Articoli 
mercoledģ 13 novembre 2019
Granfondo Randonneč Cicloturismo Appunti di viaggio Rubriche
Sezione granfondo    
Inserito il 23 marzo 2016 alle 07:00:35 da ale.ferrarotti. - Letto: (2408)

In Versilia il Diavolo ci mette lo zampino

Un fantastico fine settimana in Versilia, in occasione del ventesimo compleanno della granfondo versiliese, con un ricco programma di contorno ed un percorso da lasciare sempre senza fiato.

 
(Testo di Michele Bazzani, foto Play Full )

Aspettavo da tempo questo fine settimana. Pedalare in Versilia è quanto di più piacevole si possa immaginare: ci sono i bellissimi viali a mare, dove svernare l’inverno in cerca di un po’ di tepore, ci sono le Alpi Apuane a ridosso, magnifiche e maestose con le loro cime e i loro colori bianchi-rosa delle cave di marmo; poi ci sono le colline dell’entroterra lucchese, fatte di salite brevi e arcigne su strade che assomigliano a delle mulattiere, proprio quelle stradine che saremo andati ad affrontare in questa manifestazione.

Siamo giunti alla 20ª edizione di questa granfondo che, per festeggiare il secondo decennale, è entrata a far parte del circuito del “Prestigio”, richiamando ciclisti da molte parti d’Italia. Dal 2010 il comitato organizzatore si avvale della collaborazione degli amici che, fino al 2009, organizzavano la Granfondo del Diavolo a Borgo a Mozzano. Di qui il nome di “Granfondo Diavolo in Versilia”, anche a testimonianza della leggenda che racconta dell’arrivo in Versilia del diavolo giunto dalla Garfagnana attraverso il monte Forato dopo un violento schiaffo assestatogli da S.Pellegrino. A noi ci aspetta il percorso inverso, dal mare alla montagna e ritorno. Sarà un cammino pieno di insidie.

Arrivo a Lido di Camaiore nel primo pomeriggio del sabato. È una giornata meravigliosa, con un sole primaverile che finalmente riesce a scaldare dopo tanti fine settimana caratterizzati da pioggia, nuvole e vento. Situazione che rende ideale, per i ciclisti con le famiglie al seguito, un week-end al mare anche se fuori stagione. La zona attorno al Park Hotel Villa Ariston, che ospita la logistica dell’evento, è già in fermento. Gli stand del villaggio espositivo pullulano di visitatori, mentre sul palco di arrivo sta andando in scena una spettacolare esibizione di danza che attira le attenzioni di un folto pubblico.

Molti sono gli eventi collaterali organizzati in questa due giorni, ivi compresi un momento di riflessione sulla sicurezza stradale a due ruote e il ricordo della ginnasta Elisa Pezzini, tragicamente scomparsa la scorsa estate a seguito di un incidente stradale a cui questa edizione della granfondo è dedicata.

Sono così affascinato dallo svolgersi degli eventi della vigilia che quasi mi dimentico di ritirare il pacco gara per me e i compagni di squadra. Qua ritrovo molti amici del mondo delle granfondo come la romagnola Maria Cristina Prati accompagnata dal “capitano” Bertozzi e dal loro numeroso e chiassoso team, il simpatico romano Paolo anche lui incaricato di ritirare i pacchi gara per i compagni e il valdelsano Simone, con cui mi alleno spesso d’inverno e che è al suo esordio stagionale. In hotel, incontro quasi per caso  il pesarese Filippo, che saluto con molto piacere e che è qui alla guida della sua nuova squadra  pronto per la seconda prova del “Prestigio”. Tutti fremono e sono contenti di esserci, anche perché anche la giornata di domenica si annuncia baciata dal sole, un evento raro per questa granfondo speso flagellata dal maltempo, ma quest’anno pare abbia vinto la propria scommessa anticipando la data di un mese rispetto alle consuetudini. La serata è fresca ma comunque piacevole e ne approfitto per fare due passi con l’amico Sauro (compagno di tante avventure) e la sua famiglia.

La domenica mattina vengo svegliato dai messaggi dei compagni di squadra che fanno la gara in giornata e mi stanno per raggiungere in hotel. Devo affrettarmi, quasi vergognandomi della mia pigrizia, mentre loro sono stati costretti a una levataccia. Poco dopo vengo travolto dall’entusiasmo di Eleonora, che accompagnerò oggi in gara per aiutarla sul percorso lungo. C’è tanta eccitazione e l’adrenalina sale, assieme alla voglia di partire. Quel momento arriverà presto. L’attesa in griglia sembra più breve di sempre. Davanti a me ci sono alcuni ciclisti “veri” come i professionisti Bettiol e Marangoni, oltre a Petacchi che ha deciso di onorare questa manifestazione, assieme all’immancabile Jury Chechi. Mi accorgo di essermi vestito un po’ troppo leggero, visto che il cielo comincia a velarsi impedendo al sole di scaldare la giornata come mi ero immaginato. Ma non c’è tempo di pensarci. Lo speaker ha già iniziato il conto alla rovescia .

