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Inserito il 04 novembre 2016 alle 09:47:19 da ale.ferrarotti. - Letto: (2083)

Oetztaler Radmarathon: arrivederci Solden!

Basterebbero 238 chilometri e 5.500 metri di dislivello per pensare che la Oetztaler Radmarathon sia un evento per pochi. Invece ogni anno migliaia di ciclisti affrontano con grande entusiamo, voglia di esserci e anche un pizzico di  timore questa incredibile manifestazione. Una granfondo dove si possono ascoltare mille consigli su come affrontarla, ma alla fine quando ti trovi a scalare quattro salite come quelle dell'Oetztaler Radmarathon, per molti l'unico pensiero è quello di arrivare a Solden e conquistare la maglia da Finisher. Riviviamo il 28 agosto grazie all'esperienza di Fabio Felice.

 

 
(Testo di Fabio Felice, foto Ötztal Tourismus e Michele Bazzani )
Solden, domenica 28 agosto 2016. E' ancora buio quando il fruscio di migliaia di ruote inizia a svegliare la cittadina austriaca. Manca più di un'ora al via e dirigendomi alla griglia di partenza accenno un breve riscaldamento per stemperare un po’ la tensione. Fortunatamente pare essere una bella giornata con la temperatura ideale per pedalare e nell’aria, oltre l'odore di creme all'arnica, si respira un mix di adrenalina e timori, tra chi cercherà di "fare il tempo" e chi invece vuole solo godersi il paesaggio. Ma tutti sappiamo che un tale percorso, qualsiasi siano le ambizioni di giornata, non può esser assolutamente preso sotto gamba.
 
Ho sentito parlare molto di questa manifestazione e prenderne parte era diventato uno dei miei sogni nel cassetto. Ho partecipato a importanti granfondo, ma questa è forse la più impegnativa d’Europa e i suoi 238 chilometri e 5.500 metri di dislivello distribuiti tra i passi Kuhtai, Brennero, Giovo e Rombo incutono paura a tutti i ciclisti. A febbraio ho tentato il sorteggio e mi è andata bene al primo tentativo: dal lodigiano eccomi addirittura in prima griglia grazie al tempo registrato a Corvara. Scritta sul Passo Rombo.jpgil 3 luglio. Archiviata la paura dell'imprevedibilità del meteo, mille pensieri riempiono comunque la testa. La preoccupazione è ovviamente quella di non essere all’altezza. Il mio obiettivo era terminarla senza agonismo e guadagnarmi l'ambita maglia di FINISHER, ma avvicinandomi alla gara ho deciso di non risparmiarmi, perché non so se in futuro riproverò ad iscrivermi. So di essere ben allenato, ma potrebbe anche non bastare. Così prima di raggiungere l'Austria avevo confrontato classifiche e Strava per sbirciare i tempi di chi ha già partecipato. Credo di poterci impiegare meno di 8 ore e mezza e come traccia mi sono appuntato gli intertempi per terminarla in circa 8 ore: 08.30 - Kuhtai, 10:30 - Brennero, Vipiteno-Giovo in meno di un'ora e mezza, 14.00 - Rombo. Ho anche ripassato i consigli di altri lodigiani che hanno già affrontato l'Oetztaler: salire tranquillo sul Kuhtai, attenzione in discesa verso Innsbruck per le pericolose griglie e per le mucche che attraversano la strada, restare coperto verso il Brennero, non esagerare sul Giovo, prendere con le pinze la prima parte del Rombo e aumentare solo dalla metà in poi ricordando l’ultima salitella dopo il cartello del passo, prima della discesa a Solden. La teoria c'è tutta, ma è arrivato il momento della pratica...

