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Inserito il 17 aprile 2012 alle 08:42:53 da Enrico Cavallini. - Letto: (4756)

Marina Lari - La dottoressa bolognese

Spinta dal padre ad accompagnarlo nelle sue escursioni in MTB si appassiona alla bici e inizia l'attività giovanile su strada. La dura lotta tra gli studi e gli allenamenti la costringono a non riuscire a dare il massimo in bici. Sceglie lo studio e ora è una dottoressa in cerca di lavoro con la passione per la bici.

di Enrico Cavallini (foto Play Full)

Marina Lari

Nata a: Bologna il 5 giugno 1989
Residente a:  Bologna
Squadre:
2000 - Agosto - Giovanissimi Cat. G5 - Inizio Attivita' Agonistica
2001 - Giovanissimi Cat. G6 - Sport Reno Team Bologna
2002 - Esordiente 1° Anno - Sport Reno Team Bologna
2003 - Esordiente 2° Anno - Sport Reno Team Bologna
2004 - Allieva 1° Anno - Sport Reno Team Bologna
2005 - Allieva 2° Anno - Sport Reno Team Bologna
2006 - Juniores - Asd. Team Desenzanese (BG)
2008 - Elite Under 20 - Sport Reno Team Bologna
2009 - Inizio Attivita' Amatoriale – Asd. Emira Corse
2010 - Asd. Franchini Sport
2011 - Asd. Team America

Attuale occupazione: in cerca di lavoro

Titolo di studio:
Laureata con 110/110 e Lode in Tecniche di Laboratorio alla Facoltà di Medicina e Chirurgia di Bologna

Ciao Marina, da questa stagione sei entrata nella grande famiglia del Max Team di Bazzano (BO), nella quale militano nomi del calibro di Davide Montanari e Stefano Nicoletti. Di fatto hai preso il posto di leader femminile lasciato da Daniela Ferraboschi. E già da subito hai iniziato a farti vedere.


Sei molto giovane e hai svolto anche dell'attività agonistica “seria”. Come mai sei passata tra gli amatori?

E’ una storia lunga. Quando passai juniores ero anche agli ultimi 2 anni di liceo sperimentale, i più importanti. Riuscii a conciliare entrambe le cose durante tutta la preparazione invernale ma quando iniziarono le corse, le lunghe trasferte e i ritiri, non riuscivo più a trovare il tempo per studiare. Molte volte ero costretta a scegliere tra la bici e i libri sacrificando un giorno una e un giorno l’altra cosa. A metà di quello stesso anno scelsi di abbandonare le gare e di dedicarmi completamente agli studi, la maturità era troppo importante. Fu un scelta difficile da digerire ma obbligata: non potevo continuare a fare entrambe le cose in modo approssimativo, non è nel mio stile. Non pedalai per quasi un anno, poi dopo la maturità decisi di ricominciare a correre e feci alcune gare tra le elite-under 20. Il mio ritorno durò pochi mesi perché a settembre passai il test di ingresso di medicina riappesi la bicicletta al chiodo. Lo studio prima di tutto. L’anno successivo tramite alcuni conoscenti venni a sapere dell’esistenza del settore amatoriale e decisi di buttarmi. Era sicuramente meno impegnativo che il mondo professionistico, non avevo obblighi di nessun tipo e correvo quando volevo. Lo facevo solo per il gusto di correre e spesso senza nemmeno un briciolo di allenamento. Ma mi bastava perché mi divertivo e la bici era il mio antistress in vista degli esami.


Il ciclismo è uno sport duro e faticoso ed è sempre un piacere capire cosa porta una giovane ragazza a fare così tanta fatica. Nel tuo caso qual è stato l'input che ti ha “messo in bicicletta”?

Mio padre è stato l’input. Lui era un appassionato di motocross ma dopo qualche annetto decise, sotto consiglio di alcuni suoi amici, di convertirsi alla mountain bike ben più salutare e soprattutto meno pericolosa per un neo-papà. Ben presto questo sport divenne la sua passione e fin da bambina mi ha sempre portato con lui e il suo gruppo di amici a fare bellissime escursioni. Crescendo la sua passione è diventata la mia e con il tempo crebbe in me anche la voglia di mettermi in gioco. Non essendoci squadre agonistiche di MTB nelle vicinanze mio padre mi spinse verso ciclismo su strada e all’età di 11 anni iniziò questa mia avventura.


Come reputi la tua precedente esperienza da élite? Il confronto con la squadra, con i dirigenti, tra allora e adesso come lo puoi descrivere?

