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Inserito il 06 aprile 2017 alle 12:44:12 da ale.ferrarotti. - Letto: (1583)

Spettacolo alla Granfondo Dolci Terre di Novi

Una giornata caratterizzata da freddo e pioggia ha caratterizzato la Granfondo Dolci Terre di Novi. Nonostante questo, Davide Sanzogni, ha aggianciato i pedali domenica mattina a Novi Ligure in vista dei 135 chilometri di gara. Anche questa settimana riviviamo l'esperienza di Davide attraverso questo racconto.

 

(Testo di Davide Sanzogni, foto Ufficio Stampa Coppa Piemonte)

Domenica scorsa ho preso parte alla XVI edizione della Granfondo Dolci Terre di Novi. Nonostante la longevità della manifestazione per me era una prima e mi sono avvicinato ad essa con molta curiosità. Nei giorni precedenti la corsa avevo cercato qualche informazione in più sul percorso ma, oltre il volantino presente sul sito del comune e qualche chiacchiera in rete, le uniche cose che sapevo era che nella parte iniziale avrei trovato degli strappi e che il lungo era di circa 135 chilometri per poco meno di 2000 metri di dislivello. Poco male, anzi, andare “a vista” a volte aiuta a divertirsi di più.

Sfortunatamente le previsioni meteo non erano delle migliori e infatti una certa apprensione era serpeggiata tra gli iscritti per il timore di un rinvio. È naturale che non faccia piacere agli organizzatori trovarsi con la metà dei partenti, almeno tanto quanto a noi che pedaliamo garbi poco partire sotto l’acqua. Ma concretamente un rinvio è una cosa molto difficile da realizzare in questo momento della stagione con un calendario sempre più fitto di eventi, non solo sportivi, che rendono difficile l'emissione di nuove autorizzazioni.

Più correttamente era giusto porsi la domanda se ci sarebbero state le condizioni per correre in sicurezza, ma in questo senso le previsioni uscite il venerdì sera su siti affidabili (non i soliti catastrofisti a caccia di click per intenderci) suggerivano come scenario più probabile momenti di pioggia leggera alternati a schiarite.

È quindi con un po’ di apprensione per il meteo che mi reco a Novi Ligure domenica mattina mentre incorro in alcuni piovaschi lungo la strada. Sono da poco passate le  ore 8.00 quando arrivo, con largo anticipo, al ritrovo. Passo davanti all’ingresso del Museo dei Campionissimi dominato dalle due teste in bronzo di Coppi e Girardengo ed entro nell’ampio salone dove ha sede la distribuzione dei numeri e del goloso pacco gara. Barrette di cioccolato Novi (confermo che il buon cioccolato non è solo “sfizzero”), preparati per budino, frollini e delle caramelle Elah che mi riportano alla mente qualche ricordo d'infanzia. Saranno il trofeo che porterò a casa per le mie bimbe.

Appena tornato alla macchina ecco che si mette a piovere via via più copiosamente. Svolgo tutte le operazioni rituali all’interno della vettura mentre valuto serenamente la possibilità di tornarmene a casa e nel dubbio mi mangio la barretta ai cereali presente nel pacco di cui sopra. Sono le 9 passate quando finalmente smette. Non ne ha messa giù troppa e le strade sono ancora un po’ saponate, alla fine ho deciso di entrare in griglia e provare a partire cercando di stare fuori dai guai.

In seconda griglia trovo Claudio Sereno, coraggiosamente con le gambe scoperte, con cui chiacchiero fino a quando non sento bussare alla mia ruota posteriore e trovo l’amico Alberto Fossati, in completo invernale e per giunta con la tosse. Io nel mezzo mi sono attrezzato a cipolla, aggiungendo all’estivo le ginocchiere, le calze lunghe, lo smanicato antivento, i manicotti e la mantellina. Altri hanno avvolto il computerino nel cellophane o hanno messo sopra al casco delle cuffie da doccia. E’ interessante osservare le varie strategie adottate per contrastare il freddo e l’umidità.  Alberto mi fa notare la scritta “Monkey Circus” sul mozzo della mia ruota posteriore, una 50mm assemblata a partire da un cerchio misto alu-carbon. Effettivamente oggi tutti sembriamo far parte di una variopinta carovana.

Le griglie non sono piene, molti hanno rinunciato delegando ad amici il ritiro del dorsale e del pacco gara e di questa scelta non mi sento certo di biasimarli. Non si dovrebbe correre per dimostrare qualcosa a se stessi o peggio agli altri. Secondo me correre dovrebbe fatto perché ci si diverte. Ammalarsi o farsi male andando a perdere giorni di lavoro o pesando sulla famiglia non è per nulla divertente. Bravi quelli che hanno portato in fondo la gara con prudenza e anche chi usando la testa e umiltà ha preferito rinunciare in attesa di giorni migliori. La riprova che nonostante la data il clima fosse tutt’altro che primaverile arriva quando le griglie si compattano a pochi minuti dal via e avverto con un certo piacere il calore emanato da tutti gli altri partecipanti ammassati.

