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Inserito il 11 ottobre 2016 alle 19:05:46 da ale.ferrarotti. - Letto: (2352)

Granfondo Campagnolo Roma: la magia della città eterna

Una granfondo che sicuramente lascierà nel cuore un ricordo speciale ad ogni partecipante. La Granfondo Campagnolo Roma anche in questa edizione, si conferma di altissimo livello. Viviamo questo suggestivo fine settimana grazie all'ultimo racconto staionale di Michele Bazzani.

 
(Testo di Michele Bazzani, foto di Granfondo Campagnolo Roma e Michele Bazzani)

Sono le cinque del pomeriggio di una calda domenica di ottobre, quando mi appresto a lasciare Roma alle mie spalle. Negli occhi e nella mente sono ancora vividi i ricordi di tre giorni passati nella capitale e letteralmente volati, in un turbinio crescente di emozioni e allegria. Ho fatto fatica a salire in macchina e lasciare il villaggio allestito presso le Terme di Caracalla. Qualcosa mi tratteneva. La quinta edizione della Granfondo di Roma ha lasciato un segno indelebile, un’esperienza che è stato molto più di un giro in bicicletta. E per scacciare la malinconia che sempre coglie alla fine di uno spettacolo entusiasmante, non posso far altro che ripercorrere col pensiero quanto vissuto in questi giorni.

Arrivo a Roma nella tarda mattinata di venerdì. Dei forti acquazzoni giunti nella notte e nella mattinata hanno lasciato enormi pozzanghere nelle strade, mentre nel villaggio ancora fervono i preparativi per l’allestimento degli stand. È ancora chiuso e ne approfitto per una breve pedalata per le strade della città: subito resto turbato dall’asfissiante traffico e dai pericoli che si corrono.

Se non avessi partecipato già a tutte le precedenti edizioni, mi chiederei come sarebbe stato possibile avere la folle idea di organizzare una granfondo ciclistica con migliaia di partecipanti in questa città. E invece pare che sia tutto vero. Nel frattempo una forte brezza ha spazzato via i nuvoloni neri, lasciando spazio a un tiepido sole. La tavola è apparecchiata perché la festa cominci. Il villaggio espositivo già brulica di visitatori e l’atmosfera è già elettrica. Mi piace. Comincio anch’io a entrare nel clima. Saluto la brillante Cristina, coordinatricedell’organizzazione, indaffarata nella zona di distribuzione dei pacchi gara per la risoluzione dei tanti problemi che si presentano all’ultimo momento. Una breve visita del backstage mi fa percepire l’enorme complessità che sta dietro all’organizzazione di un evento di questa portata, ma è bello scorgere anche l’entusiasmo e la solerzia dei tanti volontari impegnati, cui, già da ora, va la mia gratitudine per il tempo che dedicano al nostro divertimento. Anche gli stand sono vari e interessanti: si va da quello che offre abbigliamento e accessori per il ciclismo vintage, fino a quelli che mettono in mostra la tecnologia più avanzata per aumentare il nostro divertimento. C’è anche spazio per il Friuli Venezia Giulia che unisce la presentazione della Carnia come “stazione ciclistica” secondo l’idea di Emiliano Cantagallo, alla promozione dell’offerta turistica ed enogastronomica della regione. Una grande curiosità mi è suscitata dallo stand di Teraplando, dove l’entusiasta Manuela Ansaldo, racconta il suo progetto che si propone di utilizzare l’attività fisica (nel caso specifico di indoor cycling) come terapia per la salute mentale e le principali patologie psichiche. Molto frequentato anche lo spazio allestito fuori dallo stadio dalla AS Roma Ciclismo, con un percorso di gimkana dedicato ai più piccoli che iniziano ad andare in bici, mentre per i bimbi più esperti il giorno dopo sarà organizzata una Minifondo in Mountain Bike. Iniziativa lodevole per diffondere già in tenera età la cultura delle bici, aiutando a formare al meglio le generazioni future.

