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Appunti di viaggio Granfondo   
Inserito il 05 settembre 2012 alle 11:41:02 da Luca Bortolami. - Letto: (2210)

Un giorno perfetto!

Alcuni di voi, soprattutto i non più giovanissimi come me, possono forse conoscere una canzone di Lou Reed dal titolo “A Perfect Day”, che parla della semplicità di quello che alla fine risulta essere appunto un giorno perfetto. Mi sono più volte chiesto quale sarebbe la versione ciclistica di quella canzone...

di Luca Bortolami (ph Play Full Nikon)

L

a risposta banale a una domanda così è semplicemente quella di una gara dove si batte l’avversario preferito o si migliora il proprio personale oltre quelle che si credevano le proprie possibilità.

Ma non credo che sia così, le risposte banali non mi sono mai piaciute. Ci vogliono mille componenti per rendere perfetta la giornata di un ciclista, e non tutti sono sotto il nostro controllo. Il granfondista poi è persona strana. Posto che la probabilità che in una gara tutto vada esattamente al meglio è pari allo 0% e la stessa è la probabilità che si faccia un risultato migliore di quelle che sono lo proprie potenzialità, il granfondista vive in un mondo in cui qualunque cosa accada dice sempre "ma se". Ma se non ci fosse stato il vento, ma se fossi forte in volata, ma se mi avessero fatto partire nella griglia che merito. Ed è una battaglia persa in partenza, perché date le probabilità di cui sopra esisterà sempre un motivo per lamentarsi ed esisterà sempre un motivo per dire che ci si sarebbe potuto mettere qualche minuto in meno. E come risultato è veramente incredibile la quantità di frustrazione che quella che dovrebbe essere una attività ludica riesce a generare, insieme alla quasi impossibilità di trovare questo giorno perfetto.

Ma a volte la giornata perfetta arriva, e la mia Granfondo Colnago è stata tale. E credo che alcune delle componenti che hanno reso questa giornata tale per me possano avere reso piacevole questo giorno anche per gli altri partecipanti. Tutto comincia bene già il sabato quando l’apertura del ritiro dei pacchi gara è quasi puntuale, certo molto di più degli anni scorsi, facendoci trovare una buona organizzazione supportata da numerosi addetti. Posso quindi procedere speditamente e tornarmene presto a casa con tutto quanto il necessario per la domenica. Aggiungo che arrivando da fuori provincia avrei potuto tranquillamente ritirare il pacco gara alla domenica mattina ma ho voluto anticipare la cosa per mia comodità. La mattina della gara, quando sono entrato nella zona del ritiro dei pacchi gara, ho comunque avuto una percezione di una situazione ben presidiata nonostante l’improvviso notevole afflusso di persone.

Ero entrato in detta zona per potere accedere alla toilette, e con piacere la ho trovata pulita e con ampia disponibilità di carta igienica e per le mani e con i distributori di sapone ben carichi. Sono piccole cose ma che fanno comunque una grande differenza, oltre ad indicare attenzione alle necessità di chi arriva da lontano.

Dopo avere usufruito dell’ampio parcheggio per prepararmi, vado subito nella zona delle griglie. Bisogna dire che la fiera di Piacenza è veramente un sito ideale per fare da base a una granfondo. Certo, si perde in poesia e in promozione di quella che è una bellissima città, ma i parcheggi, le griglie, il pasta party al coperto e la veloce accessibilità alla tangenziale, tutte cose possibili grazie alla posizione periferica della fiera, bilanciano ampiamente questo svantaggio poetico. Arrivando in griglia vedo le tante ambulanze pronte a partire per il percorso, e subito mi torna alla mente il mio incidente dell’anno scorso e la relativa necessità di usufruire delle cure loro e del pronto soccorso dell’ospedale della città. Certo il ricordo dell’incidente è assai negativo, e mi ha seguito alla vigilia e nelle prime fasi della gara, ma contemporaneamente tornano alla mente anche le brave persone incontrate all’ospedale e la efficienza della sanità Emiliana. Tutte cose di cui credo la città debba essere orgogliosa. Tante ambulanze comunque fanno da presagio per la cosa che più mi ha colpito di questa edizione, e di cui parlerò dopo: la grandissima ed efficace attenzione alla sicurezza.

La attesa della partenza passa veloce, tra tante nuove conoscenze da fare in griglia e il sorridere di fronte a un granfondista alla prima esperienza che vaga inquieto per mezz’ora alla ricerca della sua griglia e di fronte a un simpatico signore che viene ogni anno dal Giappone per partecipare a questa manifestazione. Sorvolo sulle solite maleducate persone che si collocano in griglia all’ultimo momento senza rispettare chi è arrivato molto prima di loro, e mi godo gli istanti precedenti la partenza allietati dal sempre professionale Paolo Mutton. “Al mio via scatenate l’inferno” e tutti via sulla tangenziale.

