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Inserito il 28 maggio 2012 alle 22:33:29 da Enrico Cavallini. - Letto: (4600)

Leonardo Viglione - Il Leone monregalese

Un breve periodo nelle giovanili, poi una carriera ciclistica da amatore in un continuo crescendo. Lo scorso 20 maggio, a Cesenatico, corona uno dei suoi sogni: vincere la mediofondo della Nove Colli. Ma ne restano ancora tanti nel cassetto. Non resta che provare a realizzarli.

di Enrico Cavallini (foto Play Full e AA.VV.)

Leonardo Viglione

Nato a: Ceva (Cn) il 31 gennaio 1987
Residente a: Mondovì (Cn)

Squadre:
2000-2001: cicloturista nell’A.S.D. Mondo Bike di Mondovì
2002-2003: allievo nel V.C. Esperia Piasco di Piasco
2004-2005: juniores nel V.C. Esperia Rolfo di Piasco
2006-2010: amatore nel G.S. Mondo Bike di Mondovì
2011-2012: amatore nell’U.C. Ezio Borgna Hersh Bike Cycling Team di Savona

Attuale occupazione:
impiegato amministrativo part-time nel settore della sanità

Titolo di studio:
diplomato a pieni voti presso il Liceo Scientifico Statale “G.Vasco” di Mondovì e laureato nella triennale in Filosofia presso l’Università degli Studi di Torino con 110/110 e lode
Ciao Leonardo,
lo scorso 20 maggio hai fatto il colpaccio. La vittoria del percorso da 130 chilometri della Nove Colli ti ha sicuramente fatto balzare agli onori della cronaca. Vincere a Cesenatico ha, senza ombra di dubbio, un'eco mediatica non da poco. Ma ben sappiamo che questa vittoria va a suggellare una condizione di forma ad alto livello, che ti ha permesso di salire sul podio anche a Bra, dove hai colto il terzo posto. Non va nemmeno dimenticato che lo scorso anno vincesti
le mediofondo dell’Acquese e della Malatestiani oltre alla categoria nei percorsi di mediofondo della Coppa Piemonte e nel Campionato Italiano Mediofondo Udace. Non ci resta che conoscerti più approfonditamente.

Partiamo dagli inizi. A quanti anni sei salito in bici e qual è stato lo stimolo principale?
In famiglia nessuno ha mai seguito il ciclismo, ma mio padre sin da piccolo mi ha portato a fare dei giri prima con la BMX e poi con la bici da corsa, che un giorno gli chiesi di comprarmi. Lui correva in moto da Enduro, ma non mi ha mai inculcato il suo sport, facendomi provare oltre alla bici, il nuoto, lo sci ed il trekking e, con il passare degli anni, mi sono sempre di più appassionato al ciclismo conquistato dal senso di libertà e dal contatto con la natura che sa donarmi, ed esaltato dalle gesta dei miei amati campioni. Ricordo ancora i lunghi giri affrontati con mio padre da bambino. La voglia anche di misurarmi e di competere mi ha poi portato ad iscrivermi da allievo, dopo due stagioni da cicloturista con la Mondo Bike in cui sono ciclisticamente cresciuto, nel sano ambiente dell’Esperia Piasco, dove ho accumulato preziose esperienze. In seguito ho deciso di non intraprendere la carriera dilettantistica; credendo in uno sport pulito ed armonico da interpretare prima di tutto come un divertimento, da vivere tutto con passione, entusiasmo e fantasia e, finalmente maturando fisicamente e con i primi risultati, sono costantemente migliorato fino ai livelli in cui mi trovo ora.

Sei molto giovane. Di cosa ti occupi durante la giornata?
Lavoro come impiegato amministrativo part-time agli sportelli di un centro prelievi nel settore della sanità. In genere lavoro di mattina e quasi sempre il sabato anche se al pomeriggio riesco a gareggiare nelle vicinanze. Mi sveglio molto presto alle 5.45 perché lavoro a 30 km di distanza ed inizio a lavorare prima delle sette, ma verso l’una sono di nuovo a casa. Pranzo. Poi mi riposo, nella bella stagione anche diverse ore, e parto in bici per il mio allenamento che è in genere di due ore. Dopo la doccia, ed eventualmente la merenda, mi rilasso e, dopo cena, sto sveglio ancora un po’ davanti al computer o alla tv e vado dormire verso le dieci.

