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Inserito il 04 aprile 2016 alle 13:12:00 da ale.ferrarotti. - Letto: (2262)

Granfondo Sant'Angelo Lodigiano: stavolta gioco in "casa"

Una granfondo dal sapore particolare quella a cui ha partecipato l'amico Davide domenica 3 aprile. Si sta parlando della "Granfondo Sant'Angelo Lodigiano", che ormai da sette anni è diventato appuntamento fisso per molti granfondisti. Anche quest'anno, nonostante le numerose concomitanze, l'affluso di partecipanti che hanno preso il via per affrontare i tre percorsi proposti non è mancato, confermando ciò che di buono è stato seminato gli anni scorsi.

 
(Testo e foto di Davide Sanzogni e Play Full )

Ogni tanto capita di avere una granfondo comoda vicina a casa, che non obblighi a levatacce paurose. Anche per questo motivo, molti granfondisti scelgono di partecipare alla Granfondo di Sant’Angelo Lodigiano, che rimanendo in una posizione strategica nel mezzo della regione lombarda, rimane molto agevole da raggiungere; per me a maggior ragione dato che vivo ad appena 15 chilometri. 

Ragion per cui sabato ne approfitto per andare a recuperare in bici il pacco gara, composto da uno zainetto di assoluta utilità in cui oltre ai consueti integratori, trovano spazio uno scalda collo e dei morbidi guanti. Il ritiro avviene celermente grazie all’accogliente logistica del Cupolone (il palazzetto dello sport di Sant’Angelo).

Mi accingo a ripartire, quando proprio parlando del pacco gara, "attacco bottone" con un ragazzo che come me è arrivato lì in bici. Si chiama Elio ed è uno studente universitario fuori sede. Mi offro di dargli un passaggio il mattino seguente, per evitargli di doversi fare il viaggio da Pavia a Sant’Angelo prima della gara. Scoprirò poi che il ragazzo in questione vanta un passato di canottaggio a livello nazionale e olimpico. Ma solo gente più forte di me devo incontrare?

Arriva il mattino della gara e dopo la consueta abbondante colazione, mentre aspetto l’orario concordato con Elio, cambio il pannolino della mia secondogenita e passo l’aspirapolvere. Non sono particolarmente teso, la recente partecipazione a Laigueglia mi ha dato fiducia.

Alle 8.00 siamo a Sant’Angelo, la temperatura è mite e opto per l’estivo senza nemmeno i manicotti. Prima dell’apertura delle griglie siamo già davanti ai cancelli d'ingresso al campo sportivo, dove ci sarà lo schieramento di partenza. Per me la 1ª griglia subito dietro a quella di merito, in virtù del precoce abbonamento alla Coppa Lombardia e per Elio la 2ª griglia.

Approfitto della lunga attesa per chiacchierare con i vicini (tra cui un ragazzo camuno, Fausto, che abita a due chilometri dalla mia casa natale) e per chattare con i compagni di squadra della RAT (Ride All Terrain) che sono entrati nelle griglie alla spicciolata.

Non so chi fosse lo speaker della manifestazione (il notissimo Alessandro Brambilla, ndr), ma rimango colpito dalla perizia con cui snocciola date e luoghi che hanno fatto la storia del ciclismo prendendo spunto dalla provenienza dei partecipanti che intervista in mezzo al gruppo.

Finalmente arriva il momento della partenza mentre dalle casse risuona “Eye of the tiger” (la colonna sonora di Rocky). Qualche attimo di incertezza nel superare la striscia erbosa posta tra i tappeti dei cronometristi e la strada, e poi via a tutta. Il gruppo appare già allungatissimo, diverse persone che si trovavano in griglia di merito senza però avere le gambe per stare lì, contribuiscono a creare buchi e situazioni di pericolo. Mi aspetto che la corsa si frazioni in gruppetti quando, invece con una certa sorpresa, nei pressi di Monteleone agganciamo il gruppo di testa (al netto di una fuga di 7-8 atleti del percorso corto). Da lì la corsa procede più regolare, caratterizzata da periodiche frustate in occasione di rallentamenti e restringimenti dovuti ad alcune macchine malamente accostate e purtroppo da alcune cadute causate dal fondo stradale, a volte veramente mal messo, nonostante gli sforzi dell’organizzazione di trovare “il meno peggio”.

