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Rubriche tecniche Biomeccanica   
Inserito il 06 marzo 2012 alle 22:05:28 da dott. Paolo Forno. - Letto: (2838)

L'importanza delle leve in bicicletta

La leva è la prima "macchina" che sia stata inventata e in bicicletta è una componente principale per la migliore espressione di potenza. Cambiare l'angolo delle leve non è però un'attività da compiere con leggerezza. Maggiori prestazioni non sempre coincidono con un migliore comfort. Un attento biomeccanico saprà posizionarvi in modo di ottenere il migliore bilanciamento tra prestazione e comodità.

dott. Paolo Forno
Il dott. Paolo Forno, è laureato in Scienze Motorie presso l’Università di Torino, ha conseguito il diploma interuniversitario europeo (I.S.E.F. Torino, Facoltà di Scienza dello Sport di Lione, Scuola Federale dello Sport di Macolin, Università di Losanna) sulla Preparazione Fisica negli Sport di squadra e il diploma D.O. di osteopata presso una scuola affiliata al Roi.
Svolge l’attività di preparatore atletico ed osteopata presso il suo studio a Biella, oltre a partecipare come relatore o docente a convegni e corsi sulla teoria dell’allenamento e sull’alimentazione.
Nel precedente articolo a riguardo avevo spiegato l’importanza di far lavorare nel modo opportuno le leve e gli ingranaggi del nostro corpo.
Le leve sono rappresentate dalle ossa, gli ingranaggi dalle articolazioni.

Per capire meglio come sfruttare nel modo più opportuno le leve, faccio un esempio molto semplice e calzante.
Se dobbiamo svitare una ruota della macchina, se si utilizza la chiave in dotazione negli attrezzi di bordo, si fa più fatica rispetto a usare la chiave a croce tradizionale o un'altra apposita che si può ritrovare in officina.
Quindi se si può scegliere, si utilizza sicuramente una chiave col manico più lungo, perché si fa più leva.

Per capire il motivo bisogna ricorrere alla fisica.
In fisica il momento di una forza è dato dal prodotto della forza applicata per il braccio della leva. Quindi se utilizzo una chiave più lunga, aumenterò il braccio e quindi a parità di forza avrò un momento maggiore quindi farò meno fatica a svitare il bullone.
In bici succede una cosa abbastanza simile.

A parità di forza da vincere (rapporto utilizzato al cambio) o espressa dal ciclista, se si riesce a sfruttare meglio le leve corporee, si ottiene un momento della forza migliore e quindi si fa meno fatica a vincere la resistenza data dal rapporto utilizzato al cambio o dalla pendenza affrontata.
Tutto semplice quindi???

Non proprio, perché alzare o arretrare indiscriminatamente la sella per ottenere una leva più favorevole non sempre è la soluzione ottimale perché bisogna considerare il fattore comfort del ciclista, che pur essendo su una bici da competizione, deve poter stare in sella per svariate ore senza risentire alcuna conseguenza al termine dell’uscita o nei giorni successivi.

Quindi la soluzione ottimale risulterà dal compromesso tra le variabili sopra elencate, evitando assolutamente di trascurare la componente preventiva, cioè evitare che quello che non mi fa male oggi, col reiterarsi dei movimenti (pensiamo a quanti giri di pedale si fanno per ogni uscita) possa farmi male domani.

Per questo, come ho spiegato nel precedente articolo, chi si occupa di biomeccanica dovrebbe avere una profonda conoscenza dell’anatomia e della fisiologia articolare, altrimenti certi effetti come possono essere interpretati e prevenuti nel modo corretto?

Sul prossimo numero andremo più nel dettaglio per capire quali siano i parametri ideali per ottenere il mix ideale tra comfort e performance.

6 febbraio 2012

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