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Inserito il 25 maggio 2016 alle 08:37:36 da ale.ferrarotti. - Letto: (3570)

NoveColli: quando la determinazione è più forte della sfortuna

Un mese fa quella brutta caduta sembrava aver compromesso la possibilità di partecipare alla 46ª NoveColli. Invece la voglia di esserci, domenica 22 maggio, ha portato il nostro Davide Sanzogni ad essere presente ai nastri di partenza di questa meravigliosa manifestazione. Come ogni settimana viviamo la sua esperienza tramite questo racconto.

 
(Testo di Davide Sanzogni, foto Play Full e Davide Sanzogni )

Per il solo fatto di essermi aggiudicato un pettorale durante il click-day della  46ª edizione della NoveColli mi posso considerare fortunato. Se ci aggiungo che a causa della brutta caduta di un mese fa avevo seriamente valutato l’idea della disdetta (che va comunicata almeno 10 giorni prima), trovarmi a Cesenatico un sabato pomeriggio di un weekend che si prospetta meteorologicamente perfetto è già un discreto risultato.

Questa è la mia prima NoveColli e voglio viverla come una festa del ciclismo, senza patemi. La festa inizia subito fin dal ritiro del pacco gara, con un musica e animazione. Quindi raggiungo in albergo Mirko che mi ha invitato ad unirmi per la serata a lui e agli altri membri del team Roadman-Azimut.

 

Sistemati rapidamente i bagagli faccio una scappata in bici in riva al mare per una foto al mio mezzo pronto per la corsa e soprattutto per raccogliere un po’ di conchiglie promesse come souvenir alle bimbe che mi attendono a casa.

Orami è ora di cena e mangio senza remore, domani so che mi aspettano almeno 7 ore di bici per completare i 205 km per 3800m di dislivello della NoveColli. Forse mangio pure troppo, perché mi sento un po’ appesantito e così decido di andare a fare quattro passi al Ciclo & Vento, l’area espositiva allestita nei pressi del porto canale di Cesenatico.

Sono le 22.00 quando mi corico, ma non dormo granché e le 4.00 del mattino arrivano troppo presto. Con Mirko scendiamo a fare colazione. Riso, banana e strudel vanno bene, ma forse la brioches alla crema potevo anche risparmiarmela.

Son le 5.00, quando ci dirigiamo verso le griglie, mentre albeggia infuocando l’orizzonte sopra l’Adriatico. Non fa freddo, al contrario, pur con il solo estivo l’attesa in griglia scorre tranquilla. A me è toccata la blu per caso o perché ho presentato l’apposito modulo per la richiesta di avanzamento in virtù dei buoni risultati conseguiti in altre manifestazioni.

12000 ciclisti sono un numero enorme, è ovunque un fruscio di ruote libere, ma le griglie sono ampie e l’attesa trascorre comoda e veloce mentre i primi raggi del sole iniziano ad illuminare i caschetti dei ciclisti in attesa. Sono le 6.00 quando, dopo l’esecuzione dell’inno nazionale e un lancio di botti e fumogeni, parte la prima griglia, quella rossa. Passerà ancora quasi un quarto d’ora (e la partenza della griglia bianca) prima che venga il mio turno.

Finalmente arriva il momento e si parte. Fortunatamente l’andatura non è furiosa, come l’usuale avvio di altre gran fondo più brevi, che non hanno questa divisione basata sul tempo dei partecipanti.

I primi 30 chilometri di pianura passano via con pochi rischi fino all’attacco del Polenta. Qui mi porto nelle prime posizioni e cerco di salire del mio passo cercando di farmi strada. Per fortuna non metto mai il piede a terra per l’affollamento, rischio spesso paventato in questo frangente. Il momento più critico è poco prima dello scollinamento, quando supero la macchina del fine corsa e della giuria in un ultimo strappetto particolarmente tosto, dove per forza di cose si va piano, su una sede stradale più ristretta.

Segue una discesa abbastanza veloce e un tratto di pianura dove alimentarsi. E’ ancora presto per parlare di gruppetti, c’è ancora così tanta gente sulla strada che si continua a recuperare posizioni beneficiando quasi sempre della scia di qualcuno.

In breve comunque ci troviamo, io e altri quattro dal passo simile, e insieme iniziamo la salita del Rivoschio. Oramai siamo circondati da atleti col pettorale bianco della griglia che ci ha preceduto e procediamo stando a sinistra e alternandoci nel richiamare l’attenzione.

Visto che la gara è lunga ho modo di fare anche due parole con alcuni dei miei compagni di avventura, in primis Giovanni Sandrini del team Sintesi che scandisce un ritmo regolarissimo in salita e bello deciso in discesa, per un suo compagno di team e Manuel Bondi. Purtroppo entrambi proseguiranno per il medio, dove Manuel coglierà un cercato 1° posto di categoria.

