Articoli 
giovedģ 14 novembre 2019
Granfondo Randonneč Cicloturismo Appunti di viaggio Rubriche
Sezione granfondo    
Inserito il 18 luglio 2016 alle 17:52:44 da ale.ferrarotti. - Letto: (2673)

La Leggendaria Charly Gaul: il Monte Bondone recita da protagonista

“La Leggendaria Charly Gaul”, unica tappa italiana del circuito UCI Gran Fondo World Series, si è corsa domenica 17 luglio. Sono stati tantissimi i partecipanti che hanno preso il via alle ore 8.00 da Piazza Duomo a Trento, e tutti, tra cui il nostro amico Davide Sanzogni, con un obbiettivo comune: quello di scalare il Monte Bondone, in ricordo dell'impresa memorabile di Charly Gaul nel Giro d'Italia del 1956. Viviamo insieme questo emozionante fine settimana grazie al racconto di Davide Sanzogni.

 
(Testo di Davide Sanzogni, foto La Leggendaria Charly Gaul e Davide Sanzogni )

La Charly Gaul non è solo una granfondo, è piuttosto un calarsi nel ciclismo a tutto tondo che coinvolge la Città di Trento, il Monte Bondone e la "Valle dei Laghi" di Toblino e Terlago per ben tre giorni.

Si inizia già il venerdì con la cronometro che con partenza e arrivo a Cavedine costeggia i laghi e lambisce le pendici del Bondone.

Si il Bondone, questa montagna all'apparenza docile, boscosa e nemmeno troppo elevata se paragonata ai mitici giganti alpini. Eppure è una salita epica: tanto in quella leggendaria giornata del '56 quando Charly Gaul fece il vuoto dietro di sé, arrivando semi-assiderato al traguardo, quanto nel nostro piccolo per noi amatori che la affrontiamo in gara o per diletto, spesso sotto la calura estiva.

Io mi inserisco in questo evento nella giornata di sabato recandomi a Trento per il ritiro del pacco gara. Sono appena giunto in trentino, a pochi chilometri da Tione per la precisione (altra località cui non difettano le salite, alcune percorse anche dal Giro), per trascorrere alcuni giorni di vacanza con la mia famiglia.

Ne approfittiamo per una passeggiata nel centro storico di questa città. La piazza del duomo da cui l'indomani partirà la granfondo, il Castello del Buonconsiglio e alcuni palazzi gentilizi sono i punti salienti del breve tour. Le vie e i locali sono invasi da una placida folla, di cui molti ciclisti e accompagnatori, che si gode la splendida giornata. Anche noi facciamo tappa in un ristorantino pranzando nella veranda sulla strada, questo ci da modo di assistere al passaggio della "Moserissima", manifestazioni per bici d'epoca che coniuga bici e sapori del territorio percorrendo la ciclabile della valle dell'Adige e facendo sosta, tra l'altro, alle cantine Moser. Curioso contrappasso questo dello Sceriffo, forse uno dei ciclisti più innovatori di sempre, che ha messo la sua immagine in una manifestazione per biciclette retrò in compagnia del fratello Aldo, anche lui ex-professionista che quel giorno del '56 era tra i pochi a giungere sul traguardo del Bondone.

Prima di rientrare ho l'occasione di salutare Denis e sua moglie Giada, che con il loro camper, stazionano presso il polo fierisco dove avviene la consegna dei pacchi gara. Denis, relativamente nuovo al mondo delle granfondo, coglierà l'indomani un buon 92esimo posto nel medio.

Tornato a Lardaro, apro il ben composto pacco gara: 2 marmellate 100% frutta, tisana, barretta, mele e soprattutto la polo commemorativa dei 60 anni della tappa da tregenda vinta dall'angelo della montagna, come venne chiamato Charly Gaul dalla stampa.

Applico quindi i numeri alla bici e alla maglia. Sono in una tela plastificata molto robusta e il logo UCI fa la sua figura: di per sé costituiscono un bel souvenir della corsa. Questa gara infatti è l'unica prova italiana per aggiudicarsi un pass per la prova granfondistica mondiale che si svolgerà a Perth in Australia.

Il mattino dopo la sveglia mi viene data dalla mia figlia più piccola che decide di giocare d'anticipo. Arrivo pertanto a Trento poco prima delle 7.00 e, non dovendo far altro che gonfiare le ruote della bici, mi trasferisco subito in piazza del duomo. Con il pettorale 119 parto in prima griglia. Non ho le gambe degne di tanto, ma è un'occasione che sfrutto per scattare una foto con Savoldelli di cui ho sempre apprezzato l'abilità nel condurre la bici. È infatti lui, assieme alla compagna del professionista Matteo Trentin, che invece pedalerà la granfondo, lo speaker della manifestazione.

