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Inserito il 06 settembre 2016 alle 10:39:53 da ale.ferrarotti. - Letto: (2722)

Dal Valentino a Superga per scoprire la Granfondo Torino

Ha preso il via dal suggestivo Parco del Valentino la 2ª edizione della Granfondo Internazionale Torino. Un percorso molto veloce caretterizzato dall'importante arrivo posto all'ombra della Basilica di Supera. Ci racconta questa giornata un brillante Davide Sanzogni autore di una prova degna nota.

 
(Testo di Davide Sanzogni, foto Play Full )
La Granfondo di Torino segna per me il ritorno alle gare dopo un mese e mezzo di pausa dalle competizioni. La giornata inizia nel solito modo: sveglia alle 4.00, colazione e via in macchina per raggiungere in un paio d’ore il Parco del Valentino, dove è sistemata la logistica della competizione.

Il luogo in effetti è molto comodo e ombroso, cosa che non guasta visto la giornata che si annuncia afosa. Già sono molti i ciclisti che si avvicendano all’interno del villaggio espositivo che lentamente prende vita; molti di più sono i giovani che stanno lasciando il parco dopo l’ennesima notte brava. E’ uno strano contrasto questo tra noi amatori attenti a mantenerci in piena efficienza e questa varia umanità che si discioglie nelle nebbie del mattino.

Recuperato il pacco gara con annessa la maglia celebrativa dell’evento, che oggi non indosserò preferendole quella della mia squadra la ASD RAT Ride All Terrain. Prendo quindi il mio posto in griglia dove ritrovo tante facce note di questa stagione di gare: Mirko e Corrado della Rodman-Azimut, Antonio della Gs Olmina Legnano e tanti altri ancora.

Questo mi fa molto piacere anche se stento a trovare la voglia di chiacchierare. Sono reduce da una due giorni tutt’altro che riposante in un noto parco giochi lombardo. Inoltre sono un po’ preoccupato per il percorso, molto veloce e che non conosco affatto. Per fortuna i primi chilometri sono ad andatura controllata, cosa che consente di passare un restringimento posto 200 metri dopo il via e alcuni sparti traffico senza eccessivi patemi. La salitella verso il castello di Moncalieri aiuta ad allungare il gruppo e la sconnessa rotonda in pavé che si trova in cima a questa breve elevazione passa fortunatamente liscia. Cerco di tenermi nelle prime trenta posizioni del gruppo per evitare problemi. La velocità è veramente sostenuta, ma sembra che tutti siano molto concentrati e consapevoli. Le poche rotonde presenti vengono annunciate con grande anticipo e ben gestite dall’intero gruppo. Ad un certo punto sento una mano che mi stringe il braccio per saluto e mi trovo a pedalare a fianco di Alessandro del team Brontolo. Con lui e con i già citati Corrado e Mirko (tutti e tre chiuderanno il lungo nei primi 20 assoluti) come punti di riferimento procedo nella prima parte del gruppo ancora molto numeroso.

La selezione avviene davanti, più che da dietro come nei percorsi caratterizzati da maggior dislivello. Oggi invece la testa del gruppo ogni tanto prende a zigzagare, rallenta e nascono alcuni tentativi di fuga di qualche audace che per la maggior parte delle volte vengono ripresi mentre a altre volte allungano pur sempre rimanendo a vista. I soliti volenterosi si accollano l’onere di tirare. Con alcuni altri proviamo a organizzare un doppio binario, ma siamo in pochi a girare e desistiamo in breve. Peccato che in un gruppo di quasi 200 unità, ancora freschi dopo nemmeno 30 chilometri di gara, non si sia riusciti a trovare più disponibilità. Segue un tratto dove la carreggiata si restringe, anche per via dello stato dell’asfalto molto deteriorato sui lati. Con il sole ancora basso sull’orizzonte questo stretta lingua d’asfalto, che si snoda su alcune dolcissime colline che ci introducono all’astigiano, ha un che di classica del nord.

Il gruppo si allunga, non so cosa avvenga dietro ma probabilmente si rompe. So che la media della prima ora è di 42km/h. Io, Corrado e Mirko ci troviamo a chiudere un buco sull’ennesimo drappello che prova ad andar via. Davanti c’è un manipolo della squadra corse Bianchi, un bel treno cui restare attaccati. Sfrutto un breve tratto di salita, terreno a me più congeniale che la pianura, per agguantarli appena prima che inizi una breve discesa.

Ahimè, essendo a capo chino focalizzato sull’ultima ruota del gruppetto non ho visto il cartello che indicava l’imminenza del bivio tra medio e lungo. Accade così che, quando dopo poche centinaia di metri di discesa condotte a oltre 60km/h, mi si pari innanzi una scena a dir poco caotica non sappia come interpretarla.

