Articoli 
mercoledė 23 ottobre 2019
Granfondo Randonneč Cicloturismo Appunti di viaggio Rubriche
Sezione randonneč    
Inserito il 28 novembre 2010 alle 13:09:18 da Enrico Cavallini. - Letto: (5109)

Enrico De Angeli - Il Re delle rando

Cinquant'anni (di cui 40 passati in bici) di Arona, sulle sponde del Lago Maggiore, nel mondo delle randonneè è un idolo. Nell'ambiente dell'ultracycling è invece un avversario pericoloso. Giunto 4° alla RAAM del 2004, è in procinto di preparare la prossima. Per il momento l'obiettivo è focalizzato alla Paris-Brest-Paris del 2011. Collaboratore in un'azienda di integratori, tiene ben celato il suo sogno del cassetto.

di Enrico Cavallini (foto archivio De Angeli)

Enrico De Angeli

Nato a: Milano

Il: 14 febbraio 1960

Residente a: Arona (NO)

Squadre:
1970-1971 - Cicli Monti Baggio (cat. G5-G6)
1972-1977 - La Coop (esordiente-juniores)
1978-1987 - San Siro (dilettante)

Attuale occupazione:
Collaboratore con la J-NRG integratori e creme per lo sport

In questo numero andiamo a dare una sbirciatina nel mondo delle randonneè e delle gare di ultracycling, intervistando uno dei massimi esponenti a livello nazionale di questo modo di pedalare: Enrico De Angeli.
Ha partecipato alla RAAM, ha preso parte alla Parigi-Brest-Parigi, alla Mille Miglia organizzata dall'amico Fermo Rigamonti; dove ci sono da fare dei chilometri è sicuro di vederlo.
Un passato da corridore, dopo il quale si è pentito dell'agonismo, per puntare tutto sulla resistenza.
Un atleta di ottimo livello in quanto, sebbene su distanze che pochi riescono a coprire, è costantemente il primo ad arrivare, quasi sempre in completa solitudine.

Ciao Enrico, partiamo dagli esordi. Quello che mi incuriosisce sempre di più è cosa ha spinto qualsiasi ciclista a salire su una bici. A che età sei salito in bicicletta e cosa ti ha portato a farlo?
Mio padre era un corridore e di conseguenza sono salito in bicicletta da bambino. Non e' stato pero' subito un amore a prima vista, anzi; sin da ragazzino sono sempre stato molto alto e magro e mi veniva facile correre a piedi. Nelle gare scolastiche vincevo tutto e facile, quindi per un paio di anni, attorno ai 16 anni di età, ho praticato atletica con risultati davvero ottimi. Poi però l'ambiente della societa' nella quale gareggiavo non mi piaceva, cosi sono ritornato in bici e ho ripreso a correre e, piano piano, ed e' nato l' amore.

Ebbi il piacere, alcuni anni fa, di partecipare ad una rando da 300km, di cui ne condividemmo una buona parte insieme, fino a che ho dovuto lasciarti andare. Mi ricordo che mi dissi che hai avuto anche un passato da agonista. Fino a che categoria hai militato?
Mi ricordo quel 300km; partiva da Borgosesia e l'abbiamo corso davvero in modo allegro!! Ho corso fino all' eta' di 27 anni nella categoria dilettanti. Ma già da qualche anno prima avevo capito che non ero un corridore; ero solo un ottimo ciclista. Esiste una differenza fondamentale tra essere corridori e ottimi ciclisti.

Quello che più incuriosisce il ciclista medio è cosa spinge un randonneur ad affrontare distanze così estreme. Nel tuo caso cosa ti ha spinto a darti alle lunghe distanze?
Ci sono arrivato gradualmente. Finita la carriera nei dilettanti mi sono preso un anno di pausa. Andavo in bicicletta ma non correvo. Un giorno, mentre ero in vacanza in Francia, leggendo su un giornale di ciclismo di alcune gare di un "Trofeo d'Oro", decisi di partecipare ad alcune di queste, che erano praticamente le nostre granfondo. In pratica ti posso dire di essere stato, forse, il primo italiano a fare le gf, andando in Francia a correrle. Un anno dopo, credo, partecipai alla prima Fausto Coppi, dopo di che, dopo 10 anni di granfondo, cioe nel 1999, ero abbastanza stanco delle solite gare e volevo fare qualcosa di diverso. Venni a conoscenza della Parigi-Brest-Parigi e, da li, lo stimolo di provare qualcosa di nuovo; in sostanza la voglia di alzare un po' l'asticella del proprio limite.

Inoltre in quegli anni le granfondo erano veramente "gran" fondo, nel senso che le distanze delle gare sfioravano frequentemente i 200km, quindi passare alle rando era anche mentalmente più facile.

