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Inserito il 28 settembre 2017 alle 12:19:57 da enrico. - Letto: (379)

Granfondo di Casteggio: buona la prima

Pioggia, nebbia e freddo condizionano la partecipazione della prima edizione della granfondo pavese. Paesaggi che sarebbero stati splendidi se baciati dal sole. Leggiamo come è andata la giornata per mano di Davide Sanzogni, partecipante, ma anche coorganizzatore.

(Testo di Davide Sanzogni foto Play Full)

Ed eccomi qui a raccontarvi come ho vissuto la prima edizione della Granfondo di Casteggio. Subito però devo mettere le mani avanti e confessarvi un enorme conflitto di interessi, dato che al 99% il percorso è farina del mio sacco, il restante 1% ovvero la collocazione dell'arrivo, che verrà migliorata, è stato invece frutto di un insieme di circostanze anche esterne l'organizzazione.

Come potete immaginare giungo a Casteggio di buon mattino ed abbastanza agitato. Naturale, essendo stato coinvolto in questa folle idea di creare un evento dal nulla, per giunta a stagione in corso, e come ciliegina sulla torta con delle previsioni meteo tutt’altro che favorevoli che nei giorni appena precedenti ci hanno costretto a modificare entrambi i tracciati, eliminando l'ultima salita di Fortunago solo parzialmente compensata per il lungo dallo scollinamento al Passo del Penice, inizialmente non previsto. Con me viaggia Elio, un giovane laureato in scienze dello sport, con un passato importante nel canottaggio, che ora sta entrando nel mondo delle due ruote. Abbiamo già ritirato sabato i dorsali ed il ricco pacco gara composto da integratori, calzini e telo bagno nella giornata di sabato, per cui la preparazione è piuttosto rapida.

Nel mentre, sopraggiungono gli amici della RAT, Ride All Terrain, squadra con base a Pavia dove vivo ma atleti sparsi anche tra Milano e Varese. La tensione si stempera, qualche battuta e anche il timore di correre sotto la pioggia passa. Mi dirigo in griglia, in compagnia di alcuni atleti della Rodman Azimut. Non siamo in molti ma di questi, tanti sono quelli che conosco e ne approfitto per salutarli e ringraziarli anche di essere venuti a correre, nonostante il meteo minaccioso. Ad un certo punto prendo la mia bici che avevo lasciato a ridosso delle fettucce e la sposto più indietro per partire con due amici, entrambi di nome Alberto, che militano nella BeBikers.

Chiacchierando con loro tempo vola, tanto che accendo il computerino solo pochi minuti prima del via. Questo avviene ad andatura controllata per alcune centinaia di metri e poi al solito si parte a tutta agevolati dalla strada che sale subito versso Montalto.

C'è un principio di selezione, ma le pendenze pedalabili consentono di resistere in scia. Odo un rumore brutto, e’ il cambio posteriore di Paolo Castelnovo del team MPfiltri che si blocca strappando il forcellino, gara finita per lui, peccato, oggi avrebbe potuto giocarsela.

La successiva discesa, su asfalto perfetto ma reso viscido dalla pioggia caduta poche ore prima ottiene l'effetto di spezzare il gruppo. Anche la cappa di nebbia che ci circonda coprendo lo scenario della vendemmia in corso invita ad usare la testa ed i freni, oltre che le gambe.

Segue un breve tratto in falso piano dove provo a tenere la ruota dall’amico Corrado Dossi della Rodman, ma quando la strada riprende a salire con continuità mi defilo. Fortunatamente dopo poco vengo raggiunto da tre atleti della Orsi che hanno un passo più consono. Con loro e con il forte bulgaro Kristiyan che ci raggiunge di lì a poco scolliniamo al Carmine.

La discesa è di nuovo su buon asfalto ed ora anche asciutta, addirittura il cielo sembra aprirsi ma sarà solo un'illusione.

Al bivio del medio gli orsi ci salutano, mentre in cinque proseguiamo verso il lungo: io, il già citato Kristiyan del team Papounti, il forte Aicardi dei Bindella, Michele Franzi del gio' n'dent e Facchini del team Isolmant.

Kris e Aicardi si spartiscono a lungo l'onere di tirare imponendo un ritmo intenso ma costante.  Nei pressi del secondo ristoro di Cicogni anche Michele rompe gli indugi con alcune trenate che si fanno sentire. Tuttavia il gruppo resta coeso e dopo una breve discesa riprendiamo a salire verso il passo Penice. Davanti a noi intravediamo due maglie che proseguono a distanza di qualche decine di metri l’una dall’altra. Riconosco essere Davide Bontempi del Biemme e Corrado che si volta e ha deciso di rallentare dopo essersi reso conto che non c'era spazio per rientrare sui primi.

