Articoli 
lunedě 24 aprile 2017
Granfondo Randonneč Cicloturismo Appunti di viaggio Rubriche
Sezione granfondo    
Inserito il 08 marzo 2017 alle 10:49:12 da ale.ferrarotti. - Letto: (2977)

Granfondo Strade Bianche: una giornata da Eroi

Una giornata da tregenda, quella che hanno trovato i granfondisti alla Granfondo Strade Bianche del 5 marzo scorso. Acqua, vento e tanto fango sono stati i compagni di viaggio degli oltre 4000 partecipanti. Tra questi anche il nostro instancabile Michele Bazzani, che anche questa settimana ci racconta la sua esperienza.

 

(Testo di Michele Bazzani, foto Sportograf.com e Michele Bazzani)

La città di Siena e il suo contado hanno una ricchezza artistica e paesaggistica unica nel mondo e sono una meta ideale per una vacanza ciclistica. Eppure fino a pochi anni fa mancava una manifestazione che valorizzasse questi aspetti, fino a che nel 2015 un gruppo di appassionati ha pensato a ideare la Gran Fondo Strade Bianche – Trek da abbinare alla omonima corsa professionistica, oramai in grande ascesa nel panorama ciclistico internazionale.

Le “strade bianche”, quelle viottole sterrate che solcano la campagna senese e che fanno parte integrante della cultura del territorio, sarebbero state il cuore pulsante della manifestazione ciclistica. Non può pertanto stupire il clamoroso successo di questa Granfondo, passata in soli due anni da poche centinaia di iscritti agli oltre 4000 partecipanti che si sarebbero sfidati domenica 5 marzo nelle terre senesi.

Personalmente mi ritengo fortunato, sia perché ho avuto la possibilità di fare tutte e tre le edizioni, sia perché abitando a pochi chilometri ho la possibilità di percorrere queste magnifiche strade anche in altri periodi. La mia “Strade Bianche” inizia già da giovedì quando, approfittando di un giorno di ferie, faccio una ricognizione del percorso che potrebbe risultare utile. Le strade bianche sono vive e ogni volta le condizioni in cui si presentano sono diverse sulla base del meteo e del traffico.

Rispetto all’anno scorso, quando il fondo era relativamente più duro, stavolta le trovo con molta più ghiaia mobile, frutto di un inverno piuttosto asciutto. Scoprirò poi che tali condizioni saranno del tutto cambiate il giorno della gara, visto che una perturbazione atlantica non avrebbe resistito a presentarsi da queste parti nel fine settimana, come ulteriore e poco gradito iscritto.

Già il sabato mattina l’area della Fortezza gode di un’atmosfera elettrica. Parte prima la gara delle donne élite, seguite a distanza di due ore dai professionisti. L’occasione è propizia per gli appassionati di affollare la zona di partenza dove nel frattempo era stato allestito un vivace villaggio con gli stand degli sponsor. L’atmosfera da grande evento si respira in ogni angolo. Migliaia di ciclisti adesso si riversano nel padiglione del ritiro pacchi gara, purtroppo tutti assieme, cosa che renderà inevitabile lunghe attese.

Tra costoro c’è anche Antonio, compagno di allenamenti e al debutto assoluto in una gara ciclistica, che nasconde un po' di emozione per il suo esordio. Riconosco e saluto Valentina, valida triatleta, impegnata a ritirare i pettorali di gara per tutta la squadra e scambio due parole con Stefano Cecchini, uno dei favoriti della gara, alla prima uscita stagionale per la quale si mostra fiducioso.

Me ne vado a malincuore per seguire le gare professionistiche, ma l’appuntamento con tutti gli amici ciclisti è solo rimandato all’indomani. I preparativi del sabato pomeriggio sono più lunghi e impegnativi del solito: le previsioni danno tempo incerto con forti probabilità di pioggia, per cui si deve studiare la migliore combinazione per l’abbigliamento tecnico da indossare e per la messa a punto del mezzo meccanico. Ognuno con i suoi dubbi e le sue certezze, ma oramai le scelte sono fatte.