Alla mattina, in aggiunta alla mia abituale colazione pre-granfondo, mi sono concesso una lattina di Red Bull (è uno dei principali sponsor dell'evento e ce n'era una anche nel pacco gara) ed un'altra sono riuscito a infilarla nelle tasche della mia maglia del Team Performance Lodi, tra gel e barrette. Per questa occasione, oltre la mia fantastica fidanzata Paola (futura moglie, ormai è ufficiale!) a sostenermi ci sono i suoi genitori e in via del tutto eccezionale anche i miei. Arrivo presto in griglia e l'umore è al top mentre il tempo scorre velocemente fino alle ore 06.30, quando il boato del cannone ricorda alla valle che circa 4.500 pazzi ciclisti stanno partendo per la loro avventura sul confine italo-austriaco. Partiamo forte e per non correre rischi inutili non sgomito per mantenere la posizione. Scendendo verso Oetz vedo la testa della corsa che si allontana. "Amen" penso spavaldo dentro di me, "ci vediamo dopo". Transitiamo in graziosi paesini dove tanta gente ci accoglie. Scritta sul Passo Rombo.jpg con sorrisi e applausi nonostante l'orario e ci ritroviamo presto sulle prime ardue rampe del Kuhtai. Il mio battito cardiaco aumenta e inizialmente me ne frego, preferisco superare quanto prima il blocco di persone decisamente meno allenate trovate davanti e poi impostare il mio passo. Arrivato al Passo Kuhtai mi si apre di fronte un panorama mozzafiato. Dentro di me penso che sarebbe bello tornarci con più calma, magari in buona compagnia. Sono appena passate le 08.30 quindi sto rispettando la mia tabella. Le borracce sono ancora cariche, evito di fermarmi al ristoro, chiudo il gilet ed inizio la picchiata verso Innsbruck. Dopo qualche galleria e alcune pericolose griglie, mi accorgo di scendere davvero forte nonostante non sia in posizione perfettamente aerodinamica. Capisco essere questo il famoso tratto di cui ho sentito tanto parlare, quindi mi posiziono e mi ritrovo a 100 km/h, provando un incredibile senso di libertà. 106 km/h è la velocità massima che ho registrato: se ci penso a mente lucida mi rendo conto di non avere forse tutte le rotelle al posto giusto.

Ad Innsbruck c'è tanta gente ad attenderci e la cosa è sicuramente piacevole. Riprendiamo a salire e dopo un paio di curve la pendenza diventa dolce. Ad un tratto alcuni ciclisti accelerano e dividono il gruppo in due tronconi, ma decido di restare coperto nelle retrovie. Noto però che la nostra velocità sta diminuendo e con troppo ritardo provo a riprendere le ruote dei fuggitivi, ritrovandomi presto ai quattro venti: quelli dietro non si vedono più e quelli davanti stanno pedalando troppo forte e riprenderli costerebbe uno sforzo forse eccessivo. Non sono ancora a metà gara e ripensando alle raccomandazioni degli amici mi ripeto di aver fatto una gran stupidata. Mi tocca quindi continuare da solo e nel frattempo oltre ad una barretta energetica, recupero dalla tasca anche la mia Red Bull. Dopo un paio di chilometri, mi accorgo che è in arrivo un buon treno. La cosa mi rinvigorisce, così mi metto a disposizione per qualche tirata. Transitiamo ad alta velocità tra il tifo dall'ennesima graziosa cittadina. Arriviamo sulle ultime rampe del Passo del Brennero e dopo lo scollinamento mi precipito sul grande piazzale del ristoro; sono quasi le 10.35 e quindi sto andando bene. C'è di tutto a disposizione ma trovo difficoltà a capire quali siano i sali minerali nonostante avessi fatto due volte avanti e indietro negli stand. Per non perdere ulteriore tempo decido di bere due bicchieri di energy drink, di riempire una borraccia di Pepsi, una di acqua e di infilarmi in tasca una banana e un'altra lattina di Red Bull. Mi butto quindi in discesa sorseggiando un gel. Subito trovo due bravi discesisti e imposto le curve cercando di imitare con attenzione le loro traiettorie fino Vipiteno.

