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Inserito il 31 maggio 2016 alle 16:09:41 da ale.ferrarotti. - Letto: (3124)

Granfondo di Assisi tra lupo, cinghiale e lepre

Un fine settimana passato nella città serafica pedalando sul percorso che ha attraversato i boschi cari a San Francesco dove, mentre il santo incrontava il lupo, noi lottavamo contro il cinghiale e la lepre.

 
(Testo di Michele Bazzani, foto Play Full )

La Città di Assisi accoglie un’altra volta i granfondisti in una manifestazione, la Strasubasio, giunta alla sua quarta edizione. Per l’occasione, la gara assume anche la denominazione di Granfondo di Assisi, a testimonianza dell’interesse e della vicinanza della città a supporto di questo evento.

Arrivo in terra umbra nel caldo pomeriggio del sabato. La logistica è tutta concentrata presso il PalaEventi di Santa Maria degli Angeli che, nella scorsa edizione, ospitava solo le operazioni di partenza, mentre quest’anno vedrà anche tutti i servizi del dopogara: docce, pasta-party e premiazioni. Una scelta meno suggestiva rispetto al centro storico di Assisi, ma sicuramente più comoda per molti aspetti e soprattutto per la comodità del parcheggio e la minore dispersione dell’evento. Assisi è comunque lì davanti a noi distesa al sole sulle pendici del Monte Subasio, pronta ad accoglierci.

Non ci faremo sfuggire l’occasione per visitarla, già dalla serata del sabato. Con Enrico, facciamo due passi per favorire l’appetito e scattare alcune foto alle bellezze del luogo, prima di dedicare la serata alla degustazione dei prodotti locali. Sarà che ne ho già fatte tante, sarà che l’atmosfera è molto rilassata, ma non mi sembra affatto di vivere una vigilia pre-gara …

Sempre rilassatamente mi sveglio la domenica mattina, ben riposato, anche se il fisico risente sempre delle fatiche della Nove Colli della domenica precedente. Non me ne preoccupo e mi godo con piacere la breve pedalata per percorrere i pochi chilometri che separano l’albergo dalla zona di partenza, allestita davanti alla basilica di Santa Maria degli Angeli. Subito incontro la sorridente e sempre allegra Aurelia Ventura, che è qui con il proposito di fare la gara assieme ai compagni del G.S. Bertucci. Ben più bellicose sono le intenzioni dei ragazzi della Ciclistica Senese, guidati dall’onnipresente Claudio Barbagli, con cui condivido, oramai da tempo immemore, le gare cicloamatoriali.

I primi chilometri del percorso, che ci portano su verso di Assisi, sono ad andatura controllata. Vedo un Samuele Scotini già scalpitante, ma per un po’ deve frenare i suoi ardori, visto che l’avvicinamento al chilometro zero è effettuato molto lentamente, al limite del piede a terra.

Entriamo nel centro storico per la ripida via Fontebella e arriviamo in piazza del Comune dove la carovana viene fermata per permettere al gruppo di ricompattarsi. Il cielo è coperto, ma fa già molto caldo, al punto che inizio a sudare copiosamente. Il via giunge come una liberazione, percorriamo via Santa Chiara e usciamo da Borgo Aretino, dove ci ritroveremo per l’arrivo poche ore più avanti. Uscendo da Porta Nuova, qualcuno grida “l’ultimo chiuda la porta!” strappandomi un sorriso. Ma la corsa è partita è non c’è tempo per ulteriori distrazioni. I primi chilometri sono in discesa verso il fondovalle. Per fortuna la strada è ampia e non troppo tecnica, così che il gruppo si allunga a forte velocità, ma non si corrono rischi. Giunti in pianura mi trovo un po’ indietro e faccio fatica per chiudere i primi buchi che si creano. Le sensazioni non sono bellissime, ma conto di sbloccarmi con il passare dei chilometri. Intanto davanti alla corsa, Scotini può sprigionare i suoi cavalli e se ne va in fuga subito con Nicola Roggiolani. Ammiro il loro coraggio ma apprezzo molto anche la scia del gruppo che mi tiene coperto in questo primo tratto pianeggiante.

