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Inserito il 09 maggio 2016 alle 19:09:03 da ale.ferrarotti. - Letto: (2352)

Granfondo Novara: la voglia di esserci

Eccomi qui a raccontare la mia partecipazione alla Granfondo Novara svoltasi domenica 8 maggio. La voglia di esserci e di rimettermi subito in gioco, dopo l'infortunio subito, è stata la molla che mi ha spinto a partecipare a questo magnifico evento. Ecco la mia esperienza vissuta lungo i 173 chilometri del percorso lungo della tanto attesa manifestazione piemontese.

 
(Testo di Davide Sanzogni, foto Play Full )

Ricordo bene, quando al pranzo di chiusura della stagione scorsa organizzato dalla GS Alpi, era stata annunciata la rinnovata GF di Novara. In particolare l’annuncio del percorso lungo di 173km era stato accolto da chiari segni di approvazione, finalmente un percorso degno del titolo di “granfondo”.

Ma a sei mesi di distanza e con le gambe sotto il tavolo era una cosa, ora invece, che è arrivato il momento e  mi ritrovo con la scapola fratturata per una caduta rimediata due settimane fa alla Granfondo 3 Laghi, le cose sono diverse.

È quindi con un poco di apprensione che partecipo a questa granfondo, anche se il desiderio di scacciar via alcune paure su cui ho rimuginato troppo a lungo, mi spinge a risalire in sella il prima possibile. Fondamentalmente sento di dover mandare un messaggio rassicurante a me stesso e soprattutto a chi mi aspetta sempre a casa.

D'altro canto, la tenuta sul lungo, con le sue oltre cinque ore di percorrenza stimata, è un’incognita. Comunque la cosa mi preoccupa relativamente perché c'è la possibilità di optare per il medio, poco meno impegnativo, ma comunque valevole ai fini delle classifiche di circuito.

Non sapendo bene cosa aspettarmi, decido di recarmi a Novara in mattinata viaggiando solo, in modo da non dover far aspettare nessuno al traguardo troppo a lungo.

La logistica è molto buona. Nei pressi di Piazza Martiri dove ha sede il ritrovo ci sono ampi parcheggi. Nella scenografica piazza, da cui si scorge la caratteristica cupola della basilica di San Gaudenzio, ritiro un abbondante pacco gara in cui spiccano, oltre ai consueti utili integratori, anche prodotti alimentari, shampoo e soprattutto la maglia celebrativa dell’evento, realizzata dalla Marcello Bergamo.

Un capo veramente ben fatto, molto tecnico, “corsaiolo” nel taglio e dalla grafica semplice ed elegante che riprende la già citata cupola. Tornato alla macchina, vedo che hanno parcheggiato nei pressi alcuni amici.

Li saluto e loro molto gentilmente mi chiedono di rimando come sto. Tra questi c'è anche Andrea del team Zanica, che come me, porta i segni di una recente caduta. Ma siamo ciclisti, si cade, si controlla la bici e si riparte… solo a quel punto si fanno i conti delle ferite.

Non ho fretta di entrare in griglia, dato che so di non poter tenere il passo dei primi. Mi attardo a chiacchierare con Antonio del GS Olmina (il quale coglierà un ottimo 20° assoluto nel lungo), quando arriva Mauro, mio usuale compagno di viaggio e “rivale” di categoria. Entro dunque con lui tra le fettucce e proseguo a chiacchierare con lui ed altri di ruote, di altre gare e del tiepido sole che cerca di scaldarci.

Le chiacchiere più sorprendenti però, sono quelle di Tommaso e Daniele (poi 2° di categoria nel medio) che vanno avanti per un bel 20 minuti parlando di giardinaggio. Alla faccia della trance agonistica!

Finalmente viene dato il via, saggiamente a velocità controllata per i primi 3 chilometri. Usciti dalla città la corsa inizia con un forte vento ad ostacolare la marcia del gruppo. In un certo senso è una fortuna perché la velocità non è eccessivamente elevata.

Il percorso è stato scelto con cura, anche se qualche caduta inevitabilmente ci sarà dato il gran numero di ciclisti presenti sulla sede stradale e l’impossibilità di fare una selezione immediata.

Tuttavia, per quanto lunghi, i primi 40 chilometri di pianura sono relativamente privi di rotonde, anche se un paio di brusche svolte e altrettanti restringimenti costringono quasi a mettere il piede a terra,  a chi come me si trova nelle prime 200 posizioni.

Un altro tratto critico, si ha in occasione del pavè di Carpignano, che sembra non finire mai. Mentre lo attraverso ringrazio che non ci siano state piogge di recente.

Finalmente si arriva alla prima salita. La inizio un po' troppo dietro e di conseguenza trovo parecchio traffico. Abbastanza sorpreso vedo che sono di più quelli che passo rispetto a quelli che mi sorpassano. Riprendo Mauro e lo stacco, ma lui mi restituisce la cortesia nel breve tratto di discesa successivo dove resto troppo prudente e quasi timoroso nella scia di chi mi precede.

Un paio di chilometri di falsopiano e comincia la seconda salita che affronto in gruppetto. La gamba gira abbastanza bene, ma il braccio sinistro rigido per via della frattura mi costringe in una postura anomala.

