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mercoledì 18 ottobre 2017
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Inserito il 02 settembre 2017 alle 12:15:54 da enrico. - Letto: (1664)

Oetztaler Radmarathon: quando la montagna diventa regina

Sono solo quattro passi, verrebbe da pensare, ma la Oetztaler Radmarathon ha un fascino talmente particolare, da attirare anche l'interesse dei professionisti, che hanno voluto farci una gara tutta per loro. Raggiungere il traguardo non è poi così scontato.

(Testo di Michele Bazzani, foto di Michele Bazzani e Oetztaler radmarathon)

La valle dell’Oetz, la Oetztal appunto, a fine agosto diventa il centro internazionale del ciclismo amatoriale e accoglie ciclisti provenienti da tutto il mondo per il consueto happening della Oetztaler Radmarathon, la granfondo che è incubo e sogno di ogni ciclista per l’estrema durezza del percorso: oltre 5000 metri di dislivello concentrati in 230 chilometri. Per questa edizione gli organizzatori hanno raddoppiato ospitando la prima edizione della PRO Oetztaler 5500, gara riservata ai professionisti. Viene coronato dunque un sogno che viveva dal 2003 quando per la prima volta Ernst Lorenzi e il suo staff avevano tentato di abbinare alla tradizionale maratona ciclistica per cicloamatori, una prova per professionisti che ne ricalcasse il durissimo percorso.

Per me è la terza partecipazione consecutiva a questa manifestazione, ma l’emozione si rinnova già dal momento in cui venerdì pomeriggio valico il Passo del Rombo, che sarà anche l’ultima difficoltà della gara, per arrivare a Soelden. Ogni volta che giungo nell’Oetztal resto colpito dalla capacità della gente di questa valle di valorizzare le proprie risorse ambientali, con investimenti innovativi capaci di offrire ai turisti sempre nuove opportunità. Quest’anno la novità da scoprire è la nuova cabinovia Giggijochbahn, appena inaugurata, capace di trasportare fino a 4500 persone all’ora nella zona degli impianti sciistici e sulle piste di mountain bike: anche in questo caso si tocca un nuovo record del mondo.

Appena giunto a Soelden trovo un’atmosfera già elettrica. Tutti sono in attesa dell’arrivo della corsa dei professionisti, che suscita un interesse sorprendente, sia mediatico che popolare. Lo spettacolo su queste strade è garantito e dopo una strenua battaglia sul Passo del Rombo emergerà vincitore il ceco Roman Kreuziger, un nome importante per aprire l’albo d’oro di una gara ambiziosa che aspira a entrare nel massimo circuito mondiale.

Archiviata la corsa dei professionisti è il momento dei cicloamatori che si riappropriano del loro spazio. La Freizeit Arena, centro nevralgico della manifestazione, brulica di ciclisti intenti a ritirare il pacco gara e a scambiare le ultime impressioni della vigilia. Anch’io ne approfitto per salutare i vecchi amici qui presenti, incoraggiandoci a vicenda per quello che ci attende l’indomani. Uno degli argomenti più dibattuti sono le previsioni del tempo: il meteo qui può essere decisivo ed è necessario essere informati a dovere per essere pronti a tutto. Per fortuna le previsioni parlano di sole e temperature miti con rischi di pioggia solo dalla metà del pomeriggio, per cui opto per un abbigliamento leggero contando di arrivare prima del temporale.

Al mattino la sveglia arriva troppo presto, come sempre capita in questi eventi. Fuori è buio pesto, ma compare qualche stella. Le copiose piogge della sera precedente hanno lascio posto a un cielo sereno. L’ottimismo sale via via che ci svegliamo e ci prepariamo. Entro in griglia piuttosto tardi assieme all’amico giornalista Maximilian con cui ho condiviso l’avvicinamento alla gara, piuttosto preoccupato per le sue condizioni fisiche ma forte della sua esperienza a questa gara. Sono certo che saprà gestirsi al meglio. L’attesa è breve, ma tanto mi basta per caricare in pieno le batterie dell’adrenalina. Anche lo speaker contribuisce a rendere emozionante il momento della partenza che esplode con un colpo di cannone e con un gruppo multicolore che si lancia a forte andatura nella strada che ridiscende la valle. Qui le insidie maggiori sono rappresentate da spartitraffico, rotonde e rischi di cadute, per cui cerco di essere molto prudente anche a rischio di perdere qualche posizione di troppo.

L’attacco del Kuthai, prima asperità di giornata, interrompe il lungo tratto ad alta velocità: come risvegliato da un sogno il gruppo comincia ad aggredire le forti pendenze della strada che già dai primi metri si presenta in doppia cifra. Ognuno cerca di prendere il proprio passo, impresa ardua perché la salita è molto irregolare e forte è il rischio di fare subito un fuori giri che pagheremo più tardi. Un brivido mi coglie quando usciamo dal bosco, dove la strada spiana ed entriamo in un verde pianoro inondato dai primi raggi di sole del mattino che lo fanno assomigliare a un piccolo paradiso terrestre. Una rampa al 16% ci risveglia ancora e ci fa capire che il sogno sarà coronato con grande fatica. Però ancora non si sente. Sarà l’aria fresca, sarà il tifo del pubblico, ma mi sento veramente bene e in un attimo sono in vetta. Appena il tempo di riempire le borracce al ristoro e subito giù nella vorticosa picchiata verso Kematen dove in alcuni ripidi rettilinei si toccano velocità folli. L’immagine di un ciclista sdraiato per terra dopo rovinosa caduta, ci induce a una maggiore prudenza. Ma oramai siamo a valle, nella lussureggiante pianura che ci porta dentro l’abitato di Innsbruck. Da qui e per tutta la successiva lunghissima e dolce salita verso il Passo del Brennero, sarà il caloroso tifo della gente ad accompagnare la marcia dei gruppi numerosi che nel frattempo si sono formati. Il passaggio dai centri di Matrei e Steinach regalano sempre emozioni forti con la gente assiepata ai lati della strada per incitare tutti indistintamente, cosa che ci fa capire che stiamo vivendo da protagonisti un bello spettacolo.

