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Inserito il 13 aprile 2017 alle 17:13:31 da ale.ferrarotti. - Letto: (1551)

Una bella giornata di sole bacia la Granfondo Giancarlo Perini

E' andata in scena domenica 9 aprile la 13ª edizione della Granfondo Giancarlo Perini. La manifestazione piacentina, caratterizzata da un percorso molto impegnativo, inasprito ancor di più dal grande caldo, ha messo a dura prova i numerosi granfondisti accorsi per la manifestazione. Viviamo la manifestazione dall'interno del gruppo grazie al racconto di Davide Sanzogni.

 

(Testo di Davide Sanzogni, foto Play Full )

Domenica 9 Aprile ho preso parte, come faccio abitualmente da un po' di anni, alla GF Perini ottimamente organizzata dall'ex-professionista Giancarlo Perini e dalla squadra che ruota intorno all'omonimo team ciclistico. E' una granfondo che mi piace sia per la sicurezza che offre con la prima ventina di  chilometri in costante ascesa, che per il selettivo percorso che mi consente finalmente di superare i 2500 metri di dislivello per singola uscita in questo 2017.

Non abito lontano, ma colgo l'occasione di dividere parte del viaggio con Giacomino Bollati della RAT Ride All Terrain e Alberto Drisaldi della Bebiker. Anche per Giacomino è un ritorno, mentre per Alberto è la prima. Così il viaggio passa veloce descrivendo quello che ci aspetta e qualche consiglio. In particolare per quanto riguarda l'importanza dei primi  chilometri e l'insidia rappresentata dai numerosi muri in doppia cifra presenti nel finale. In effetti, per quanto io come ogni ciclista non disprezzi la fatica, il "murismo" in se è una perversione che non mi appartiene. Per questo ho optato per un paio di ruote a basso profilo con un bel 29 che in accoppiata al 34 anteriore mi garantisce di superare questi strappi in relativa scioltezza.

Arrivati a Carpaneto, mentre Alberto inizia a preparare le bici, io e Mino ci rechiamo a ritirare i pacchi gara. Io vado allo stand della Coppa Cisalpina, cui sono iscritto insieme ad Alberto. Allo stand la gentilissima Tiziana mi porge i due ricchi pacchi gara e i numeri, premurandosi di scegliere la corretta taglia per la maglia intima Hicari, gadget del circuito.

Tornati alla macchina ultimiamo i preparativi ed entriamo nelle griglie. Anche se la partenza avverrà alle ore 10, già prima delle ore 9 si vanno rapidamente riempiendo. Lì trovo il sempre sorridente Mirko Ziggiotti del team Roadman e il simpaticissimo Andrea Gilardino, mio compagno di team alla Vittoria Cycling Team Cinelli, che rendono piacevole la lunga attesa. Poco distanti sono presenti in griglia anche altri due compagni di squadra: Michael Raggio (che chiuderà 4o assoluto il medio) e Giuseppe Barone che pure in una giornata difficile andrà a premi.

Lo speaker cede infine la parola a Giancarlo Perini che, forse un po' dispiaciuto oggi di non poter pedalare con noi, dopo averci augurato buona fortuna ci ricorda di correre con la testa perché purtroppo lo stato delle strade non è all'altezza del percorso, specie lungo alcune discese.

Finalmente si parte e subito si viaggia forte, nonostante i primi 2 chilometri a velocità controllata.

Tanto che già nei 10 chilometri di falsopiano si rompe il gruppo. Per fortuna il buco viene richiuso ai piedi della prima salita.

Qui provo a guadagnare posizioni ma oltre a sentirmi le gambe legnose verifico una volta di più che quest'anno sono veramente in tanti ad andar forte e mi ritrovo in un gruppetto di inseguitori insieme a Mirko. Un veloce tratto in leggera discesa e poi è tutto un susseguirsi di strappetti alternati a tratti più pedalabili in cui continuo a perdere posizioni fino a Prato Barbieri dove scollinerò con già 6' di ritardo dal folto gruppo dei migliori. Mi è mancato qualcosina oggi, soprattutto rimpiango di non essere riuscito a restare con Mirko con cui certamente mi sarei divertito a condividere questa giornata, ma riguardando i numeri a mente fredda la prima ora di gara l'ho praticamente trascorsa alla soglia.

La discesa di Prato Barbieri si presenta in buone condizioni anche se non tutti sanno disegnare al meglio le traiettorie, così mi porto avanti per evitare ulteriori distacchi e imboccare meglio la salita di Ca' delle Donne. Questa salita, abbastanza impegnativa ma non estrema, mi piace particolarmente e, anche se oggi non brillo, la regolo in una decina di minuti a 4.65W/Kg.

Purtroppo la discesa non è altrettanto divertente e non mi prendo rischi perdendo così contatto dai quattro più veloci con cui ho scollinato, ma confido che il gruppetto appena alle mie spalle, più numeroso, li riprenda rapidamente. Così non sarà, dato che nel paesaggisticamente notevole tratto in discesa che segue non troviamo un buon accordo ed anzi, in vista del bivio per il lungo, veniamo pure fagocitati da un altro gruppo ancor più numeroso.

Per fortuna il bivio e la successiva salita verso Bravi riducono il numero dei concorrenti e contribuiscono a formare gruppi omogenei per livello, cosa che da qui in avanti faciliterà future intese.

