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Inserito il 29 settembre 2011 alle 00:52:52 da Enrico Cavallini. - Letto: (4487)

Gianmarco Vignati - Spirito randagio

Salito in bicicletta in tarda età grazie allo sprone di alcuni amici, ha iniziato ad appassionarsi al ciclismo. Dopo qualche mesta apparizione nel mondo delle granfondo, ha trovato il suo ambiente tra i randagi delle randonnèe. Un ambiente dove l'amicizia e la condivisione della fatica e dei momenti difficili vanno a sostituire l'agonismo delle granfondo. Oggi è una delle icone del movimento dei randonneur in Italia.

di Enrico Cavallini (foto Gianmarco Vignati)


Gianmarco Vignati

Nato a: Rescaldina (MI)

Il: 27 novembre 1959

Residente a:  Rescaldina

Squadre: X-BIONIC


Attuale occupazione: Artigiano elettricista

Titolo di studio: 
Perito elettrotecnico

Ciao Gianmarco,
sei senza ombra di dubbio una tra le colonne portanti del “randagismo” italiano, se non la sua massima espressione. Pedalatore infaticabile e inarrestabile, sempre presente a tutti gli appuntamenti più importanti, così come nelle “rando” più note, ma anche quelle emergenti. Ma non solo: anche organizzatore e componente di un team che tanta visibilità la deve all'agonismo, con il quale agonismo non hai proprio nulla da spartire. Facciamo conoscere al mondo degli “scalmanati del pedale” in quale altri modi la bicicletta può dare piacere?

Innanzi tutto è d'obbligo sapere come, quando e perché sei salito in bici per la prima volta. Quale fu lo spirito iniziale?
Ho iniziato con la bicicletta verso i 35 anni. Prima ho sempre camminato a piedi su sentieri di montagna, poi, un giorno, ho voluto provare con degli amici la MTB e così, la prima uscita in bici ha visto come tappa il Colle del Nivolet (da incosciente). E' stata una vera avventura arrivarci. Da quel momento nacque la passione per la bici.

Le randonnèe, questo mondo ciclistico, quasi parallelo alla moda del momento che sono le granfondo, con il quale, a volte, si interseca, scambia dei componenti, una (la granfondo) include l'altra (la rando).  Cosa ti ha portato ad avvicinarti a questo mondo?
Randonnèe o granfondo cambia poco. Cambia invece lo spirito con il quale ti avvicini alla manifestazione e come interpreti il tuo “andare in bici”. In Italia, per cultura ciclista, si è più corsaioli e lo spirito agonistico è alto; ci piace confrontarci con gli altri e scimiottare i professionisti. Nei Paesi d'oltralpe, invece, la competizione ha un peso irrilevante e ci si confronta con sé stessi. Anch'io ho iniziato con le granfondo, per poi abbandonarle e dedicarmi alle randonnèe, dove ho trovato la mia giusta dimensione.

Randonneur, in francese, significa escursionista, ma in Italia ci piace tradurlo in “randagio”, proprio per il suo animo da pedalatore indipendente, non vincolato a orari, medie e posizioni in classifica. Spiegaci meglio il concetto di “randagio”.
“Randagio” è un modo di interpretare la bicicletta: sei tu e il tuo mezzo meccanico, armato del necessario per superare le difficoltà che incontrerai sul percorso, indifferentemente che sia lungo o corto. Non necessariamente pedali da solo, anzi, con il tempo stringi nuove amicizie con compagni di viaggio con cui condividi molte ore insieme, di giorno e di notte, tra mille difficoltà. In questo ambiente ho stretto delle amicizie vere. Quando pedali per tre o quattro giorni di fila, la stanchezza aumenta e nonostante tutto si continua con il sorriso sulle labbra e aiutandosi l'un l'altro.

