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martedģ 19 novembre 2019
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Sezione cicloturismo    
Inserito il 22 agosto 2016 alle 18:52:26 da ale.ferrarotti. - Letto: (2064)

Piccolo Tour delle Alpi Francesi: un'emozione unica

Un viaggio che prima o dopo doveva essere fatto. Una tre giorni con partenza da Aosta in cui, il nostro fedele narratore Davide Sanzogni insieme ad un suo caro amico, hanno percorso alcune delle mitiche salite delle Alpi Francesi. Viviamo, grazie a questo racconto, le emozioni vissute dai nostri due avventurieri lungo le salite e le discese attraversate .

 
(Testo di Davide Sanzogni, foto Davide Sanzogni )
L’idea di questo viaggio era stata abbozzata un paio d’anni fa, quando ecco che inaspettatamente, quest'anno, si verificano alcune condizioni che ne rendono propizia la realizzazione. In primis la previsione di bel tempo a cavallo del ferragosto e come seconda cosa le giornate che mia moglie con le nostre bimbe, trascorreranno dai suoceri in occasione di una sagra locale. Inoltre Alberto, amico e granfondista come me, sta trascorrendo le sue vacanze ad Aosta. In breve ci organizziamo e giovedì sera, dopo il lavoro, parto da Pavia per raggiungere Alberto.

L’indomani partiamo all'alba quando il freddo punge ancora. Visto lo scarso traffico puntiamo verso Pre-Saint-Didier lungo la strada principale della Vallé. A la Salle, una frana ci costringe ad affrontare uno strappo con pendenze a doppia cifra che con le bici cariche si fa sentire, nonostante il 34x29.

Affrontiamo la salita del Piccolo San Bernardo di buona lena, con il Monte Bianco e il Ruitor che fanno capolino. Una foto al passo, ci copriamo bene per la discesa verso la Val d’Iser e passiamo il confine con la Francia. La strada assume da subito il tipico sapore dei passi alpini francesi: asfalto ondulato, lucido a tratti e quasi totale assenza di protezioni laterali. A bilanciare questo un generale rispetto nei confronti dei ciclisti.

Terminata la discesa imbocchiamo la lunga ascesa che porta ai 2770 metri sul livello del mare dell’Iseran. In vetta, sosta per misteriosa bevanda venduta come caffè e giù lungo la valle della Maurienne che, come previsto, ci accoglie con un forte vento contrario. Sono da poco passate le 16.00 quando arriviamo alla base del Galibier e decidiamo di fermarci. Per oggi 190 chilometri e 4000 metri di dislivello possono bastare. Una piccola spesa per improvvisare una merenda ristoratrice e per le provviste per l’indomani (pan bauletto, marmellata, banane e frutta secca), una buona cena in un ristorante locale, un dolce in pasticceria e via a dormire in hotel.

Dopo una buona colazione approcciamo il Telegraphe che superiamo in un’oretta a circa 800m/h di VAM. Questo il valore con cui abbiamo affrontato tutti i passi del nostro piccolo Tour. Un passo equilibrato che consentiva di far girare la gamba in relativa agilità. Breve discesa verso Valloire e iniziamo l’ascesa del mitico Galibier. La giornata è spettacolare e in vetta il panorama è mozzafiato. Ancora si vede il Bianco, fattosi piccolo e mentre percorriamo la discesa verso Lautaret già si intravede lontano il Monviso. Dal Lautaret la strada si fa ampia e arriviamo a Briancon poco dopo mezzogiorno in una giornata estremamente calda.

