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Inserito il 30 agosto 2012 alle 10:54:37 da Avv. Emiliano Borgna. - Letto: (7203)

Pista ciclabile: ciclisti passibili di sanzione?

La Legge parla chiaro: in presenza di una pista ciclabile il velocipede la deve percorrere. Ma è poi così applicabile per i cicloamatori e, soprattutto, cosa capita se si infrange questa disposizione?

avv.ti Cinzia ed Emiliano Borgna

Cinzia Borgna nasce a Savona il 3 settembre 1972.

Il 2 febbraio 1996 si laurea in Giurisprudenza all'Università di Genova con tesi di Diritto Penale, comparato con il sistema britannico, sulla "Repressione penale del furto: ordinamento inglese e ordinamento italiano a confronto" con il Prof. Paolo Pisa, riportando la votazione di 105/110.

Durante l'anno accademico 1993-1994 frequenta un corso di informatica presso la Corte d'Appello di Genova, per ricercare documentazione giuridica mediante l'accesso alla Banca Dati "Italgiure Find" della Corte di Cassazione.

L'anno accademico 1998–1999 la vede superare con profitto a Genova l'Esame di stato conseguendo il titolo di Avvocato.

Nel 2000 supera il concorso di dottorato di ricerca presso l’università degli Studi di Genova in materia di Metodi e tecniche della formazione e valutazione delle leggi, mentre nel 2004 consegue il titolo di Dottore di ricerca con tesi di dottorato in materia di diritto parlamentare “I pareri parlamentari sugli schemi di atti normativi del governo”. Tutor Dott. Nicola Lupo, docente di diritto pubblico, consigliere parlamentare presso Camera dei Deputati.

Titolo di Dottore di ricerca in Metodi e tecniche della formazione e valutazione delle leggi presso l’Università degli Studi di Genova, Facoltà di Giurisprudenza con il Prof. Alberti e il Prof. Luther.

Emiliano Borgna nasce a Savona il 27 luglio 1979.
L'11 febbraio 2003 consegue la Laurea in Giurisprudenza – Tesi di Diritto Urbanistico recante il titolo: ”La disciplina espropriativa nel nuovo testo unico”– Relatore Prof. Giovanni Cofrancesco (110/110 con Lode).

Nel 2007 affronta l'abilitazione all’esercizio della professione di Avvocato. Il 18 ottobre del 2007 arriva l'iscrizione al Foro di Genova.

Ai sensi dell’art. 182, 9° comma del C.d.S. recante le disposizioni per la circolazione dei velocipedi “i velocipedi devono transitare sulle piste loro riservate, salvo il divieto per particolari categorie di essi, con le modalità stabilite nel regolamento”.

Tale norma è chiaramente inapplicabile per i ciclisti esperti (professionisti, dilettanti o cicloamatori) che percorrono in allenamento le strade a velocità sostenuta, a volte anche superiore a quella ex lege consentita sulle piste ciclabili.

Anche perché se tale categoria di ciclisti dovesse essere costretta a lasciare repentinamente la strada consueta di allenamento per immettersi nella pista ciclabile sicuramente ci troveremo di fronte ad una crescita esponenziale di sinistri causa l’attraversamento di intersezioni, passi carrai, pedoni, animali domestici ecc. che gli stessi non potrebbero certamente evitare.

Questo anche in ragione del fatto che sulle piste ciclabili è consentito ed autorizzato il transito non solo dei velocipedi ma anche dei pedoni con tutte le problematiche (anche di disciplina e di modalità di utilizzo delle piste stesse) che ne conseguono.

I ciclisti esperti pertanto ignorano (con ragione?) tale norma ma allorché siano coinvolti in un sinistro, anche quale veicolo investitore, la prima causa per il mancato indennizzo da parte della compagnia assicurativa è proprio quella che non percorrevano il tratto di pista ciclabile presente sul tragitto di specie.

Per essere ancora più “pratici” è pertanto doveroso riferire che al momento attuale, la norma del C.d.S. suindicata non esclude nessuna tipologia di ciclista (proprio perché non viene espressamente indicato quali sarebbero le particolari categorie che sono esonerate dalla portata della norma) dall’obbligo di utilizzo della pista ciclabile quando la stessa sia presente nel tratto di strada che si sta percorrendo con la propria bicicletta.

Il ciclista che sceglie pertanto di proseguire il proprio tragitto senza utilizzare la pista ciclabile (sia essa anche un brevissimo e “funestato” tratto) è pertanto in primis passibile di sanzione amministrativa e inoltre, qualora subisca un sinistro, vedrà notevolmente ridotto, se non annullato, il risarcimento del danno che pacificamente gli spetterebbe.

Alcune obiezioni sono state sollevate in opposizione alle sanzioni elevate per la mancata utilizzazione della pista ciclabile ove la stessa sia presente.

Alcune, degne di nota, facevano espresso riferimento alla mancanza di specifica segnaletica che impedisse il transito ai ciclisti obbligandoli pertanto all’utilizzo della pista ciclabile nel tratto di specie.

Altre invece si riferivano alle “caratteristiche atletiche” del soggetto multato che non aveva utilizzato la pista ciclabile in quanto sulla stessa non avrebbe potuto continuare a svolgere il proprio allenamento specifico, sia per la velocità sostenuta, che per l’oggettiva pericolosità dovuta ad intersezioni, incontri con pedoni ecc.

Di fatto però in mancanza di specifica normativa la portata della norma indicata in epigrafe si riferisce a tutti i velocipedi.

La ratio della norma e l’intento del legislatore sono certamente garantisti per l’incolumità dell’utente ciclista ma di fatto lo standard tecnico della costruzione delle piste ciclabili esistenti è certamente lontano dalla perfezione e alcuni punti delle piste stesse (come le entrate e le uscite delle medesime ciclabili o i vari attraversamenti presenti all’interno) si rivelano assolutamente pericolosi per la stessa incolumità del ciclista che da soggetto tutelato si trova ad essere soggetto debole.

Pertanto sembrerebbe auspicabile ad esempio un superamento dell’obbligo di utilizzo delle piste ciclabili quando non vi siano garanzie di sicurezza all’imbocco o all’uscita delle stesse (es. la pista è collocata sul lato opposto della carreggiata che il ciclista sta percorrendo).

Inoltre è doveroso altresì fare un breve riferimento al comportamento che il ciclista deve obbligatoriamente rispettare allorché si accinge, una volta terminato il tratto della pista ciclabile, a immettersi nuovamente sul tratto di strada che già originariamente stava percorrendo.

Infatti ai sensi dell’articolo 377, comma 7 del Regolamento di Attuazione del C.d.S. “ove le piste ciclabili si interrompano, immettendosi nelle carreggiate a traffico veloce o attraversino le carreggiate stesse, i ciclisti sono tenuti ad effettuare le manovre con la massima cautela evitando improvvisi cambiamenti di direzione”.

Pertanto, per riassumere, il “ciclista diligente” in presenza di un tratto di strada affiancato da una pista ciclabile dovrà immediatamente percorrerla, adeguare la velocità al fine di evitare collisioni con pedoni ed animali domestici (che solitamente si trovano sulle piste ciclabili in totale anarchia) prestando la massima attenzione ad intersezioni, passi carrai e attraversamenti e alla fine del tratto di strada ciclabile immettersi nuovamente nella strada originaria con la massima cautela evitando improvvisi cambi di direzione.

Ciò al fine di non essere passibili di sanzioni amministrative in caso di controlli degli Agenti accertatori.

 

 

30 agosto 2012

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