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Inserito il 25 aprile 2012 alle 14:30:11 da Enrico Cavallini. - Letto: (3930)

Manuele Caddeo - Ora mi costruisco una vita

Sale in bici a cinque anni e a sei è già Campione Ligure. Giunge al professionismo dove resta per due anni, fino a che rimane senza squadra e senza contratto. Oggi è uno dei due uomini di punta del TEAM X-BIONIC LAPIERRE, con in mano un diploma da perito informatico e in tasca il sogno di aprire un'attività in proprio.

di Enrico Cavallini (foto Play Full)

Manuele Caddeo

Nata a: Imperia il 2 marzo 1986
Residente a: Imperia
Squadre:
2006 - Monsummanese (dilettanti)
2008 - Matromarco Sensi Grassi (dilettanti)
2009 - Hopplà Seano Bellissima (dilettanti)
2010 - Zheroquadro Radenska (professionista)
2011 - Colnago - CSF Inox (professionista)
2012 - TEAM X-BIONIC LAPIERRE (amatore)

Attuale occupazione:
tecnico Informatico precario con programmi per aprire un'attività in proprio

Titolo di studio:
Diploma Superiore - Tecnico Elettronico/Informatico
Ciao Manuele,
finalmente dopo due secondi posti (a Laigueglia e a Celle) e dopo due terzi posti (a Camogli e a Cervia), domenica 22 aprile, a Casella (GE), è arrivata la prima vittoria. Abbiamo letto una soddisfazione senza pari nei tuoi occhi all'arrivo. Da un passato da professionista che ci sembra di capire che ti abbia deluso parecchio, ad un'attività amatoriale che sembra darti più soddisfazione, in più tutta una vita da realizzare da zero. Proviamo a farti conoscere meglio dai tuoi nuovi fans.

Qual è l'ambizione di un ragazzo che sale in bicicletta per la prima volta e chi ti ha spinto a farlo?
Sono salito in bici all'età di cinque anni e un anno dopo presi parte alla prima gara agonistica con un ottimo risultato: a soli 6 anni ero già Campione Regionale Ligure. La passione della bicicletta è nata così per caso, tanto che in casa mia nessuno l'ha mai avuta.

Sei passato professionista nel 2010 alla Zheroquadro Radenska, per approdare nel 2011 alla Colnago – CSF Inox e poi il Professionismo ha scelto di lasciarti a casa. Come ricordi questa esperienza da pro e cosa ti ha lasciato dentro?
Preferisco non commentare i motivi per i quali sono rimasto senza contratto: ci sarebbero troppi elementi da valutare e molti punti di vista differenti tra me e i vari dirigenti. Ho sicuramente vissuto momenti stupendi e ho acquisito delle esperienze, che altrimenti mi sarebbero state impossibili. Di contro ho passato anche brutti momenti, duri, difficili e a volte anche di abbandono. Ho sofferto parecchio e non è più mia intenzione continuare con il professionismo. Mi hanno lasciato a casa, ho accettato la decisione, ma per questo non smetterò di vivere una vita da atleta.

Ora sei giunto tra gli amatori alla corte di Luigi Isola nel TEAM XBIONIC-LAPIERRE, ad affiancare Giuseppe Sorrenti Mazzocchi. Il tuo inizio di stagione ti ha visto protagonista di numerose granfondo, come abbiamo anticipato, ma è sempre sfuggita la vittoria. Come mai?
Ho appeso la bici al chiodo per circa due mesi iniziando subito a lavorare in una cooperativa, ma senza grande fortuna. Dopo poco l'azienda ha chiuso i battenti a causa della crisi.
A gennaio ho ripreso il mio lavoro, ho continuato a studiare e a fare tirocini, alternandoli ad altri lavori saltuari. Ho ritrovato così anche del tempo per allenarmi. Tornare in bicicletta è stata anche la cura contro un virus che mi portavo dietro da una competizione in Cina. Pensa che a causa di questo presi 8kg di peso in poco tempo, facendomi provare un continuo senso di malessere. La vita sana della bicicletta mi ha aiutato a guarire. Il tempo allenarsi era quindi poco, quindi ho avuto bisogno di qualche mese per raggiungere un livello di forma accettabile per far fronte ai percorsi impegnativi delle granfondo.


Il tuo attuale team, sebbene possa vantare numerosissimi tesserati, presenta un roster agonistico abbastanza ridotto. Oltre a te, sono presenti anche Sorrenti Mazzocchi, vincitore della precedente edizione della Maratona dles Dolomites e Giovanni Pomari. Come ti trovi con loro e con la dirigenza?
Al TEAM X-BIONIC LAPIERRE ho trovato persone stupende, che mi hanno accolto prima come persone e solo marginalmente come forte atleta. Tra noi abbiamo creato un gruppo che ha molto da condividere: bici e granfondo, ma anche lavoro e molti altri aspetti della vita.