Se forzo la schiena duole all’altezza dei lombari. Sto seduto e vado agile senza forzare. La buona notizia è che in discesa rompo il ghiaccio e mi metto davanti a fare le mie traiettorie.

Inizia finalmente la salita ad Alpe Noveis, la più lunga ed impegnativa di giornata. Inizialmente le pendenze non sono molto importanti e salgo bene con quattro partecipanti, mentre Mauro ed altri sono attardati. L’ambiente è molto bello, si sentono i tipici rumori e odori degli spazi alpini: campanelli di animali al pascolo e odori di bosco. Non manca e anzi sarà presente per tutto il percorso, un bel  “tifo” da parte del pubblico a bordo strada, che applaude e batte le mani. La bella terra piemontese ha accolto questa manifestazione a braccia aperte e  io, cerco sempre di mandare un “grazie” di rimando a chi ci incita a proseguire.

Intorno a metà, inizio a sentire forte il dolore ai lombari, e il 25 come ultimo rapporto, si rivela un po' corto per la mia attuale condizione, così perdo le ruote di quelli davanti a me.

Ma per fortuna si tratta solo di poche centinai di metri, poi la pendenza torna dolce e finalmente imbocchiamo la discesa. Una picchiata molto impegnativa, caratterizzata da forti pendenze che richiedono di moderare la velocità a prescindere dalla presenza o meno di curve e tornanti.

Faccio un piccolo dritto, ma senza conseguenze e la discesa termina. Siamo in 3: il sottoscritto, Fausto del Val Grigna che fatica a respirare per l’allergia a i pollini e Albino del Team NRDC con il deragliatore scentrato causa “tamponamento”. Che trio! Proviamo a rientrare su un gruppo davanti a noi di poche decine di metri che sembra non aver ancora trovato il ritmo. Ma ci va storta, prima prendono i crampi ad Albino e poi al sottoscritto. A questo punto rinuncio e cerco di farli passare con l’agilità, mentre aspetto di essere di nuovo ripreso dal gruppo con Mauro. Una brevissima spruzzata di pioggia e il cielo coperto non incoraggiano, ma nonostante questo sono contento, sto andando meglio di quanto potessi sperare e al bivio decido di proseguire per il lungo.

Salendo alla sella di San Bernardo, per via del dolore ai lombari, resto nelle ultime posizioni a parlare con Giorgio del team Peli del fatto che è un po' abbattuto per via di una foratura che gli è costata una decina di minuti. Capisco la sua amarezza, come giusto che sia quando non si riesce ad esprimere il proprio potenziale, ma almeno non è caduto come invece è successo a Ferruccio del team Breviario che sanguina vistosamente dal gomito. L’assistenza medica sarebbe disponibile volendo, ma tutto sommato, è una situazione gestibile e preferisce tener duro, consapevole che siamo un gruppetto abbastanza omogeneo e se non facciamo stupidate, possiamo arrivare tutti insieme al traguardo.

Affronto la discesa davanti insieme a Testa del team Azimut, che non si tirerà indietro a tirare da qui all’arrivo. La discesa è molto bella, anche se una macchina che sfugge al controllo dei volontari  e per poco non innesca la classica frittata. Volano un po' di parole, ma meglio risparmiare le forze, ancora un piccolo strappo molto pedalabile e poi altri 40 chilometri prima dell’arrivo.

Strada facendo recuperiamo altri ciclisti che si sono attardati lungo il percorso medio. Il gruppo cresce di unità, ma non riusciamo ad organizzare un doppio binario. All’inizio tirano appena in tre o quattro, poi iniziano a girare tutti o quasi. Alcuni per pochi secondi come il sottoscritto, anche se col cuore avrebbe voluto dare di più ma la testa proprio diceva di no, mentre altri con tirate decisamente più insistite.

L’ultima ora vola via così e accolgo la vista della cupola della Basilica, ma soprattutto il conto alla rovescia degli ultimi chilometri con un certo sollievo… 10, 9, 8, 7, 6, 5, 4, 3, 2, 1… cavalcavia, leggera salita nella quale “minaccio” Mauro che se mi arriva davanti in volata non gli parlerò più e finalmente curva a destra ed è fatta.

Ho portato a casa il traguardo e per me oggi equivale ad una vittoria. Ora mi aspetta un mese lontano dalle classifiche (ma non dalle granfondo, Gimondi e 9 Colli nella fattispecie) in cui poter recuperare la condizione.

Al pasta party chiacchiero con alcuni atleti del team Oltrepò e, avendomi riconosciuto dalla divisa RAT, vengo salutato da Gravina del team Brontolo che era stato coinvolto con me nella caduta alla GF 3 Laghi. Mi solleva sapere che non si è fatto troppo male e che anzi ha chiuso bene sia quella che l’odierna granfondo.

Mi fermo un po' a vedere le premiazioni e a godermi la bella giornata nell’ospitale Novara, prima di rimettermi in macchina alla volta di casa. Decisamente rincuorato e con il ricordo di una bella giornata di sport in una terra che non conoscevo, ma che merita di ritornare ad essere visitata, forse già in occasione della GF delle Alpi Biellesi il prossimo 29 Maggio.

Di seguito il Comunicato Stampa Ufficiale della manifestazione dove si possono trovare tutte le informazioni riguardanti la “Granfondo Novara "Marcello Bergamo"”.

 

( 9 Maggio 2016 )

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