Con loro affronto anche la salita del Ciola, più irregolare e che a tratti mi fa usare l’ultimo pignone (un 30 per l’occasione). Tengo sempre il cuore nei limiti e posso approfittarne per buttare lo sguardo sulle belle colline romagnole.

Segue la discesa che si conclude a Mercato Saraceno, addobbato a festa per il passaggio della corsa. Non c’è il tempo di distrarsi che inizia il famigerato Barbotto. Lo prendo ad un ritmo conservativo e soprattutto in agilità, mentre un paio di missili con pettorale giallo mi passano sulle orecchie. Vedrò poi che ho fatto registrare un tempo di 20 minuti nel tratto cronometrato, ma non era certo qui il momento di strafare, non siamo nemmeno a metà percorso. Avvicinandoci alla vetta, si ode un tifo da “torcida” del numeroso pubblico presente. Tifo che comunque non manca lungo l’intero percorso.

Un tratto di sali-scendi e poi nel la discesa dove avviene la divisione tra lungo e medio (alla NoveColli, è bene ricordarlo, il corto non esiste), constato con piacere che il detto che alla NoveColli non si è mai soli, è vero. Sono sopraggiunti da dietro un altro paio di atleti con pettorale blu e con loro  altri attardati delle griglie precedenti (ora vedo anche qualche pettorale rosso) saliamo a Montetiffi.

La salita è dura ma breve. Abbiamo da poco scollinato quando ecco che incorro in un incidente meccanico. Su una buca spacco un raggio della ruota posteriore. Con l’aiuto di un gentilissimo spettatore svito il raggio rotto, poi allargo i pattini e ri-allineo la ruota in modo che sfreghi poco negli stessi e nel telaio, quindi riparto alla ricerca di un’assistenza meccanica. Purtroppo, nonostante la capillare presenza di presidi sul percorso, ho da poco passato quella di Montetiffi e così dovrò aspettare di giungere in cima a Perticara per trovarne un altro.

Non salgo veloce, la ruota è un po’ frenata (nel frattempo si è rotto anche un secondo raggio) e di testa mi sono deconcentrato. Chi se ne importa, non sono qui a cercare chissà che tempi, ma solo per vivere questo evento. Mi lascio alle spalle, letteralmente, qualche commento di chi vedendo la mia ruota pensa che non arriverò a Cesenatico. Il tempo è magnifico, la gamba gira, tutto si sistema. Infatti a Perticara un meccanico mi dà una raddrizzata alla ruota, mentre io ne approfitto per un salto al ristoro e, perché no, al bagno.

Riparto e vedo che in discesa non ho problemi particolari. Mi unisco ad un gruppettino con cui inizio a salire quella che insieme al Gorolo è, secondo me, la salita più impegnativa della NoveColli, cioè Monte Pugliano. Con i suoi 9 chilometri di sviluppo al 7%, è un bel test per le energie residue, specie considerando che si affronta dopo 130 chilometri di corsa e questo nel mio caso vuol dire intorno alle 11.45, sotto un sole che inizia a farsi cocente.

In cima ho praticamente finito entrambe le borracce, per cui mi fermo a riempirle entrambe d’acqua, prima di affrontare una bella discesa che ci riporta in Emilia Romagna… è talmente lunga la NoveColli che nemmeno mi ero accorto di essere finito nelle Marche!

Segue quasi subito la salita di Passo delle Siepi che supero abbastanza agevolmente. Per fortuna la compagnia non manca dato che tra questa salita e l’ultima ci sono da affrontare gli unici veri chilometri di pianura, oltre ai tratti da e per Cesenatico. Aspetto non trascurabile, oltre al caldo ora si è aggiunto il vento che dalla costa soffia contrario verso l’interno.

Mi consolo osservando alcuni atleti della NoveColli Run impegnati nella loro fatica. Al confronto della loro, la mia è una breve gita di piacere che però richiede un ultimo sforzo rappresentato dall’ascesa al Gorolo.

Il Gorolo, questo nome da nano malefico, è l’ultimo colle ufficiale della NoveColli (se non vogliamo dire 10 considerando il doppio calvacavia in vista dell’ultimo chilometro). La pendenza media del 6% non impensierisce, il problema è rappresentato da alcune rampe che insistono a lungo sul 17%. La velocità cala, il sole picchia ma quando sei in cima sai che ce la hai fatta, o quasi.

In effetti il mio computerino dice che mancano ancora un 150 metri di dislivello, ma in breve il mistero è svelato. Mancano 28 chilometri a Cesenatico, 18 chilometri di vera pianura, gli altri di discesa ma con alcuni marcati saliscendi che ovviamente vengono affrontati di slancio.

Prima di completare la discesa avviene il ricongiungimento con il percorso medio ed è uno spettacolo impressionante. Simili ad un’infinita mandria, centinaia di ciclisti passano in maniera continua.