Sei uno specialista delle salite, avendo già vinto numerosi titoli legati alla specialità. Quando la strada si impenna non ce n'è più per nessuno. Come mai?
Effettivamente sono stato per quattro anni consecutivi dal 2007 al 2010, fino a quando ho deciso di parteciparvi, Campione Regionale della Montagna Udace. La mia prima vittoria assoluta è stata una cicloscalata e tra i miei 25 successi in carriera ben 17 sono cicloscalate. Nel 2011 sono rimasto imbattuto vincendo nove gare su nove partecipazioni. Tuttavia non ho mai vinto una cronoscalata e non mi ritengo uno scalatore puro, non solo per il  mio peso che è superiore ai 70 kg, ma perché ho anche delle doti di velocità e fondo che in genere gli specialisti non hanno. Di cicloscalate ne ho vinte molte perché so gestirmi e ho una grande capacità di soffrire e, se  riesco ad arrivare alla fine davanti; allora sì che non ce n’è più per nessuno perché sono molto potente e veloce.

A Cesenatico, dove ti abbiamo visto vincere una volata al fulmicotone, addirittura dando due bici di distacco al secondo, quindi sapevi di essere anche veloce. Quando sei diventato consapevole di questa tua qualità?
Non ne ero a conoscenza nelle giovanili, ma nei primi anni da amatore ho capito che nelle volate in salita potevo dire la mia. Lo scorso anno poi sono molto migliorato e i miei due successi più prestigiosi del 2011, ossia le mediofondo dell’Acquese e della Malatestiani, sono arrivati proprio grazie a questa mia qualità. Un volatone da gara in circuito è molto difficile che lo vinca anche perché bisogna avere molta malizia, ma diciamo che dopo corse dure e specialmente mediofondo o granfondo confido molto nel mio sprint specialmente su arrivi in leggera salita e in gruppetti ristretti. Sono in grado di disputarlo anche avendo crampi come mi è capitato nelle tre mediofondo che ho vinto, ma devo giocarmi la vittoria perché altrimenti mi mancano certi stimoli.

Quando ti sei reso conto che avresti potuto vincere?
Alla Nove Colli il mio team manager Emiliano Borgna ci credeva almeno già da questo inverno, da quando mi ha spinto a disputarla per la prima volta. Anch’io, nonostante un avvio di stagione sfortunato e non proprio felice, nonostante due vittorie in cicloscalate ed il podio di Bra, sapevo già che potevo giocarmela, ma ogni giorno è diverso e, quando sono rientrato in cima alla seconda salita sulla testa della corsa sentendomi ancora bene, ho capito che era proprio il giorno giusto che avevo atteso. Ho dovuto solo tenere duro sul Barbotto tirando fuori davvero tutta la grinta che avevo in corpo, ma quando si è formato il quartetto decisivo davanti ormai ero più che mai proiettato verso il successo, che è arrivato con la volata che avevo sognato da mesi.

Qual è stato il primo pensiero appena hai tagliato il traguardo?
In corsa sono stato calmo, fiducioso, motivato e concentrato fino alla fine e ho pensato spesso alle parole del mio team manager Emiliano Borgna, alla gioia che avremmo provato se il nostro sogno si fosse avverato. Quando ho tagliato il traguardo, folgorato da un’emozione davvero troppo grande, per un po’ non so neanch’io cosa ho fatto, ma sicuramente quando ho realizzato la portata della mia impresa, oltre alla mia personale soddisfazione, ho pensato subito alla gioia che avrei condiviso con i miei cari, con tutte le persone che mi vogliono bene, tra cui Emiliano che è la persona che più di ogni altra ha creduto in questo mio sogno che si è avverato.

