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Inserito il 30 giugno 2016 alle 10:14:32 da ale.ferrarotti. - Letto: (3285)

Granfondo Straducale: la più dura del centro Italia

In una bellissima e caldissima giornata di sole si è svolta, domenica 26 giugno, la classicissima Granfondo Straducale. Un percorso duro, anzi durissimo, ha fatto soffrire ma allo stesso tempo gioire i numerosi partecipanti. Viviamo le emozioni della granfondo marchigiana grazie al racconto di Michele Bazzani.

 
(Testo di Michele Bazzani, foto dPlay Full )

Il mio “granfondistico” girovagare per l’Italia mi porta questo week-end nella culla del Rinascimento. La città di Urbino è sempre molto accogliente, sia per la straordinaria bellezza del suo centro storico, sia per la gentilezza e affabilità della popolazione locale che ogni volta mi fa sentire ospite gradito. Per questo, ritorno sempre volentieri a pedalare da queste parti. E inoltre, anche quest’anno, la “Straducale” si preannuncia come una sfida dura e intrigante; anzi, quest’anno ancora di più.

Dopo due anni di pausa il Monte Catria torna a far parte del percorso lungo in splendida accoppiata col Monte Nerone, che costituirà la difficoltà principale del percorso medio, mentre il percorso corto sarà più semplice e veloce. La maggiore durezza dei tracciati, peraltro gli stessi dell’edizione 2013 che vide il mio esordio in questa manifestazione, mi procura alla vigilia un mix di fascino e preoccupazione. Ma a destare la maggiore apprensione sono le temperature torride che, da metà settimana, stanno soffocando il centro Italia, rendendo ancora più impegnativo pedalare sotto sforzo. In ogni caso sono pronto.

Appena arrivato nella città ducale, incontro subito Gabriele Braccioni, infaticabile deus-ex-machina dell’organizzazione: come accade per altre manifestazioni, il fatto che a organizzare sia un granfondista in attività è una garanzia per i partecipanti che ogni dettaglio sarà curato nei minimi particolari. La logistica della granfondo ruota tutta attorno a Piazza della Repubblica, dove sono allestiti gli stand espositivi, mentre tutti i servizi sono predisposti nel raggio di poche centinaia di metri. Sono le prime ore del pomeriggio ma l’atmosfera è già di festa. All’interno del Collegio Raffaello, dove avviene la distribuzione dei pacchi gara, vengo inondato di amicizia: saluto il cordiale Enzo Acconcia, impegnato nelle iscrizioni dell’ultimo minuto, e il “collega” giornalista Andrea Passeri, immancabile negli appuntamenti che contano. Un caffè in compagnia, due passi per il centro storico e, per finire, un sopralluogo sul rettilineo d’arrivo, ritornato nella tradizionale location sotto i torricini del Palazzo Ducale con gli ultimi cinquecento metri sul pavé. Fa molto caldo e la spossatezza si sta impadronendo di me. Domani ci sarà bisogno di tutte le forze e mi reco in hotel con il sogno di una doccia rigeneratrice. Qui, incontro a sorpresa l’amico Paolo, giunto da Pisa attratto dalle montagne marchigiane, dopo che un mese fa aveva già partecipato alla Granfondo Terre dei Varano: dopo un pomeriggio “culturale” si sta concentrando sulla gara e mi chiede informazioni sul percorso.

Ci sarà comunque tempo il giorno dopo per pensarci, e preferiamo concludere la serata in spensieratezza con un’ottima cena in compagnia in uno dei più rinomati ristoranti della città.
La mattina mi accoglie con una strana agitazione. Ho la frenesia tipica delle grandi occasioni, ma anche un po’ di apprensione per quello che ci aspetta. Consumo rapidamente una colazione molto leggera e corro, con molto anticipo, verso le griglie di partenza. Qui incontro Anita, al rientro dopo molti mesi di assenza dalle granfondo e che accompagnerò in gara: il suo sguardo è determinato, convinto e nonostante una preparazione inadeguata, capisco che per lei sarà una grande giornata. Anche Michela rientra in gara a sorpresa dopo un lungo periodo d’inattività; la saluto mentre entra in griglia, allegra e scoppiettante come suo solito. Mi emoziono per loro, è veramente bello ritrovare nuove motivazioni per fare ancora parte del gruppo e non mi stupisce affatto che questi rientri avvengano in occasione della Straducale: evidentemente, nonostante la durezza, questa manifestazione non esercita fascino solo su di me.

