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Inserito il 19 aprile 2016 alle 13:20:48 da ale.ferrarotti. - Letto: (2418)

La Granfondo Firenze De Rosa è sinonimo di Sport e Cultura

Un'esperienza più unica che rara, quella vissuta dai quasi 3000 partecipanti della Granfondo Firenze De Rosa. La manifestazione che ha preso il via dal centro storico della città, attraversando alcuni dei luoghi più caratteristici, ha continuato a stupire per le bellezze del territorio disseminate lungo il tracciato. Emozioni vissute anche sullo strappo finaledi Via Salviati dove è il russo Eduard Kivishev a cogliere il primo successo stagionale.

 
(Testo di Michele Bazzani, foto Play Full)

Ognuno ha una città del cuore. La mia è Firenze. Pur abitando in campagna, Firenze è sempre stata punto di riferimento come luogo di studio, di lavoro, per la vita che vi si svolge, per la gente, per le sue bellezze artistiche e per gli scorci che si godono da tanti punti sulla città. Ancora oggi ho la fortuna di percorrere a piedi tutti i giorni il Ponte Santa Trinita, prima di recarmi a lavoro, riuscendo ad apprezzare tutto ciò che di bello questa città offre ai suoi abitanti e ai suoi visitatori.

Si potrà capire quindi l’emozione provata quando, qualche anno fa, mi fu annunciato che avrei potuto coltivare la mia grande passione per il ciclismo nella mia città del cuore, in una manifestazione dedicata agli amanti delle due ruote. In quel 2013 Firenze fu per un anno la capitale del ciclismo, ospitando i campionati mondiali dei professionisti, ai quali la 1ª edizione della Granfondo di Firenze fece da prologo, facendo percorrere ai granfondisti quello che sarebbe stato il circuito mondiale. A distanza di tre anni, il ricordo di quel bellissimo evento si lega ancora alla granfondo che, ancora oggi, ripercorre i punti salienti di quel circuito come la salita di Fiesole e la rampa di via Salviati.

Ho partecipato a tutte le edizioni, notando un progressivo miglioramento dovuto all’affinamento di aspetti logistici e organizzativi, traendo ogni volta spunto da qualche errore commesso qua e là. Organizzare un evento del genere, che coinvolge migliaia di ciclisti, in una città complessa e delicata come Firenze è un’impresa titanica. Quest’anno a complicare le cose è subentrata anche la coincidenza con la data prescelta per il referendum abrogativo che ha costretto, a suo malgrado, il comitato organizzatore a cambiare il percorso di gara prescelto, per tener conto di tutte le esigenze.

La Granfondo Firenze, patrocinata dal prestigioso marchio De Rosa, è inserita all’interno di un interessante contenitore di eventi, spettacoli e dibattiti tutti dedicati alla bicicletta, localizzato nel magnifico scenario del Parco delle Cascine presso la struttura delle Pavoniere. Il lungo fine settimana prende il via già da venerdì pomeriggio, ponendo la bici al centro delle attività nel villaggio allestito in via Lincoln e nel quale inizia sin da subito una grande affluenza di visitatori. Uno degli eventi più interessanti, per scoprire una nuova dimensione del vivere la propria città, è il “Sunrise Bike Ride”, una pedalata all’alba per le vie di Firenze che coinvolge centinaia di appassionati. Poi è il turno della Granfondo, la nostra Granfondo …

Già al mattino del sabato, sono di buon'ora al ritiro dei pettorali e dei pacchi gara. Assieme a mio fratello Marco abbiamo la responsabilità per le nostre rispettive squadre e ci togliamo subito il pensiero, riempiendo il baule dell’auto con decine di zainetti. Cogliamo l’occasione per un’accurata visita degli stand del villaggio del Florence Bike Festival, dove s’incontrano volti noti come quello della bella Sonia Roscioli, che offre il suo consueto aperitivo promuovendo la granfondo che organizza il 29 maggio prossimo a S.Benedetto del Tronto.

