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Inserito il 20 settembre 2016 alle 10:55:50 da ale.ferrarotti. - Letto: (2037)

Nella terra del Chianti si rinnova la 4ª edizione della Gf Gallo Nero

Una giornata partita con cattive condizioni meteo che ha scoraggiato molti dei partecipanti a partire lungo le strade del Chianti Classico. Ad avere ragione però sono stati i numerosi granfondisti che, incuranti del brutto tempo, sono partiti per affrontare il suggestivo tracciato con partenza da Radda in Chianti. Ci racconta questa bellissima giornata di sport, fatica, amicizia e a fin dei conti dal meteo clemente, l'instancabile Michele Bazzani.

 
(Testo di Michele Bazzani, foto di Michele Bazzani e Granfondo Gallo Nero)

Nel 2016, il Chianti Classico festeggia i propri trecento anni rilanciando ancora di più il binomio che lo lega al ciclismo. Era il 1716 quando il Granduca di Toscana Cosimo III promulgò il bando con cui sarebbero stati definiti i confini della zona di produzione del vino già famoso nel mondo. E nel 2016, tra i tanti eventi celebrativi della ricorrenza, il Consorzio del Chianti Classico ha riservato due appuntamenti riservati alle biciclette. È ancora nei nostri occhi la “Chianti Classico Stage”, la tappa a cronometro del Giro d’Italia che, lo scorso 15 maggio, ha mosso la propria partenza proprio qui da Radda in Chianti per concludersi a Greve.  A distanza di quattro mesi, ecco di nuovo la Granfondo del Gallo Nero, che per la 4° edizione si presenta cresciuta nei numeri e rinnovata nei percorsi.

Alla vigilia del sabato si parla già di oltre ottocento iscritti, numeri che sembrano dare ragione a chi ha fortemente voluto questo evento, costantemente cresciuto negli anni, nonostante la collocazione in calendario al termine della stagione granfondistica, quando molti ciclisti cominciano a sentire la stanchezza di una stagione impegnativa. E anche qua ci sarà da fare fatica. Gli organizzatori hanno infatti pensato bene di modificare il percorso introducendo, dopo la partenza che ricalcherà i primi chilometri della cronometro del Giro, la nuova impegnativa salita di Monteluco, che si aggiunge al Valico del Morellino riservato ai lunghisti.

Personalmente aspettavo con desiderio questa manifestazione. Abito in questa zona e le strade del Chianti Classico sono il quotidiano teatro dei miei allenamenti. Da ciclista mi sento fortunato nel poter vivere in una terra, dove pedalare è un piacere per gli occhi e per la mente: vigneti e uliveti che si alternano a fitti boschi a formare un paesaggio unico al mondo. Ed è un orgoglio per me sapere che tanti amici verranno a Radda in Chianti per disputare questa gara, anche allettati dai miei pressanti inviti e dai miei racconti di scorribande ciclistiche. Tra questi Marco e Lorena, coppia abruzzese, che quest’anno ha fatto spesso visita in Toscana.

Al raduno di partenza il clima è umido è incerto. Raggiungo il furgone della squadra, dove mi aspettano i compagni Stefano, Massimo e Devis. L’umore non è dei migliori anche perché da qualche minuto ha ricominciato a piovere, cosa che, assieme ai violenti scrosci di pioggia giunti nella notte, garantisce che le strade saranno bagnate e pericolose soprattutto nella prima parte. Preparo il mio abbigliamento antipioggia con gli appositi copriscarpe e la mantellina in goretex che mi danno sempre una certa sicurezza in qualsiasi situazione meteorologica. Per fortuna, mentre ci rechiamo in griglia, la pioggia cessa ma con rammarico scopro che molti ciclisti hanno deciso di non partire, non sentendosi di correre dei rischi in queste condizioni. Man mano che si avvicina il momento del via il buon umore torna a fare da protagonista: in griglia trovo tanti amici con il forte ciclista fiorentino Francesco, fresco di matrimonio e di viaggio di nozze, la cesenate Veronica che scherza sulla sua idiosincrasia per le strade bagnate, il collega giornalista Leonardo e una timorosa ma determinata Annalisa con cui condivido spesso gli allenamenti domenicali.

La partenza ha il fragore di un colpo di cannone. Appena il tempo di uscire dal paese e subito viene dato fuoco alle polveri con l’andatura che sale improvvisamente nel tratto in lieve ascesa che porta verso Castellina. Il gruppo si sfilaccia in vari gruppetti e davanti rimaniamo in una trentina di unità. I ritmi sono troppo sostenuti per me che, dopo qualche chilometro decido di mollare per evitare di finire subito la benzina, sperando di non averlo fatto troppo tardi.