Per fortuna l’Izoard dal versante affrontato non presenta tratti troppo severi e la nostra stessa velocità ci assicura un minimo di sollievo. Oltre alla foto all’obelisco in vetta non può mancare una pausa in discesa nel mezzo della “Casse deserte”, ove è posto il monumento in memoria di Coppi e Bobet. Quando la valle si addolcisce ci tocca la solita dose di vento in faccia fino a Guillestre, dove fa veramente caldo. Sono le tre del pomeriggio quando iniziamo la salita del Vars e l'acqua nelle borracce scarseggia. Questo è il momento più difficile del viaggio, che tuttavia superiamo con serenità e anzi, reintegrate le scorte idriche, decidiamo di non fermarci a metà salita come preventivato, ma scollinare e scendere nella valle dell’Ubaye.

Arrivati a Jausiers, alla base della Bonette, apprendiamo che gli hotel dell’intera valle sono al completo per via di un festival messicano. Sono molti i ciclisti che scornati entrano ed escono dagli hotel e dall’ufficio turistico. Tra questi anche una coppia di turisti tedeschi con cui familiarizziamo. Infine salta fuori un appartamento. La doccia è fredda e mancano le lenzuola, ma abbiamo un tetto sulla testa. Riusciamo anche a fare la spesa per l’indomani e ora possiamo concederci il giusto premio con una ricca cena. Il cameriere ci chiede se davvero mangeremo quanto ordinato, al che rispondo che abbiamo pedalato molto (165 chilometri e 4400 metri di dislivello) e non avremo problemi a finire tutto.

 

Il mattino seguente, dopo la colazione in centro, ripartiamo. Oggi è l’ultima e più facile delle tre tappe, soli 145 chilometri e 3400 metri di dislivello. La salita della Bonette da questo versante è molto bella e mai troppo dura. Una serie di quinte naturali dischiude panorami sempre nuovi mentre si sale. Anche qui, come su altri passi saliti, per molti chilometri è delimitata una corsia riservata ai numerosi ciclisti che lo scalano. Giunti al passo proseguiamo di slancio per percorrere l’anello che artificiosamente tocca la quota di 2802 metri: ne vale la pena per il panorama sul gruppo del Mercantour. Anche oggi fa caldo e nonostante la quota basta la mantellina nella lunga discesa verso la Isola che non ci costringe a lunghe tirate.

E’ da poco passato il mezzogiorno quando iniziamo la salita del passo della Lombarda; inizia dura, a metà spiana e nel finale torna dura. Spesso la strada corre sul versante meno soleggiato cosa che, insieme ad alcune brevi gallerie, ci dà sollievo dal caldo.

La sera precedente avevamo dato appuntamento in cima a Roberto, un amico che vive a Cuneo. Sono le 14.35 quando scolliniamo e Roberto è appena arrivato con la sua bici. A volerlo rifare non ci verrà più così bene. Roberto, provetto discesista, ci precede lungo la stretta e trafficata strada che porta a Vinadio. Qui lasciamo la statale per una tranquilla via che scorre nei boschi sul lato destro della vallata. Dopo tre giorni passati al risparmio, negli ultimi chilometri ci sfoghiamo tanto che manca poco per trasformare l’arrivo a Cuneo in volata.

Non sono ancora le 17.00 e l’idea sarebbe di farsi una doccia a casa di Roberto e bersi una birra insieme, ma un treno in partenza è un’occasione da non perdere.  Salutato Roberto e caricate le bici finalmente ci spostiamo senza sforzo. Il viaggio per Aosta prevede un paio di cambi. A Torino facciamo tappa in un locale specializzato in prodotti tipici della Vallé (salumi, formaggi e birre) che divoriamo famelici. Sull’ultima tratta da Ivrea ad Aosta facciamo la conoscenza di una coppia di ciclisti ucraini che, in MTB e tenda, stanno spostandosi dall’Austria alla Costa Azzurra. Ci scambiamo un po’ di suggerimenti per viaggi futuri prima di accomiatarci. Non sono ancora le dieci di sera quando giungiamo ad Aosta dove, dopo essermi congedato da Alberto con cui ho condiviso questa splendida tre giorni di cui serberò meravigliosi ricordi, mi metto alla guida per rientrare a casa dalla mia famiglia.

( 22 Agosto 2016 )

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