Anche la giornata di sabato è dedicata al villaggio e ai tanti eventi che vi si svolgono, ma non prima di aver consumato il tradizionale rito della sgambata pregara. Invitato dall’amico Alessandro mi unisco al gruppo del Bicitaly, che ha come special guest il “Diablo” Claudio Chiappucci che parteciperà anche alla gara. Durante la pedalata Gianluca Santilli mi racconta il complesso percorso per arrivare a mettere in piedi un tale evento, snocciolando con soddisfazione i numeri del successo di questa edizione con una partecipazione da record che sfonda i cinquemila iscritti. Nel frattempo ne approfittiamo per una ricognizione di alcuni tratti del percorso di gara e della scoperta di un pezzo dell’Appia Antica, vera strada museo che taglia la bella campagna romana. Poi si ripone la bici a riposare in vista delle fatiche del giorno dopo e ci si dedica all’allegria del “sabato del villaggio”: e l’atmosfera si fa sempre più elettrica, man mano che arrivano e incontro tutti gli amici qui presenti. Rosario, che parteciperà alla pedalata storica con bici d’epoca, mi presenta orgoglioso l’abbigliamento vintage che è riuscito a raccogliere. Il clima è comunque molto rilassato, si pensa molto poco alla granfondo come gara e prevale il clima di festa, quasi come se ci si apprestasse a vivere l’ultimo giorno di scuola. E quel giorno arriva davvero. Dopo una nottata caratterizzata da un intenso acquazzone, per fortuna di breve durata, il risveglio di primissimo mattino ci accoglie con un cielo stellato. È ancora buio anche quando percorro le poche centinaia di metri che separano il mio hotel dalle griglie di partenza. Giunto in Via dei Fori Imperiali, sento riecheggiare le note di “Beautiful Day” degli U2. Non è ancora giorno ma è già un bellissimo giorno. È fantastico il colpo d’occhio del gruppone dei cinquemila ciclisti, appena rischiarato dalle luci della città e incorniciato dal Colosseo sullo sfondo e dai Fori Romani sui lati. Mi sento chiamare da una voce squillante: è Costanza, con cui farò tutta la gara e che è arrivata in griglia a un orario improbabile. In lei percepisco tutta la voglia di divertirsi e di fare una bella prestazione. Deve essere una malattia contagiosa, perché anch’io dopo poco sento salire in me l’adrenalina: c’è una gara da fare. E allora che abbia inizio!! Lo speaker Paolo Mutton ci lancia per il primo giro a velocità controllata per le strade del centro città. Temevo un po’ questo tratto, per le insidie che nascondono le vie cittadine e l’andatura di gruppo, ma tutto fila liscio fino al chilometro zero. Dal Colosseo si parte subito a forte andatura, anche se la gara vera – secondo il format particolare di questa manifestazione – avverrà sulle cronoscalate. Sento con gioia che la gamba gira bene, “oggi ci divertiamo” penso e chiudo il buco che ci separa dal gruppo dei primissimi. Qui troviamo Manuela con cui condivideremo quasi tutto il resto della gara. I primi chilometri in mezzo al gruppo passano velocissimi, poi giunti all’attacco della salita di Castelgandolfo (non cronometrata) rallentiamo l’andatura per risparmiare energie là dove servirà. La planata sul lago di Albano porta con sé la seconda emozione di questa giornata per la bella vista che si apre ai nostri occhi.

Nel frattempo sono rientrate nel nostro gruppo anche Elena e Maria Cristina: le donne forti sono quasi tutte qui e si giocheranno “a vista” la vittoria nelle cronoscalate. Tappetino, via! Si accelera di colpo, il cuore salta in gola, i muscoli si riempono di acido lattico, si tiene il ritmo, “quanto dura?”, non si molla. La salita della Panoramica è durata solo due chilometri ma sono sembrati un’eternità. Rallento per far ricompattare tutto il gruppo, mentre la salita prosegue e ne approfitto per gettare un occhio sull’altro lato del lago che nel frattempo torna ad abbassarsi sotto il nostro sguardo. Pochi minuti per recuperare e poi di nuovo a tutta, per una nuova coltellata che assume il fantasioso nome di “Murus” e che ci porterà dentro l’abitato di Rocca di Papa. Qui come da tradizione ci attende l’altro speaker Fabrizio Amadio che ha una parola di incitamento per tutti, me compreso che vengo salutato con l’imitazione del mio accento tipico toscano. Emozione numero tre. Mi fermo al ristoro per riempire le borracce e attendere le ragazze. Un brivido di freddo mi scuote, la temperatura quassù è più fresca e non aiutano la breve discesa e il fitto bosco di castagni che ci accoglie. Si deve pedalare per scaldarsi, e anche forte. I muscoli vanno tenuti caldi e mi incarico di dare qualche cambio in testa per fare l’andatura. I Pratoni del Vivaro ci accolgono con un po’ di nebbia che mi costringe a togliere gli occhiali, ma i chilometri passano veloci e già ci apprestiamo per la terza cronoscalata, quella più lunga, che in sei chilometri ci porterà a Rocca Priora. Qui si deve dosare lo sforzo, anche perché è proprio nella seconda parte che le pendenze si fanno più impegnative. Sento di stare bene, accelero, supero un gruppetto, saluto Chiappucci con un filo di fiato, proseguo fino in cima al paese dove è posto il secondo tappeto. Stop. Mentre recupero un respiro normale, cerco con lo sguardo una persona a me cara, la individuo, un bacio al volo e via di nuovo in discesa verso Montecompatri e l’ultima fatica cronometrata. Il “Rostrum” ha il fascino dei muri delle Fiandre con le sue pendenze in doppia cifra e il fondo in pavé.