I primi chilometri sono ad andatura controllata. Purtroppo, come spesso accade, molti cercano di guadagnare posizioni facendosi largo in modalità non proprie ortodosse e salendo sui marciapiedi. Uno di questi, ritornando in strada, piomba sul gruppo lanciato innescando una caduta a catena che coinvolge molti ciclisti, alcuni dei quali saranno costretti al ritiro. Evito la caduta con un dribbling e riparto a tutta per chiudere il buco creatosi. L’episodio spiacevole è presto dimenticato, Eleonora mi segue benissimo mentre si avvicinano le salite, dove so già che daremo il nostro meglio.

Purtroppo il Diavolo ci mette lo zampino e spegne il mio divertimento quando sta per cominciare la parte più bella, il filo del cambio mi si trancia di netto e la catena scende sull’undici. Impossibile proseguire. Accosto a lato, affranto, mi volto per guardare in faccia tutti i ciclisti che passano. Il gruppo multicolore mi sfiora mentre si appresta ad aggredire la prima asperità di giornata, il Monte Magno. Vedo volti concentrati, tesi per lo sforzo, in alcuni leggo preoccupazione, in molti sfida e in altri solo fatica. Il ciclismo è uno sport bellissimo e stavolta ho la possibilità di viverlo da un’altra prospettiva. Distinguo alcuni amici che vedo dispiaciuti per la mia disavventura e a quali non faccio mancare il mio incitamento per le difficoltà che li attendono: tra questi riconosco “Gige” di Genova, assiduo frequentatore delle manifestazioni più importanti. Poi il gruppo si dirada, sempre di più, fino a sparire. Adesso sono davvero solo. Mesto e deluso torno alla partenza, mentre i compagni di viaggio vanno ad affrontare le numerose salite che caratterizzano il percorso in una sequenza dai nomi inquietanti: Piccolo Mortirolo, Arsina, Fortezza di Monsagrati, Pitoro e Bargecchia. Quanto avrei preferito queste coltellate diaboliche alla pace e alla calma che ritrovo sul rettilineo di partenza!

Qui ritrovo il collega Andrea Passeri che si appresta ad accogliere gli arrivi e i vincitori. Non potendo più vivere e raccontare la corsa, mi calo nel nuovo ruolo di inviato sul rettilineo d’arrivo a cogliere le impressioni dei partecipanti. Emozionante il grido di gioia di Fabio Cini che taglia per primo il traguardo sul percorso medio, divertente assistere allo stupore di Elena Cairo da me informata della sua vittoria la quale stenta a credere, così come incredula e felice è la compagna Manuela Lezzerini che la accompagnerà sul podio.

Ma i protagonisti sono tanti e ognuno a modo loro consegue la propria personale vittoria: quelli che tagliano il traguardo a braccia alzate per aver concluso il percorso desiderato, quelli che terminano in parata dopo aver fatto la gara in gruppo, quelli che si stringono la mano da avversari-amici dopo essersi aiutati in gara, quelli come i trittici Lorenzo, Nelson e Giovanni che si sono trovati sul percorso e hanno proseguito insieme fino all’arrivo. Sarebbero tantissime le storie da scrivere e da raccontare, ma vengo continuamente travolto da nuovi arrivi e nuove emozioni.

La più grande la regala il gruppo degli amici di Elisa che hanno fatto il percorso tutti assieme indossando delle magliette speciali e che sono accolti all’arrivo con un’ovazione. Ma è bellissima anche l’attesa di mogli, fidanzate e figli che aspettano i propri eroi e li accolgono festanti al loro arrivo. Il piccolo Alessio riconosce il babbo da lontano, mentre lui è impegnato nella volata finale, con la sua “maglietta verde”. È  spettacolare anche l’entusiasmo di Paolo che arriva e mi racconta quanto è stato bello il percorso, quanto è stato magnifico pedalarci sopra e superare tutte le insidie del percorso. In qualche modo sono riuscito a sentirmi partecipe grazie alla reciproca condivisione di questi momenti. Per questo non posso che ringraziarli tutti, pur nel dispiacere mi hanno dato un motivo di sorriso.

Il mio lunghissimo dopo gara prosegue negli ambienti del Park Hotel Villa Ariston dove sono allestiti pasta-party e premiazioni. La fila per accedere al pranzo è piuttosto lunga, ma è abbondantemente ripagata da un pasto ricco e di qualità. Qui ritrovo Eleonora felice per il suo piazzamento, anche se l’ho lasciata sola sul più bello. Molto esausto il compagno Devis, reduce da una brutta bronchite che l’ha debilitato e non gli ha permesso di rendere nelle sue possibilità. Per lui e per tanti altri, me compreso, ci saranno comunque tante altre occasioni per fare meglio e divertirsi ancora. Lasciamo la Versilia con un po’ di magone: ci torneremo, e la prossima volta il Diavolo non avrà scampo!

Di seguito il Comunicato Stampa Ufficiale della manifestazione dove si possono trovare tutte le informazioni riguardanti la “Granfondo Diavolo in Versilia”: http://www.granfondonews.it/v5/news.asp?id=6990

( 22 Marzo 2016 )

 

 



 

.



 



 



 

 


TI E' PIACIUTO QUESTO ARTICOLO? CONDIVIDILO CON I TUOI AMICI SU FACEBOOK!!!