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Inserito il 28 marzo 2017 alle 11:55:11 da ale.ferrarotti. - Letto: (2543)

Aria di casa alla Granfondo di Sant'Angelo Lodigiano

Una manifestazione diventata la corsa di casa per il camuno Davide Sanzogni, alfiere del Vittoria Cycling Team Cinelli che, anche questa settimana ci racconta la sua esperienza vissuta durante la Granfondo di Sant'Angelo Lodigiano.

 

(Testo di Davide Sanzogni, foto Play Full )

La granfondo di Sant'Angelo è diventata negli anni la granfondo di casa per me dato che, anche se non sono originario del pavese, è qui che ora risiedo. Inoltre, oltre ad essere la prova d'apertura della Coppa Lombardia, è la seconda prova della Coppa Cisalpina, circuito cui partecipo quest'anno.

La vicinanza a casa porta con se alcuni vantaggi. Innanzitutto il fatto che il giorno prima posso recarmi sul posto per ritirare il numero ed il ricco pacco gara: pasta, riso, sughi, bottiglie di vino oltre alla consueta dotazione di integratori. Ma soprattutto la sveglia il giorno dopo è molto rilassata, nonostante il cambio dell'ora.

Mi fa compagnia nei pochi chilometri che ci separano da Sant'Angelo Elio Xibilia, giovane atleta siracusano che avevo conosciuto un anno fa proprio in occasione di questa granfondo e che nel frattempo si è laureato in scienze motorie con una tesi mirata sulla preparazione atletica nel ciclismo.

Arrivati sul posto ultimiamo i preparativi e rapidamente entriamo in griglia, dove trovo Giuseppe Barone, mio compagno di squadra al Vittoria Cycling Team Cinelli, e Tommaso Galli. Durante la notte ha piovuto forte e l'aria è frizzante, tuttavia il cielo tende a schiarirsi rapidamente e la giornata si promette calda e soleggiata. Per via delle strade umide e del tratto in erba da attraversare per uscire dalla pista di atletica su cui sono posizionate le griglie, quest'oggi avremo un via volante.

Arriviamo così compatti al breve strappo che porta alle Terme di Miradolo, superate le quali la sede stradale si allarga e le moto-staffette riescono efficacemente a fermare le auto provenienti in senso contrario. Purtroppo, come noto, le strade pavesi non sono certo dei biliardi, e alcuni tratti sconnessi oltre alla perdita di alcune borracce causano anche delle cadute.

Testa alta e mani ben salde sul manubrio riesco a schivare un concorrente che cade con una lunga scivolata davanti a me. Trovo anche modo di salutare una vecchia conoscenza della Coppa Lombardia, Isidoro Panarese, con cui chiacchiero fintanto che la strada lo consente. Giungiamo dopo una quarantina di chilometri alla deviazione per il percorso corto che affronterà la salita di Montù, ultima asperità invece per gli altri tracciati.

Al solito tiro dritto per il lungo e per la salita di Rovescala. E' una salita irregolare caratterizzata da un'alternanza di strappetti e lunghi falsipiani, cosa che patisco parecchio. Non sento la gamba ancora piena, anche se i valori di cuore e watt sono nella norma, forse pesa di più la consapevolezza che arrivare a premi di categoria oggi è al di sopra dei miei mezzi, togliendomi buona parte della già scarsa carica agonistica.

Così quando in occasione del bivio per il medio il gruppo di testa si sfalda resto un po' troppo passivo nella coda che si stacca. Poco male, prima dello scollinamento che ci porterà in val Tidone si costituisce un gruppetto di sei elementi, di cui fanno parte anche Gianfranco Badini e Marco Mascotto accumunati da due cose: la mancanza di sonno per motivi lavorativi e da due bici particolari, una rosa e l'altra “mucca” (si avete letto bene, intendo dire bianca a macchie nere).

