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Inserito il 04 settembre 2012 alle 09:38:06 da Enrico Cavallini. - Letto: (10912)

Enrico Zen - Il falegname scalatore

Undici anni di agonismo di cui due da pro e poi "a casa!". Ora lavora come falegname nel mobilificio di famiglia. Lavoro duro e orari lunghi, ma la passione e il motore sono rimasti. Ha provato con le granfondo e sta ottenendo ottimi risultati. Una grande amicizia con un altro noto vicentino, Roberto Cunico, è l'artefice di questo "ritorno" in sella.

di Enrico Cavallini (foto AA.VV.)

Enrico Zen

Nato a Bassano del Grappa (Vi) il 2 febbraio 1986
Residente a:
Bassano del Grappa (Vi)

Squadre e anno di competenza:
da 1999 a 2000: Uc Romano (esordienti e allievi)
2003 e 2004: Guadense Rotogal (juniores)
2005: Team Parolin Sorelle Ramonda (U23)
2006: Team Filmop Parolin Sorelle Ramonda (U23)
2007: Team Filmop Parolin (U23)
2008: Team Filmop Bottoli Sorelle Ramonda (U23)
2009: CSF Group – Navigare (pro)
2010: Colnago – CSF Inox (pro)
2012: Lugo Cicli Beraldo (amatore)

Attuale occupazione: falegname presso la Mobilzen, azienda di papà Antonio e zio Natalino, in cui lavorano anche il fratello Alberto e il cugino Michele. Produciamo cucine e arredamenti su misura.

Titolo di studio: diploma di ragioniere all'Einaudi di Bassano

Attuale posizione RANG:
162°

 

Ciao Enrico,

un esordio, quello tra gli amatori, nel 2012 che ha lasciato il segno: una vittoria in Svizzera e tre podi (di cui uno in Austria). Hai un profondo legame di amicizia con il ben noto Roberto Cunico, anch'egli autore di una splendida stagione e anch'egli vicentino.

Una lunga carriera agonistica, il contratto con due anni con la Colnago e poi?
E poi, come si suol dire, "lasciato al vento". Questioni di scelte, loro naturalmente. Fosse stato per me avrei continuato, eccome. La loro scelta è stata diversa e insindacabile. Evidentemente hanno deciso di puntare su qualcun altro. Il fatto è che il tutto mi è stato comunicato a fine settembre, troppo tardi per poter cercare una nuova sistemazione. E poi ho sbagliato a non affidarmi ad un procuratore, convinto di aver dimostrato nei due anni di meritare il rinnovo. Risultati non ne ho avuti molti; il primo anno ricordo su tutti un 13° posto al campionato italiano vinto da Pozzato. Poco si può pensare, ma al primo anno arrivare davanti su una corsa così dura di 260 km non è proprio da tutti. Nel secondo anno un 10° posto in febbraio al Laigueglia e un 9° ad agosto all'Agostoni. Nel mezzo una bronchite che mi ha fatto rinunciare alla Tirreno e alla Sanremo in cui ero già tra i selezionati, e di conseguenza al Giro d'Italia.

Lavori nel mobilificio di famiglia per molte ore al giorno. Come riesci a trovare il tempo per allenarti?
Non sempre è così facile trovarlo, il tempo. Il problema è che gli orari dipendono dalla mole di lavoro. Capita quindi, come in questo periodo, che finisca di lavorare alle 18.30 e alle 18.45 sono in bici, ma più di un'ora e mezza non riesco a fare dato che le giornate si stanno accorciando velocemente. Poi la domenica e il sabato mattina, sempre che non si lavori e che il tempo lo permetta, insieme a Roberto riesco a recuperare il terreno perso. Insomma, si fa quel che si può... Aggiungo poi, che molto aiuta il fatto che non esco quasi mai da solo: dopo una giornata lavorativa sono importanti per me anche le due parole scambiate prima di arrivare alla salita, o tornando a casa. Così grazie a Panetti, Uccio, Stragli, Mattia e Diego le mie uscite sono anche un'occasione per fare due chiacchiere. Le persone normali vanno a prendersi un aperitivo, noi andiamo a farci un giro in bici.