Le prime rampe del Giovo sono impegnative e qualcuno mi sussurra che sono così fino in cima. La temperatura sta salendo ed il mio cuore non risponde come sul Kuhtai, quindi per non rischiare pedalo ad una velocità molto ridotta e con la mia andatura mi vedo superare da un numero di persone che sinceramente non mi sarei aspettato. Inizio a sentirmi stanco ma sento le gambe buone e per l'ennesima volta ripenso "Voi andate, andate pure.. Sul Rombo tanto vi riprenderò...". Salendo mi sorseggio la Red Bull recuperata sul Brennero, prima che diventi troppo calda, e nel frattempo mi rinfesco con dell’acqua sulla testa. Pian piano capisco però di non essere al 100%: mi sento un po' scombussolato, ma dopo tutti i chilometri affrontati penso sia anche fisiologico. La salita è lunga e davvero dura, sicuramente più di quanto pensassi. Al ristoro posto poco prima dalla vetta ripeto la stessa operazione fatta sul Brennero e vedo svariate persone che sono ridotte molto peggio di me. Mi tocca perdere ulteriore tempo negli odiosi ma fortunatamente presenti wc chimici e so di aver ormai sforato il tempo, ma non ho la voglia di rifare i conti. So che manca un'ultima, seppur bestiale, salita e sarà lì che proverò a recuperare il tempo perso. Completo la scalata al terzo passo e in cima trovo ancora tante persone a fare festa per il passaggio della granfondo.

Riesco ad impostare bene la discesa dal Giovo e recupero posizioni. La vista sulla vallata è incantevole, ma lo strapiombo a bordo strada mi ricorda che è meglio non distrarsi troppo. Terminata la discesa verso San Leonardo in Passiria la temperatura è davvero alta. Mi si affianca un ciclista lodigiano, il mitico Luigi, che mi saluta con una pacca sulla spalla.
Non capisco se l'ho raggiunto io o viceversa, fatto sta che la cosa non mi dispiace affatto. E' un veterano di questo percorso e mi aveva fornito importanti consigli. Il pensiero di affrontare insieme le fatiche dell'ultima lunghissima salita di giornata e magari giungere insieme al traguardo mi affascina. Mi raccomanda di andar su con il mio ritmo, ma esito perché sento di essere in condizioni precarie; poi però lo saluto dicendogli che ci rivedremo al ristoro intermedio posto nei pressi di Moso. Aumento l'andatura, so che non dovrebbe mancare molto, ma sto faticando troppo e noto un paio di ciclisti totalmente distrutti a bordo strada. Non vale la pena rischiare di collassare, così decido di fermarmi un attimo a respirare e, appoggiandomi ad un muretto a bordo strada, sorseggio la mia ultima lattina di energy drink. L'unica volta in cui mi è successo qualcosa di simile è stata alla "Granfondo La Campionissimo" nel 2014: avevo affrontato il Passo Gavia e stavo scalando il Mortirolo. Anche in quel caso sapevo di essere quasi al ristoro ed anche in quel caso mi sono dovuto fermare qualche tornante prima: avevo vista annebbiata e dolori vari non davano tregua. Sul Rombo muscoli e tendini non mi danno noia, ma c'è comunque qualcosa di anomalo. Dopo qualche secondo vedo transitare Luigi che mi chiede se è tutto ok. La mia risposta istintiva è "sì, ora riparto" ma in realtà non ne sono così convinto. Nel frattempo l'ambulanza recupera il ciclista mal ridotto che si trova a pochi metri da me e decido di sedermi proprio al suo posto. Tremo, non ho il controllo di me stesso, ho nausea e brividi. Si scatenano in me le emozioni e penso che mai rifarò questa gara! So che Paola mi sta seguendo tramite Datasport e le avevo detto che massimo alle 14.30 sarei transitato sul Passo Rombo, ma sono già passate le 14.00, mancano ancora 20 chilometri di salita, sono stanchissimo e c'è un temporale in agguato.
Quindi decido di avvisarla. Leggendo i suoi incitamenti e quelli del mio fratellone Silvio non riesco a trattenere le lacrime. Nel frattempo mi accorgo di aver ricevuto altri messaggi, in particolare dal mitico Matteo, ciclista delle mie parti che sta seguendo con l'applicazione tutti i miei intertempi. Ci scambiamo qualche messaggio e gli scrivo che forse ho esagerato e che sto valutando il ritiro. Ma riesce a trasmettermi ancora qualche fondamentale energia e mi ricorda che la maglia FINISHER mi attende. "Ora conta solo la testa, goditi il paesaggio e arriva a Solden" è uno dei suoi messaggi. Ok, ho deciso, non mi sono mai ritirato in tutte le granfondo a cui ho partecipato e non succederà neanche qui! E quasi alle 15.30 riesco a rimontare in sella.

