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Inserito il 08 marzo 2016 alle 09:39:26 da ale.ferrarotti. - Letto: (3878)

Grande successo di partecipanti alla "Granfondo Strade Bianche"

Dopo lo show di sabato con le prove dei professionisti, sono i granfonfondisti a dare spettacolo sugli sterrati della "Granfondo Strade Bianche". Oltre duemila i partecipanti che sono partiti da Siena per affrontare i 124 chilometri su e giù per le colline senesi.

 
(Testo e foto di Michele Bazzani )

Per un intero fine settimana la città di Siena torna a essere la capitale del ciclismo. Come avvenuto lo scorso anno, alla gara dei professionisti, che dopo dieci edizioni si sta sempre più affermando nel calendario internazionale, si sono aggiunte in programma la corsa delle donne èlite e la granfondo cicloamatoriale. Le prime affiancheranno i professionisti nella giornata di sabato, precedendoli di qualche ora, mentre ai granfondisti è riservata la giornata di domenica.

Il geniale accoppiamento degli eventi porta sulle strade della campagna senese molti ciclisti già nel corso della settimana, e per me che sono solito pedalare su queste strade, è un vero piacere vedere ogni giorno le biciclette che prendono sempre più i propri spazi: dagli attrezzatissimi squadroni dei professionisti, al più semplice dei cicloamatori giunto da lontano per questo evento, offrendo così un tripudio multicolore di ruote e telai.

Il denominatore comune che legherà questi eventi sono le “Strade Bianche”, quei favolosi sterrati della campagna senese che contribuiscono a dare al ciclismo moderno quell’aura epica e leggendaria ricca di fascino. D’altronde, proprio qui nel senese è nata e si è sviluppata “L’Eroica”, manifestazione di successo che unisce la valorizzazione di questi percorsi con quella del ciclismo vintage in ogni suo aspetto. E sempre in queste zone sono in programma nuovi eventi dello stesso tenore, come la 100 Miglia Tuscany Gravel Road Race che si terrà nel mese di giugno.

Arrivo il sabato mattina molto presto alla Fortezza Medicea, centro nevralgico della logistica e dell’organizzazione dell’evento, non voglio perdermi nemmeno un momento di questa due giorni. Le cicliste che parteciperanno alla gara èlite stanno già sfilando sul palco per la firma del foglio di partenza e tutta l’area è piena di appassionati. Dopo la loro partenza mi reco a ritirare il pacco gara per evitare la confusione del pomeriggio, inevitabile visto il grande successo di iscritti della granfondo. Infatti sono oltre duemila i partecipanti, praticamente più che triplicati rispetto alla prima edizione dello scorso anno. Dopo la sfilata e la partenza dei professionisti, salutata da una folla sempre più numerosa di tifosi e appassionati, con altri amici vado sul percorso ad assistere ad alcuni passaggi sui tratti sterrati; avevo già provato l’intero percorso nel corso della settimana, ma vedere il passaggio dei corridori “veri”, porta con sé quel primo mix di emozioni e timore che mi accompagnerà fino all’indomani.

Il cielo resta cupo tutto il giorno con un forte vento di libeccio, il quale terrà lontana la pioggia fino al tardo pomeriggio. Le stesse previsioni prevedono precipitazioni sparse per la domenica e il pensiero di molti granfondisti va proprio alla preoccupazione di come vestirsi in caso di maltempo. Molti mettono in dubbio anche il fatto stesso di partire o meno. Tra questi Dave di Firenze, da me trascinato in questa avventura, e ancora leggermente influenzato che poi deciderà di partire e non se ne pentirà.

La mattinata della domenica ci accoglie con un timido sole che cerca di spuntare tra le nuvole. Fa piuttosto freddo e decido di optare per un abbigliamento da mezza stagione pur mantenendo le gambe coperte e dotandomi di una mantellina antipioggia da indossare in caso di necessità. In griglia l’atmosfera è allegra e rilassata: saluto subito Biascino, grande personaggio del ciclismo senese che collabora con l’organizzazione della manifestazione.

