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Inserito il 19 luglio 2016 alle 10:57:01 da ale.ferrarotti. - Letto: (3230)

Granfondo Sibillini: si rinnova e si migliora

Si è svolta domenica 17 luglio in terra marchigiana la Granfondo Sibilinni. Un percorso privato del suo punto più caratteristico, la Piana di Castelluccio di Norcia per problemi di chiusura stradeha saputo regalare ugualmente paesaggi mozzafiato. Viviamo questa granfondo grazie al racconto di Michele Bazzani

 
(Testo di Michele Bazzani, foto Play Full)

I Monti Sibillini esercitano su di me sempre un grande fascino, sia sotto il profilo ciclistico sia per i meravigliosi paesaggi che ogni anno siamo portati ad ammirare.

Due anni fa avevo fatto la promessa di tornarci ed eccomi di nuovo qui, nel tardo pomeriggio di sabato, arrivare a Caldarola per la mia 5ª partecipazione a questa granfondo. Qui molte cose mi sono già familiari e mi reco subito nella zona del ritiro pacchi gara dove la manifestazione ha il suo fulcro organizzativo. Tutto mi sembra pronto e l’atmosfera è rilassata, così ne approfitto per scambiare due parole con l’organizzatore Maurizio Giustozzi, che mi rappresenta la sempre maggiore difficoltà ad acquisire i permessi necessari per il passaggio della corsa, cosa che l’ha costretto quest’anno a variare il percorso rispetto a quello tradizionale. C’è soprattutto il grande rammarico di non poter transitare dalla Piana di Castelluccio, in piena fioritura: purtroppo le autorità locali preferiscono la non sostenibile invasione di auto e moto, rispetto al rispettoso transito dei ciclisti. Ce ne facciamo una ragione. I Monti Sibillini hanno così tanti luoghi magici che non vedo l’ora di scoprire il nuovo percorso.

Tra i partecipanti che si attardano ancora nel quartier generale, c’è Nicola Pellegrini, organizzatore della Targa Crocefisso, importante manifestazione per Under23 che si tiene a Polignano a Mare, e giunto dalla Puglia dopo un lungo viaggio per partecipare alla Granfondo dei Sibillini. La serata corre via veloce e piacevole, anche se a cena, come al solito, non riesco proprio a regolarmi su un’alimentazione da atleta. Pazienza, oramai il mio organismo è preparato. Purtroppo per la temperatura scesa di molti gradi non ci sarà la tradizionale invasione di ciclisti del dopocena nella piazza di Caldarola. Anche la mattina si presenta molto fredda e con qualche nuvola imprevista di troppo. Personalmente apprezzo molto questo freddo fuori stagione, soprattutto dopo il caldo afoso sofferto fino a pochi giorni fa. Mentre mi reco alle griglie di partenza, mi rendo conto che sono uno dei pochi che si presenta in tenuta estiva, mentre i più optano per i manicotti, gilet antivento e anche capi tecnici più pesanti, in particolare per quelli che scelgono la partenza alla francese anticipando il via ufficiale.

L’attesa in griglia è molto breve e corre via veloce con un saluto agli ex-compagni della A.S. Roma, sempre presenti negli eventi che contano. Rivedo anche Marika Passeri che torna alle corse dopo molti mesi di assenza. I primi chilometri sono ad andatura controllata. Molto apprezzabili, in termini di sicurezza, sono le partenze separate dei due percorsi di gara, con i granfondisti che anticipano di mezz’ora i mediofondisti. E così, nel lungo, la partenza è più tranquilla del solito, complice anche la strada in leggera salita e il vento contrario che scoraggiano i primi attacchi. Mi porto davanti al gruppo, dove scorgo tutti i favoriti della corsa che scalpitano in attesa di sprigionare i loro cavalli al momento opportuno, tra cui un Christian Barchi particolarmente concentrato. Quel momento arriverà dopo circa trenta chilometri di gara, all’attacco della salita del Valico delle Fornaci, dove se ne va un gruppetto di poco più di dieci unità, mentre dietro il gruppone incomincia a selezionarsi.