Ci sembra di capire che tu non abbia l'animo del “Cannibale” e che ti voglia imporre a tutti i costi, anzi! Da ex-agonista la lotta ti piace, ma ci pare di comprendere che le tue priorità nella vita ora siano altre, o sbaglio?
Non sbagli! Partecipo alle granfondo per divertirmi. Non è mia intenzione sfogare rancori repressi o dimostrare qualcosa che non abbia già dimostrato quando ero professionista. Mi piace partire all'alba con gli amici amatori di tutti i giorni, per passare una giornata come sono abituato: fatica, sacrificio, ma anche gratificazione a prescindere dal risultato. Ho vinto una granfondo, è vero, ma su un percorso così impegnativo, tutti i partecipanti hanno vinto già solo giungendo al traguardo. Non ci si deve focalizzare solo sul vincitore assoluto, ma dedicare la stessa attenzione anche a tutte le categorie. Sono numerosi i vincitori di una granfondo.

Quali sono i tuoi progetti per il futuro, sia ciclistico che privato?
In ambito ciclistico, per ora, ho solo voglia di divertirmi, libero, come non sono stato mai, di interpretare ogni giornata come meglio credo. Nella sfera privata sto seguendo diverse opportunità che mi sono state presentate. Sono un ragazzo ambizioso e voglio provare, senza troppe pretese, ad avviare una attività personale, che spero potrò raccontarvi in un prossimo futuro.

Adesso veniamo al tecnico. Cerchiamo di fare capire ai tuoi ammiratori come ci si deve preparare per potere raggiungere il tuo livello. Che tipo di allenamento segui e quante ore ti alleni al giorno?
Distinguo tra le "giornate libere" e le giornate "tipo palestra". Nelle prime mi dedico alla distanza pedalando  in compagnia ad andature regolari per quattro ore o più. Nelle seconde il tempo diminuisce, ma aumenta l'impegno. In due ore e mezza inserisco esercizi di salite di forza, ripetute, scatti e volate: tutti esercizi che non mi portano via più tempo di una mezza mattinata o la pausa pranzo. Se si riesce a organizzare gli allenamenti dando loro un "significato", si ottengono maggiori risultati piuttosto che stare tante ore in sella "senza senso".


Che tipo di alimentazione segui ora che non sei più pro?
In seguito ai disturbi di tipo gastro-digerenti causati dal virus, ora devo seguire una dieta "obbligata". Vivo di verdura priva di fibre, tanto riso e poca pasta, carne bianca e tanto pesce, ma soprattutto poche “porcherie”, che mi infiammano eccessivamente. Oggi, ben motivato dal nuovo impegno ciclistico, ho trovato la forza per seguire una dieta corretta che mi ha permesso di ritrovare un ottimo equilibrio psico-fisico. Negli anni ho acquisito una grande esperienza in ambito alimentare, per cui conosco i cibi da evitare e quali invece privilegiare. Ma dieta non significa restare senza mangiare: sacco vuoto non sta in piedi. Bisogna mangiare, poco, bene e sovente.

Un consiglio da dare all'amatore medio e uno per l'amatore con mire più agonistiche?
Dividerei tra “mediofondisti” e “granfondisti”: per i primi, che credo siano coloro che hanno meno tempo a disposizione, consiglio di far fruttare le poche ore libere e utilizzarle al meglio possibile, ovvero fare esercizi molto concentrati e mirati - molti preparatori possono aiutarvi con pochi cenni. Gare che non superano le tre ore possono essere preparate con allenamenti intensi da due ore tra i quali inserire, settimanalmente, almeno una distanza da tre o quattro ore, quando è possibile. Per i granfondisti, visto che certi percorsi  arrivano a superare i 2000 metri di dislivello e i 150 chilometri di distanza, beh, un minimo di fondo è necessario per giungere all'arrivo privi di crampi o eccessivamente affaticati. Si dovrà quindi esser preparati a 4-5 ore di sforzo e a sopportare dai 20 ai 40 minuti di salita continua. Importante è conoscere se stessi per dare il giusto ritmo alla corsa evitando di rimanere senza benzina sul finale. Mi raccomando: gli amatori tendono a dimenticare che l'allenamento deve essere seguito dal giusto riposo, per un corretto recupero psico-fisico.

Ti ringrazio per la gentile cortesia.
In bocca al lupo per le prossime corse.

(25 aprile 2012)


 

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