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Inserito il 21 giugno 2016 alle 18:22:31 da ale.ferrarotti. - Letto: (3205)

Maratona de la Al Camonega: si corre in casa

Una granfondo tutta da scoprire e vivere la Maratona de la Al Camonega. Con i suoi paesaggi straordinari e un percorso spettacolare ha saputo farsi apprezzare dai 400 granfondisti che si sono presentati ai nastri di partenza. A raccontarci la sua esperienza Davide Sanzogni, nativo della zona e ormai nostro fedele narratore.

 
(Testo di Davide Sanzogni, foto Play Full )
 

La granfondo della Valcamonica, o meglio “Maratona de la Al Camonega” come è stata chiamata dagli ideatori, è una manifestazione giovane. Appena alla 2ª edizione sta evolvendo nel tentativo di presentare al meglio la valle che la ospita. In questo è supportata certamente dall’entusiasmo degli organizzatori, il team Bardy, e da una ampia scelta di percorsi impegnativi e dal fondo stradale in buone condizioni.

Un primo cambiamento rispetto alla scorsa edizione è stato lo spostamento della partenza da uno dei nuclei abitati più antichi della valle ,ovvero Cividate Camuno (Civitas Camunorum di fondazione romana), al vicino Piancogno; comune nato appena 50 anni fa con l’unione delle tre frazioni di Piamborno, Cogno e Annunciata.

Io sono originario di Cogno, anche se ormai da alcuni anni vivo nel pavese, pertanto non posso perdere l’occasione di partecipare ad una granfondo che mi parte praticamente sull’uscio di casa e si svolge su alcune delle salite (e discese) dove ho iniziato a divertirmi con la bici durante l’adolescenza.

Ne approfitto quindi per andare a trovare i miei genitori partendo nella giornata di sabato e buttando un occhio lungo la strada all’opera “Floating Piers” che l’artista Christo ha appena inaugurato sulle acque del lago d’Iseo. Sono molto contento che tante persone affluiscano sulle sponde del lago per questa circostanza, dato che avranno così modo di conoscere la bellezza di questo territorio che spazia dall’isola lacustre abitata più grande d’Europa ai ghiacciai dell’Adamello ad oltre 3000 metri di quota.

La partenza della gara è alle 8.00 di domenica mattina; dato che il pacco gara l’ho ritirato la sera precedente mi posso concedere l’insolito lusso di dormire fino all’ultimo e recarmi alla partenza in bici.

Purtroppo la giornata non è delle migliori, nuvoloni neri minacciano i partecipanti della granfondo dalle cima delle montagne; anche se alla fine della giornata concluderemo la prova di fatto asciutti. Il meteo non incoraggiante, insieme alla concomitanza  di altre due importanti granfondo come la Sportful e la Bra-Bra (che appartiene al medesimo calendario ACSI) e all’essere fuori da circuiti, come ad esempio la Coppa Lombardia, ha certamente penalizzato la partecipazione a questa granfondo che alla fine  vedrà circa 400 partecipanti. Un vero peccato considerato che il percorso di 120 chilometri con 2650 metri di dislivello del lungo risulterà veramente divertente e godibile, anche in virtù del fondo stradale in larga parte in ottime condizioni. Solo un tratto vallonato in cima alla prima salita risulterà disastrato, ma chi ha affrontato negli ultimi anni alcune granfondo sulle colline appenniniche probabilmente non ci ha fatto nemmeno caso.

In griglia trovo per la maggior parte ciclisti della valle del bresciano (non che la valle non sia provincia di Brescia, ma il lago rappresenta ancora un forte elemento di cesura rispetto al capoluogo) e del bergamasco, a cui si aggiungo alcuni assidui frequentatori dei circuiti granfondistici del nord tra cui l’amico Martino del team Viesse di Tirano.

Chiacchiero con lui fino al momento del via, dopodiché cerchiamo insieme di guadagnare qualche posizione, visto che siamo partiti a metà gruppo. C’è ampio margine per farlo, dato che per iniziare percorriamo una quindicina di chilometri sul fondo valle tra Darfo Boario Terme e i paesi di Plemo e la Sacca, andando a percorrere in anteprima parte del circuito che impegnerà di qui ad una settimana Nibali & company durante i campionati nazionali. Avevo un po’ di timore che la velocità fosse elevata in questo frangente ma, complice anche il vento contrario, prevale il buon senso. Dopo un breve tratto in discesa affrontiamo la salita di Lozio di 14 chilometri  con 750 metri di dislivello che, essendo l’unica salita del percorso corto di 60 chilometri, l'affrontiamo molto forte.