Mi sveglio prima del suono della sveglia. Segno positivo, vuol dire che sento l’evento e sono ottimista nonostante una condizione fisica non ottimale e un mal di gola che da qualche giorno mi tormenta. Fuori sta piovendo ininterrottamente da ore. Poco importa, si va. In meno di mezz’ora sono a Siena dove con oltre un’ora di anticipo rispetto alla partenza, alcuni ciclisti già si stanno recando alle griglie di partenza, sfruttando un rallentamento dell’intensità della pioggia. La temperatura è fresca ma non fredda. Finisco gli ultimi preparativi e vado a raggiungere Fabio, il mio compagno di squadra: ci si incoraggia e vicenda e percorriamo assieme la breve distanza che ci separa dalla partenza. In griglia trovo una sorridente Claudia Gentili, anche lei al rientro dopo un’annata tribolata, che mi mostra il suo materiale tecnico antipioggia.

La sua sicurezza mi infonde entusiasmo ed è piacevole scambiarsi l’ultimo in bocca al lupo prima del via. Nel frattempo ci avevano raggiunto alcuni grandi campioni del ciclismo del recente passato tra cui si riconoscono Fabian Cancellara, Johan Musseuw e Andrea Tafi, solo per citare quelli che hanno vinto le grandi classiche del nord cui questa corsa si ispira.

La partenza è piuttosto complessa. I primi chilometri cittadini sono in discesa e, anche se l’andatura è controllata, la visibilità è ridotta per l’acqua alzata dalle ruote dei ciclisti. Adesso piove veramente forte. Per un contrattempo meccanico perdo diverse posizioni e le poche velleità agonistiche residue. Oggi si prospetta un’avventura epica e ho tutta l’intenzione di godermela fino in fondo. Mi lascio scivolare il gruppo addosso rallentando l’andatura. Vedo sfrecciare gli amici Marco e Davide giunti dalla Brianza per dare battaglia. I primi chilometri sono comunque molto veloci e il primo tratto di sterrato arriva molto presto. Vidritta. La strada pianeggiante non è bianca ma color nocciola, un fiume di fango che si muove sotto le nostre ruote. Faccio fatica a trovare l’equilibrio poi capisco che c’è da pedalare forte, andare veloci per non rischiare di cadere, come quando da bimbo imparavi a muovere le prime pedalate. Adesso vado meglio, supero alcuni ciclisti in difficoltà. Una curva. Prudenza. Rilancio. Rientrati sull’asfalto l’andatura sale ancora, la selezione vera non è ancora avvenuta e siamo tutti in fila. Il secondo tratto “bianco” giunge come una liberazione, anche perché è tutto in salita e ognuno può prendere il suo passo. Si sfiorano i campi da golf e i viali di cipressi del Bagnaia Resort, poi si riprende a salire nel bosco. Bellissimo.

La fatica di fatto non si sente perché si è più impegnati a trovare le giuste traiettorie, ma la selezione diventa pesante. Giunti a Grotti torna l’asfalto e la discesa, scendiamo veloci attraverso Ville di Corsano mentre la pioggia non concede tregua. Vedo qualche ciclista che inizia a tremare di freddo. Io no. La mia giacca in goretex e copriscarpa tecnici mi tengono lontano da freddo e pioggia, anche se ho optato per un abbigliamento sostanzialmente leggero. Dopo un paio di saliscendi cattivi arriva il bivio dei percorsi. Con mio grande stupore vedo che tanti girano con me sul percorso lungo. Il ciclismo è sfida e molti oggi la vogliono vivere fino in fondo. Il tratto sterrato che unisce Radi a Lupompesi ci riporta alla realtà, fatta di fatica e di difficoltà perché qui si intervallano strappi duri a discese ardite e pericolose. Ancora pochi chilometri di asfalto vallonati prima del quarto tratto sterrato che ci porterà a Buonconvento.