Qual è stata la rando che ti ha segnato di più e perché, ovviamente?
Ahi, qui il cuore sanguina! Parigi-Brest-Parigi del 2007. Dopo 450km lo stomaco e l'intestino vanno in black-out; sto male da morire! Un dolore che mi affliggeva il ginocchio sin dalla partenza mi ha costretto a prendere dei medicinali e il fisico si è ribellato. Risultato: l'abbandono con le lacrime agli occhi. Da lì è nata la voglia di rivincita e la mia sfida verso le randonnèe. E' stata un'esperienza che mi è comunque servita.

Prepararsi per le randonnèe significa pedalare tanto, ma proprio tanto. Allenamenti lunghi
e spesso che prevedono anche uscite notturne. Che lavoro svolgi per avere a disposizione così tanto tempo?
Giusto! Serve pedalare tanto, ma senza avere la necessità della prestazione. Io sfrutto le rando domenicali come preparazione per le successive, allungando nel corso della stagione la distanza e le difficoltà. Nel 2011, complici il brutto tempo, l'organizzazione della Rescarando e il mio lavoro, non sono riuscito a dedicarmi alle uscite infrasettimanali come preparazione, quindi ho partecipato a qualche rando in più alla domenica.

Sei sposato, hai figli? Come coniughi il tutto anche pensando alla famiglia?
Sono sposato e ho una figlia. Finché la figlia è stata piccola, la bici la usavo saltuariamente, ma ora è un più grande e indipendente, per cui, ringraziando mia moglie che sopporta il mio randagismo, qualche volta cerco di coinvolgerle nelle trasferte più lontane che viviamo come una vacanza.

Sei anche organizzatore, insieme al Team X-Bionic, di una randonnèe. Come si chiama, dove l'hai organizzata,  qual è stata la partecipazione e, soprattutto, la ripeterete?
Grazie al TEAM X-BIONIC, nelle persone di Luigi e Stefano, siamo riuscita a organizzare la “Rescarando – ricordando Emauele”, una rando da 300km che si è svolta a Rescaldina (MI) il 27 marzo 2011. E' stata una bella manifestazione con più di 200 ciclisti e i commenti lasciati sui vari blog e gli articoli delle riviste, ne hanno parlato molto bene. Sicuramente è un'esperienza da ripetere, tanto che ci incontreremo proprio in questi giorni per pianificare l'edizione 2012. Rivolgo fin d'ora l'invito a tutti i ciclisti “randagi”, e non, a partecipare.
 
Siamo quasi alla fine... tieni duro! Il mondo delle rando sta acquisendo parecchi ciclisti provenienti dalla granfondo, così come gli organizzatori delle granfondo stanno inserendo dei percorsi rando nelle loro proposte. Riusciresti a “vendere” una randonèe a un granfondista? Ti va provarci (ossia prova a fare opera di “conversione spirituale”)?
E' semplice ciò che mi chiedi. A un granfondista abituato alla competizione va il mio invito a prendere parte ad una manifestazione, sia questa una rando o una granfondo, non con l'andatura determinata dal ciclista che lo precede, ma con la propria. Il risultato finale sarà averci impiegato un quarto d'ora in più, ma avendo visto il panorama e non solo il manubrio della propria bicicletta. Avrà parlato anche con altre persone (senza prenderle a brutte parole) e avrà fatto nuove conoscenze.

Eccoci alla fine. I tuoi impegni futuri da ciclista?
Intanto cominciamo a finire la stagione 2011 che è iniziata il 14 febbraio e dopo 28 randonnèe non è ancora finita! Il più vicino è l'Eroica a Gaiole in Chianti (SI), poi la Chocotour di Tavenola (CO) da 200km per trovare gli amici e salutarci per il fine stagione.
Quest'anno le rando lunghe, quelle sopra i 1000km, mi hanno portato in Francia, con la PBP, la Boudoux-Saint Michel-Boudoux e “Le 1000 du Sud” in Provenza. L'anno prossimo? Vedremo! Sicuramente sarò alla ricerca di nuovi percorsi e nuove sfide.

Ti ringrazio per la gentile collaborazione e ti auguro un in bocca al lupo per i prossimi appuntamenti.

Enrico Cavallini

(28 settembre 2011)




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