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Inserito il 21 febbraio 2017 alle 13:00:42 da ale.ferrarotti. - Letto: (3154)

Granfondo Città di Loano: che inizio di stagione!

Una manifestazione a cui Davide Sanzogni, atleta del Vittoria Cycling Team Cinelli, non ha mai partecipato. Su di un percorso molto impegnativo ha dimostrato che anche un semplice ingegnere, con la giusta dedizione, può avere ottimi risultati. Riviviamo la bella manifestazione ligure andata in scena domenica 19 febbraio, grazie al racconto di Davide.

 

(Testo di Davide Sanzogni, foto Play Full )

Prima gara della stagione, la Granfondo Città di Loano, una gara cui non ho mai preso parte, e che arriva a oltre 5 mesi dall’ultima competizione, la Granfondo Internazionale Torino, cui seguii un mese di convalescenza per una fantozziana caduta durante un tranquillo giro con gli amici della RAT, Ride All Terrain, la squadra con cui ho corso nella passata stagione.

In mezzo c’è stata anche la decisione di acquistare un power meter, dettata un po’ dal fatto che ormai lo hanno adottato veramente in tanti, almeno tra i primi 100 all’arrivo di una qualsiasi granfondo, e un po’ dalla mia formazione scientifica. Sono infatti un ingegnere con la passione per la bici. Passione che viene solo dopo il lavoro e la famiglia, ma a differenza del ragionier Fantozzi citato sopra ho due bimbe bellissime, una moglie molto paziente e non salgo in bici alla bersagliera.

Per sfruttare le potenzialità dello strumento, salvare il tempo che scarseggia sempre e provare qualcosa di diverso che mi stimolasse durante il grigio inverno pavese, ho contattato Roberto Massa, noto preparatore, affinché mi fornisse un piano di allenamento di due mesi con cui arrivare alle gare liguri. Sfidandolo in un certo senso a cavar fuori sangue da una rapa come me, mantenendo invariata la mia disponibilità settimanale di circa 10 ore di allenamento, concordi che non conta quanti chilometri uno faccia, ma come uno li faccia.

Ebbene sì, confesso di non aver raggiunto ancora i 2000 chilometri in questo 2017, non ho fatto stage alle Canarie ne uscite in Liguria (anche se mentre pedalavo a zero gradi nella nebbia o rullavo in cantina mi sarebbe piaciuto esserci), non mi pagano per correre, eppure allenandosi con metodo, e ringraziando la mamma che evidentemente mi ha dotato di un buon corredo genetico, si può arrivare ad esprimere al meglio le proprie piccole o grandi potenzialità. Con buona pace di chi dice che “tanto davanti sono tutti dopati”, “se io potessi allenarmi 4 ore al giorno” e tutti i soliti luoghi comuni classici di chi non ha fatto ancora pace con se stesso.

Alla fine le granfondo sono gare per amatori (anche se qualcuno finge di non saperlo), ognuno con la sua storia personale di sacrifici e con le carte che la natura gli ha dato, difficile far paragoni con gli altri. Io guardo il distacco dal primo e lo uso per tirar fuori il meglio che posso. La soddisfazione, secondo me, è tirar fuori il massimo da se stessi e godere delle belle giornate di sport e di amicizia. Io almeno la vivo così, e se c’è qualcuno che si bomba per arrivare davanti (o magari anche dietro) ad un ciclo-lavoratore come me, o come voi che mi leggete, facciamoci una bella risata al pensiero di quanto sia patetico.

Scusate il lungo preambolo, ma ad inizio stagione mi piaceva condividere con voi alcuni pensieri.

Tornando alla gara di Loano, con tutti questi cambiamenti, per fortuna, le abitudini pre-gara non sono cambiate e sono ormai automatismi. Sveglia al mattino presto, dato che voglio stare lontano dalla famiglia il minor tempo possibile, una buona colazione e poi via in macchina con due compagni di avventura: Alberto Drisaldi e Roberto Ferrari. Guidare non mi dispiace e i chilometri passano veloci mentre usciamo dal grigiore della pianura padana per approdare al sole sulla bella costa ligure.