Ho esitato nel breve tratto in discesa, per via del gruppo ancora compatto, e pago dazio prendendo questa salita una trentina di posizioni troppo dietro. Per recuperare esagero un po’ nella prima parte ma riesco ad accodarmi ad un gruppetto trainato da un esuberante Martino. Purtroppo dopo un po’ il gruppo si fraziona e, impegnato a rifiatare, resto nel secondo troncone fino allo scollinamento di Villa di Lozio.  Al solito ne approfitto per fare conoscenza con i miei compagni di avventura tra cui Cristian Balzi del team Solura.  Segue il tratto vallonato e sconnesso cui accennavo sopra, dopodiché lasciato alle spalle l’abitato di Ossimo, siamo ripagati da una discesa spettacolare.

Il tratto di strada tra Malegno e Borno lo conosco a memoria, come tutti i ciclisti della zona, tanto in salita quanto in discesa. I graffi sui pedali della bici che usavo da adolescente sono lì a testimoniare alcune “riaperture di gas” troppo repentine con la bici ancora in piega... cose che si fanno a 16 anni quando si è incoscienti e non si ha paura di nulla.

Oggi certo non scenderò cercando di passare le automobili in staccata (del resto la strada è chiusa al traffico) ma l’asfalto in condizioni perfette, i lunghi rettilinei e le curve ampie sono un invito alla velocità. Nella prima parte mi metto davanti con il mento appoggiato sulla pipa. Al termine di questa goduriosa discesa, che vale da se una gita in valle, prendiamo di nuovo la direzione di Piancogno dove avviene la divisione tra i percorsi. Con altri 7 lunghisti imbocco la Val Grigna, nota come la valle dei magli per la tradizionale attività di lavorazione del ferro. Subito iniziamo a girare tutti, anche se si vede chiaramente che oltre al già nominato Cristian, un suo compagno di squadra e Riccardo Tomasi del team Ex3mo ne hanno di più.

Raggiunti i borghi di Bienno e Prestine inizia, con una rampa molto impegnativa, la seconda salita che culmina dopo 6.5 chilometri e 450 metri di dislivello al bivio per Astrio. Proseguendo saremmo potuti giungere in vetta al temibile passo di Crocedomini dopo ben 1600 metri di ascesa in 27 chilometri. Per fortuna oggi gireremo a sinistra imboccando la bella discesa che porta al paese di Breno, dominato dall’omonimo castello. Di nuovo, ben conoscendola, mi metto davanti e segnalo a chi mi segue le curve ove prestare attenzione, dato che il fondo pur in ottime condizione è viscido a causa delle continue piogge di questo umido giugno.

A Breno, dopo tanto tempo, ripercorro il chilometro che durante gli anni del liceo ho salito e sceso a piedi quasi quotidianamente. Superato un breve tratto sul fondo valle percorriamo un vallonato tra i paesi di Niardo, Braone e Ceto dove inizia l’ultima salita di 8 chilometri con 600m di dislivello che porta ai paesi di Cimbergo e Paspardo. Nella prima parte più ripida mi metto davanti fino a quando non riprendiamo Martino che incito ad agganciarsi, ma l’esuberanza iniziale si fa sentire e preferisce salire del suo passo. Quasi in cima, in corrispondenza del ristoro di Cimbergo, avviene un piccolo contatto tra due corridori e ne nasce un allungo in cui si avvantaggiano i due ragazzi del Solura. Ammiro il loro coraggio, ma sono un po’ scettico sul guadagno di tale azione e con un pensiero al lungo della Campionissimo che mi aspetta tra una settimana decido di rimanere con la compagnia relativamente più numerosa.

La discesa che segue Paspardo è estremamente ripida e umida, ragion per cui raccomando prudenza. Mi fa piacere sentire la risposta, penso da parte di Davide Bontempi del team Garda, che suona come “certo, domani devo andare a lavorare, non sono mica un professionista”. A rafforzare il messaggio, poco dopo ad un tornante vediamo un ciclista riverso a terra, assistito da due volontari. Domando se è cosciente e di rimando mi gridano di sì; al traguardo apprenderò purtroppo che si è rotto un femore.