Con loro affrontiamo allegramente la discesa, riuscendo ad accrescere a nove gli elementi del gruppetto. Dopo un breve tratto in pianura imbocchiamo il tratto di salita chiamato dai locali “piccolo Stelvio”. Io ormai mi sono calato nella parte di guida turistica, ed oltre a descrivere ai miei compagni di avventura i chilometri che li aspettano mi alterno in testa a scandire un ritmo regolare.

Similmente, nella ben asfaltata ma ripida discesa di Ruino mi porto avanti a fare strada. Inutile strafare a questo punto, molto meglio unire le forze e arrivare tutti al traguardo.

Nel pezzo di falsopiano che porta a Trevozzo il gruppo cresce ancora e ora siamo in una quindicina, tra cui il forte Pavel Agaronov del team MyWorkBike. Sarà lui a dettare il passo sulla pedalabile ma ventosa ascesa di Montalbo mettendo in fila il gruppo ma senza spezzarlo, consapevole dei chilometri che ancora mancano al traguardo.

Come anticipato ai miei compagni di giornata all'inizio della salita, questa propone nel finale alcune centinaia di metri al 12%, tratto in cui io e Pavel allunghiamo leggermente e ne approfitto per portarmi in testa al fine di prendere nel migliore dei modi, segnalandola agli altri, la secca svolta a destra che nel centro a Vicobarone porta verso Ziano Piacentino. In questo tratto in particolare lavora Alfredo Bonfiglio del team 2 ruote che, essendo in lotta per un buon piazzamento di categoria, ci sprona ad aumentare l'andatura.

Segue l’ascesa di Fornello dove alla domanda su quanto sia lunga rispondo con un laconico “abbastanza da far male”. Iniziamo nel frattempo a superare alcuni concorrenti che si attardano sul percorso medio e poi, dopo un nuovo divertente tratto in discesa, ecco il momento della breve salita di Ganaghello. In questa fase c'è spazio anche per alimentarsi e perché no, anche per chiacchierare.

Nuova breve discesa, un paio di svolte a sinistra, e torniamo a ripercorrere il tratto di strada percorso al mattino in corrispondenza del bivio per il percorso corto dove questa volta svolteremo per l'ultima salita verso Montù.

Anche questa, come quasi tutte le precedenti, alterna tratti di salita a falsipiani ma in aggiunta un forte vento contrario contribuisce a limare le energie. Ivan Bersanetti della Rodman, che non ha mai fatto mancare il suo contributo per tutta la gara, fa un bel ritmo. Ad un certo punto rimaniamo in cinque e poi allo scollinamento prendiamo un piccolo vantaggio. Un attimo di distrazione e prendo decisamente larga la penultima curva prima della pianura, ma con un po’ di sangue freddo e un briciolo di fortuna senza conseguenze.

Ora siamo di nuovo tutti insieme e ci aspettano una quarantina di chilometri di pianura per cui collaborare è fondamentale. Qualcuno preferirebbe la classica fila indiana, col probabile risultato che a tirare sarebbero solo una manciata, ma avendo saggiato in precedenza la buona volontà di molti, cerchiamo di organizzare una doppia fila. All'inizio qualcuno strappa troppo, qualcun altro non si accoda come dovrebbe (cosa cui si pone rimedio facilmente inserendosi in anticipo nella fila che tira) e non sempre le condizioni della strada sono ottimali, ma la velocità si alza ben sopra i 40km/h nonostante il vento contrario e soprattutto almeno metà del gruppetto collabora attivamente.

Ai meno 12 chilometri all'arrivo, galvanizzati dalla meta ormai vicina, cambiamo approccio e alcuni singoli iniziano una serie trenate. Giunti ai meno 5 chilometri dall'arrivo faccio anche io la mia tirata nell'ultimo tratto vallonato, prima di ringraziare tutti per la compagnia e prepararmi in vista della volata finale.

Non che siano il mio pane le volate, né che mi importi più di tanto essere qualche posizione avanti o indietro. Ma una volata condotta in sicurezza, senza strafare e giusto per non chiudere ultimo del gruppetto ci sta, sento la gamba ancora buona, sicuramente più reattiva che al mattino.