Qui continuano le piacevoli sorprese, quelle che contribuiscono a rendere il giorno veramente perfetto. Al di là della pioggia tanto preannunciata, che poi invece mai si materializzerà durante la giornata, e che ha fatto stare tanti a casa (parlerò ancora di questo dopo), le gambe girano veramente bene e soprattutto vedo come detto una grandissima attenzione alla sicurezza sulle strade. E questa ultima cosa, a mio parere la più rilevante quando si giudica una granfondo, si rivelerà vera lungo tutto il percorso. Cartelli a segnalare (accuratamente, senza troppi “al lupo al lupo!” che rendono le segnalazioni inefficaci) ogni curva con ghiaia sulla sede stradale, le curve veramente pericolose con uno o anche più addetti sul lato della strada, muniti di bandiere, tutti gli incroci ben presidiati e moto staffetta per i gruppi più numerosi. Alla luce delle molte granfondo a cui prendo parte ogni anno posso dire che questa si merita il premio per il percorso meglio segnalato, e ciò è veramente importante anche per il miglioramento che questo aspetto ha avuto rispetto alle edizioni passate, dove la cura per la sicurezza era un poco sotto la media delle altre manifestazioni importanti. Un grandissimo plauso quindi alla organizzazione per la efficacia avuta nel migliorarsi.

Come dicevo la gamba girava veramente bene, ciò non toglie che sulla prima salita non riesca a restare con il gruppo cui avrei voluto unirmi, pur andando più forte di quanto avrei dovuto. Ma me ne faccio una ragione e continuo a pedalare con soddisfazione, trovando altri compagni sulla strada. Il clima è piacevole con una arietta frizzante e senza troppe nuvole minacciose. La seconda salita la facciamo senza risparmiarci e rientriamo in un gruppetto che poi accompagneremo fino all’arrivo. Le strade di questo nuovo percorso sono senz’altro in migliore stato di quelle degli anni precedenti, senza le strade dissestate della bella salita al Santa Barbara. Strade che, insieme alla mia foga agonistica, nel 2011 mi erano costate l’integrità della clavicola sinistra. I ristori cui passo davanti sembrano ben forniti, come mi verrà poi confermato, e non venendo distribuito nulla al volo le strade dopo i ristori stessi sono anche in uno stato accettabile, e non la solita pattumiera.

Il rientro sulla tangenziale avviene in piena sicurezza, con strada chiusa e moto staffetta, e la sicurezza è mantenuta sino all’arrivo nonostante i passaggi pericolosi dell’ultimo chilometro. Anche all’arrivo si rimpiange un poco la collocazione periferica e la relativa assenza di pubblico ma i vantaggi sono notevoli, potendo andare subito a rifocillarsi al pasta party dopo avere bevuto qualche cosa a fianco dell’arrivo stesso. Il pasta party è di qualità e gustoso e lo giudicherei nella media, certo il migliore tra quelli che ricordi dagli anni scorsi qui a Piacenza.

Che dire, la giornata è stata veramente piacevole grazie a una organizzazione che non esito a giudicare eccellente, certo con le piccole imperfezioni che fanno parte della realtà di chi lavora. La organizzazione ha fatto tantissimo per imparare dai propri errori passati e si colloca ora veramente ai vertici. Mi dispiace solo per tutte le persone che non si sono presentate al via a causa di previsioni del tempo troppo pessimistiche. A volte ci vuole un poco di coraggio e voglia di affrontare delle incognite, e credo che solo questo possa portare a scovare dei tesori come quello che questa giornata è stata per me, e del quale ringrazio anche la organizzazione che certamente la ha resa possibile grazie al modo in cui ha svolto il ruolo che era di sua competenza.

Cosa è quindi un giorno perfetto per un ciclista? Per me sono sì le gambe che girano bene, e il riuscire ad andare un poco più forte di quello che si pensava fosse possibile, ma è anche e soprattutto lo scoprire un gioiello inaspettato, un panorama incantevole in cima a una salita solitaria, una buona birra alla fine di un lungo giro faticoso. Ma è anche fare per un giorno una gara emozionalmente perfetta, ricordandoci che non dovremmo essere granfondisti per provare qualche cosa a qualcuno o a noi stessi, ma per vivere quella gioia grandissima che solo una salita di inizio settembre con il cuore a tutta e l’adrenalina che rende la fatica lieve può dare. E questa salita può nascere ovunque, non solo sulle nostre amate montagne ma anche su delle dolci ed ospitali colline Piacentine. E spetta a noi avere il coraggio di provarci per andare a cercarla in luoghi inaspettati, anche quando dicono che pioverà.

Grazie Granfondo Colnago e grazie Piacenza e le sue, oggi amate, colline. Il prossimo anno merita certamente tornarci e a differenza degli anni scorsi aspetterò con gioia la prima domenica di Settembre.


(5 settembre 2012)

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