E’ questione di un attimo e finalmente si parte. Subito una rotonda e poi un paio di strappi che allungano il gruppo contribuendo alla sicurezza. Con qualche tira e molla ma senza troppi patemi arriviamo al primo “Mur”. Sarà per rendere omaggio al Fiandre che si corre oggi in Belgio, ma anche qui abbiamo deciso di non farci mancare il cielo plumbeo, il fondo stradale a tratti sconnesso e ovviamente le impennate, seppur fortunatamente tutto in dosi più dolci, come il nome della granfondo suggerisce. Ci metto 4 minuti a percorrere la salita di San Cristoforo. Sono 4 interminabili minuti a 6W/kg ma riesco a stare sulla coda del primo gruppo. All’imbocco della discesa vengo superato da Erica Magnaldi, che oltre ad andare forte in salita guida decisamente bene e risale alcune posizioni. Dal canto mio non forzo in discesa e nemmeno quando, immediatamente dopo, si riprende a salire, così mi ritrovo in un drappello di inseguitori. L’ascesa è irregolare, si alternano falsopiani a tratti più impegnativi ed è in uno di questi che vengo passato da Pascal Bousquet, mio compagno nel Vittoria Cycling Team Cinelli. Provo a resistere ma dopo 2 minuti a quasi 1700 m/h di VAM desisto. Mi ritrovo così nel terzo gruppetto che insegue mentre la testa della corsa è ancora in vista. Per fortuna, forse complice il fatto che la fuga per il medio è ormai andata, davanti fanno un po’ di tattica e rallentano, dandoci modo di rientrare in vista di Mornese ove è posto il primo ristoro.

Apprezzo la solerzia dei volontari pronti a rifornirci al volo, ma siamo decisamente lanciati. Siamo appena a 30 chilometri dalla partenza e ci sono altri tentativi di fuga, anche in discesa. In una di queste ripasso Pascal e cerco di mangiare qualcosa, ma non è propriamente facile, anche perché devo frugare nelle tasche della maglia, sotto la mantellina e l’antivento.

Seguono quattro salite in sequenza: Santo Stefano, Parodi, Cadelpiaggio e Nebbiolo. Sarà il nome dell’ultima salita, saranno i continui su e giù, le svolte, i tombini ben segnalati cui comunque prestare attenzione, ma arrivo in fondo ubriaco. Il gruppo si è definitivamente frantumato, davanti rimane un gruppo di cui fanno parte una ventina di lunghisti tra cui Pascal che mi ha ripassato a doppia velocità in una di queste quattro salite. Alle loro spalle il gruppo in cui mi trovo che insegue a poco più di un minuto. Siamo più numerosi ma non altrettanto determinati tanto che persino io, che certo tra le mie scarse doti non annovero quella da passista, mi trovo a fare il passo in un breve tratto di salita nei dintorni di Gavi.

Riesco anche a scambiare due parole con un vecchio amico della Rodman, Marco Flamigni e con lui ed un’altra dozzina imbocchiamo ad Arquata il bivio ben segnalato per il percorso lungo. Ormai il cielo non è più cupo e anche le strade iniziano fortunatamente ad asciugare. Essere in un gruppo più piccolo e senza la pressione di dover stare attaccato coi denti alle spalle di qualcuno mi fa anche godere di più la situazione.

Dopo una decina di minuti vallonati arriviamo all’imbocco della salita di San Martino di Roccaforte. Sono 6 chilometri al solito irregolari che sgretolano il gruppo. In cinque allungano, altrettanti si attardano. Io e altri tre saliamo vicini ad un passo confortevole, ammantati nella nebbia che sembra dilatare il tempo della salita. Solo il cambio capriccioso di Giorgio Musante e le legittime imprecazioni che ne seguono rompono a tratti il silenzio. Alla fine saranno circa 22 minuti fatti intorno ai 4,4W/kg o in altri termini 17 chilometri/h e 1100m/h di VAM, giusto per chiudere in bellezza le 2h40’ trascorse a 216W medi.

In cima uno di noi si ferma al ristoro, ed è un peccato perché aveva una gran gamba che avrebbe aiutato non poco per andare all’arrivo. Io perdo qualche metro per pulire gli occhiali perché tra la nebbia e la condensa non vedo ad un palmo dal naso mentre da dietro rinviene un corridore. Siamo di nuovo in quattro e iniziamo questa lunga quanto sconnessa discesa. Io voglia di rischiare proprio non ne ho e quando vedo che le traiettorie sono tutte deformate lascio prendere qualche decina di metri di vantaggio ai miei compagni di avventura. Scoprirò all'arrivo parlando con il forte Andrea Natali che non sono stato l'unico a prendere questa decisione. Siamo quasi alle ultime curve quando sopraggiunge anche Marco che è sceso realmente forte e in cui, avendoci già corso insieme, ripongo piena fiducia. Mi accodo così a lui e giunti alla pianura mi metto davanti e vado a chiudere sul terzetto che ci precede.