Nel frattempo inizia a piovere, io scollino al Penice con qualche metro di ritardo che per fortuna recupero ad inizio discesa. Inizio a sentire freschino, con i manicotti e la maglia ormai zuppi, ma sono troppo impegnato a tenere le ruote per tirare fuori la mantellina. Almeno sono riuscito ad alimentarmi con regolarità.

Lunga discesa verso località Le Moline, dove ci ricongiungiamo con il percorso medio imboccando la salita per Valverde. È breve ma intensa ed io e il mio omonimo perdiamo contatto con il resto del gruppetto. Quando la strada spiana, Davide cerca di tornare sotto trascinando anche me ormai al gancio. Arriviamo sotto entrambi esausti e quando di nuovo la strada sale prima io e poi lui perdiamo di nuovo contatto. Dispero di tornar sotto, ma per fortuna, un attimo di rilassamento o un atto di buon cuore da parte del gruppetto all'imbocco della discesa consente ad entrambi il ricongiungimento. A causa del cambio di percorso ora ci aspettano più di 30km senza difficoltà. Per fortuna ha smesso di piovere e la strada inizia lentamente ad asciugarsi. La discesa è bella anche se, spostando il mio peso sulla sella, in una curva perdo per un attimo il posteriore senza conseguenze.

Procediamo in fila indiana alterandoci a tirare, ciascuno secondo i propri mezzi. I miei invero non troppo esuberanti, soprattutto dopo un principio di crampi verso la fine di un turno.

Gli altri martellano invece di brutto, Aicardi ad un tratto ci trascina oltre i 55 km/h, e così in un lampo ci troviamo alla periferia di Casteggio. Qui iniziano gli ultimi 3 km vallonati e non ne ho davvero più. Inoltre non ho nessuna intenzione di partecipare alla volata essendo quello che ha tirato di meno. Pertanto mi lascio sfilare e arrivo sul traguardo in solitaria con circa un minuto di ritardo. A caldo mi fermo a parlare con l'organizzatore, Vittorio Ferrante, per riferirgli alcuni aspetti su cui sarà necessario lavorare in vista della seconda edizione anche se nel complesso tutto è filato abbastanza liscio.

L'unica cosa che mi spiace è di non aver rivisto e ringraziato tutti i miei compagni di giornata.

Mi dirigo alla macchina dove recupero il materiale per la doccia e togliermi il freddo dalle ossa.

La logistica, essendo un centro sportivo polifunzionale è proprio comoda: traguardo, doccia, pasta-party (ragù, tacchino e fagioli, focaccia e un pezzetto di crostata). Ci fosse stato il sole c’era anche la possibilità di stare all’aperto nel giardino vicino alla piscina.

Così comunque c‘è tutto il tempo di chiacchierare mentre vengono allestite le premiazioni e inaspettatamente e con un certo imbarazzo, vengo premiato anche io in quanto primo della mia categoria... a quanto pare dovevo disegnare una granfondo e correrla sotto la pioggia circondato da amici per riuscire a salire sul gradino più alto. Parafrasando una celebre pubblicità, dividere questa soddisfazione con l'amico Alberto Drisaldi che sale sul secondo gradino e ricevere le congratulazioni per la mia prestazione e per il percorso anche dal vincitore del lungo, Dario Giovine, non ha prezzo.

E’ arrivato anche Elio, purtroppo attardato da una foratura, prontamente riparata dall’assistenza ma, se pensate che non ho avuto lo spazio nemmeno di mettermi la mantellina, figuratevi cosa vuol dire perdere cinque minuti. Purtroppo per lui una gara storta.

Raccogliamo le nostre cose e carichiamo anche Pavel, un simpatico ragazzo russo che partecipa a molte granfondo con buoni risultati (oggi nono assoluto nel lungo), e che normalmente si reca sui tracciati di gara viaggiando in treno e in bici. Oggi si è fatto Pavia-Casteggio prima della gara, a tratti sotto l’acqua. Di fronte a questo autentico spirito amatoriale, quasi autarchico, il minimo è accompagnarlo in stazione per il ritorno, così che non arrivi a casa a mezzanotte.

Anche a me infine non resta che dirigermi verso casa dove, per una volta, alla domanda delle mie figlie se sono arrivato primo potrò rispondere di sì.

(28 settembre 2017)

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