Sulla destra vedo molti ciclisti frenare bruscamente e prendere a sinistra. Altri, sempre sulla destra, addirittura stanno facendo inversione. Un volontario si sbraccia ma non odo i classici richiami “lungo a destra, medio a sinistra”. In realtà, data la velocità, ho poco tempo per riflettere e interpreto, sbagliando, la via di destra come una via sbagliata e vado a sinistra come fa la maggioranza, rendendomi conto solo troppo tardi di essere sul percorso medio.

Pazienza, è andata così. Quando me ne rendo conto mi sento un po’ sconfortato perché questo implica aver perso la possibilità di fare un bel risultato sia nella classifica del circuito GS Alpi sia quella della Nord-Ovest Road Cup. Inoltre, mi trovo nel gruppo di testa del medio, circondato da atleti veri e il pensiero prorompe in un sonoro: “in che guaio mi sono cacciato”.

Poi però decido di cogliere questo fatto come un’opportunità per vedere come si corre lì davanti. Siamo rimasti in una trentina e il ritmo si è fatto meno forsennato. Anzi ora che siamo ai piedi delle colline si alternano tratti ad andatura “umana” a tratti dove quelli che puntano alla vittoria scattano secchi per cercare di far partire una piccola fuga e poi giocarsela. Molto attivo in questa fase è ovviamente Niki Giussani (che poi vincerà) che va via un paio di volte per poi farsi riprendere, ma fino ai meno 20 chilometri dall’arrivo il gruppo resta coeso, nonostante una tremenda rampa nei pressi di Castelnuovo Don Bosco. Non so come, tengo il grosso del gruppo, ma intanto Niki e dietro di lui altri tre e infine altri sette riescono a prendere il largo.

Poco male, di certo non li avrei tenuti sull’imminente salita conclusiva di Superga che affronto forse in maniera un po’ troppo guardinga. Qualcuno resta dietro, qualcuno si avvantaggia. Con me restano Eugenio Cossetto del team Flj ed Enrico Merello del team Ortovero. Con loro divido l’acqua di cui ancora dispongo, essendo partito per il lungo. Un piccolo accenno di crampo in una transizione tra la salita e un breve tratto di discesa non mi invoglia a forzare e, appurato che siamo di tre categorie diverse, non c’è nemmeno da dissanguarsi in volata. Mentre Eugenio prosegue forte andando a podio della sua categoria, io ed Enrico scambiamo anche qualche parola. Solo il sopraggiungere di altri alle nostre spalle ci spinge ad una breve accelerazione negli ultimi 200 metri, rinunciando così all’arrivo affiancati.

Appena passato il traguardo mi dirigo al ristoro dove mangio un po’ di frutta, qualche crostata e riempio nuovamente le borracce per poi dirigermi all’ingresso della basilica di Superga per una breve visita dell’interno. Non mi aspettavo di arrivare così presto, quindi con molta calma scendo a Torino e percorro i pochi chilometri che separano l’arrivo di Superga dal Parco del Valentino. Perdo un po’ di tempo per trovare le docce (stavano ancora posizionando i cartelli) e mi dirigo al pasta party, decisamente equilibrato. Una buona pasta al ragù, affettato, pane, frutta e un dolce tipico della Valtellina (come valtellinesi sono gli organizzatori del circuito GS Alpi).

 

Apprendo di essere arrivato 20° assoluto e 4° di categoria, pertanto mi metto sotto un albero in una lunga attesa del momento della premiazione. Ne approfitto per chiacchierare con gli amici lunghisti che arrivano alla spicciolata. Tra questi, Enrico Dogliotti che ha conquistato un terzo posto assoluto nella granfondo di casa. Un terzo posto di prestigio, considerato che ha inseguito lungamente da solo la coppia di testa.

Viene infine il momento della premiazione: una bella targa, una maglietta di buona fattura con altri gadget e il bacio della Miss. Direi che non manca niente. Recupero la bici al bike-park e mi butto in macchina. Rientro a casa in tempo per raggiungere la mia famiglia che, guarda caso, sta partecipando ad una giornata dedicata allo sport organizzata in un comune vicino dal Team Magherno Bike (team presente pure a Torino e andato a premi con la sua rappresentante Francesca Zucca).

Tutto bene dunque, nonostante lo sbaglio di strada e l’uscita dalle classifiche di circuito? Quasi.

Il giorno dopo infatti i muscoli non erano distrutti come avviene di solito dopo un lungo e così la solita uscita di defaticamento in pausa pranzo si è inaspettatamente trasformata in un “dietro motore” per il mio collega e amico Marco, che al termine si è caldamente raccomandato di scaricare la traccia GPS per la prossima granfondo. Vai tranquillo, la prossima è la Noberasco, percorso unico!

( 6 Settembre 2016 )

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