Ora siamo in cinque, mancano circa 40 chilometri al traguardo e pertanto non tardiamo a trovare l'accordo per impostare una doppia fila che verrà mantenuta fino all'arrivo, a prescindere che la strada scenda o che il fondo stradale sia sconnesso.

Qualcuno ovviamente più forte strappa un poco, qualcuno più stanco tira per poche decine di metri, ma tutti danno il loro contributo nella lunga discesa controvento che ci porta attraverso gli orridi della Val Borbera di nuovo nei dintorni di Serravalle Scrivia, dove rientriamo sul percorso comune al medio.

Ad un paio di bivi rischiamo di sbagliare strada perché i cartelli, pur numerosi, hanno delle frecce troppo piccole per essere correttamente comprese in tempo utile. Diventiamo più prudenti e negli incroci successivi richiediamo a gran voce indicazioni dai volontari. Inoltre in questo tratto c'è un poco di traffico in entrambi i sensi di marcia, ma del resto il regolamento chiarisce senza equivoco che le strade sono aperte al traffico. Per fortuna una moto-staffetta ci precede e la cosa, come dichiaro ai miei compagni di giornata, un po' mi stupisce e al tempo stesso “lusinga” visto che siamo 5 poveri cristi che non si stanno giocando niente o quasi.

Prima degli ultimi 15 chilometri completamente piatti ci sono una serie di strappi che andiamo ad affrontare. Andrea Giusto e Giorgio allungano qualche metro, Marco patisce un poco, mentre io e Andrea Colombatto con la scusa di non lasciarlo indietro ne approfittiamo per rifiatare. Abbiamo iniziato in cinque e chiuderemo in cinque. C'è tempo anche per farsi fare qualche fotografia dai numerosi fotografi piazzati lungo il percorso.

Io ho un po' fame, sia a causa del freddo che grazie alla gamba che oggi girava bene, di certo di calorie ne ho bruciate. Quindi approfitto di essere finalmente in pianura per mangiare un altro gel. Il cartello dei meno 5 chilometri precede di poco una salita di poche decine di metri, l'ultima. Incito Marco affinché tenga duro.

Lui resiste e fino ai 3 chilometri continuiamo con i cambi regolari. Qui c'è un attimo di rallentamento in cui approfitto per ringraziare tutti per la compagnia e il comune lavoro. Ho visto l'ultimo chilometro stamattina arrivando in auto e non mi è piaciuto. Una curva a destra con un cordolo in cemento all'esterno seguita da una rotonda che per essere presa forte va fatta contromano con una siepe che limita la visibilità. Un’eventuale auto che si trovi al posto sbagliato non sarebbe visibile. Ho già deciso che non farò la volata per cui mi metto davanti per sostenere un minimo l’andatura e quando gli altri partono mi limito ad accodarmi con relativa calma. Prendo la rotonda nel senso corretto e imbocco il rettilineo che porta al traguardo, in leggera salita. A questo punto decido di accelerare in progressione giusto per non arrivare troppo staccato, quando vedo Marco piantarsi davanti a me e l'occasione di sverniciarlo, come si fa tra amici, è servita su un piatto d'argento. La progressione diviene una decisa rimonta e lo passo a due metri dal traguardo, forse meno. Giusto lo spazio necessario a girare la bici e torno indietro per stringergli la mano. Entrambi contenti per la giornata e i rispettivi piazzamenti.

Mi dirigo alla macchina dove lascio la bici, con qualche timore dato che ormai sono abituato ai parcheggi custoditi gestiti dagli organizzatori, e poi alle docce magnificamente calde. Uscendo ritrovo Alberto che era nel gruppo appena dietro di noi. Nonostante fosse forte di una ventina di unità non è riuscito a rientrare su di noi più affiatati.

Al pasta-party un piccolo siparietto con un signore del comitato organizzatore che mi chiede se ho corso, dato che mi sono presentato senza il buono con me. Dal canto mio gli dico che, come molti altri, mi aspettavo di trovarlo nella busta col numero, al che mi informa che era sulla parte staccabile del volantino incluso nel pacco gara e scherzosamente mi avvisa che mi aspetta il prossimo anno con entrambi i buoni pasto. Ho imparato qualcosa di nuovo anche oggi, ma del resto paese che vai usanze che trovi.

Dopo aver mangiato mi attardo alle premiazioni per salutare Pascal, che ha concluso sesto assoluto e primo della sua categoria.

Viene infine il momento di rientrare. Mi porto via il ricordo di una gara bella, veramente intensa nelle fasi iniziali e che ha richiesto una buona gestione nel finale. Resta il dubbio di come siano queste colline in una giornata di sole, dato che oggi non c’è stato modo di godere del panorama che in molti mi dicono meritevole. Un motivo per tornare se capiterà l’occasione.



( 6 Aprile 2017 )






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