Poi la griglia d’onore diventa un vero e proprio parterre de roi con l’arrivo di Francesco Moser (che su queste strade sarebbe stato a suo tempo sicuro protagonista) e di un sorridente Paolo Bettini. Inoltre non mancano ciclisti del passato, più o meno recente, come Andrea Noè e Stefano Allocchio; ma il vero piatto forte del giorno è l’arrivo dei ciclisti professionisti del Team Trek, guidati da Fabian Cancellara, vincitore il giorno prima e al suo terzo centro nella classica senese. L’eccitazione per la presenza di tanti personaggi lascerà presto il posto all’adrenalina, vista l’imminente partenza. Adesso tocca a noi sfidare le “Strade Bianche”.

Il gruppo dei duemila si lancia ad andatura controllata fuori dalla Fortezza Medicea verso la via Massetana, dove è dato il via volante. I primi saliscendi contribuiscono ad allungare il gruppo che si presenta compatto all’ingresso del primo settore sterrato della “Vidritta”: sono due chilometri rettilinei e pressoché pianeggianti che vengono fatti a forte andatura, li percorro accanto a Francesco Moser che sorride divertito di tanta foga agonistica. E’ già corsa vera, davanti va via uno sparuto gruppetto di coraggiosi, mentre dietro ci ricompattiamo all’uscita della strada bianca. La vera selezione, la farà però, la lunga e impegnativa salita del Passo del Rospatoio dove vedo i più forti allontanarsi a un ritmo per me insostenibile. Si fa comunque fatica, cercando di salire al limite delle proprie possibilità per tenere il gruppo migliore con cui proseguire la gara, mentre la verdeggiante vallata del fiume Merse si abbassa sotto di noi. Dopo lo scollinamento ci lanciamo a forte velocità nella discesa con bella vista sulla Rocca di Crevole, che domina questo angolo di Toscana; con dolci saliscendi ci avviciniamo al secondo tratto di sterrato, quello della “Piana”. Qui le piogge torrenziali della notte e il passaggio di auto e moto della vigilia, hanno reso più complesso il transito, ma non ci spaventiamo e andiamo comunque via rapidi in gruppo, a velocità prossime ai 40 chilometri orari. Anche questo tratto scorre via bene, ma so già che il bello (o il peggio a seconda dei punti di vista) deve ancora arrivare. Approfitto del tratto pianeggiante tra Buonconvento e Monteroni d’Arbia per alimentarmi in vista di quello che per me è il vero spauracchio: lo sterrato di S.Martino in Grania.

La strada bianca è viva, evolve di giorno in giorno e ogni volta che la percorri ti presenta una sfida differente ma sempre intrigante. Oggi si presenta con un fondo a tratti compatto ma ghiaioso e alcune zone più fangose. Per fortuna che non piove e il sole fa ancora mostra di sé, rendendo meno terribile questo tratto. Ma ad aumentare le difficoltà iniziano le forti pendenze seguite da altrettanto poco gradite discese che fanno perdere quota. Faccio fatica, ho caldo, devo mollare il folto gruppo che mi aveva accompagnato finora. Scherzo con l’amico Alessandro di Pistoia, che invito a regolare le forze in vista delle prossime difficoltà. Il paesaggio è da cartolina mentre si continua a salire a strappi, l’ultimo dei quali si staglia di fronte ai nostri occhi con una lunga serie di tornanti. L’ultimo sforzo e siamo fuori, anche se mi sembra di esserci stato un’eternità. Le nostre fatiche sono però ripagate dalla vista sulle Crete Senesi, mai ammirate così verdi e dal  vento favorevole che aiuta la nostra marcia nella magnifica strada che ci riporta verso valle. La città di Siena è lì vicina davanti ai nostri occhi, affascinante e sfuggente come una bella donna: per conquistarla ci sarà da faticare ancora parecchio. Svoltiamo infatti in direzione opposta, godendo dell’ultimo tratto pianeggiante che percorriamo in un gruppo ricompattatosi dopo la selezione del precedente sterrato. Cominciano a cadere alcune gocce, ma sarà solo una minaccia. Così mi preparo al prossimo tratto sterrato di Guistrigona, un vero spauracchio, non tanto per la lunghezza (sarà poco più di un chilometro), quanto per una pericola “esse” in forte discesa su fondo non compatto. Avverto il gruppo del pericolo e mi porto in testa per tracciare la traiettoria ideale, così che ne usciamo indenni e  affrontiamo  la rampa successiva, la quale aggiungerà tossine alle nostre gambe.

