi, più in là. A Moneglia, appunto.

La sera prima, la ricerca disperata del carboidrato ci porta ad assumere una dose ingiuriosa di Calamarata: trafilati al bronzo con, ça va sans dire, calamari. Ignari di quel che ci attende all’alba e con misto di senso di colpa per la mangiata, ci infiliamo nei letti (scomodissimi) a due passi dalla stazione FS che rimanda a intervalli regolari messaggi di treni fantasma che non arriveranno mai. Sound effects: Ronf ronf.

Domenica. Ore 8, CNB in griglia.
Abbiamo digerito la Calamarata. Niente panico. Subito si respira un’aria “bella”. Non saprei come descrivere diversamente. Questa Granfondo ha qualcosa di diverso dalle altre. Si vedono belle facce. Come se tutti sapessero che si va a fare una cosa per pochi intimi “eletti”.

La Granfondo Cinque Terre è una granfondo “ricercata”, un piccolo tesoretto nel marasma delle gare amatoriali anonime e spesso organizzate approssimativamente, che sorgono ormai come funghi. Lontana dai clamori del Prestigio di Cicloturismo, pur avendone fatto parte in passato, ma vicina a chi ha polpacci robusti. Amica di chi ha voglia di scoprire un piccolo gioiello. Come del resto sono le Cinque Terre. E di pedalarci dentro. Ha un’atmosfera tutta sua, questo evento. Si capisce già il giorno prima al ritiro dei pacchi gara e dei chip. Una manifestazione essenziale, eppure ricercata. A suo modo quasi elitaria.

La partenza è rapidissima: al via, sei già partito. Non hai attese. Ci sono solo 3 griglie, di massimo 300 persone l’una. Ci si infila nell’imbuto di Deiva Marina e si saluta il mare per iniziare, subito, a salire. È una Granfondo Novecolli-style: impossibile tracciarne un’altimetria fedele. Si sale e si scende continuamente. Non esiste, praticamente, un chilometro di pianura. E qui siamo lontani anche dalla Novecolli, effettivamente: a Cesenatico si parte con 30 km a 45 all’ora. Qui no. Subito rampe al 10% come se piovesse. E padellone da dimenticare.

La prima parte porta dopo solo 30 km ad aver accumulato 1.000 m. di dislivello. Ed ettolitri di acido lattico. Fate voi.

Le discese, nonostante il terrorismo psicologico degli organizzatori il giorno prima, non sono così malvagie. Tortuose e insidiose in dose sopportabilissima. Lo stato delle strade peggiora leggermente solo nelle zone toccate dall’alluvione, nell’entroterra spezzino. Ah, dimenticavo: notizia dell’ultim’ora, non si scende a Monterosso, proprio perché la strada, martoriata dagli smottamenti, non lo consente. Gli organizzatori ci fanno dunque salire dritti per il Passo del Termine. Salita irregolare, ma piacevole, nel bosco e nell’ombra di un inizio settembre che pare fine giugno. Bollente.

Al bivio, la CNB in blocco prende senza esitazioni la strada del “lungo”. E si inerpica, galeotta lei, su due salite cattive e impegnative. Merpignano, la seconda, con rampe al 15%. La discesa che segue, è la più brutta della giornata: strada asfaltata solo a tratti, tutta nel bosco, con brecciolino e foglie ovunque. Una saponetta.

Le Fulcrum Racing Zero scricchiolano che è un piacere, ma pare abbiano intenzione di sorreggermi. Si va giù cauti alla spicciolata – il lungo è ancor più per “pochi”: solo 250 pervenuti all’arrivo -. Nei chilometri successivi di pianura, gli unici, un canadese mi segue succhiando la ruota come fosse un cocktail. La restante brigata attaccatasi al trenino caffènerobollente, la si semina velocemente, senza quasi accorgersene. Potenza dei cambi regolari contro vento.

Da Carrodano si sale e poi si scende tortuosi fino a Levanto e le sue casette color pastello. Il mare però ci respinge ancora: da qui si attacca la salita finale al Passo del Bracco. Nove chilometri, regolari e duretti. Soprattutto dopo 2300 metri di dislivello già nei polpacci, scottati dal sole. La CNB va su bene. Impone il suo ritmo, logorando chi non ce l’ha. Modello Liquigas- Cannondale dei tempi andati. In vetta al Bracco l’attende un paesaggio lunare: alta montagna a soli 600 m sul livello del mare (ed è Cima Coppi!). Pini, silenzio, odore intenso di pigne. Si respira a pieni polmoni. Non una voce, non una casa. Nulla di superfluo. Ci si gode in silenzio il passaggio in quota, fino al discesone finale – 15 km in picchiata – su Deiva e sulle trenette al pesto.

Tempo: 6:34 di pedalata effettiva, e ti accorgi che sei andato persino meglio di quel che pensavi.
Ultima nota: mai fermato a un pasta party in vita mia. A Deiva lo faccio volentieri. Stregato dal richiamo delle sirene di uno spaghetto al pesto e di un “Bagnùn” di aggiughe da chef stellati, decido di non farmi legare, come Ulisse, al tubo piantone della mia Cinelli. Cedo alla tentazione del carboidrato re-integratore. E così sia.

Domenica – ore 20. CNB nuovamente alla base meneghina, in stato di trance endorfinico collettivo, che nemmeno la lunga coda sull’A12 è riuscito a scalfire.

Polpo grosso di fine settembre, ragazzi miei.

(Se vuoi leggere altre storie di Giacomo Pellizzari va sul blog:
http://americancyclo.wordpress.com)


(13 settembre 2012)

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