La salita verso la Madonna delle Grazie e irregolare con rampe intervallate da falsipiani, ma è quanto basta per fare selezione. È quello che volevo perché tra poco entriamo nella zona dei “muri” del Pian di Boccio e tra ripide discese e improvvise rampe in salita, c’è da fare attenzione a molte cose. In una curva vedo sparire due ciclisti nella macchia, che per fortuna si rialzano quasi subito. L’invito alla prudenza che già avevo fatto mio diventa ancora più attuale. Inizia il “Muro del Cinghiale” che presenta rampe sfioranti il 20% di pendenza e che è anche piuttosto lungo, lo prendo con la dovuta calma e il giusto timore, sapendo che ogni fuorigiri oggi sarà pagato con gli interessi. La strategia paga visto che mi aiuta a recuperare posizioni. In cima siamo praticamente a Gualdo Cattaneo, dove iniziamo a raggrupparci per il prosieguo della gara che si preannuncia più pedalabile, anche se discese e salite si intervallano senza soluzione di continuità. Ora però le pendenze sono più dolci e si sta bene a ruota. La presenza in gruppo dell’amico Marcello mi conforta sul fatto che non sto andando così male come temevo. In effetti il passo è buono e anche la mia gamba migliora con il passare dei chilometri.

Dopo il bivio dei percorsi ci dirigiamo in una bellissima e tortuosa stradina senza traffico che sale verso i Monti Martani, mentre all’orizzonte si scorgono nuvoloni neri che non promettono niente di buono. Dopo lo scollinamento a Giano dell’Umbria, vedo tante persone che invitano alla prudenza: a inizio discesa c’è un ciclista caduto a terra, rallento il giusto tempo per verificare che sia già assistito da altre persone e mi tuffo in discesa con ancora maggiore attenzione. Purtroppo in queste zone il fondo stradale è sempre molto dissestato, un vero peccato perché i paesaggi sono magnifici, e costituisce un vero e proprio limite allo sviluppo delle enormi potenzialità cicloturistiche di questa regione. In tal senso le autorità locali dovrebbero investire decisamente di più.
Approfitto di uno dei pochi tratti pianeggianti del percorso per alimentarmi, anche perché presto ci sarà ancora da far fatica, superando in sequenza la salita irregolare di Villa d’Oro e le due rampe micidiali del “Muro del Lepre”, ma soprattutto le difficilissime discese rese ancora più infide dal fondo bagnato, dato che ha iniziato a piovere anche se in maniera molto leggera. Apprezzo le poche gocce d’acqua che abbassano la temperatura corporea, mentre torniamo a valle per percorrere nuovamente la lunga pianura che, attraverso Cannara, ci riporta verso Assisi.

Adesso il passo è molto più lento che all’andata e le energie in gruppo scarseggiano. Mi porto avanti per tirare. Ho fretta di arrivare. La pioggia intermittente adesso concede una tregua ma il Subasio è ancora incappucciato e promette ancora rovesci. Si risale per la ripida via Renaiola, dove forzo un po’ l’andatura rimanendo solo, prima di reimmettersi nella pedalabile salita delle Viole. Mi godo l’ingresso in solitaria nel centro di Assisi e gli ultimi metri in Borgo Aretino, rendendomi conto solo all’ultimo momento del gruppo che sopraggiunge a doppia velocità e quasi mi investe sulla linea del traguardo.

La Basilica di S.Chiara ci accoglie con i suoi filari di pietra bianca e rosa, rendendo questo arrivo uno dei più emozionanti dell’intero panorama granfondistico. Molto apprezzato anche il ristoro subito dopo il traguardo. Dopo aver assistito all’arrivo degli amici Enzo e Giancarlo, anche loro in trasferta dalla Toscana, corro in albergo per la doccia prima che ricominci a piovere più intensamente.
La manifestazione si chiude con una ricca premiazione presso il PalaEventi, dove ritorno per godere del pasta-party e per salutare nuovamente e con più calma, gli amici incrociati in fretta in questi giorni. Tra questi la simpaticissima Rosa, che con la sua macchina fotografica è sempre un occhio attento per le gesta di noi ciclisti, sia prima sia durante la gara. Me ne vado con un po’ di rammarico. Anche se la pioggia non ha guastato più di tanto la manifestazione, avrei preferito godere dei bei paesaggi con un tempo che ne esaltasse i colori. Ma non ho proprio motivo di lamentarmi: anche oggi ci siamo divertiti. Ed è quello che conta…

Di seguito il Comunicato Stampa Ufficiale della manifestazione dove si possono trovare tutte le informazioni riguardanti la “Granfondo di Assisi”: http://www.granfondonews.it/v5/news.asp?id=6843

( 31 Maggio 2016 )

 

 



 

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