Dal tuo punto di vista, come consideri questa vittoria: studiata e ben programmata o un gran colpo di fortuna?
Questa vittoria non l’ho né studiata né programmata con allenamenti mirati, ma l’ho sognata proiettando tutto me stesso verso quel traguardo sorretto dalla mia passione e dall’amore che è nato in me per quei luoghi sin dalla mia vittoria alla Malatestiani dello scorso anno. E’ stato certamente un grande dono del destino, ma non è stato un colpo di fortuna perché dopo tutto non ero il primo arrivato e poi certi accorgimenti li ho avuti come quelli di provare in auto tutto il percorso il sabato sera precedente alla gara.

Ti affidi ad un preparatore o lasci la preparazione al caso?
Il mio allenamento giornaliero in genere è dai 60 ai 70 km con più di 1000 metri di dislivello sviluppato in tre o quattro salite percorse ad alta andatura con volate in cima, allunghi ogni tanto e sprint piano finale. Se poi riesco a percorrere dei tratti dietro motore è ancora più allenante ed è soprattutto molto divertente anche se rischioso. Riposo totalmente dalla bici in genere due volte alla settimana e in autunno per tre settimane per poi ricominciare fino a dicembre con sedute di palestra ed allenamenti di fondo. Poi aumento progressivamente i chilometri settimanali con dei tratti cronometrati e dei “lunghi” al mare la domenica. I miei mesi migliori sono maggio e giugno e a stagione avviata faccio solo allenamenti al massimo di tre ore, ma la salita non manca mai. Vivo in una bellissima zona come il monregalese, molto varia con colline e montagne e anche pianure ed i miei allenamenti sono tarati sul mio territorio, le mie sensazioni fisiche e le gare a cui devo partecipare, che decido quasi tutte già ad inizio stagione. Molti mi dicono che non mi alleno abbastanza. Effettivamente lo scorso anno ho finito con 12000 km. E poi che soprattutto dovrei farmi seguire da un preparatore. Io sono contento di come sono e non seguo né tabelle né diete particolari. Tolta la discesa in cui non  eccello, sono molto completo. Mi conosco e mi so gestire e soprattutto mi diverto in bici. Quello che mi piacerebbe migliorare ancora è la resistenza e la forza in salita ed ammetto di non essere molto magro, ma ho paura di snaturarmi e di finirmi con allenamenti lunghi, che il mio fisico non sopporterebbe, perdendo la brillantezza necessaria soprattutto nelle corse in salita ed in linea a cui non voglio rinunciare. E poi con l’età sto ancora migliorando e, grazie anche alla mia squadra e ai miei risultati, sono ricco di stimoli positivi. Magari tra un po’ di tempo deciderò di farmi seguire da qualche preparatore, ma per ora va bene così.

Ti dedichi prevalentemente ai percorsi di mediofondo. E' un problema di tempo per gli allenamenti o perché la concorrenza è di livello meno elevato?
Tolta la prima stagione negli amatori in cui ho iniziato con le mediofondo, fino al 2010 ho disputato in pratica solo granfondo conquistando ben due titoli consecutivi di categoria nella Coppa Piemonte e piazzamenti importanti come il podio nel lungo della Noberasco del 2010. Più di trenta sono i piazzamenti nei dieci collezionati tra granfondo e mediofondo in questi anni da amatore. Nel 2011 ho deciso di ritornare ai medi per provarne a vincere qualcuno, e ci sono già riuscito, e soprattutto per i miei impegni agonistici. Ho un buon fondo naturale ed avrei il tempo per allenarmi, anche se come ho detto non percorro tanti chilometri nell’anno, ma corro una cinquantina di gare in stagione spesso gareggiando due volte nel week-end e partecipando ad una ventina di granfondo, quindi disputare sempre i percorsi lunghi sarebbe davvero troppo impegnativo per il mio fisico. E poi certamente nelle mediofondo le probabilità di successo e, paradossalmente anche quelle di insuccesso, sono più alte delle granfondo in cui emergono veramente i più forti, spesso ex professionisti o dilettanti, che purtroppo a volte, però, non sono tanto puliti, e io voglio esserlo sempre. Sicuramente riconosco che i percorsi lunghi sono le vere granfondo, essendo più duri, belli e prestigiosi e per questo in futuro pian piano ritornerò a disputarne sempre di più.