Mi faccio riprendere da un gruppo che ha un passo più adatto alle mie possibilità, anche se i ritmi rimangono frenetici, nonostante la strada bagnata. Qui trovo Lorenzo, recente compagno d’avventura in terra austriaca, che mi sprona a non mollare. Non mollo. Non potrei farlo proprio ora che mi sto avvicinando verso casa. Sfioriamo Fonterutoli e la cipresseta della Croce Fiorentina, mentre ci lanciamo a folle andatura nella discesa che ci porta al Mulino di Quercegrossa. I frequenti e impegnativi saliscendi selezionano il gruppo, mentre attraversiamo luoghi di una bellezza affascinante. Conosco queste strade come le mie tasche e, in prossimità della Certosa di Pontignano mi porto davanti al gruppo per avvertire dei pericoli imminenti: una strettoia, qualche buca nell’asfalto, una curva ingannatrice e un muro in discesa. Ne usciamo indenni e riprendiamo col nostro ritmo indiavolato mentre le salite, quelle vere, si prospettano all’orizzonte.

Nel frattempo ci suono due buone notizie: il sole che comincia a fare capolino da dietro le nuvole e il vedere che da dietro sono rientrati i compagni Massimo e Devis, penalizzati da una griglia di partenza arretrata. Gli strappi del Castello di Bossi e di San Felice introducono alla salita di Monteluco che segnerà il crocevia della gara. I primi chilometri dopo l’abitato di San Gusmé sono terribili con rampe in doppia cifra che sfilacciano il gruppo.

Tengo duro perché so che poi la salita presenterà una tregua con ampi tratti di recupero, prima della rampa finale che porta allo scollinamento. Il ritmo imposto dai forti scalatori presenti mi porta al limite, togliendomi un po’ di lucidità e costringendomi a mollare il contatto con il gruppo nella lunga e tecnica discesa che riporta verso valle. Qui mi trovo solo e in preda allo sconforto. Dietro c’è il vuoto. Mi appello alla mia esperienza, rallentando e alimentandomi in vista delle fatiche successive. Mi faccio riprendere da un gruppetto che mi accompagnerà fino al bivio dei percorsi. Imbocco per il lungo e mi ritrovo di nuovo solo. Dove sono finiti tutti? Le rampe che portano verso il Castello di Albola sono micidiali e devo già pescare nel serbatoio della riserva, raggiungendo finalmente lo scollinamento al valico del Morellino. Il peggio è alle spalle, ma i chilometri che mancano al traguardo, sono ancora tanti. Resto solo ancora per molto tempo, poi finalmente alle mie spalle arriva l’amico Sauro. E il morale torna alto! Una pacca, un incitamento e riprendiamo lena. Mi avverte di un gruppo alle spalle, invitandomi ad attenderlo per risparmiare energie per il finale.

Purtroppo in questi ultimi chilometri attraversando Greve e Panzano il traffico è stato riaperto e dobbiamo fare un’attenzione supplementare. Intanto siamo arrivati alla salita finale. Io e Sauro ne abbiamo più degli altri e forziamo l’andatura per poter arrivare assieme appaiati, in una bella manifestazione di amicizia. All’arrivo sono accolto dal tifo dei compagni, che hanno concluso il percorso medio. E anche questa è fatta.

La vittoria del percorso lungo è andata a Federico Scotti che ha prevalso dopo un appassionante testa a testa con Federico Pozzetto, alla fine distanziato di meno di un minuto, mentre a quasi quattro minuti Lorenzo Fanelli completa il podio. Distacchi abissali per tutti gli altri a testimonianza di un percorso durissimo. Tra le donne duello romagnolo con Deborah Morri che s’impone davanti alla conterranea Veronica Pacini. Sul percorso medio è invece una volata a due che premia Marco De Castagnori davanti a Giovanni Nucera, mentre tra le donne Chiara Turchi prevale per distacco su Annalisa Fontanelli.

Il dopo gara è una vera festa conviviale. Ci ritroviamo tutti assieme in quello che definire un pasta party è riduttivo, con la chicca del bicchiere di Chianti Classico servito nel calice. I volti adesso sono raggianti: Marco e Lorenzo hanno finito la loro gara con una prestazione superlativa e attendono il loro turno per le premiazioni, così come Lorena, Mirco e Francesco.

Ma per tutti il vero premio sarà il ricordo di una giornata di sport vissuta in piena allegria in uno dei territori più belli del mondo. E i nostri racconti, pieni di entusiasmo, sono lì a testimoniarlo. E stavolta anche gli elementi sono stati favorevoli. La pioggia attende giusto la fine delle premiazioni e la chiusura della manifestazione, per scatenarsi nuovamente. Stavolta il viaggio verso casa sarà breve. E a farci compagnia il nostro bottino di bottiglie di Chianti Classico che allieteranno le nostre prossime serate, richiamando alla mente le emozioni vissute in questo giorno …


( 20 Settembre 2016 )

 

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