La Oetztaler Radmarathon non è infatti una semplice gara, è un’avventura alla scoperta dei propri limiti e delle proprie forze. Cominciamo ad avere notizie sul nostro stato a Vipiteno, dove dopo 140 km di gara aggrediamo la penultima asperità di giornata, il Passo del Giovo, che con i suoi quindici chilometri a pendenza costante mette a dura prova tutti i concorrenti. Dopo due chilometri vedo uno che si accascia a terra per i crampi: “troppo presto, chissà quanto avrà da soffrire” penso a voce alta, mentre cerco di impostare il mio ritmo di salita assieme all’amico Lorenzo. E proprio Lorenzo si appresta a scrivere una delle più belle storie di questa edizione: lo scorso anno era stato respinto dal Passo del Rombo dopo una gara condotta a buon ritmo, ma quest’anno è deciso come non mai a domarlo. Scolliniamo ancora una volta assieme il Passo del Giovo, poi lo vedo sparire dietro due curve in discesa, mentre gli grido che non voglio vederlo fino all’arrivo: lo troverò raggiante proprio dopo il traguardo con il sorriso soddisfatto di chi ha vinto la propria sfida e coronato il suo sogno. Questo traguardo attende tutti per il meritato premio ma prima c’è da affrontare la lunghissima salita del Passo del Rombo. Sono circa 29 chilometri di sofferenza pura, per molti, anche per me. Fin dai primi metri scopro che le sensazioni non sono buone come mi aspettavo. Dopo Moso in Passiria inizia uno dei tratti più difficili con forti pendenze, metto il rapporto più agile che ho e cerco di non pensare a quanto manca per arrivare in vetta. È qui che si vince la propria sfida, è qui che si corona il nostro sogno. A metà salita un falsopiano interrompe le nostre sofferenze.

Mi fermo al ristoro di Schonau per riempire le borracce e ricacciare un principio di crampi. Sono pronto per affrontare gli ultimi otto chilometri più duri: un ponticello introduce a una serie impressionante di tornanti che fanno guadagnare rapidamente quota, con la vista che si allarga sulla valle chiusa dai ghiacciai. Anche se la pendenza è forte e la velocità piuttosto bassa, il morale cresce per la vetta che si avvicina. Sugli ultimi tornanti ci sono esposti i soliti brandelli delle maglie dei mancati finisher degli scorsi anni: uno sguardo di sfida e … “la mia maglia non ci sarà!”. Corro incontro al mio traguardo valicando la galleria che segna la fine delle sofferenze. Per arrivare al Passo ci sono ancora due chilometri piuttosto agevoli che volo via velocemente. Qui incontro il bravissimo Nicolò, alla prima esperienza, con cui ho fatto praticamente gara parallela dall’inizio alla fine. Due parole per dirci che è fatta e ci lanciamo nella bellissima discesa disegnata nella vallata scavata dagli antichi ghiacciai. Il piccolo dente della Mautstelle, poco meno di due chilometri di salita, è una cattiveria gratuita: qui i crampi diventano veri e mi irrigidiscono entrambe le gambe. Ma oramai nemmeno li sento: stringo i denti e supero anche questo ultimo scoglio. Oramai Solden appare in fondo alla valle, lo raggiungo rapidamente preparandomi alla festa finale.

Due ali di folla e la voce dello speaker che dice il mio nome regalano l’ultima emozione di un’avventura che termina, per me come per tutti i finisher, in gloria. La stessa gloria che aveva accolto, poco prima, il vincitore Stefano Cecchini, finalmente sul gradino più alto del podio dopo aver flirtato per anni con la vittoria. La stessa gloria che accoglierà gli ultimi due a tagliare il traguardo, i primi a essere premiati nella festa finale serale, come da tradizione di questa gara che porta rispetto per tutti.

Dopo la festa finale non ho ancora voglia di andare a letto. La felicità prevale sulla stanchezza e la serata prosegue con un paio di brindisi con gli amici di sempre: Adelmo, soddisfatto per aver concluso la prova nonostante il temporale preso sulla discesa finale, e Andrea, incrociato più volte in gara e autore di una bellissima prestazione, con cui avevo condiviso la preparazione e l’avvicinamento alla gara. È veramente bello notare ancora una volta come tutti si sentano vincitori, con un sorriso che si allarga su volti noti e meno noti. Tutti hanno vissuto una bella avventura e in cuor loro, come nel mio, già alberga la voglia di esserci il prossimo anno. Oramai della Oetztaler Radmarathon e delle emozioni che regala non possiamo più farne a meno …

(2 settembre 2017)

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