Sei al secondo anno con la compagine savonese dell'UC Borgna. Come ti trovi con loro?
Io mi trovo benissimo con la mia squadra. Prima correvo nella società del negozio che frequento ancora oggi, ossia la Cicli Mondo Bike di Mondovì e nel quale sono ciclisticamente cresciuto e, per molti anni, nonostante diverse offerte economicamente più vantaggiose, sono rimasto con loro legato da ottimi rapporti di amicizia, che per fortuna non ho perso. In una cicloscalata con cicloraduno locale nell’estate 2010 ho conosciuto il mio attuale team manager Emiliano Borgna, che mi ha coinvolto nel suo fantastico progetto inserendomi in un team forte, poliedrico e vincente retto da valori pienamente in sintonia con i miei ideali, che mi lascia molta libertà e che dà spazio a tutte le specialità. Emiliano ha soprattutto creduto in me diventando un mio grande amico e nel 2011 sono cresciuto molto collezionando ben 15 successi assoluti. Le emozioni della passata stagione per me rimarranno indimenticabili e si stanno ripetendo anche quest’anno come alla Nove Colli. Io posso quindi dire che non solo mi trovo bene con la mia squadra, ma che sono veramente orgoglioso di farne parte vestendo i colori del nostro mitico Presidente onorario Ezio Borgna al quale è intitolata, perché ci sono lui ed i suoi splendidi familiari a sostenermi con il loro affetto ed entusiasmo e la mia più grande dedica per le mie vittorie va a loro. Il nostro team è poi legato anche al marchio di biciclette Hersh e la mia specialissima tricolore è l’altro orgoglio con cui corro perché è performante e bellissima. Correre con bici simili vestiti della maglia di un grande team come il nostro è il più alto onore per un corridore.

Bene, siamo al termine. Qual è ora il tuo prossimo sogno nel cassetto?
Due sono le granfondo dei miei sogni. Ho deciso di iniziare dai percorsi medi e spero, quando raggiungerò la mia completa maturazione fisica, di potermi giocare anche i percorsi lunghi di queste due gare che sono la Nove Colli, che ho già vinto, ed il Giro delle Valli Monregalesi, la corsa di casa tanto sognata già da bambino - che parte nel mio quartiere - in cui sono arrivato già terzo lo scorso anno. Poi ci sono tante granfondo e gare che mi piacerebbe vincere come la Bra Bra e la Maratona delle Dolomiti, l’altra granfondo più prestigiosa, ma sicuramente vincere il percorso da 200 km della Nove Colli sarebbe davvero il massimo. Quest’anno il successo nel percorso medio era il mio grande obiettivo stagionale e l’ho centrato. Ora vorrei confermarmi uno dei migliori mediofondisti a livello nazionale ben figurando in altre manifestazioni valevoli anche per il Campionato Italiano di Mediofondo Udace che era il mio secondo obiettivo, ma che purtroppo è molto a rischio, siccome ho avuto molta sfortuna nelle prime prove. E poi ci sono altri appuntamenti come l’Italiano Udace su strada, che si svolgerà nella mia città natale, anche se è un po’ troppo facile per me, il Giro della Provincia Granda e tante cicloscalate tra cui il Mondiale Udace sul Bondone in cui vorrei fare bene. Questi i miei grandi appuntamenti a breve termine. In futuro vorrei mantenermi al top nazionale nelle mediofondo e, se mi accorgerò di poter migliorare ancora, trionfare nei percorsi lunghi delle manifestazioni che ho citato in precedenza senza mai dimenticare cicloscalate e corse in linea nervose, che a volte fa molto bene vincere e che sono molto divertenti. Spero che tutto vada bene in futuro. Intanto avevo un grande sogno nel cassetto e questo si è avverato.

Ti ringrazio per la collaborazione.

In bocca al lupo per il tuo prossimo appuntamento.

 
(28 maggio 2012)


 

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