Si arriva così alla prima salita di Mondonico dove inizio a risalire posizioni, seppur ad un ritmo troppo lento per entrare nel primo gruppo. Ma tanto non avrei avuto le gambe per starci!

Passo il bivio del corto con circa una ventina di altri granfondisti ad inseguire. Successivamente ci troviamo su di un lungo falsopiano seguito dal bivio del medio dove restiamo in meno di dieci.

Nella salita verso Stadera annoio i miei sfortunati compagni con indicazioni sul percorso ed altre amenità. Nel frattempo da dietro rinviene un gruppetto forte di una dozzina di atleti. Anche se i prossimi chilometri saranno collinari, il falsopiano che precede Montalbo e il lungo ritorno verso Sant’Angelo, suggeriscono di unire le forze.

Dopo alcuni tratti in falsopiano e una breve, ma bella discesa, affrontiamo compatti e regolari la salita del Carmine da Pometo, quello che i locali chiamano “piccolo Stelvio”. Coincidenza, a dare il ritmo tra gli altri sono proprio due Valtellinesi, tra cui Martino del team Viesse con cui chiacchiero un poco.

Nella successiva discesa, essendo un buon discesista e conoscendo le strade, mi metto davanti a fare l'andatura. Nei 10 chilometri in falsopiano a scendere che portano verso Trevozzo, proviamo con alterna fortuna a darci dei cambi. Come sempre sono sempre i soliti 6 o 7 che girano (mi piacerebbe ringraziarli uno ad uno), mentre il gruppo nel frattempo è cresciuto fino a contare più di una trentina di unità.

Prendiamo la salita di Montalbo dove altri due dei più attivi sopraccitati si incaricano di dare il ritmo. La salita è dolce, ma termina con una brusca impennata che passiamo ancora compatti senza creare fratture nel gruppetto.

La storia si ripete con poche varianti fino alle salite di Fornace e Montù Beccaria dove avviene comunque un tentativo di selezione con esiti parziali.

Restano 40 chilometri di pianura e di nuovo proviamo ad organizzarci dandoci  alcuni cambi. Ancora siamo al massimo in otto su venti a collaborare. A meno 20 chilometri dal traguardo si manifestano i miei limiti in pianura, ma cerco comunque di restare nelle prime posizioni in caso che il gruppo si frazioni per eventi banali come una caduta o un cavalcavia.

A meno 5 chilometri all’arrivo, in concomitanza con un minuscolo strappo, sono vittima dei crampi, ma riesco a stare nella scia del gruppo alzandomi sui pedali e poi sedendomi. Ripeto l’operazione più volte fino a quando il problema rientra, ma è evidente che le mie possibilità di fare la volata sono ormai andate. Chiudo ultimo del mio gruppetto, 33° assoluto e 6° di categoria a 13 minuti dal primo. Soddisfatto perché non avrei mai immaginato un simile risultato nemmeno nei miei sogni più sfrenati, anche se c’è un pizzico di delusione nello scoprire che sono arrivato a 10 secondi dall’essere premiato e soprattutto preoccupato  all’idea del Presidente della RAT che bonariamente mi sgriderà perché come al solito ho tirato troppo in pianura per le mie scarse possibilità. Ma l’importante è divertirsi ed oggi è stato così. Non vedo l’ora di tornare a pedalare la settimana prossima sull'impegnativo percorso lungo della Granfondo della Coppa Piacentina DOP.

Dopo l’arrivo mi accoglie Elio che ha chiuso il medio cogliendo un 8° posto di categoria. Via via saluto i conoscenti tra cui Daniele del Team Oltrepò, che nonostante le precarie condizioni di salute (eufemismo per dire che stava da cani), ha ben figurato nel medio, e ovviamente i miei  compagni di squadra.

E’ stata una bella giornata, che si è poi chiusa con una parentesi ciclistica familiare una volta rientrato a casa. Forse non il miglior defaticamento, ma tutto sommato un piacevole compromesso, tra i tanti salti mortali che noi amatori affrontiamo per conciliare questa passione con la famiglia e il lavoro.


Di seguito il Comunicato Stampa Ufficiale della manifestazione dove si possono trovare tutte le informazioni riguardanti la “Granfondo Sant'Angelo Lodigiano”


( 4 Aprile 2016 )

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