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Sezione granfondo    
Inserito il 21 giugno 2016 alle 13:51:30 da ale.ferrarotti. - Letto: (2193)

Ad Amelia la Granfondo che ammalia

A distanza di anni dalla prima edizione le emozioni non cambiano e ciò che offre la Granfondo dei Colli Amerini è sempre di più. Paesaggi mozzafiato e un organizzazione che via via va migliorandosi hanno permesso di vivere una bella giornata immersi in terra umbra. Viviamo insieme questa granfondo grazie al racconto di Michele Bazzani.

 
(Testo di Michele Bazzani, foto Michele Bazzani e Andrea Piselli)

Nel 2012 scoprii Amelia e il suo territorio grazie a questa Granfondo dei Colli Amerini che allora si affacciava timidamente nell’affollato calendario cicloamatoriale. Un volantino tra le mani e subito scattò la curiosità per vedere di cosa si trattava e, cartina alla mano, cercai di individuare quel territorio che si stende sulla sponda sinistra del Tevere in territorio umbro. Alla prima edizione eravamo pochi partenti, circa duecento, forse qualcosa meno, ma subito si respirava nella comunità quella voglia di emergere e far conoscere tutte le qualità di un territorio sconosciuto alle masse.

E a distanza di pochi anni, quell’entusiasmo è rimasto quello della prima ora, con un’organizzazione che via via affina tutti i dettagli e con i numeri che presentano una, seppur lenta, costante crescita. La 5ª edizione si presenta sotto i migliori auspici, visto che le previsioni annunciano un fine settimana soleggiato e gli iscritti sono oltre i quattrocento. Arrivo ad Amelia nel caldo pomeriggio del sabato, giusto in tempo per fare con Nico, tradizionale compagno di trasferte, una prima ricognizione in bici su parte del percorso di gara. Approfittiamo della breve sgambata per prendere confidenza con le strade, sostanzialmente ben tenute rispetto agli standard umbri, e per studiare alcuni punti più critici come il muro dei Cappuccini e la successiva tortuosa discesa. Il fantastico clima e le ombre che si allungano nell’avanzare del pomeriggio ci fanno attardare e arriviamo solo in chiusura nella zona di distribuzione dei pacchi gara. Il Collegio Boccarini, dopo l’esperienza positiva dello scorso anno, ospita ancora una volta tutta la logistica della granfondo e ci accoglie nel centro storico con la sua bella corte, dove l’indomani troveranno spazio anche il pasta-party e le premiazioni. Il resto della serata è puro godimento. Prima un aperitivo a base di birra, poi una ricca cena in compagnia: bucatini all’amatriciana e stinco di maiale non sono propriamente l’alimentazione ideale prima di una gara, ma a quella ci penseremo il giorno dopo. La mattina della domenica si presenta fresca e soleggiata fin dal nostro risveglio. Anche se spira una leggera brezza, ci sono le condizioni ideali per andare in bici e per godere al meglio dei panorami che andremo ad ammirare lungo il percorso. L’umore è alto mentre percorriamo i due chilometri che separano l’albergo in cui siamo alloggiati con le griglie di partenza, anche perché subito incontriamo i tanti volti noti di amici ciclisti, pronti come noi a prendere il via. Tra questi, saluto la mia ex-compagna di squadra Serenella con il fido Antonello che la scorterà in gara. Purtroppo noto con disappunto che fin da subito che le griglie, anche per l’assenza di presidio all’ingresso, non vengono rispettate da buona parte dei ciclisti. È vero che il non elevato numero di partenti e i tredici chilometri di andatura controllata le rendono meno importanti, ma credo che anche in questi casi bisognerebbe portare più rispetto alle regole.

Lasciamo Amelia con la sua folla di appassionati e curiosi che si era accalcata attorno alla zona di partenza, con la promessa di tornarci qualche ora più tardi. I primi chilometri, in lieve discesa verso Orte, vengono condotti a un’andatura abilmente controllata dalla direzione di corsa, ma nonostante questo l’eccessiva frenesia di chi cerca di recuperare posizioni, incuranti della sicurezza propria e altrui crea qualche tensione di troppo. Sinceramente non ho voglia di farmi rovinare la giornata da questi rischi inutili e preferisco sfilarmi nel gruppo e attendere serenamente il via ufficiale. La prima salita di Penna in Teverina, quattro chilometri con pendenza crescente, rimette tutti al proprio posto. Avendola presa quasi in fondo sono costretto a farla a tutta, ma sento che la gamba risponde bene e allo scollinamento guadagno un buon gruppo, dove trovo anche Nico. Nel falsopiano che ci separa dal borgo di Giove, l’andatura è notevole con i vari gruppi che, a vista, si rincorrono e si fondono. Per il momento non c’è tregua. Anche nella tortuosa discesa che ci riporta verso la valle del Tevere, si deve pedalare forte per tenere il gruppo che nel frattempo si è allungato. Nemmeno il tempo di prendere fiato per alimentarsi e subito si riprende a salire.