Resto attaccato con i denti al secondo gruppo per beneficiare della relativa scia nella discesa verso Visso e nel lungo falsopiano che porta all’attacco della salita di Frontignano, una delle novità di questa edizione. Le forti pendenze mi inducono a mollare la presa e a proseguire del mio passo. La strada è bellissima e tra i continui tornanti e la vista delle pareti rocciose del Monte Bove, pare quasi di essere sulle Dolomiti. Nel frattempo le nuvole hanno abbandonato la scena per far posto a un bellissimo cielo azzurro, anche se la temperatura si mantiene su livelli accettabili: sono le condizioni ideali per andare in bici. La discesa è velocissima e in pochi minuti riporta nel fondovalle a Ussita, dove sono raggiunto da un folto gruppo con cui percorrerò buona parte del resto della gara. La salita che porta al Valico del Macereto è più impegnativa di quanto mi aspettassi, ma oramai i ritmi sono gestibili e riusciamo a rimanere compatti, cosa importante visto che, senza troppa fatica, riusciremo a fare velocità nei dolci saliscendi del lungo tratto in falsopiano che il percorso presenta.

Sfioriamo il bramantesco santuario del Macereto e attraversiamo il piccolo villaggio di Cupi in uno scenario selvaggio che si fa sempre più aperto, con la città di Camerino che appare sullo sfondo. Tutto molto bello, peccato solo non avere la possibilità di poter sostare per una foto o per ammirare meglio il panorama. Nessun problema, ci torneremo con più calma, adesso c’è da correre! Planiamo a gran velocità su Fiastra con il suo lago dalle acque smeraldine e attacchiamo la lunga salita che ci porterà, dopo quindici chilometri, al Valico di Santa Maria Maddalena, punto più alto della gara, che affronteremo dal versante di Bolognola. Nel tratto centrale le pendenze si fanno importanti e il nostro gruppo si sgretola anche per il passo imposto da Maurizio Cianflone, vecchia conoscenza delle granfondo. Lo saluto con un filo di fiato prima di mettermi in silenzio alla sua ruota cercando di non mollare. Il cambio di borraccia al volo, altra chicca di questa manifestazione, giunge provvidenziale nel momento di maggior difficoltà con l’acqua fresca che diventa un vero toccasana per il ciclista in difficoltà. Dopo gli impianti sciistici di Pintura le pendenze si fanno meno importanti ma c’è da spingere fino in cima.

La discesa verso Sarnano, velocissima, rimescola le carte: preferisco scendere con prudenza anche se l’asfalto e la pendenza invitano ad andare giù a forte velocità. In fondo si riunisce un gruppetto di 7-8 elementi, tra cui riconosco il simpatico Diego Bernacchia, con cui riusciamo per tutto il lungo tratto pianeggiante che ci aspetta a fare una doppia fila quasi perfetta, fatto molto raro in una granfondo. Resta ancora un’ultima asperità da superare, la salita di San Ginesio che, con mia grande sorpresa, non termina alle mura, ma continua dentro il centro storico con un passaggio emozionante e spettacolare sui sampietrini delle viuzze dell’antico borgo medievale. Saliamo con ritmo regolare allo scopo di restare uniti e dopo la discesa riprendiamo, anche se con minor convinzione, la nostra doppia fila fino al traguardo dove concluderemo le nostre fatiche. Mi attardo un po’ sul traguardo per assistere all’arrivo delle prime donne, con la volata che vedrà prevalere di mezza ruota la marchigiana Gioia Chiodi davanti a Elena Cairo, a lungo in testa alla gara femminile con ampio margine e ripresa solo nel finale.

Il ristoro finale a base di anguria e the freddo è il premio ideale dopo questa lunga cavalcata di oltre cinque ore, ma la gioia per quello che si è vissuto è superiore alla fatica. Tanti sorrisi anche al pasta party, senza fila con ampia possibilità di scelta tra varie portate, che trascorro in compagnia degli amici Maurizio e Nicoletta. Più sorridente anche l’organizzatore Maurizio Giustozzi al termine di una granfondo dove tutto o quasi è filato liscio e, soprattutto, dove la stragrande maggioranza dei ciclisti ha potuto apprezzare le bellezze e le difficoltà tecniche del nuovo percorso e la qualità organizzativa di una granfondo che oramai è diventata una grande classica estiva del calendario cicloamatoriale. Ce ne andiamo da Caldarola senza fretta. Per noi i Monti Sibillini non finiscono qui …


( 19 Luglio 2016 )





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