All’uscita siamo alle propaggini meridionali del Chianti, qui la strada continua con un susseguirsi di salite e discese dalle pendenze abbordabili. Non c’è però tempo di tirare il fiato, anche perché il massacrante finale si avvicina. Scendiamo in picchiata nella piana di Montaperti, resa famosa dalla sanguinosa battaglia del 1260 tra le città di Firenze e Siena, attraversiamo l’Arbia su un ponticello e nuovamente la strada sotto le nostre ruote torna a essere bianca: il settore numero cinque, si annuncia come una coltellata al 14% di pendenza su fondo compatto. Questo tratto finisce presto, ma non i gironi danteschi che ancora ci aspettano, ecco un altro muro su asfalto, discesa tecnica, svolta secca a destra e inizia il settore numero sei di Colle Pinzuto dove inizia con una micidiale rampa su fondo ghiaioso; ci aggrappiamo al manubrio per mantenere una velocità decente, siamo in gruppo ma ognuno è lì solo con la sua fatica, i suoi crampi, i suoi ritmi. Ma come per magia ci ricompattiamo ogni volta: le Strade Bianche sono anche un viaggio avventuroso ed è bello percorrerlo assieme ad altri ciclisti, che adesso non sono più avversari ma compagni d’avventura. Tra questi riconosco Alessio di Spoleto, con cui condivido spesso le granfondo e che oggi è particolarmente pimpante. L’ultimo settore, quello delle Tolfe, presenta quest’anno un fondo ben battuto che consente di alzarsi in piedi per superare meglio la pendenza del 18% dove vedo molti ciclisti (reduci dal percorso corto) che procedono a piedi. A chi pensa che sia finita, ricordo i tanti saliscendi che mancano verso Siena, che adesso tocchiamo con mano anche se i chilometri che ci separano dall’arrivo sono più di dieci. Non sono affatto facili ed una mano spietata, ha infatti previsto di farci entrare nelle mura dall’accesso più ripido, entrando da Porta di Fontebranda e proseguendo su via di Santa Caterina. Una fantastica strada medievale, che su un fondo di lastroni taglia la collina sulla linea di massima pendenza. Qui sono gli incitamenti dei tanti presenti a tirarmi su, scarico tutta la forza rimasta nelle ultime  tre pedalate e sono in cima. Quattrocento metri al traguardo, tutti da godere: mi lascio sfilare dal gruppo, mentre mollo una lacrima che l’emozione mi strappa dagli occhi e faccio il mio ingresso trionfale in piazza del Campo, l’arrivo più bello che una corsa ciclistica possa immaginare.

Ci metto un po’ a riprendermi, poi ringrazio i compagni d’avventura e saluto l’amico Paolo di Faenza che giunge subito dopo ed il quale è atteso dall’abbraccio della moglie. Poi corro a cambiarmi, il tempo si sta guastando e non vorrei essere sorpreso dalla pioggia proprio dopo che il meteo ci ha graziati per tutta la mattina. Purtroppo grandinate e temporali colpiranno i ciclisti ancora impegnati sul percorso: a loro devono andare i più grandi applausi per la tenacia e la dedizione dimostrata nel portare a termine la gara. Gli stessi applausi che poco prima avevano accolto il vincitore Hubert Krys del Team La Bagarre, che nel finale aveva distanziato un gruppetto con Scotti, Kivishev e Cecchini giunti nell’ordine, il quale ha beneficiato del gran gioco di squadra che ha visto protagonista Zannelli, in fuga dai primi chilometri assieme a Corsello e Ballestri. Ma oggi tutti sono vincitori. Nel dopogara si legge entusiasmo e gioia nei volti di tutti, per aver vissuto un’esperienza unica nel suo genere, uno dei tanti regali che solo il nostro sport e la nostra passione riescono a donarci ogni volta.

( 8 Marzo 2016 )

 

 



 

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