Arriviamo a Loano che sono le ore 8.30 con largo anticipo sul via della gara che è stato intelligentemente fissato alle ore 10.00 dando modo all'aria di scaldarsi ancora un po'. Per prima cosa ci rechiamo allo stand della Coppa Cisalpina, cui siamo tutti e tre iscritti e di cui Loano costituisce la prima prova, per ritirare numeri e pacchi gara. Io mi reco quindi nell'adiacente stand della Vittoria per ritirare la maglia del team con cui correrò quest'anno, il “Vittoria Cycling Team Cinelli” e salutare Enrico Cavallini che ha promosso questa formazione. Una volta pronti, rapidamente ci accomodiamo in griglia. La temperatura è mite e l'attesa è piacevole; ne approfitto per salutare amici che non vedo dalla scorsa stagione e i compagni della squadra corse che prendono posto in una prima griglia che sembra contenere ben più delle 100 persone inizialmente previste. Io sono in seconda griglia e mi separano da loro alcune transenne che a pochissimi minuti dal via non danno segno di essere rimosse. Decidiamo di agire autonomamente facendole letteralmente passare di mano in mano sopra le teste dei vari ciclisti per appoggiarle all'esterno della sede stradale. Questa cosa ancora non mi era mai capitata, speriamo di non avere altre sorprese soprattutto nel primo tratto lungo l'Aurelia.

Dopo un breve tratto ad andatura controllata in cui il pericolo maggiore arriva, più che dalla presenza di rotonde e spartitraffico, dai soliti fenomeni convinti di vincere la gara nei primi 5 chilometri, finalmente l'andatura aumenta.  Mani sui freni e testa alta. Ogni tanto qualcuno ondeggia e oppure si lascia andare al nervosismo, ma tutto sommato fino ad Albenga l'ampia sede stradale supplisce alla presenza di alcune macchine malamente accostate sulla sinistra e che creano apprensione e rallentamenti nel gruppo. Nel tratto successivo verso Ranzo purtroppo la strada si fa più stretta e le macchine comunque presenti costituiscono una minaccia seria, tanto che nei pressi dell'imbocco della prima salita un brusco rallentamento dovuto ad un camper, causa una caduta. Vedo una bici volare in aria pochi metri avanti e sgancio il piede, mentre l'amico Enrico Dogliotti a fianco a me deve fare un equilibrismo passando sull'erba per evitare conseguenze peggiori.

Per fortuna non abbiamo riportato conseguenze ne perso troppo terreno riuscendo ad imboccare la salita intorno alla centesima pozione e la chiudendola intorno alla sesantesimaima. In pratica facendo circa un quarto d'ora a poco più di 5W/kg e 1350m/h di VAM.

Segue un lungo mangia e bevi in cui riusciamo a riportarci su un gruppetto che ci precede. Il fondo stradale è molto bello, il traffico pressoché assente e la presenza di moto-staffette ci consentono di affrontare questo tratto in sicurezza. Dal canto mio cerco di rimanere concentrato e se, nel tratto iniziale condotto a testa alta, avevo potuto ammirare in lontananza il panorama di alcune cime imbiancate, ora la mia visuale è focalizzata su una decina di metri di asfalto e sui movimenti di quelli che mi stanno intorno.

L’unica concessione è salutare alcuni bimbi, anche molto piccoli, che assistono al passaggio della corsa. Giunti a Conscente ci sarebbe modo di rilassarsi un attimo, al cospetto dei resti di alcune fortificazioni, ma dura poco perché in testa al gruppo decidono di forzare l'andatura e risaliamo il fondovalle controvento sempre sopra i 35km/h.

In breve giungiamo all’inizio della salita al colle Scravaion, lunga circa 14 chilometri tutti molto pedalabili. Solo i primi sono un po’ più impegnativi e ci danno modo di raggiungere e inglobare un altro gruppo. Mi ritrovo così a pedalare vicino a Simona Parente, che andrà poi a vincere la classifica assoluta femminile, e ad un amico piacentino Andrea Orsi, ottimo atleta e preparato biomeccanico.

Con loro e un’altra trentina di ciclisti affrontiamo questa salita a più di 23km/h; abbastanza veloce da farmi preferire spingere il 50x23 piuttosto che utilizzare il 34, con buona pace di tutti quei “curiDur” che ancora nel 2017 ti guardano perplesso se non monti il 53x11.

Il già citato Enrico insieme ad altri due tentano un allungo che mette in fila tutto il gruppo riuscendo infine a prendere un po’ di margine. Ma il tempo è ormai cambiato in peggio e il cielo azzurro ha ceduto il posto a nuvole e ad un vento che a tratti sferza la costa della montagna, agevolando un successivo ricongiungimento.

Il risultato di questo ritmo e di questi strappi è che mi trovo ad erogare circa 4.7W/Kg per più di mezz’ora. Sono decisamente al limite e devo ringraziare Andrea che mi dà letteralmente una spinta, tanto fisica quanto mentale, agevolandomi così nel rimettermi in scia a chi mi precede e spronandomi a tener duro.