Volto noto, anche se non propriamente in ambito ciclistico, è quello di Simone Gnaga, ex deputato, che da qualche anno ha lasciato la politica e ha deciso di dedicarsi alla bici: anche lui sarà al via della granfondo di Firenze assieme alla compagna Francesca che l’ha trascinato in questa passione. Pietro Marchetto invece sognava di partecipare fin dall’anno scorso, quando due mesi fa una frattura del femore pareva aver spezzato i suoi desideri e invece con la caparbietà che contraddistingue le grandi persone, con sacrifici e un po’ di pazzia, si presenta poco dopo al ritiro dei pettorali convinto che per lui sia già un successo esserci.

Oramai siamo in clima gara. A questo crescendo adrenalinico contribuiscono gli amici Alessandro, Eleonora, Marco e Lorena che ospito a casa mia. Da questo momento in poi si parlerà solo della granfondo dell’indomani, anche se la cena sarà più orientata alla scoperta degli antichi sapori toscani che al classico nutrimento pregara.

Domenica mattina ci si alza con il buon umore, nonostante la levataccia. “Ma non si poteva partire un po’ più tardi?” penso mentre mi affretto, ancora assonnato, nei preparativi di partenza. Tutti sono puntuali all’orario prefissato, nemmeno un minuto di ritardo, segno che questo evento è sentito in maniera particolare. Trovo i miei compagni di squadra già piazzati in viale degli Olmi, stavolta interamente disponibile per il parcheggio.

Per quest’anno, una delle più belle novità, è infatti lo spostamento delle griglie di partenza nel centro storico, in Piazza Signoria e viale Calzaiuoli. Ho un primo brivido di emozione quando arrivo in piazza e vedo ciclisti in attesa del via sotto l’occhio vigile di Palazzo Vecchio e della Torre di Arnolfo. Per chi ama Firenze e la bici, questo è veramente un momento magico. Tra le autorità in griglia d’onore, spunta come promesso lo scorso anno, anche quella del sindaco Dario Nardella, che per l’occasione indossa la maglia tecnica della manifestazione. L’onore e l’onere della fascia tricolore e della bandierina a scacchi del via spettano quindi all’assessore allo sport Andrea Vannucci, che ha fortemente voluto questa manifestazione collaborando con l’organizzazione per la sua riuscita.

Oramai è tutto pronto e si può partire. Il secondo brivido arriva nell’attraversamento di Ponte Vecchio: siamo in tanti, siamo vicini e c’è da fare attenzione. Lo spazio per guardarsi attorno è poco, ma solo l’idea di far passare di lì quasi tremila ciclisti è di per sé emozionante. L’avvicinamento al chilometro zero è comunque meno caotico del solito, anche se il gruppo scalpita. All’attacco della salita di Fiesole possiamo finalmente sprigionare i nostri cavalli. I miei sono limitati e mi lascio sfilare vedendo allontanarsi la testa del plotone, pur cercando di fare un buon ritmo. Di gara si tratta e c’è da dare il meglio di noi stessi. Il fiato si accorcia, la gamba si gonfia, ecco i miei soliti problemi delle partenze a freddo. Per fortuna la piazza di Fiesole, gremita di gente che ci incita, arriva presto e poco dopo le pendenze diventano più amiche.

Eleonora è vicino e la invito a seguire il mio ritmo che diventa regolare nel lungo tratto in dolce ascesa che conduce verso l’Olmo e Vetta le Croci. Si forma un bel gruppo numeroso, dove trovo diversi amici come i compagni Devis e Massimo, l’onnipresente Sauro e il brillante Giovanni che fa lunghe tirate in testa al gruppo. Si scende verso il Mugello ad alta andatura, la discesa non è tecnica ma c’è da fare attenzione.

Per recuperare e mangiare qualcosa si aspetta la pianura successiva, ma dura poco. Lungo lo strappo dell’Arrabbiata, con vista panoramica sull’autodromo del Mugello, è il rombo dei motori a farla da padrone e a coprire quello del battito dei nostri cuori che in quel punto si fa più intenso. Si corre veloci nello stradone che da Scarperia porta a S.Piero a Sieve. So che tra poco ci sarà la stretta strada del Bosco ai Frati e mi porto davanti, consigliando ai miei compagni di fare altrettanto. Il gruppo si allunga sui saliscendi di quella stradina che ricorda le classiche del Nord e la separazione dei percorsi ci costringe a una tirata di troppo per chiudere i buchi che si formano.