Ultime curve, destra, sinistra, qualcuno del medio da schivare, un paio di quei pochi che non hanno collaborato che inaspettatamente ritrovano le forze e via, anche per oggi abbiamo dato. Un breve giro di strette di mano con i ragazzi che mi hanno fatto compagnia per tanti chilometri e mi reco al ristoro nei pressi dell’arrivo dove mentre mangio un po’ di frutta disidrata e bevo una coca ritrovo Isidoro che ha agguantato un ottimo podio di categoria. Una volta giunto alla macchina per recuperare il cambio trovo Elio, già lavato, che nonostante una caduta per un contatto con un altro concorrente pure è salito sul podio di categoria del percorso medio. Sarò io che porto bene, ma sembra che oggi abbian vinto tutti qualcosa tranne il sottoscritto, ah ah ah!!

Alle docce scambio due parole con alcuni membri del team Trapletti, tra cui Andrea Natali che ha chiuso il lungo in decima posizione assoluta, dopo un tentativo di fuga, in una gara caratterizzata da molti scatti nel finale.

Mi reco quindi al ricco e gustoso pasta-party a cui pensavo già da metà gara: pasta, polenta e salsiccia, pane e dolce. Divoro tutto con avidità come sempre quanto sto fisicamente bene e poi inizio a chiacchierare con i vari amici tra cui Alberto Drisaldi del team BeBiker e Giacomino Bollati e Giovanni Turturro del team RAT che pure si sono cimentati con il lungo.

Faccio i complimenti al mio compagno di team Giuseppe, 4o di categoria pur su un tracciato non adatto alle sue caratteristiche di scalatore puro, e ad Andrea Orsi che dopo aver chiuso il lungo in seconda posizione assoluta, dietro all’ucraino e oro para-olimpionico Yehor Dementyev e davanti all'inesauribile Michele Rezzani, ha avuto la forza di tornare indietro di 15 chilometri  per sincerarsi di come stesse la sua compagna, Raffaella Genesi, che pure stava chiudendo il lungo a podio e senza l'ausilio di gregari. Rabbrividisco all'idea dei 30 chilometri di ventosa pianura addizionali.

Un'altra bella storia di sport me la fa conoscere Roberto Ferrari, che oltre ad aver pedalato sul medio fa anche parte dell'organizzazione. Con lui c'è Cesare Cresta, un ragazzo partito niente meno che la sera prima in treno da Gioia del Colle, arrivato a Lodi domenica mattina alle 8:00 e da Roberto portato in auto alla partenza ed ora in procinto di rientrare a casa.

La motivazione: cimentarsi con i percorsi mediamente più lunghi e impegnativi che caratterizzano le Granfondo del nord. In un periodo caratterizzato da “amatori” con radioline ed ammiraglie al seguito sembra una storia del secolo scorso. Per la cronaca Cesare ha chiuso al 22esimo posto assoluto, appena fuori dalla zona premi. Un po' estremo forse, ma decisamente forte.

Mentre chiacchiero con Roberto, questi viene raggiunto da Vittorio Ferrante, il vulcanico organizzatore di Sant'Angelo, cui porgo i miei complimenti per i molti punti di forza della manifestazione a partire dalla logistica molto buona, senza contare il gustoso pasta-party e il ricco pacco gara. Certo non si può nascondere che l'incuria della rete stradale da parte di quegli enti che dovrebbero mantenerla sta rendendo molto difficile lo svolgimento di questa manifestazione, senza contare i disagi quotidianamente vissuti da chi circola su queste strade.

Per questo motivo importanti novità si annunciano per le prossime edizioni, mentre nuove manifestazioni quali la Granfondo de Penice (Zavattarello – 4 Giugno) e la Granfondo di Casteggio (10 Settembre) sono già in calendario quest'anno, con percorsi nuovi, suggestivi e con un manto stradale all'altezza delle nostre specialissime. Sono percorsi che conosco direttamente e non vedo l'ora di farli in gara, ma intanto pensiamo a riposarci, che domenica prossima si va a scoprire un percorso per me inedito, quello della Granfondo di Novi.

( 28 Marzo 2017 )






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