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Inserito il 08 aprile 2016 alle 17:06:58 da ale.ferrarotti. - Letto: (1641)

Granfondo Selle Italia Via del Sale 2016: romagna e primavera

Riviviamo le emozioni che la Granfondo Selle Italia Via del Sale e la romagna hanno saputo regalare a tutti i partecipanti di questa manifestazione.

 
(Testo di Luca Bortolami, foto Play Full )

Domenica 3 aprile è stata la dodicesima volta negli ultimi 13 anni che mi sono trovato al via della Granfondo Selle Italia Via del Sale a Cervia. Da un punto di vista sportivo, non è mai stata una delle manifestazioni da me più amate a causa della pericolosità dei chilometri iniziali, ma devo dire che con gli anni l'organizzazione ha fatto molto per limitare i rischi, che pur permangono in qualche misura.

A prescindere da ciò, venire a Cervia, è stato sempre per me evento molto lieto, grazie alla ospitalità del luogo e all'effervescente vigilia della manifestazione che l'organizzazione riesce sempre a creare. La romagna poi, è per me negli anni diventata sinonimo di primavera ed è veramente piacevole ritrovarsi a respirare aria di mare mangiando una piadina o un gelato vicino alla spiaggia.

Quando sono arrivato sabato mattina però, tutto sembrava fuorché primavera, e oltre a una temperatura non certo alta si vedevano anche delle nuvole basse e minacciose in direzione delle colline. Il programma di allenamento prevedeva poi una uscita di oltre 100 chilometri, e devo ritenermi fortunato di essere stato accompagnato da una guida del luogo, in quanto la nebbia pesante e bagnata che c'era sopra i 200 metri di quota avrebbe reso assai difficile la navigazione. Una volta tornato in hotel e uscito per pranzo verso le 13.00, il meteo era già diventato più amico, anteprima di quello che sarebbe poi stato il giorno seguente. Finalmente la tanto sognata piadina sul chiosco affacciato sulla spiaggia si è rivelata tanto buona quanto la ricordavo, resa deliziosa dalla fame accumulata nel mio giro in bici.

Dopo tutto un inverno passato a fare sci di fondo, parlando di scioline e neve che non è mai abbastanza, è stato bello muoversi intorno e nel Fantini Club, organizzatissima sede delle operazioni pregara, dove si sente il solito brusio fatto di storie di ruote, integratori, gambe che non "girano" e tutto quant'altro affascina noi ciclisti. Devo dire poi che la zona degli stand, continua a crescere negli anni come qualità e quantità, a evidente conferma del crescente successo della manifestazione.

Una volta in possesso del mio pettorale, passo poi il resto del pomeriggio tra preparazione della bici, un piacevole incontro con amici e un altra piadina per cena. Non certo una alimentazione ottimale per una vigilia di gara, ma le competizioni preparate seriamente arriveranno a maggio, perciò per ora mi preoccupo molto di più di godere del contorno, che di metterci qualche minuto in meno. Mi piace vedere come la nostra passione possa assumere tante diverse dimensioni a seconda della attitudine del momento.

Vado anche per questo a dormire sereno, molto presto come sempre, e quando mi sveglio alle cinque e guardo fuori dalla finestra, mi sembra che le previsioni meteorologiche si siano rivelate esatte e la situazione sia migliore di quella del giorno precedente.

Il fatto che non sia l'unico a temere i primi chilometri di questa manifestazione si capisce dal fatto che quando vado all'entrata della mia griglia, oltre 90 minuti prima della partenza, ci sono già parecchie persone in attesa che cominciano a essere qualche decina già alle 6.45. La temperatura è sotto i 10 gradi, ma non c'è vento quindi non si soffre troppo. Subito prima delle sette le griglie vengono aperte e c'è subito un primo sprint per aggiudicarsi la posizione di partenza migliore.


Una volta in griglia il pensiero non può non andare a quel 3 aprile 2005, quando qui a Cervia, ci trovammo a condividere la notizia della morte di Papa Giovanni Paolo II, e gli organizzatori dimostrarono grande sensibilità dichiarando la gara non agonistica. Aggiungo il ricordo di questa emozione a tutte quelle che per me contraddistinguono questa manifestazione.
Dopo i preliminari di routine in un clima relativamente disteso (non ho visto nessuno entrare in griglia irregolarmente) partiamo con la consueta foga agonistica in direzione delle colline romagnole. I primi chilometri sono pericolosi come li ricordavo, assisto ad un paio di cadute, ed arrivando da una settimana di allenamenti intensi, faccio un sacco di fatica a tenere il passo e i continui rilanci. È la prima volta da agosto che mi ritrovo in gruppo, e certo il timore di chi mi sta intorno non aiuta a restare in scia.

Al di là delle difficoltà intrinseche del percorso, mi sembra però che si sia fatto un buon lavoro in quanto a sicurezza e presidio del percorso; impressione che mi rimarrà fino alla fine della gara. Ammetto che ho e condivido sempre più spesso, questa impressione positiva riguardo alla generale attenzione alla sicurezza, ma credo sinceramente sia il risultato di un consolidato crescente impegno tra gli organizzatori.

Certo sarebbe opportuno che anche noi ciclisti diventassimo più attenti alla nostra sicurezza. Per quanto riguarda domenica personalmente ho vissuto due episodi eclatanti. Il primo dove un altro ciclista ha ritenuto opportuno spingermi con violenza fuori dalla fila perché riteneva che mi stessi posizionando di fronte a lui in modo inopportuno, avendo evidentemente perso momentaneamente il dono della parola che ha poi opportunamente ritrovato al momento di polemizzare con me. Il secondo, ancora più grave, dove dei ciclisti fuori gara si sono uniti al gruppo di cui facevo parte, e al momento in cui abbiamo girato per cominciare l'ultima salita, hanno semplicemente e con noncuranza proseguito dritto dall'interno del gruppo. Non so ancora bene come io abbia fatto ad evitare quello che stava alla mia immediata destra.

Devo dire che in generale mi sono divertito durante tutto il percorso lungo. Una volta fatti i chilometri iniziali di pianura, le quattro salite si susseguono piacevolmente e alla fine in gruppo la stragrande maggioranza dei ciclisti continuano ad essere gente piacevole e sportiva. I quasi 30 chilometri di pianura finale sono benvenuti dopo i 2000 metri di dislivello fatti, anche se le mie gambe stanche protestavano ad ogni cambio di direzione. Ma alla fine tra le mie gambe che si erano scaldate e il fatto che anche gli altri ciclisti erano ormai stanchi, sono riuscito a non perdere nessun gruppo, a differenza di quanto accaduto all'andata.

Concludo la gara con soddisfazione,come sempre senza fare una volata, che comunque si presentava  sicura per tutti grazie alla lunghezza e larghezza del rettilineo di arrivo. Mi spiace non potere dire come fosse il pasta party, in quanto dopo la gara sono subito corso in hotel, che in linea con la ospitalità romagnola aveva lasciato a tutti la camera fin dopo la corsa per fare la doccia, e successivamente apprestarmi a ripartire per casa.

Questo non prima di essermi ancora seduto a bordo spiaggia a mangiare un'altra ottima piadina ed un gelato per godere ancora un poco di quell'aria di mare, quella primavera e quella ospitalità romagnola che continueranno a farmi tornare in queste zone tante volte quest'anno e per quelli a venire.

( 8 Aprile 2016 )

 

 



 

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