Terminata la discesa e superato il paese di Capo di Ponte, le cui incisioni rupestri antiche più di 5000 anni sono patrimonio dell’umanità, svoltiamo a destra e imbocchiamo l’antica via Valeriana (un pezzo in ciottoli sembra sia lì a ricordarci la sua origine romana). Superiamo un breve ma brutale strappo ed entriamo nel dedalo di viuzze ben selciate che caratterizzano il paese di Ono San Pietro. Segue una discesa molto veloce fino a Losine e un altro brevissimo tratto di pianura dove di nuovo giochiamo a girare con un ottimo accordo. Da Breno inizia l’ultima ascesa che culmina al Colle della Maddalena e da lì non mancano che una decina di chilometri all’arrivo. Ad una rotonda, non perfettamente segnalata, Riccardo perde una ventina di metri ma il gruppetto quasi si ferma per facilitarne il rientro. Uno di quei gesti che ti fanno amare questo sport.

Sul discorso dei presidi agli incroci apro una parentesi, visto che ho avuto modo di parlarne con diversi atleti nel dopo-gara. In effetti qualche passo in più va ancora compiuto. Predisporre cartelli per segnalare in anticipo quale uscita della rotatoria prendere ad esempio e soprattutto una miglior preparazione dei volontari sulla posizione da tenere per indicare al meglio le svolte, bloccando nel contempo le auto in arrivo è auspicabile.  Va anche detto che la contemporanea presenza dell’evento “Christo” sul lago e un’inattesa esercitazione della protezione civile hanno rispettivamente sottratto le moto della polizia e i volontari della protezione civile stessa, costringendo l’organizzazione ad un ulteriore sforzo per supplire. Sforzo decisamente riuscito almeno sul fronte delle moto staffetta, per quanto ho potuto vedere.

 

In ogni modo proseguiamo in ottimo accordo gli ultimi chilometri e alla fine, data la sede stradale molto ampia e ben asfaltata ci sfoghiamo pure in una volata, seppur consapevolmente inutile. Difatti avevamo avuto modo di chiarire in precedenza  che nessuno di noi era direttamente in lotta per posizioni di merito. La volata viene vinta da Michele Rezzani del team Gianluca Faenza, seguito dal sottoscritto e da Federico Molinari della cicli Bettoni. Complessivamente chiudo 20° e 5° di categoria ed esaurito lo slancio della volata cerco di salutare i compagni di viaggio.

Mentre Alessandro, inviato di Granfondo news mi scatta una foto con Riccardo, ecco sopraggiungere Martino e con lui mi reco al ristoro adiacente il traguardo. Qui complice la compagnia ed una comoda panchina indugio più del dovuto sulla varietà di panini offerti: alla marmellata, al miele e soprattutto alla nutella. Tanto che quando arrivo al pasta party non ho più molto appetito e la pasta va giù abbastanza lentamente mentre assisto alle premiazioni del corto. Tra i premiati, 3° di categoria e 5° assoluto, riconosco un mio compaesano ed ex-compagno di liceo che poi come me ha proseguito gli studi a Pavia. A differenza mia che ho seguito la via dell’ingegneria elettronica, lui è riuscito a sintetizzare in un unicum passione e lavoro grazie ad laurea in scienze motorie e tanta volontà. Si tratta di Roberto Massa che negli anni è diventato un preparatore ben noto nell’ambiente. E’ un piacere parlare con lui di ciclismo: che si tratti di costruire una bici o di analizzare oggettivamente una prestazione; di certo ne scaturiscono riflessioni oltre i soliti luoghi comuni. Anche se dal canto mio, per ora almeno, evito il discorso preparazione: sono ancora troppo guascone per prendermi un power-meter e soprattutto usarlo con la serietà necessaria ad ottenere dei risultati, ma se mai dovessi “cedere” so già a chi rivolgermi.

Mi strappano alla conversazione alcune gocce di pioggia che mi inducono infine a rientrare a casa per una doccia. Sarebbe proprio una beffa inzupparsi ora che la gara è finita.

E’ stata certo una gara particolare questa, corsa sulle amiche strade di casa, ma da non sottovalutare tanto per l’impegnativo e apprezzato percorso, quanto per la partecipazione di diversi gran fondisti di valore (basti pensare al podio del lungo con Romano, Pirovano e Natali) che con la loro presenza sono sempre da stimolo per cercare di migliorarsi di volta in volta. E la prossima volta, con il pensiero già all’Aprica, sarà veramente dura.


( 21 Giugno 2016 )

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