Siamo poco più di una quindicina e con noi c'è ora la forte Ilaria Lombardo che, in forza al team Perini, qui è di casa. Non ha gregari con sé e con le unghie combatte, specie nei tratti veloci, per rimanere con questo gruppetto.

Effettivamente ora si viaggia bene e nelle discese siamo in più di uno a trovarci a nostro agio tra cui Federico Regazzo cui rivolgo i miei complimenti.

Anche l'intenso strappo sulla breve ascesa di Baroni su cui scollino finalmente nelle prime posizioni mi risolleva l'umore, nonostante un accenno di crampi. Lo abbiamo passato compatti e ragionevolmente questa è la compagnia con cui chiuderò la giornata.

Un breve tratto di pianura utile per alimentarsi e poi di nuovo su verso il castello di Vigoleno, con il chilometro più duro dell'intera granfondo. Qui grazie al peso e al rapporto da arrotino di cui dispongo non ho problemi a scollinare per primo senza nemmeno forzare.

Seguendo questo buon momento prendo davanti la successiva breve salita resa ancor più dura da alcuni tratti sterrati. Qui raggiungo un vecchio amico, Martino Franzini del team Grosio bike. Mi dice di essere in preda ad una cotta, ma la salita è ormai finita e lo invito ad accodarsi in vista del relativamente lungo tratto di pianura che seguirà tra Castel Arquato e Lugagnano. In questo tratto insieme a Davide Pasquali del team De Rosa e ad un paio di altri faccio la mia parte, con Ilaria spesso nelle prime posizioni, per evitare di incappare in qualche sfilacciamento del gruppo.

Giunti a Lugagnano e ricongiunti con il percorso medio inizia la salita che porta a Costa Rustigazzo da Vincini. Si tratta di una salita molto veloce intervallata da un tratto in discesa e, complice la relativa vicinanza al traguardo che rinnova le energie in alcuni passisti, la prendiamo decisamente di buona lena superando molti atleti del medio attardati, tra cui l'amico Roberto Ferrari dell‘ASD Ediferramenta, e anche alcuni del lungo tra cui, solo momentaneamente, Pavel del team MyWorkBike, tanto forte sul passo quanto in difficoltà sulle sconnesse discese.

Finalmente scolliniamo definitivamente, dopo un extra dislivello di 100 metri rispetto alla passata edizione, e giunti in pianura riusciamo ad organizzare una doppia fila cui collaborano, finalmente, tutti o quasi. Anche Ilaria e il sottoscritto, nonostante le avvisaglie dei crampi si facciano sempre più insistenti.

Arriviamo così allo strappo tanto temuto della Siberia, altra novità di quest'anno, reso ancor più duro dal caldo e dai partecipanti del medio che procedono lentamente (alcuni salgono a piedi spingendo la bici). A me partono i crampi a lungo covati, ma per fortuna, cambiando posizione più volte, da seduto a sui pedali e viceversa, riesco a gestirli.

Discesa: sembra che stia per partire la volata, ma mancano ancora 5 chilometri e quindi, pur ridotti a solo una decina di unità, riprendiamo i cambi. Ai 3 chilometri altri crampi e mi dò per spacciato, spero di non perdere le ruote prima del traguardo ma stringo i denti. Ai 500m c‘è un piccolo rallentamento seguito da uno scatto telefonato di due atleti.

Io decido di partire, prendere la curva che precede il traguardo in testa per star fuori dai guai e poi sopportare il mal di gambe che seguirà. Parto, accelero, curvo e ri-parto. Il traguardo si avvina, i crampi non arrivano ancora, nemmeno il gruppo rinviene. Incredulo smetto di pedalare sul primo tappeto, mentre un altro atleta finalmente mi affianca e mi passa (il tempo si prende sul secondo tappeto, oggi l'ho scoperto, “sapevatelo”).

Una piccola soddisfazione considerato che la 56esima posizione odierna in 4h09' è parecchio peggio del 38° posto dello scorso anno ottenuto con 15' in meno, anche al netto delle modifiche di percorso.

Un paio di saluti ai compagni di gara e soprattutto i complimenti ad Ilaria che risulta la prima donna assoluta, per poi dedicarmi alla colomba pasquale al ristoro dell'arrivo. Peccato fossero finite le fragole, l'anno scorso le avevo mangiate, ma si sa, chi primo arriva meglio alloggia.

Sto chiacchierando con Andrea Orsi, vittima di una caduta ai 20 chilometri all'arrivo mentre era in lotta nelle primissime posizioni del medio quando mi raggiungono anche Alberto e Gianfranco, con la sua inconfondibile bici rosa. Con loro commento la gara e poi mi dirigo alle docce dopo aver lasciato la bici al parcheggio custodito ma non gratuito, visto che era richiesto il contributo di 1 euro.

Dopo la doccia, finalmente è il momento del pasta party ove siamo raggiunti da Mino e da Roberto. Mangiamo e carichiamo la macchina. Siamo già in viaggio quando rivedo Pavel, che pesta sui pedali diretto a casa, zainetto in spalla. Ma quanti  chilometri avrà fatto oggi?

Dal canto mio penso che per fortuna il prossimo weekend sarà Pasqua e dopo tre granfondo di fila è giunto il momento di passare una domenica con le gambe sotto il tavolo invece che in sella.

( 13 Aprile 2017 )

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