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Sezione granfondo    
Inserito il 11 aprile 2016 alle 19:18:16 da ale.ferrarotti. - Letto: (1679)

Granfondo della Coppa Piacentina: il battesimo

La granfondo piacentina viene sfruttata per un battesimo nel mondo granfondistico. 57 chilometri di pura passione e divertimento. Seguiamo l'avventura di Fabio.

 
(Testo e di Fabio Brognara e Play Full )

Questa è la mia prima esperienza nel mondo delle granfondo, quindi sveglia presto alle cinque di mattina e colazione abbondante, ma senza esagerare dato che l’idea è di partire per gradi, ed oggi mi aspettano “solo” i 57 chilometri con 900 metri di dislivello del percorso corto della Granfondo della Coppa Piacentina DOP.

Arrivo puntuale all’appuntamento con il presidente della RAT (Ride All Terrain), e via! destinazione Carpaneto Piacentino. Per fortuna i veterani che oggi affronteranno il lungo ci hanno istruito per bene e in un attimo ritiriamo il ricco pacco gara, composto da un mix di prodotti gastronomici e tecnici molto apprezzati. Rapidamente attacco il numero e il chip sulla bici e mi porto in griglia. Anche se non ho esperienza per fare confronti, mi sento di dire che tutto mi pare ben organizzato. Solo l’apertura delle griglie avviene prima del previsto, ma non importa, comunque partirò dal fondo, sia per l’iscrizione tarda, che per prudenza.

Sono le 9.30 precise e mi trovo in griglia, dove ricevo pure un in bocca al lupo della mia signora. Sono tranquillo, non ho fame, la voglia di pedalare “a tutta” c’è. Un pochino di tensione per non fare cavolate nel temutissimo plotone, anche se sono consapevole, che il percorso che precede la prima salita oltre ad essere breve, presenta poche curve. Ottimo per iniziare.

Si parte! Finalmente aggancio i pedali e vado. Incredibilmente non solo mi sorpassano, ma sorpasso a mia volta. Mi sembra che le gambe possano spingere ancora di più forte, ma il cardiofrequenzimetro mi avverte che sono una decina di battiti fuori soglia ed in più ho il fiatone. Non va bene, ma non si può rallentare.

Verso i 5 chilometri dal via il fattaccio: sono la causa di un frazionamento. Quelli dietro non ne vogliono sapere di mettersi a tirare e mi ritrovo all’aria ed al “gancio”. La velocità cala e quelli dietro finalmente mi passano dicendomene di ogni. Mi riprendo in un attimo e riparto alla caccia della ruota giusta. Finalmente trovo un signore che ha il passo mio, sopra i 30 km/h ma senza esagerare. Il cuore scende a ritmi consoni. Il gregario di fortuna finisce pure lui all’aria, ma non se ne cura e non protesta se non riceve cambi.

Inizia la salita e il mio obiettivo è “menare”, visto che affronto il percorso corto. Saluto il mio casuale compagno di avventura, che evidentemente punta sulla regolarità (probabilmente su percorsi più lunghi dei miei) e vado. Cerco di non esagerare ma non mi spavento se leggo sul cardiofrequenzimetro numeri oltre la soglia; in salita non si fanno prigionieri. Incredibile, sono più quelli che passo di quelli che mi passano. Il morale è a mille, da questo punto di vista partire dal fondo ed entrare tardi in griglia è stata una scelta azzeccata.

Purtroppo nella foga per abbassare i manicotti avviene il secondo fattaccio: una manata ed il mio Sigma finisce all’aria ed in mezzo alla strada. Il mio fermarmi causa più di una rimostranza, ma non posso fare altro che recuperare il mio ciclocomputer. Avrò perso un minuto sì e no, non mi demoralizzo e riprendo a tutta il primo tratto di salita che supero in un batter d'occhio. Nella discesa mi prendo il lusso di un paio di sorpassi all’interno. Prendo coscienza che, almeno tra quelli che mi circondano, sono io la ruota da seguire.

La salita riprende, continuo più a superare che a essere superato, ma con meno intensità e quando mancano cento metri di dislivello alla cima, comincio a guardare quanto manca al termine del percorso corto e segno che, per ora questi chilometraggi sono la mia dimensione. In cima alla salita leggo che è trascorsa 1 ora e 28 minuti dalla partenza. Mi ero prefissato l'obbiettivo di chiudere sotto le 2 ore il percorso, ma capisco che questo non sarà possibile e torno alla realtà. Va bene così.

Giù a tutta in discesa, passo il bivio per il medio e i compagni d’avventura rimangono pochi. La strada tortuosa finisce e inizia lo stradone. Ho due concorrenti che mi precedono di 100 metri, ma con il 14 (come ultimo rapporto) non riesco ad andare oltre i 50 km/h e capisco che non riuscirò a raggiungerli. Mi ritrovo in pianura e solo a concludere il corto della granfondo. Per fortuna poco dopo, il concorrente che ho passato all’ultimo tornante della discesa mi riprende. Tiro un chilometro e chiedo il cambio, ma sento solo una voce che dice “vai troppo forte” e allora mi metto nuovamente a testa bassa a macinare chilometri. Pesto sui pedali, ma dopo un po’ sento che il bisogno di zuccheri è persistente e le forze stanno calando. Per fortuna il granfondista alla mia ruota lo capisce e comincia a collaborare. Ai meno 5 circa dall’arrivo ci prende un treno che viaggia a 40 km/h a cui ci agganciamo e, senza che me ne accorga, arriviamo al triangolo rosso, dove mi ritrovo in testa al gruppo a tirare. Eh no! Fanno tirare la volata a me per cui rallento anche per rifiatare e mi faccio superare da 4-5 concorrenti. Ultima curva, il primo prende 30 metri di vantaggio su chi lo segue e ne approfitto per superare un paio di corridori che hanno impostato male la curva.

Alla fine 2:07:15 di real time. Soddisfatto, ma soprattutto mi sono goduto ogni chilometro del percorso, ho tirato e fatto anche la volata. Credo sia la bellezza di questo sport, ci sono stimoli anche se non stai lottando per una vittoria. È valsa la pena allenarsi e sono contento di aver partecipato.

 

Sono accolto dal presidente che, nonostante una foratura, ha chiuso il corto prima di me e con soddisfazione (anche per lui, endurista, prima esperienza nel mondo delle granfondo su strada). Ci dirigiamo insieme al pasta party e in un tripudio di affettati, ci raccontiamo le rispettive gare prima di dirigerci alla macchina. Nel frattempo avvisiamo via Whatsapp i due compagni di squadra ancora impegnati nel lungo che tutto è andato bene e che stiamo per rientrare.
Siamo già per strada quando arriva la notizia che anche la loro gara è terminata senza intoppi e che anzi, per la gioia del presidente, Davide è arrivato a premi posizionandosi quinto di categoria.


Di seguito il Comunicato Stampa Ufficiale della manifestazione dove si possono trovare tutte le informazioni riguardanti la “Granfondo della Coppa Piacentina DOP”.


( 11 Aprile 2016 )

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