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Inserito il 23 giugno 2016 alle 18:16:21 da ale.ferrarotti. - Letto: (6885)

Granfondo Sportful 2016: al Lupo, al Lupo

Una granfondo che ha dell'incredibile quella che, ormai da tredici anni, prende il via da Feltre. Stiamo parlando della Granfondo Sportuful svoltasi domenica 19 giugno lungo le mitiche salite venete come Cima Campo, il Manghen, ilPasso Rolle e il Croce d'Aune . Viviamo questa manifestazione grazie al racconto di Luca Bortolami.

 
(Testo di Luca Bortolami, foto Play Full e www.palazzoboviomuffoni.it)

Questo è il mio tredicesimo anno di granfondismo più o meno intenso, e ci sono una serie di eventi a cui non ho mai voluto mancare, o forse anche a cui ho avuto la fortuna di poter sempre prendere parte nel tempo. Nel 2016 sono quindi iscritto per la tredicesima volta consecutiva a quelle che rimangono per me il nucleo delle manifestazioni ciclistiche irrinunciabili: Nove Colli, Sportful, Maratona delle Dolomiti e Oetztaler Radmarathon. Le uniche altre granfondo a cui io abbia partecipato che racchiudono tante instancabili emozioni sono la Marmotte in Francia e la Granfondo Stelvio Santini in alta Valtellina. La mia tredicesima Nove Colli consecutiva l'ho conclusa il 22 maggio, domenica 19 Giugno è stata la volta della mia tredicesima partenza da Feltre. Le emozioni, come sempre, sono state impagabili dal primo all'ultimo momento passato all'interno e attorno a questa bellissima cittadina.
L’Alta Badia, Cesenatico e Solden, le sedi delle altre mie tre personali “classiche”, sono tutte località che fanno del turismo la loro principale attività durante il corso dell’anno, e nei giorni che vi passo in occasione delle rispettive manifestazioni noi ciclisti siamo dei turisti come gli altri, magari più magri della media e con delle esigenze diverse dal visitatore abituale, ma comunque ci andiamo a collocare in delle realtà ricettive ben collaudate.

Feltre è diversa, una cittadina pedemontana veneta con una limitata capacità di accoglienza che per una decina di giorni all'anno (il fine settimana precedente la granfondo c’è la 24 ore di ciclismo) viene letteralmente invasa oltre le proprie capacità di accoglienza. Questa è l'occasione per cui le stanze di albergo vengono gelosamente prenotate un anno per quello seguente; questa è anche la manifestazione per cui si pernotta anche a 40/50 chilometri di distanza.

Nonostante ciò, anche quest’anno oltre 4000 (4600 per l’esattezza) persone si sono iscritte, nonostante che a metà  giugno il meteo sia spesso poco amichevole, nonostante un percorso lungo (che viene regolarmente scelto dalla maggioranza dei partecipanti) che con oltre 200 chilometri di lunghezza e quasi 5000 metri di dislivello sia uno dei più duri che si trovino in Europa, nonostante che ognuno di noi a un certo punto lungo il percorso si chieda chi glielo abbia fatto fare di essere li.  Perché questo? Perché questa manifestazione è magica.

Esistono tutta una serie di druidi che contribuiscono a questa magia, e sono tantissimi. Alcuni sono miei personali, come il gelataio vicino alla stazione ferroviaria che ogni volta mi accoglie come un figliol prodigo, o i gentilissimi ragazzi che conducono la cascina dove ormai da qualche anno mi reco a dormire, che sopportano le mie manie da ciclista e le domande sulla vita agreste che solo un “cittadino” come me potrebbe fare. Altri sono preziosissimi ed indispensabili per tutti, ma non si fermeranno nella nostra memoria. I giovani che ci consegnano il pacco gara, l'efficientismo team che gestisce le griglie, le innumerevoli persone che presidiano il complicato e lunghissimo percorso di gara (a proposito, che belli gli Alpini che si vedono soprattutto tra Castel Tesino e il Manghen), gli addetti ai ristori e all'assistenza medica, le signore e i bambini che forniscono il cibo al pasta party. E poi ci sono le persone che costituiscono l’immagine di questa manifestazione, il presidente del Pedale Feltrino TBH Ivan Piol, l’addetta stampa Anna Valerio e lo speaker ufficiale della manifestazione, quel Paolo Mutton che pur avendolo sentito negli anni presentare innumerevoli manifestazioni a Feltre raggiunge l’apoteosi oratoria. “Col caldo l’inferno con la pioggia l’apocalisse” disse poco prima del via a Feltre ormai credo una decina di anni fa. E’ vero, a prescindere da quali siano il percorso e le condizioni meteorologiche questa è una gara che va sofferta ed interpretata, ma che quando si arriva in Piazza Maggiore e si legge lo storico cartello “Per oggi basta salita” regala emozioni fortissime.