Nel 2004 partecipasti alla terribile RAAM, la gara di ultracycling che si svolge negli States e che copre la distanza coast-to-cost, di 2958,5 miglia. Giungesti quarto, in 9gg9hh8mm. Come mai un'avventura così estrema?
Quando ho finito la PBP nel ‘99 mi sono detto “Ok, adesso passo alle ultracycling”. Le ultra sono molto diverse dalle rando. Tanto per rendere l'idea, le rando le possiamo paragonare a delle cicloturistiche, anche se hanno una distanza notevole, non sono competitive e permettono con una buona preparazione di portarle a termine agevolmente, sebbene alcune siano davvero impegnative oltre che per la distanza anche, e soprattutto, per l altimetria.

Le ultra, invece, sono vere e proprie competizioni, dove il corridore deve essere sempre seguito da un’auto con un equipaggio di almeno tre persone.

Anche questo passaggio e' stato un voler alzare l'asticella e un volersi mettere alla prova. Penso che questo tipo di  competizione rappresenti il massimo per uno che corre in bicicletta. L idea di attraversare un continente da una parte all'altra in bici, come una sorta di lunga crono, senza mai fermarsi, sia davvero una cosa intrigante.

Ma se non ricordo male non fu l'unica. Partecipasti nuovamente, ma un problema fisico ti fermo, o mi sbaglio?
No alla RAAM, purtroppo, non ci sono piu riuscito a ritornare, per ora. Ho corso molte altre ultracycling, alcune delle quali, con dei successi, come la 1001Miglia, che ho vinto nel 2006, mentre altre, invece, le ho concluse con sonore batoste.

Come riesci a coniugare lavoro e allenamenti che, sicuramente, non si risolvono in due o tre orette di bici?
Ho sempre fatto dei lavori che mi hanno permesso di gestirmi bene il tempo per gli allenamenti e poi, quando fai queste gare, ci si allena anche di notte, quindi diciamo che diventa piu' facile!!

I tuoi arrivi sono quasi sempre in solitaria, dopo avere percorso molti chilometri, se non tutti, in completa solitudine. Come ti occupi la mente in questi lunghi momenti?
Nelle ultra, avendo sempre una macchina al seguito, è piu facile gestire la solitudine, i momenti di crisi, ecc.. Nelle rando è più complicato. Io, spesso, parlo da solo, viaggio di fantasia, mi invento che sono al Giro d’Italia in fuga, mi faccio la telecronaca da solo, ma a parte questi momenti, dove il sonno ti coglie e combatterlo a volte rasenta la follia, diciamo che hai molto tempo per pensare, per guardarti attorno, per respirare il profumo della terra ecc.. Sensazioni che solo le lunghe cavalcate ti possono dare, inimmaginabili in una granfondo
Dopo ogni rando o ultra ti porti a casa delle storie personali, che ti rimangono poi dentro per tutta la vita. Episodi, momenti, flash di attimi, che ti rimangono impressi in memoria in modo indelebile.

Sei sposato, hai famiglia? Cosa ne pensano i tuoi cari? Ti supportano o ti sopportano?
Sono divorziato, ho tre figli Sean, Clarissa e Floriana, e adesso convivo con Vanessa, un amore di donna. Tutti mi hanno  sempre, e anche tuttora, sostenuto. Sean ha fatto parte del mio equipaggio alla RAAM 2004 e alla 1001Miglia che ho vinto nel 2006; per me è stato in entrambe le gare fondamentale. Nelle ultra se arrivi al traguardo lo devi anche, e soprattutto, a chi ti segue.

Prossimi progetti ciclistici?
Nel 2011, in agosto, prenderò parte sicuramente alla mia quarta PBP. Poi stiamo lavorando a un progetto per ritornare a correre la RAAM. Non e' una cosa semplice realizzarlo perchè è una gara molto onerosa. Siamo alla ricerca di tre o quattro sponsor da affiancare a J-NRG Integratori, che fara da main sponsor, e poi siamo alla ricerca di aziende per le forniture in uso di materiali tecnici; bici, ruote e abbigliamento. Speriamo di riuscirci. Io la preparazione l’ho già iniziata dal 1° novembre.

E quelli personali?
Da un anno lavoro con “J-NRG Integratori e creme per lo sport”, dove ho partecipato allo sviluppo di alcuni prodotti e spero, ora che siamo arriviati sul mercato, di avere un riscontro positivo che gratifichi lo sforzo fatto e che ci aiuti a crescere e fare meglio.
Poi nel cassetto ne ho un altro paio, ma sono molto personali e, per scaramanzia, li tengo lì al sicuro!

Grazie Enrico. In bocca al lupo per i tuoi progetti.


(28 novembre 2010)
 

TI E' PIACIUTO QUESTO ARTICOLO? CONDIVIDILO CON I TUOI AMICI SU FACEBOOK!!!