Tra chi pedala troviamo anche Gilberto Simoni, che non esita a sporcarsi le mani per ripristinare prima del via la catena caduta tra il 34 e il telaio di un suo conoscente e soprattutto un guscone di razza: Christian Ghedina, che pur confessando la scarsa preparazione, parzialmente compensata da una ebike, è pronto ad affrontare la corsa... o almeno a provarci.

Sul palco, oltre al già citato Aldo Moser, sono presenti anche Marino Basso e Franco Bitossi. Quest'ultimo, oltre ad un generale in bocca lupo, ne ha anche uno particolare per suo figlio, ormai amatore di lungo corso presente pure in gara (se mi legge lo saluto anche io, dato che un lustro fa eravamo attivi entrambi su un forum di nicchia a tema ciclistico).

Oltre i tappeti, pochi minuti prima della corsa, prendono il via alcuni ciclisti in sella ai loro cimeli d'epoca e poi, finalmente alle 8.00, o poco dopo, è il nostro turno.

Prendo il via tra i primissimi, ma rapidamente mi lascio sfilare. I primi 4 chilometri sono saggiamente ad andatura controllata: vuoi per uscire dalla città, vuoi per consentire il ricongiungimento di chi proviene dalle altre griglie disposte inusualmente a raggiera dietro alla prima.

Quando l'andatura diviene libera mancano appena 5 chilometri all'imbocco della prima salita. Inutile prendere rischi in un tratto in pianura così breve e su un percorso tanto impegnativo.

Sulla salita il discorso cambia, provo a resistere e anche se le sensazioni non sono buone, non va malaccio inizialmente. La VAM è spesso sopra i 1400m/h e il cuore, beh... è quasi 10 battiti fuori soglia.

È un passo che non è il mio, ma la salita è di appena 400 metri di dislivello e spero di recuperare nel successivo tratto in pianura... ma si sa, chi visse sperando...

Arrivati allo scollinamento di Ville di Giovo inizia una discesa molto veloce, che richiede un minimo di attenzione data la relativa densità di ciclisti presenti.

Giunti a Lavis, riprendiamo la via di Trento. Non c'è un grande accordo anche se per merito di un quartetto procediamo in fila indiana.

Del resto per i lunghisti come me, la gara è appena iniziata, mentre chi fa il medio si sta già "guardando" in vista del Bondone che verrà affrontato di lì a poco dal versante "Charly Gaul" e che chiuderà la loro prova.

Giunti a Trento avviene la divisione dei percorsi e successivamente il gruppetto residuo risulta più omogeneo e disponibile nell'avvicendarsi a tirare.

In questo frangente, mentre scendiamo lungo la valle dell'Adige, superiamo un mio vecchio amico di Trento impegnato nella sua sgambata mattutina. Si tratta di Valentino Lunelli del gruppo ciclistico "il mucchio". Con lui condivido non solo la passione per la bici ma anche quella per lo scialpinismo, seppur io ora pratichi molto meno di un tempo per motivi familiari/geografici.

C'è giusto il tempo di un saluto reciproco e di un incoraggiamento da parte sua. Il gruppetto in breve giunge ai piedi del Bondone, dal versante che porta a Viotte.

Fa caldo e la gamba non è un granché, per cui decido di salire del mio passo, che come sempre quando si dice così, vuol dire abbastanza piano. La salita inizialmente è su una strada ampia e soleggiata con pendenze sempre tra l'8 e l'11%.

Segue un tratto piacevolmente ombroso dove vengo raggiunto da un paio di conoscenti, Federico Molinari del team Bettoni e Daniele Dolci del team Gamba. È da un po' che non ci troviamo in gara e ne approfittiamo per scambiare qualche parola: hanno un bel passo e finiranno rispettivamente 100° e 109°. Mi sfilano ma siamo ormai prossimi allo scollinamento e al ristoro. Ne abbiamo già passato alcuni ben forniti di acqua, coca e sali che efficienti volontari provvedono a passare al volo. Tutto in bicchieri o bottigliette aperte, di modo che lo sporco resti concentrato nei pressi del punto ristoro.

Io per ora sono a posto e preferisco mettermi la mantellina prima di lanciarmi in discesa dove in breve riprendo il gruppetto di Daniele, grazie anche al sopraggiungere di Martino, altro amico del team Viesse.
C'è giusto il tempo di uno sguardo al panorama che spazia davvero su gran parte del Trentino, ma in primis sulle vicine e spettacolari dolomiti di Brenta. La discesa è molto veloce, non particolarmente tecnica, c'è solo da non aver paura visto i lunghi tratti percorsi a più di 70 km/h (alla fine la velocità di punta per me sarà un bel 83 km/h).