Fortunatamente stavolta le pendenze sono più dolci ma i ritmi sono sempre frenetici così che inizio a far fatica. Il bellissimo borgo di Lugnano in Teverina si staglia di fronte a noi dopo una curva e un tratto in leggera contropendenza, ma per raggiungerlo ci sarà un altro chilometro di salita impegnativa. Adesso la strada, leggermente ondulata, percorre in quota il verdeggiante balcone dei colli amerini attraversando Guardea. Qui, nonostante l’andatura sostenuta, riesco a scambiare due battute con Simone Morucci, storico avversario di gare toscane, con cui ricordiamo i tempi che furono. Una breve e veloce picchiata ci porta all’imbocco della lunga salita che, attraverso il borgo storico di Montecchio, ci porterà dopo nove chilometri in vetta al Valico dell’Elce Bello. Adesso non si scherza più. La salita è selettiva e il forte ritmo imposto davanti, screma il gruppo di chilometro in chilometro. Faccio appello a tutta la mia forza di volontà per costringermi a non mollare e, superato un momento critico, riesco a resistere. La successiva discesa presenta una lieve pendenza e si deve comunque pedalare per fare velocità, anche se da dietro rientrano in tanti e il gruppo si ricompatta piuttosto numeroso. Dopo un breve strappo e un lungo falsopiano, il percorso concede una tregua e ne approfitto per alimentarmi e per guardarmi attorno: attraversiamo una zona boscosa, con castagneti e foreste di aceri che si estendono davanti al nostro sguardo, sfiorando borghi con nomi che sembrano usciti da una saga fantasy, Melezzole, Castel dell’Aquila …

Il muro dei Cappuccini si presenta improvviso sotto i nostri pedali con le sue pendenze in doppia cifra. Per me non è una sorpresa e lo prendo in progressione sfruttando le ultime rampe per guadagnare posizioni in vista della pericolosa discesa, in cui invito alla prudenza. Superata questo ulteriore ostacolo, siamo alle porte di Amelia, dove lasceremo i ciclisti che si dirigeranno verso l’arrivo del percorso medio e ci lanciamo, oramai con il gruppo ridotto a dieci unità, nell’anello del percorso lungo. In questo tratto apprezzo particolarmente l’estrema sicurezza in cui corriamo, visto che ogni intersezione, anche la più modesta viene coperta dai tanti volontari presenti. Sulle ultime salite si deve attingere al serbatoio della riserva e chi ne ha ancora in abbondanza riesce ad avvantaggiarsi sulle rampe che portano a Porchiano. Si spinge fino all’ultimo metro in una volata che mi vede soccombere più per carenza di motivazioni che per mancanza di gambe. Per oggi va bene così, sono molto soddisfatto della mia prestazione e delle belle ore percorse, pedalando a tutta per i Colli Amerini. Quello stesso traguardo aveva visto venti minuti prima l’arrivo solitario di Federico Scotti della MC Cycling che si era imposto con netto distacco sul compagno Emanuele Marianeschi, mentre Fabrizio Giardini aveva regolato in volata il gruppetto inseguitore per il terzo posto. Sul percorso medio invece, il locale Simone Lanzillo aveva preceduto di pochi secondi Nicola Roggiolani e Fabio Giusti che lo accompagneranno sul podio. Lotta serrata anche al femminile dove s’impone la senese Elena Barbagli davanti a Serenella Bortolotto e alla compagna Sara Cannoni.

Anche il dopogara è oltremodo piacevole. Il pasta-party è in realtà un ricco pranzo con tante portate preparate dai volontari delle contrade e ci possiamo attardare, finalmente rilassati, per scambiare due chiacchiere con alcuni amici ritrovati dopo molto tempo. Il momento delle premiazioni, peraltro assai ricche, è vivo e molto partecipato e costituisce il meritato momento clou di una manifestazione che per la qualità dell’accoglienza e dei servizi meriterebbe bene altri numeri. L’organizzatore Beniamino Romildo, oramai senza voce ma visibilmente soddisfatto, ci dà appuntamento al prossimo anno per un’edizione, la 6ª, che si annuncia ricca di novità. Per ora la mettiamo in agenda. Per scoprirla avremo tutto il tempo.

( 21 Giugno 2016 )

 

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