Ma veniamo alla mia cronaca personale. Quando si fa qualche cosa per 13 volte significa che si è un poco ripetitivi, e la mia routine di approccio alla gara è assai collaudata di conseguenza. Arrivo nella tarda mattinata del venerdì per essere tra i primi a ritirare il pacco gara e potere salutare con calma gli organizzatori, non ancora entrati nella frenesia del fine settimana. Mi fermo a Fonzaso (a pochi chilometri da Feltre) allo spaccio dello sponsor principale della manifestazione per potere avere accesso a tutto il campionario di abbigliamento ciclistico, approfittando anche di qualche interessante sconto. Vado dal mio gelataio di fiducia per indulgere in qualche cosa di buono e salutare. Se non piove, come questo venerdì, faccio anche la sgambatina di recupero che altrimenti avrei fatto prima di partire da casa. Il venerdì finisce cosi, come una normalissima giornata in un posto tutto sommato normale ma immerso in un verde e delle montagne bellissimi.

Il sabato mattina si comincia a fare sul serio e per provare l’abbigliamento per il giorno dopo esco in bici alle 6.00. La giornata a quell’ora è maestosa, ci sono circa 10 gradi ma il cielo assolutamente terso e la luce del sole appena sorto non fanno nemmeno sentire l’aria frizzante. Come da tradizione faccio a salire una buona parte di quella che il giorno dopo sarà la discesa del Croce d'Aune e continuo ad essere rapito da questa bellezza, goduta in solitudine e in un silenzio a malapena interrotto da qualche automobile. Ritorno alla cascina per le 7.30 e dopo avere fatto doccia e colazione incomincio una giornata di vigilia che sarà più che altro fatta di riposo e di decisione su come vestirmi il giorno dopo, in funzione dei vari aggiornamenti meteorologici che arriveranno nel corso della giornata.

Come detto sopra studiare l’abbigliamento per questa avventura è sempre una delle parti più complicate. Credo che sia l’unica gara dove mi è ripetutamente successo di tornare in hotel o all'auto per cambiare abbigliamento, una delle poche dove anche quando ci si sveglia la mattina dell’evento si vanno a vedere gli aggiornamenti più recenti delle previsioni per prendere le ultime decisioni. Anche questa volta non è stato facile, con la pioggia pronosticata a partire dalla tarda mattinata, temperature abbastanza basse in quota e oltre i 20 gradi all'arrivo a Feltre. E come se non bastasse con i vari siti di meteorologia che davano delle versioni non sempre aderenti fra di loro su quale sarebbe stato esattamente lo sviluppo delle precipitazioni nel corso della giornata. In sintesi, una Sportful come le altre. Ma per fortuna non come quella del 2010 con l’annullamento del percorso lungo e secchiate di acqua lungo tutto il percorso.

Alla domenica, prestissimo quando esco dall'agriturismo, rimpiango un poco la mattina del sabato. Il cielo è coperto e manca la bella luce del giorno prima, ma come previsto non sembrano nuvole che fanno presagire la pioggia. Una volta in griglia (come sempre per primo) ci penso un poco su e vado a cambiarmi per essere pronto a temperature un poco più rigide, e devo ammettere che ringrazierò questa decisione quando mi troverò sotto la pioggia sulla parte finale della discesa del Passo Rolle. Verso le sei in griglia c’è ancora poca gente rispetto al solito,  fatto che sarà confermato dal numero limitato degli arrivati e che probabilmente si sono fatti fermare dai timori di trovare meteo avverso. Mutton come detto è ai suoi massimi livelli, e mi sembra cominci a parlare anche prima del solito.  La “Sfida Olimpica”, ormai diventata una tradizione a Feltre, porta ben otto ori olimpici a pedalare con noi, ed è sempre un piacere vedere da vicino dei nomi che hanno scritto la storia dello sport italiano.