Segui delle tabelle di allenamento, magari del passato da pro, o ti alleni alla giornata, a seconda della fatica del lavoro?
La fatica del lavoro non è un problema. Nel senso che ne sono abituato e quando salgo in bici avviene una sorta di reset. Diciamo che l'esperienza che ho maturato negli anni mi viene molto utile. In più da quest'anno c'è Roby. Scherzando, ma poi mica tanto, lo chiamo Personal (trainer). Mi chiama quasi quotidianamente, vuole sapere le sensazioni, fissiamo gli obiettivi e mi consiglia il da farsi. E devo dire che i risultati li ho visti. Il fatto poi di coinvolgere anche i vari Panetti, Uccio ecc che mi accompagnano nell'uscita serale, mi rende i lavori meno pesanti. Mal comune, mezzo gaudio, insomma.

Il ritorno in bicicletta è stato un “richiamo della Natura” o è avvenuto grazie alla spinta dell'amico Cunico?
Tutta "colpa" di Roberto. Già lo scorso inverno mi aveva suggerito l'idea di entrare nel mondo delle granfondo, che tuttavia la escludevo per due motivi. Primo perché, mi dicevo, non ho nulla da dimostrare, e poi perché quelli che arrivano davanti lo fanno di lavoro e non sarei riuscito a competere con loro. Ecco, su quest'ultimo punto Roberto non era dello stesso parere. La decisione l'ho presa nel giro di 2 minuti: era il primo maggio e dopo una salita fatta forte Roberto mi dice: "Enrico, se vai così arrivi con i primi". Fatalità quel giorno era presente anche Mario Beraldo, anima dell'Uc Lugo cicli Beraldo. E' lui che fornisce le bici a Roberto, e dopo un breve consulto tra i due, Mario mi dice "Enrico, passa mercoledì in negozio a ritirare bici e vestiario". Pronti, via. La domenica ho "esordito" alla Fizik, vinta proprio da Roberto. Un bell'inizio.

Con Roberto fate ormai squadra, ottenendo anche degli ottimi risultati, come la doppietta ottenuta in Svizzera nella Alpen Challenge con la tua vittoria e il suo secondo posto e all'Highlander Radmarathon con la vittoria di Roberto e il tuo terzo posto. Qual è il vostro rapporto?
Roberto è uno spasso. Tutti i momenti che passo con lui, in bici o in macchina per andare alle corse, in hotel o semplicemente per una pizza sono un vero spasso. E' una risata continua, mi fa troppo divertire. Il mese scorso durante una distanza mi fa: "Oh! Ma ti sei accorto che abbiamo già fatto 5 ore?" Ecco, quando il tempo passa così in fretta mentre stai facendo fatica, vuol proprio dire che hai una bella "distrazione". Dal punto di vista dell'allenamento come detto prima mi ha molto seguito e l'ho trovato una persona molto preparata anche da quel punto di vista. Devo dire che non mi sarei mai immaginato di poter sopportare degli allenamenti come quelli che ho fatto con lui, soprattutto per quanto riguarda la qualità delle ore passate in sella. In questo la sua esperienza di ciclista-lavoratore mi è stata di grande aiuto.

La stagione sta ormai volgendo al termine, ma i presupposti di avere un altro forte ciclista nella testa delle corse del 2013 è alta. Continuerai anche nella prossima stagione o il lavoro prenderà il sopravvento?
L'idea è quella di continuare, certo. Naturalmente comincerò la stagione senza troppe pretese dato che fino a quando non entra in vigore l'ora legale avrò solo la domenica per allenarmi, e forse il sabato se non si lavora. Poi via via penso seguiremo il calendario di quest'anno. Si, finché continuerò a divertirmi in questo modo penso di continuare. E poi come faccio a smettere, ho già il telaio pronto in negozio da Beraldo!

Considerando che sei “fresco” di granfondo, tra quelle a cui hai preso parte in questa stagione, quale ti è piaciuta di più, quale meno e perché?
La più bella rimane sempre quella in cui si vince. Non ho preso parte a molte granfondo, e quelle che ho fatto sono tra le più importanti a livello nazionale quindi dal punto di vista organizzativo siamo al top. Sui percorsi idem. Ricordo con molto piacere la Giordana perché Gavia e Mortirolo non li avevo mai scalati prima. Ma torno a ripetere che con Roberto anche la gara del campanile avrebbe il suo fascino.


Ti ringrazio per la gentile cortesia e ti auguro un in bocca al lupo per il prosieguo della stagione.

enrico cavallini
 

(4 settembre 2012)


 

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