Lasciati quelli che hanno deviato sul percorso corto, ci lanciamo verso la salita che porta verso le sorgenti dell’Acqua Panna. L’avvio della salita è stupendo in mezzo a un doppio filare di cipressi che serpeggia nella larga e verdeggiante vallata in cui sorge l’abitato di Galliano. Un rapido sguardo, poi ci si concentra per tenere le ruote del gruppo che qui sale oltre i miei limiti. Sto per mollare, ma la tenacia di Devis m’induce a tenere duro e, col passare dei chilometri, cominciamo a stare meglio e a recuperare posizioni. Una breve discesa e poi ancora su fino a Santa Lucia dove ci buttiamo di nuovo giù in picchiata verso le acque del lago di Bilancino, che appaiono dopo un breve strappo dando l'impressione di tuffarvisi dentro. Adesso sto veramente bene e, mentre si costeggia il lago, scopro che sto sorridendo di gioia. Raggiungiamo un gruppo avanti e cominciamo a risalire la via bolognese verso Vaglia.

La salita del Poggio degli Uccellini la conosco bene per averla provata più volte e proprio per questo mi preoccupa: la affronto con rispetto lasciando sfilare tutto il gruppo, rimanendo con il collega Leonardo Olmi con il quale scambio alcune battute, prima di provare a risalire posizioni nell’ultimo chilometro prima dello scollinamento. Scorgo un’ambulanza sulla sinistra, poi scoprirò che un ciclista, poco prima, aveva avuto un malore e che era stato soccorso da due colleghi a cui va il nostro plauso. Una bella storia di generosità, anche per il lieto fine.

La fatica è tanta per tutti. I ritmi elevati da inizio gara hanno portato molti a pescare già nel bacino della riserva, anche se il chilometraggio è più breve del solito. Adesso arrivano i muri: quello di Bivigliano si presenta improvviso dopo una svolta a sinistra e lo supero più con la testa che con le gambe, quello di Spedaluzzo è una coltellata per molti inattesa, così come i crampi che si presentano minacciosi. Li ricaccio con un sorso d’acqua e mi preparo per l’arrivo. Nella discesa verso Caldine rischio di perdere il mio gruppo per un eccesso di prudenza e una carenza di lucidità, poco male, oramai è finita. O quasi. Via Salviati è sempre lì, dritta come una lama che aumenta la propria pendenza fino al 20% lasciando respiro solo negli ultimi cinquanta metri. Qui qualche minuto prima si erano spenti i sogni di gloria di Marco Morrone, fuggito con Eduard Kivishev e altri avventurieri del percorso corto nella discesa verso Borgo San Lorenzo. Proprio negli ultimi metri il forte ciclista russo sopravanza il compagno di fuga con cui aveva concluso la lunga cavalcata, mentre dietro Tommaso Elettrico regolava il gruppo degli inseguitori completando il podio. Molto bello anche il podio femminile con Simona Parente che guadagna l’ennesimo successo stagionale davanti alla compagna Odette Bertolin e alla rientrante Claudia Gentili.

Dopo l’arrivo, i sorrisi sono evidenti sui volti di tutti, a prescindere dal risultato. E’ stata una gara molto divertente, ancor più per averla condivisa in compagnia. Tornato al raduno di partenza, trovo mio fratello Marco, felice per la sua scelta di aver fatto il percorso corto andando “a tutta” e ingaggiando una simpatica sfida con Alessandro a colpi di scatti in salita e pennellate in discesa. Chi ama il nostro sport trova sempre il modo di fare del sano agonismo.

All’improvviso avverto un forte senso di fame ma … abbiamo deciso che avremo mangiato tutti assieme e così sarà. Aspettiamo gli amici ancora impegnati sul percorso lungo e poi tutti al pasta-party, questa volta gestito in maniera impeccabile, con porzioni abbondanti e poca attesa. Assistiamo con gioia alla premiazione degli amici tra cui il podio di categoria del nostro compaesano Alessio, tornato dopo anni sui livelli che gli competono, ma non è ancora il momento di andare.

Ci prendiamo il tempo per l’ultimo caffè e una birra in compagnia, giusto per prolungare una giornata di sport e amicizia che difficilmente dimenticheremo. Così come difficilmente la dimenticheranno gli altri ciclisti che in quel momento stanno tornando verso le loro città: Firenze è entrata anche nel loro cuore … e ci rimarrà!



( 19 Aprile 2016 )

 

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