Arriviamo allo scollinamento nei pressi di una casa cantoniera ma la discesa che segue non è continua, essendo divisa in due da un tratto di falsopiano. Ho un leggero principio di crampi alla gamba sinistra proprio quando un corridore un paio di posizioni davanti a me, penso per problemi alla ruota in frenata, fa un leggero dritto andando a creare involontariamente un buco. Non so come, continuo a pedalare facendo fare il grosso del lavoro alla gamba destra e riesco a rimanere nel gruppetto che mena per rientrare sul primo troncone, operazione che viene coronata da successo prima del paese di Bardineto. Da qui, pochi chilometri di salita in cui sento la gamba rispondere bene ci consentono di imboccare la lunga e goduriosa discesa verso Loano.

Ancora il fondo stradale è ampio e in ottime condizioni, il mio computer registra un picco di 82km/h che non so quanto sia veritiero, ma di certo la media oraria del tratto in discesa è di 53km/h.

Non tiro le staccate alla morte, ma comunque guadagno alcune posizioni, fino a raggiungere un mio giovane compagno di team, Giuseppe Barone, che fa parte della squadra corse. Esito un po’ a sorpassarlo, ma quando davanti a lui si forma un piccolo gap in discesa e vedo che stenta a chiudere, decido di assumermi questo onere in compagnia di un altro corridore. L’azione non è per nulla indolore e dentro di me ripenso alla celebre frase di Jean Voigt “zitte gambe”, mentre pesto facendo finta di non sentire che le gambe si stanno irrigidendo sempre più, i quadricipiti, i polpacci, persino nella parte anteriore della tibia… non sapevo di aver muscoli capaci di far male anche lì!

Mancano appena 5 chilometri al traguardo quando la discesa termina e non ho ancora recuperato del tutto lo sforzo. Forse più ancora che le gambe, quello che mi viene meno è la volontà di soffrire in vista del traguardo. Per essere un cicloamatore, sono decisamente di indole poco agonista e del resto sono contento così. Sono salito forte, sono sceso sicuro, ho menato per aiutare un compagno, arrivare trentesimo o cinquantesimo cambia poco ed oggi ballano 30 secondi su quasi 3 ore di corsa. Perso in questi pensieri mi lascio leggermente sfilare da una decina di atleti, restando con un’altra parte del gruppone originario che si è un po’ sfilacciato in discesa. L’arrivo non consente di sprintare in sicurezza, una rotonda con spartitraffico a praticamente 30 metri dal traguardo, ragion per cui passo i tappeti per inerzia fermando il cronometro su 2h53’30” di Real Time.

Dal canto mio sono contento di quanto fatto, in linea coi miei mezzi e le mie aspettative, e mi attardo un po’ sull’arrivo per assistere all’arrivo di alcuni amici come il sempre sorridente Mirko Ziggiotti.

Vedo i miei compagni di team nei pressi del ristoro ed un gentilissimo Michael Raggio, che ha chiuso con un notevole 11° posto assoluto e 4° di categoria M1, mi porge un bicchiere di coca mentre fagocito una brioche al cioccolato. Anche per Giuseppe un ottimo risultato, essendo riuscito a salire sul podio della sua categoria, la ELMT.

Quindi mi accomiato e sono da poco arrivato alla macchina quando arriva anche Alberto, che ha migliorato di quasi 10’ il tempo di una sua precedente partecipazione. Ci mettiamo alla ricerca delle docce che troviamo anche grazie all’aiuto di un altro ciclista, Davide Marenco, con cui ci scambiamo qualche impressione sulla gara appena conclusa. Sistemate le bici nell’apposito parcheggio custodito andiamo al Pasta Party dove agguanto una generosa porzione di pasta al pesto, oltre al prosciutto all’insalata e alla frutta.

Abbiamo praticamente finito di mangiare quando ci chiama Roberto per dirci che è arrivato, trentesimo se si guarda la classifica al contrario” come puntualizza argutamente e sorridente, e che non avendo fame dato che ha approfittato di tutti i ristori ed in particolar modo dell’ultimo con il panino alla salamella (qui la mia invidia è grande, altro che per i primi), per lui si può partire subito.

E così facciamo, un cenno di saluto al resto della squadra e via, siamo già in macchina per tornare nel Pavese e per quanto mi riguarda raggiungere la mia famiglia e le mie bimbe.

Ma non finisce qui, la stagione è appena iniziata e domenica prossima c’è già Laigueglia.

 


( 21 febbraio 2017 )






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