Fa decisamente freddo e non vedo l'ora di raggiungere la zona dei laghi. Siamo un gruppetto numeroso ma al solito ci metto un po' a sistemarmi nella sua pancia. È una abitudine dispendiosa, ma preferisco stare nelle prime posizioni, sia in discesa sia nelle parti ondulate. Superiamo il pittoresco Lago di Toblino, coi suoi castelli che si specchiano nelle placide acque. La strada torna a salire verso Terlago e io non ne ho; una serie di contrattempi accumulati nelle ultime settimane, uniti al naturale calo della condizione che mi ha sostenuto fin qui e all'avvio esuberante di gara ora presentano il conto. Il caldo dà fastidio e questo forte gradiente termico tra il fondo valle e la vetta del Bondone che vista da qui, mostra alcune imponenti antenne, mi fa pensare ad una versione boscosa del Ventoux. È un pensiero figlio della fatica e infatti, mentre penso a questo perdo il gruppo, anche se non resto solo. Altri gruppetti passano, ma non riesco ad agganciarmi fintanto che la strada sale. Ho miglior fortuna nel successivo saliscendi che dai pressi di Terlago porta all'imbocco del Bondone.

Da qui mancano 17 chilometri di salita e circa 1300 metri di dislivello. Fino al paese di Sopramonte il caldo si fa sentire. Poi all'aumentare della quota e della copertura boscosa la situazione migliora. Salgo lento a circa 750 m/h e intorno ai 9 km/h. Non è granché e infatti mi passano in molti. Pazienza, con qualche incitamento e la consapevolezza che comunque riuscirò a restare sotto le 6 ore tiro avanti. Ai ristori prendo al volo una bottiglia d'acqua con cui integrare le borracce ormai prosciugate. In altri ristori (c'è ne sono ben quattro solo nell'ultima salita per dire) mi limito ad un bicchiere di coca e proseguo.

Ai meno 7,5 chilometri iniziano i cartelli che indicano quanto manca al traguardo. La strada non molla fino alla fine e, a 1,5 chilometri dalla fine vengo superato dal fine corsa; ormai ho accumulato più di 1 ora di ritardo rispetto ai primi. Chiudo infatti in 5 ore e 49 minuti in 231ª posizione e come prima cosa avviso casa che tutto si è svolto senza intoppi. Al netto della mia prova sottotono il livello dei partecipanti a questa granfondo mi sembra alto. Martino, che ritrovo mentre mi reco al pasta party, ha chiuso con un buon 130° posto. Con il passo di oggi in altre granfondo, con un simile numero di partecipanti, sarebbe stato facilmente nei 100.

Mi reco infine all'abbondante pasta party. Abbondante è il termine giusto. Pasta distribuita fin tanto che il piatto poteva contenerla. Piatto freddo con quattro varietà di affettati, ciascuno in quantità adeguata e formaggio. Un bel pezzo di crostata e ovviamente mele. Tutto servito in piatti di ceramica, bottiglie, bicchieri di vetro e posate di metallo, tutto in linea alla vocazione "green" dell'evento.

Caso vuole che mi sieda davanti ad un ragazzo, che neanche a farlo apposta è di Broni, a nemmeno 20 chilometri da dove abito. Con Danilo abbiamo in comune anche qualche osso rotto in questa strana stagione e il poco tempo per allenarsi, ragion per cui, tra una chiacchiera e l'altra, restiamo d'accordo di sentirci per qualche allenamento.

Nel frattempo hanno preso il via le premiazioni cui assisto durante il pranzo, ma ormai è l'ora di prendere la via di Trento, in bici ovviamente. Scendo con un certo gusto la strada faticosamente salita. Qui, come su tutte le altre strade percorse oggi, il fondo è perfetto ma la discesa presenta più curve e mi diverto di più senza lo stress della corsa. Arrivato a Trento il termometro sfiora i 30 gradi, ma poche pedalate mi separano dalla macchina e da un veloce rientro in famiglia.

Adesso un bel periodo di ferie, parzialmente anche dalla bici, fatto di passeggiate ai piedi dell'Adamello e del Brenta, tra le Valli del Chiese e la Val Rendena.


( 18 Luglio 2016 )

TI E' PIACIUTO QUESTO ARTICOLO? CONDIVIDILO CON I TUOI AMICI SU FACEBOOK!!!