Qualcuno mi chiede se arriviamo dal lungo: rispondo di sì ma è un’affermazione lapalissiana, basta guardare la diversità di ritmo. Sia in discesa che in pianura passiamo decine di persone che stanno chiudendo il medio. Siamo in una ventina che in fila indiana arriviamo a Cesenatico, gli ultimi chilometri sembrano non finire mai, poi finalmente i cavalcavia e il triangolo dell’ultimo chilometro.

Imbocchiamo la corsia riservata all’arrivo del lungo, due curve e ognuno affronta il traguardo come si sente. Tanto qui conta solo il real-time e credo di essere l’unico pettorale blu del mio gruppetto; soprattutto siamo intorno alla n-esima posizione, non c’è motivo di sprintare. Per cui mi limito ad impostare una leggera progressione per poter passare “solo” sotto al traguardo a beneficio della foto ricordo.

Passato il traguardo lascio le mani dal manubrio ed esulto portando indietro i gomiti: è fatta! Alla faccia dei problemi meccanici e della sfortuna che da un mesetto non mi molla. Transito sotto il palco a premiazioni ormai in corso e una hostess mi porge la medaglia celebrativa. A quel punto guardo l’orologio, fin qui non ho voluto guardare ne tempi ne velocità media per non farmi condizionare. Sono le 13.22, l’obiettivo che mi ero prefissato di stare sotto le 7 ore e 30 minuti è stato raggiunto (alla fine saranno 7 ore e 7 minuti) e l’esserci riuscito con margine a dispetto del problema meccanico e dell’essere partito in una griglia nominalmente omogenea sulle 8 ore mi riempie di soddisfazione. Tutta la stanchezza accumulata mi travolge e quasi mi commuovo. L’anno prossimo partirò dalla griglia rossa e sarà sicuramente un’avventura diversa da vivere e da raccontare.

Faccio pochi passi e trovo conferma dell’altro aspetto della NoveColli, ovvero l’eccellente organizzazione dell’evento. Senza che me ne renda conto mi trovo con una bottiglietta di una bevanda energetica frizzantina in mano, ottima per recuperare subito lo sforzo e spezzare la sete che la semplice acqua o i sali minerali non riescono ad eliminare.

 

Lascio la bici nel deposito e, mentre avviso casa e amici che tutto è andato bene, mi metto in coda per il pasta-party. La coda è per molti aspetti responsabilità di noi stessi ciclisti che entriamo e ci avventiamo sul primo punto di distribuzione della pasta, senza vedere che ce ne sono almeno altri due disponibili. Ed in ognuno di questi si può scegliere tra quattro tipi di pasta. E poi il panino con la porchetta, la mortadella, la piadina con la salsiccia (ne prendo due), la frutta e i dolci (biscotti e crostate per non parlare di una coppetta di gelato perfetta viste le temperature). Prendo acqua e the freddo e, con un vassoio che pare sul punto di esplodere, mi siedo ad un tavolo. Quando ho reintegrato con gli interessi tutte le calorie bruciate mi alzo e vado prendere una birra, anche questa inclusa nel pasta-party, e chiacchiero con un po’ di conoscenti.

Finalmente rientro in hotel per lavarmi e mettere via le mie cose. Lì trovo Mirko che ha chiuso la prova con il notevole tempo di 6 ore e 42 minuti. Per fortuna la ruota che gli aveva dato da pensare la sera prima per una leggera perdita di pressione non ha fatto scherzi in corsa.

Lo saluto e mi metto in auto per raggiungere la mia famiglia in tempo per cena, che domani si riprende con la solita routine: scuola e lavoro, ma intanto ho una medaglia di all finisher alla NoveColli, nel cassetto un tempo da griglia rossa e nella testa una conoscenza diretta della “mamma” di tutte le granfondo.

Innanzitutto non me ne voglia chi per tante e validissime ragioni ogni anno opta per il medio, personalmente ritengo che la NoveColli sia la “follia” del percorso lungo. Altrimenti sarebbe una granfondo simile ad altre, seppur con un livello di organizzazione altissimo.

Ma il cuore, ripreso anche nel logo della manifestazione, resta quest’idea pazzesca di fare un dislivello alpino a due passi dal mare. Penso che siano in tanti a condividere quest’idea, dato che mentre di norma chi fa il lungo è un misero 25-30% dei partecipanti, qui siamo vicini al 45%. E che gamba chi fa il lungo! Facendo due veloci conti su chi era con me, poco prima del fattaccio dei raggi e sul tempo perso in questo frangente, mi rendo conto che al passo di ieri sarei probabilmente potuto arrivare nei primi 150 del medio, ma in ogni caso “solo” nei primi 300 del lungo.

E poi il percorso: si sente sempre nominare il Barbotto, ma Monte Pugliano e Gorolo, sono due legni da non sottovalutare, come pure il vento che al pomeriggio soffia dal mare e può trasformare gli ultimi 50 chilometri in un percorso irto di trabocchetti.

Farò tesoro di questa splendida esperienza in vista di un ritorno nell’ospitale terra romagnola il prossimo anno.

 

 

( 25 Maggio 2016 )

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