Dopo qualche pedalata trovo la compagnia di una ragazza che ha passato tutto quello che ho passato io, ma cento metri più avanti. L'avevo già vista la mattina e mi era rimasta impressa la sua determinazione. La vedevo pedalare bene ed avevo subito capito che fosse davvero forte. Ora però la ritrovo a pezzi, fisicamente e moralmente, e decido di dare un senso a questa giornata che ha preso una piega che mai mi sarei aspettato. Raggiungiamo insieme il ristoro, dove recuperiamo acqua e frutta. Iniziamo a conoscerci e capisco che è una tosta e con un orgoglio enorme: proprio per questo non so quanto sia contenta di essere nominata, quindi evito di farlo. Aveva già deciso di ritirarsi e provo a convincerla che pian piano ce la possiamo fare. Inizialmente non vuole cambiare idea, dice che si farà soccorrere dalla prima auto-scopa che passerà, ma quando realizziamo che parlando abbiamo già percorso qualche chilometro, anche lei decide di arrivare a Solden con le sue forze. Così scaliamo il Rombo con un intertempo esagerato rispetto alle nostre reali possibilità. Sull'ultima breve salita ritroviamo ad incitarci una sola persona: è il famoso diavolo che è sempre presente nelle salite importanti del Tour de France e del Giro d'Italia.
Ci scappa un sorriso ed in questo tratto ritrovo anche le scritte che il pomeriggio prima la mia fidanzata aveva voluto lasciare sull'asfalto. Questa è stata sicuramente una gradita possibilità che l'organizzazione ha dato a tutti i partecipanti, fornendo nel pacco gara un cartello con un spray al gesso per lasciare sulla strada l'impronta riportante il nome e la frase scelta durante l'iscrizione. Nel mio caso avevo scelto NEVER GIVE UP, non arrendersi, e mai ripensato così spesso a queste parole!

La discesa verso Solden è una goduria perché ormai posso smettere di pedalare e visto che non ho più particolari ambizioni, mi posso permettere di tirare già le somme. Ho iniziato bene sul Kuhtai, ho sprecato qualche energia sul Brennero, ho faticato sul Giovo e sono andato KO sul Rombo. Sul Brennero forse non mi sono risparmiato, ma qualcosa comunque non torna: qual è stato l’errore?! Ricostruendo la mia giornata capisco che l’energy drink non è stato un mio alleato, ma al contrario, ne ho abusato e mi ha letteralmente steso. Successivamente, leggendo gli effetti collaterali di un'assunzione impropria di questa bevanda, ne ho avuto anche la conferma: pensavo di idratarmi ma, al contrario, lentamente mi stavo autodistruggendo. Così negli ultimi chilometri inizio già a pensare che ho lasciato un conto in sospeso con questa gara ed in particolare con il Rombo. L’arrivo è comunque emozionante: nonostante siano passati sotto lo striscione del traguardo migliaia di ciclisti e sono trascorse ore dal passaggio del primo classificato, oltre ai miei parenti c'è ancora tantissima gente ad attendere a bordo strada. Come dicono i cicloturisti, le granfondo migliori sono quelle che trattano gli ultimi arrivati come se fossero i primi e questa è sicuramente una delle migliori... e non è vero che non ci tornerò mai più: arrivederci Solden.

( 4 Novembre 2016 )

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