In teoria sarebbe il più facile visto che è in pianura o leggera discesa, ma di fatto si mostra infido per le numerose forature che tormenteranno tanti ciclisti. Si va comunque veloce. Cerco una scia ma è una scia di fango che mi inzacchera gli occhiali rendendomi ceco per un momento. Li tolgo ma adesso la mota arriva dritto dentro gli occhi. Meglio andare davanti penso oppure perdo la vista, penso, e accelero superando il gruppo. La pioggia continua e tornati su asfalto sarà utilissima per pulire gli occhiali. Sorrido al pensiero, mentre raggiungo un grosso gruppo con cui farò il lungo tratto in pianura fino a Monteroni. Appena il tempo di recuperare e di mangiare qualcosa, che ecco presentarsi il settore sterrato di S.Martino in Grania, il più lungo e difficile. Uno strappo, una ripida discesa dove si fa fatica a tenere la bici, ancora salita, durissima. Oramai la gara è individuale e ognuno va avanti con la sua storia. Prima dello scollinamento si apre un panorama favoloso in mezzo alle Crete Senesi. Nel frattempo ha smesso di piovere e mi tolgo la mantellina. Due raggi di sole mi ridanno vigore. Un lungo tratto asfaltato con molti saliscendi ci porta verso Castelnuovo Berardenga: siamo ai limiti del Chianti e respiro l’aria di casa. Si forma un gruppo numeroso e l’andatura torna a crescere, mentre si avvicina il massacrante finale. Ultimi 25 km. Il muro “bianco” di Vico d’Arbia è una coltellata che sbriciola nuovamente il gruppo e rimaniamo solo in due. Meglio, penso, così posso affrontare senza patemi il temuto sterrato di Colle Pinzuto, penultimo settore. Dopo alcune rampe micidiali la strada spiana e si può fare velocità. Poi torna la pioggia. Fredda, intensa e imprevista. L’attraversamento del settore sterrato delle Tolfe, sarà quindi più difficile del previsto, sia nella parte in ripida discesa che nella successiva risalita dove trovo ciclisti fermi in preda ai crampi. Adesso le “strade bianche” sono finite, ma non le difficoltà: una serie impressionanti di strappi tormentano ancora i nostri muscoli resi pesanti dalla pioggia. Giriamo attorno a Siena con un’ultima discesa nella quale mi rendo conto di aver consumato i pattini dei freni, per cui le ultime curve saranno larghe e “avventurose”. Entriamo in Siena. Porta di Fontebranda.

La strada in lastricato che taglia la città medievale si impenna sempre di più. Mi alzo sui pedali, la ruota non slitta, vedo la gente che incita in cima, spingo più forte che posso e scollino in mezzo a due ali di folla. Adesso c’è solo da fare attenzione sul lastricato bagnato. Vedo l’amico Valter arrivato da pochi minuti che mi affianca per darmi il cinque, lo ringrazio e vado ad abbracciare il mio traguardo. Questo si presenta dietro a una curva che introduce in discesa verso lo splendido scenario di Piazza del Campo. Un’emozione unica che condividerò assieme ad altri 2700 ciclisti che prima o dopo vivranno lo stesso momento. Mi guardo attorno, incrociando lo sguardo iniettato di gioia di altri finisher col viso sporco di fango. Vorrei rimanere lì, ma un brivido di freddo mi consiglia di rientrare velocemente per una doccia calda ristoratrice.

Si rientra in zona Fortezza per i riti del dopo-gara. E nel tendone che ospita il pasta-party ritrovo alcuni amici con cui ci scambiamo le impressioni di quanto appena vissuto. Lorenzo e Alessandro, compagni del G.S. Ramini di Pistoia, sono entusiasti per la bella prova disputata dove hanno potuto dare il meglio di sé su un percorso pieno di difficoltà, in condizioni meteorologiche estreme. Anch’io sono felice, nonostante una prestazione non proprio brillante. Ma oggi non era questo che contava. Oggi contava esserci. Contava finirla.

Abbiamo vissuto una bella avventura, uno dei tanti regali che la nostra passione per il ciclismo riesce a regalarci ogni tanto, un’esperienza che ricorderemo per molto tempo scolpita nella nostra mente. Intanto ce lo ricordano le nostre bici sporche di fango. Le lucideremo appena arrivati a casa, per prepararle per nuove avventure. Ma le nostre Strade Bianche non finiscono qui. Ci torneremo, ci tornerò…

( 8 Marzo 2017 )





TI E' PIACIUTO QUESTO ARTICOLO? CONDIVIDILO CON I TUOI AMICI SU FACEBOOK!!!

banner
banner
banner
banner