All'avvicinarsi dell’ora della partenza la musica si fa veramente adrenalinica, ma quando siamo a pochi secondi dalla partenza il conto alla rovescia ci proietta tutti in un altra dimensione. Alle 7.00 si pedala.

Devo dire che quando si arriva alla rotonda sulla statale a me personalmente dispiace girare a sinistra piuttosto che a destra. Continuo a considerare il percorso con il Valles più affascinante di questo, ma capisco di essere parte della minoranza visto che i numeri della manifestazione danno sicuramente ragione alla scelta fatta nel 2014 di tornare sul percorso originale. I primi chilometri sono molto sicuri visto che non ci sono punti critici e la lunghezza del percorso (anche il medio sono comunque oltre 3000 metri di dislivello) invita a non strafare e di spiriti bollenti proprio non se ne vedono.  La prima salita, Cima Campo, arriva già dopo una ventina di minuti e il fatto che, pur con i suoi oltre mille metri di dislivello, venga considerata meno di quelle che la seguiranno indica quante difficoltà siano insite in questo percorso.

Il livello medio di preparazione con cui molte persone arrivino a questa gara si capisce dal ritmo con cui questa salita viene affrontata. Non parlo solo dei primi, ma di qualche centinaio di persone che sale a ritmi tutt'altro che rilassati pur sapendo di avere poi quasi 4000 metri di dislivello a seguire.

Ma sono in tanti oggigiorno ad allenarsi adeguatamente e, almeno nelle zone di classifica che frequento io, molto raramente si vedono persone che a un certo punto pagano una condotta di gara eccessivamente aggressiva. Il fondo della strada a salire presenta alcune irregolarità, ma quando viene l’ora di scendere la strada è in ottime condizioni e la discesa fino a Castel Tesino è una di quelle veramente divertenti, anche grazie al fatto che gli stessi che salgono a ritmi allegri sono anche in grado di scendere in sicurezza e pieno controllo della situazione. A Castel Tesino il bivio per il percorso medio quasi non si nota da quante poche persone girano  in quella direzione . Sono nel mezzo di un bel gruppetto e continuo verso Ponte di Carzano, dove incomincia la salita per cui tutti siamo venuti: il Manghen. 

Ventidue chilometri di salita fanno sempre impressione, ancora di più se tra la base e la cima ci sono 1600 metri di dislivello. I ritmi si fanno un poco più tranquilli anche perché nella prima parte si riesce a stare in gruppo e tutti attendono i bellissimi e impegnativi 5/6 chilometri finali per fare eventualmente la differenza.  Anche li però il mio gruppo rimane comunque relativamente compatto, fino alla cima dove l’effetto creato dagli altoparlanti che diffondono l’ululato di un lupo, danno l’effetto desiderato e fanno almeno a me venire la pelle d’oca.

Anche qui la discesa è da ricordare (ma a pensarci bene tutte le discese della Sportful sono epiche) e le persone intorno a me scendono veramente bene e in sicurezza. La strada è tutta in ottime condizioni (mi è stato detto riasfaltata in alcuni punti) e si divide in una parte iniziale con molti tornanti ed il fondo valle che diventa velocissimo, un gran divertimento quando si riesce a fare in gruppo. E fino a qui ancora niente pioggia. Arrivati in Val di Fiemme ci ritroviamo in una decina di persone, ma avendo lasciato nell'ultima parte della salita due donne con relative squadre, abbandoniamo ogni velleità di proseguire da soli sapendo che sarebbero stati in grado comunque di chiudere anche un gap di alcuni minuti. Infatti dopo nemmeno un paio di chilometri ci troviamo assorbiti in un gruppo molto consistente che ci avrebbe poi portato fino a Predazzo per cominciare la terza ascesa del giorno. Oltre a non vedere la pioggia, io sin qui non ho visto quasi nessuna auto sebbene per esempio la discesa del Manghen fosse aperta al traffico veicolare. A dire la verità le uniche auto che vedo sembrano essere solo quelle della assistenza medica, una costante molto benvenuta di questa manifestazione.  Il percorso è sempre segnalato benissimo e con addetti in tutti i punti critici, che comunque sono abbastanza limitati nel numero. In Val di Fiemme prendiamo una strada leggermente diversa da quella degli anni scorsi, credo anche più breve, e arrivati a Predazzo ci troviamo di fronte, come atteso, a una delle più belle sorprese della giornata dato che la strada è chiusa al traffico.