Qui la stanchezza comincia a farsi sentire, mi accartoccio sul telaio e con uno sforzo sono su. Finita. E mentre sono fermo al ristoro, intento a onorare le pietanze offerte, vedo passare una dopo l’altra le ragazze a tutta velocità. Le cronoscalate sono finite ma per loro la gara continua fino all’arrivo.

Sorrido e riparto. La discesa è viscida e insidiosa e c’è da fare comunque attenzione. D’altronde adesso non ci giochiamo più niente, è solo divertimento puro. Scollinata la breve salita del Tuscolo, la città di Roma appare sullo sfondo ad aspettarci. Cresce la frenesia dell’arrivo, non vedo l’ora di essere lì. E mentre sfrecciamo velocissimi nel vallonato tendenzialmente in discesa che ci riporta verso valle, percepisco che fino a questo momento non abbiamo incrociato nemmeno una macchina. Le strade sono completamente chiuse, tutte per noi! Superiamo anche i punti più critici, per la viabilità, di Frascati e della Via Appia dove ci è stata riservata una corsia e torniamo sull’Ardeatina per affrontare gli ultimi chilometri. Nel frattempo ho perso il conto delle emozioni, anche perché Costanza me ne regala sempre una nuova, quando mi volto e la vedo sorridente e determinata a non mollare. Fortissima. Meno due chilometri, si entra in città. La velocità aumenta ancora. Ultimo chilometro, i sampietrini, la strada che sale e Porta San Sebastiano appare davanti ai nostri occhi: il traguardo è quello, l’arco di arrivo più bello e antico di tutte le corse ciclistiche. Lo tagliamo affiancati, col sorriso. Anzi, ridiamo proprio come due esaltati. Insieme a noi tanti volti elettrizzati. Gli stessi che ho visto lungo tutto il percorso e che, con uno sguardo e qualche parola, hanno condiviso le stesse cose che provavo io, dalla gioia di pedalare all’incredulità di percorrere queste strade finalmente senza traffico. La Granfondo è finita ma non la festa che continua al villaggio. L’applauso più grande va al gruppo della AS Roma Ciclismo che ha tagliato il traguardo in un gruppone di sessanta ciclisti tutti arrivati assieme. Ma i complimenti vanno anche al siciliano Francesco Pizzo, che conquista il titolo di Re di Roma per il miglior tempo sulle cronoscalate oltre ad essere il primo ad arrivare sul traguardo. Palese la sua soddisfazione nel raccontare la gara che lo ha visto sferrare l’attacco decisivo sulla salita di Rocca Priora, dove ha staccato i compagni di fuga per iniziare la sua cavalcata solitaria.

La Regina di Roma è invece Elena Cairo che domina ogni cronoscalata su cui sceglie di concentrarsi per poi evitare rischi inutili in discesa: un bel modo di finire una stagione ricca di successi e bei risultati. Contagiosa anche l’esultanza di Aurelia Ventura che, sprizzando vitalità da tutti i pori, ha delle dediche speciali da fare per la propria medaglia giunta inaspettata. Ma sono anche molto belle le storie di chi su quel podio non ci sale, ma che sdraiato sul prato a sorseggiare una birra rivive il recente ricordo di aver pedalato nella storia, assieme a tanti amici che condividono la stessa passione. Sarà stata la maglia uguale indossata da tutti (peraltro con una bellissima grafica), ma questa volta davvero non ho visto avversari intorno a me.

Le luci della sera cominciano a scendere, sono quasi arrivato a casa. Nel rivivere i ricordi, il viaggio di ritorno è trascorso senza che me ne accorgessi. E adesso questi ricordi si sfumano e assumono i contorni di un sogno. Noi lo abbiamo vissuto veramente, ma già ne proviamo nostalgia. Sappiamo che dovremo aspettare molto tempo, ma sappiamo anche che tra un anno ci troveremo ancora tutti lì, magari ancora più numerosi, a invadere con le nostre bici la città di Roma e i Fori Imperiali …




 
( 11 Ottobre 2016 )

 

 

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