Prima del via ancora un’emozione legata alla consegna del Premio Raniero Giannotti, sportivo urbinate scomparso prematuramente, che ogni anno è attribuito all’atleta che si contraddistingue per sportività e altruismo: la consegna del premio all’ex-professionista Andrea Tonti, è accompagnato dalle lacrime di Gabriele Braccioni che si commuove nel ricordo dell’amico.

Poi è tutto pronto e si può partire. Rispetto agli scorsi anni trovo che la scelta di aver separato la partenza del percorso corto, rende l’andatura nei primi chilometri meno frenetica e nervosa. Nonostante questo, nella prima discesa assisto a una caduta di alcuni ciclisti che allunga un po’ il gruppo. Giunti nel fondovalle il gruppo si ricompatta e procediamo veloci verso la prima salita dei Fangacci. È ancora presto per fare fatica e preferisco sfilarmi un po’. La gamba gira bene e l’ottimismo sale. Poi anche la strada comincia a salire: le rampe verso Rocca Leonella sono molto ripide e creano una notevole selezione. Fa già caldo e mi fermo a una prima fontana che intravedo sulla destra per riempire le borracce, prima di rientrare rapidamente su Anita, che nel frattempo sta salendo molto bene. Al bivio dei percorsi mi fa cenno che, come nelle intenzioni, intende svoltare per il percorso lungo.

Accolgo con un grido di gioia questa sua decisione e mi preparo ad affrontare il Catria. Nel frattempo rientrano da dietro tanti ciclisti, ma non ce ne preoccupiamo. Di fronte a noi il primo vero monte di giornata che, dopo la fonte del Mandrale, presenta un lungo tratto con pendenze costantemente in doppia cifra. L'affronto con la dovuta calma anche se la gamba è fresca e inviterebbe ad aggredire i “muri” e mentre il panorama sulla nostra sinistra si fa imponente, sbuchiamo in un verde pianoro punteggiato di bianche mucche al pascolo. Bellissimo.

La buona notizia della pendenza che si addolcisce è smorzata da quella cattiva del fondo stradale che diventa sterrato fino quasi in vetta, rendendo poco scorrevole il nostro incedere verso la cima. Intanto quest’asperità è stata superata e ci possiamo lanciare in discesa, dove m’incarico di fare l’andatura invitando il resto del gruppo a evitare rischi inutili, pur scendendo a buon passo. Il fondovalle e la salita di Palcano ci accolgono come una fornace che prosciuga di nuovo le nostre borracce. Per fortuna questa è breve e dopo il delizioso borgo di Moria, arroccato sul fianco della collina, ci dirigiamo di nuovo a valle con un toboga molto impegnativo. È il momento del Nerone che ci osserva dall’alto mentre ne aggrediamo le prime rampe all’uscita di Pianello. Adesso la corsa si fa veramente dura e la salita pare non finire mai. Invito Anita a non mollare, mentre vede passare un paio di avversarie.

Non mollerà. Nel frattempo il panorama si fa mozzafiato, se non fosse per la fatica penserei di essere in Paradiso. La vetta arriva come una liberazione, anche se ci sono un paio di strappi da superare prima della lunga velocissima discesa che ci riporta verso valle. Mancano cinquanta chilometri ma li voleremo via, con l’entusiasmo che prevale sul mal di gambe e il sogno di un arrivo da godere metro per metro. La città rinascimentale appare dietro una curva. Ci siamo. Aggiriamo il Palazzo Ducale ed entriamo sui sampietrini che segnano la conclusione della nostra avventura. Un abbraccio liberatorio scioglie la tensione e la gioia per avercela fatta brillantemente. Poi corro a complimentarmi con vincitori e vincitrici, scoprendo con grande piacere che si tratta di miei amici: Fabio, con cui condivido alcuni allenamenti invernali, è il vincitore del percorso medio dopo una prova superlativa della sua squadra che monopolizzerà il podio. Cristina, in condizioni strepitose in questo periodo, si conferma vincitrice del percorso lungo al femminile, mentre altrettanto raggiante è Veronica all’ennesimo podio in questa che lei considera la gara di casa e alla quale è particolarmente affezionata.

Presto lo sarà anche per me. Oramai anch’io qui mi sento come a casa. Abbraccio Gabriele e la sua compagna Marilisa, complimentandomi per l’ottima riuscita dell’evento. Tra una birra in compagnia e due chiacchiere con altri amici, le ore del pomeriggio se ne vanno via veloci, fino a che non mi rendo conto che si è fatto tardi. A malincuore, mentre scendono le luci della sera, imbocco la strada di casa. Una lacrima scende, l’ultima. Ma è di gioia …

( 30 Giugno 2016 )

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