Il Passo Rolle, soprattutto nella sua parte finale, è una di quelle salite che non ho mai digerito bene e anche quest’anno la fatica si farà sentire. Una volta in cima, mezzogiorno era passato ed entravamo quindi nella parte della giornata in cui era prevista la pioggia, che comunque almeno per me si materializzerà solo negli ultimi 5 chilometri della discesa.  Questa senza auto sul percorso è veramente euforica, una delle più stancanti mentalmente a causa della sua infinita lunghezza. Non appena comincia a piovere come sempre tutti mettono la testa a posto e scendiamo in un modo che non temo definire “prudente”.   

 Ancora qualche chilometro sotto la pioggia prima di arrivare alle gallerie che precedono il Croce d'Aune,  dove rimango contento di essermi messo una giacca più pesante alla mattina dato che il freddo incomincia a farsi sentire. Ed è così che dopo 175 chilometri ci troviamo ad affrontare l'ultima salita della giornata, almeno per me personalmente la più temuta. Purtroppo nulla è cambiato dalle mie 12 precedenti esperienze e per quanto calmi e tranquilli siano la prima parte della salita e il pezzo di pianura che la segue, gli ultimi chilometri continuano ad essere ripidi e difficili. Ma questa è anche la salita più rappresentativa della manifestazione, quella dove ci sono i ristori non ufficiali (ringrazio chi mi ha passato il bicchiere di Coca Cola) e quella dove quando si arriva in cima si trova la musica, lo speaker e quel grande senso di sollievo che nasce dal sapere che per oggi le fatiche sono quasi alla fine.

Ancora di più dei 400 metri finali che ci portano al traguardo di Piazza Maggiore ci sono due momenti che riempiono il mio cuore di gioia mentre mi avvicino all'arrivo, e sono gli stessi ormai da anni. Il primo è ancora lungo la discesa quando un tornante a sinistra apre la vista verso Feltre, che in quel momento appare ancora più bella di quello che è, ed il secondo è il rettilineo dove è posto il cartello dell’ultimo chilometro, dove sotto gli alberi si incomincia a sentire il traguardo veramente vicino. E anche quest’anno le emozioni, soprattutto di serenità, si sono accese in questi momenti. Un ultimo dazio pagato alla salita verso il traguardo e anche quest’anno siamo a casa, stanchi ma soddisfatti. “Per oggi basta salita”.

Concludo la giornata sportiva lasciando la bici nel comodissimo parcheggio custodito e vado al pasta party, dove la pasta con panna e speck mi sembra la più buona del mondo.

Temo di non riuscire a trovare le parole per esprimere cosa questa gara significhi per me. Forse l’analogia più appropriata che posso fare è con l’andare nel nostro ristorante preferito, quello dove siamo contenti di ritrovare tutto come lo avevamo lasciato la ultima volta solo con piccole migliorie per adeguarsi al tempo che passa. Ho tanta familiarità con questi luoghi e queste persone da non preoccuparmi nemmeno al pensiero di dovere fare il giorno dopo oltre 200 chilometri in bicicletta, superando delle asperità non certo irrilevanti.

Delle volte rimpiango la tensione e anche la paura delle prime vigilie, oggi il tutto è stato sostituito dal caldo affetto con cui Feltre sa circondarmi ogni volta. Qui io mi sento veramente a casa, e di questo non posso che ringraziare tutti quelli che rendono ciò possibile, ad incominciare da Anna Valerio e Ivan Piol che ho già nominato prima.

La domenica sera ovviamente la tradizione vuole che si vada alla Birreria posta a Pedavena, dove spesso trovo le stesse persone dell’anno prima. Poi al lunedì mattina parto per tornare alla mia vita “normale”, portando con me una grande serenità unita ad una incredibile nostalgia al pensiero che manca ancora quasi un anno per la prossima volta. E incomincio a pensare alla quattordicesima, a tutte le volte che magari non ho voglia di allenarmi ma penso che voglio potermi godere giornate come questa nel modo che solo essere al proprio meglio fisicamente rende possibile.

Feltre per me fa parte della culla da cui è nata la passione per questo sport meraviglioso, e di questo continuerò ad esserle grato.  A chi non vi ha mai partecipato non posso che dire di farlo quanto prima perché dopo si pentirà di tutte le occasioni che ha mancato.

( 23 Giugno 2016 )

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