L’ultima squadra da elite in cui ho militato fortunatamente era la stessa squadra storica dove ho iniziato a muovere i primi passi in bici, perciò non fa testo era come correre in famiglia. Ti posso parlare della squadra dove ho fatto il mio anno da juniores, era una squadra molto importante a livello nazionale: aveva anche le elite. Lì il clima era diverso: i dirigenti erano giustamente esigenti e le compagne di squadra (specialmente le elite) pretendevano che tu lavorassi per loro. Io riuscendo ad allenarmi il giusto e arrivando alle gare spesso distrutta perché facevo le 3.00 di notte per riuscire a finire di studiare, l’ho vissuta male. Primo perché deludevo me stessa e poi anche perché deludevo allenatore e compagne. Adesso è tutto diverso, il Max Team è un ambiente stupendo. Oltre a trovare compagni di squadra ho trovato innanzitutto dei veri amici. Andare alle corse con loro per me è un piacere, la tensione della gara è sciolta dalle risate in compagnia. Se va male pazienza, sarà per un'altra volta, se va bene è una festa.


Di cosa ti occupi ora nella vita di tutti i giorni?

Ultimamente, visto che al momento di contratti e/o concorsi inerenti alla mia laurea non ce ne sono, mi dedico alla bicicletta a 360°. Innanzitutto ora che posso mi alleno, da quando ho finito l’università sto recuperando tutti i chilometri che non ho potuto fare in questi anni. In questo ultimo periodo sto anche iniziando a gestire/costruire il sito internet del negozio di biciclette del mio ragazzo. Mi occupo del layout grafico, della catalogazione e dell’inserimento dei prodotti. Presto saremo online e operativi al 100% per tutti gli appassionati delle due ruote.


Sappiamo che sei felicemente fidanzata con Massimiliano Grazia, anch'egli ciclista, anch'egli ex-pro e anch'egli nella stessa squadra. Non è che avete troppe affinità?

Forse sì! Se è vero che gli opposti si attraggono… “Houston, abbiamo un problema”! Scherzo, ovviamente. In realtà penso che solo una persona che condivide la mia stessa passione possa sopportarmi. Andare a correre tutte le domeniche da marzo a ottobre non è cosa facile e costa sacrifici, specialmente a lui che in questo momento lavora tanto. Avere una persona accanto che ti sostiene è fondamentale, spero che continui sempre così.


Sei quindi giunta tra gli amatori in punta di piedi, ti sei accaparrata un paio di secondi posti (alla Perini e a Camogli) e finalmente a Celle Ligure il colpaccio: la vittoria insieme alla compagna Ruggeri. Come li hai vissuti quegli istanti?

La vittoria insieme a Laura è stata molto bella. E’ la prima volta che condivido un’emozione simile con una compagna di squadra, vale doppio. La gara l’ho vissuta davvero bene perché già dai primi km avevamo fatto il vuoto dietro di noi, perciò è stata una cavalcata trionfale dall’inizio alla fine. Avere un amico vicino in gara dà sempre una forza in più, domenica appunto io cercavo di darle la carica nelle salite e lei mi faceva da moto apripista nelle discese. E’ stato davvero divertente.


Quali sono ora i tuoi obiettivi stagionali?

Non ho obiettivi particolari. Quello che desidero è fare ogni gara dando il 100% e anche di più, se arriva il risultato sarà una soddisfazione ulteriore. Gli appuntamenti futuri sono le restanti gare del circuito del Giro delle Regioni e del Brevetto dell’Appennino, in più parteciperò alla mia amata 10 Colli Bolognesi (la gara di casa), 9 Colli e Maratona delle Dolomiti.


Ora una domanda tecnica: come ti pianifichi gli allenamenti settimanali e chi ti segue nella preparazione?

Mi cogli in un momento molto particolare. Ho cambiato da giusto 15 giorni il mio metodo di allenamento mettendomi nelle mani di Stefano Nicoletti. Da novembre, dopo la mia laurea, avevo iniziato a macinare davvero tanti chilometri insieme ai miei compagni di squadra tra cui Davide Montanari e ad altri ciclisti professionisti. Mi divertivo molto ad uscire con loro: le ore passavano veloci e se c’era da allungare con qualche salita in più spesso non disdegnavo. Purtroppo ho un po’ esagerato con le distanze e sono arrivata a marzo un pochino “cotta”. Ora faccio allenamenti più brevi e con lavori specifici sotto la guida di Stefano e mi sto trovando bene. Per vedere i primi veri risultati ci vorrà ancora un po’ di tempo ma sono fiduciosa.


Ultima domanda: più agonismo o... importante è stare bene insieme alla squadra e passare una bella domenica?

Per me sono importanti entrambe le cose. Se corro è perché mi piace l’agonismo e l’adrenalina della gara. Tuttavia penso che la cosa più bella sia passare una domenica tra amici/compagni di squadra ridendo e scherzando tutti insieme. E’ impagabile avere attorno a te persone con le quali ti diverti, indipendentemente da come sia andata la giornata.


Ti ringrazio per la disponibilità e per la bella chiacchierata.

In bocca al lupo per i prossimi eventi.



(17 aprile 2012)


 

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