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Appunti di viaggio Granfondo   
Inserito il 18 gennaio 2016 alle 17:41:12 da ale.ferrarotti. - Letto: (2739)

Mondiale Giornalisti sul pavè: provare per credere!

Sono state le Ardenne Fiamminghe in Belgio, lo scenario che ha portato giornalisti da ogni parte del mondo, a partecipare alla 16ª edizione del UCI World Press Cycling Championship (WPCC) 2015 di Oudenaarde, la cittadina che il 3 Aprile 2016 festeggerà i 100 anni del Giro delle Fiandre.

 

E’ stata una settimana di tempo incerto, partita con l’angoscia di pioggia e temperature autunnali, che però fortunatamente si è poi conclusa con una stupenda giornata di sole, proprio nel giorno della gara regina, quella in linea.

Sto parlando della settimana che dal 15 al 20 settembre, ha accolto i giornalisti con la passione per la bicicletta sulle strade in pavé del Belgio settentrionale.

Quelle strade fatte di bergs e cobbles (colline e pietre) che hanno reso famose le Ardenne nel mondo del ciclismo, e non solo, con le Classiche del Nord.

Quelle gare che ogni anno, ad aprile, tengono gli appassionati di ciclismo incollati alla tv, per seguire le imprese dei professionisti sui muri (Muur) del Giro delle Fiandre (Ronde Van Vlaanderen), sul pavé della Parigi-Roubaix, sulle cotes della la Liegi-Bastogne-Liegi e di tante altre.

 

Ma purtroppo la tv non riuscirà mai a farci percepire come siano realmente quei muri e quei lunghi tratti di pianura sulle pietre a meno che, come successo al sottoscritto, non si vedono con i propri occhi e non ci si provi a pedalare sopra spingendo a tutta in gara con la nostra bici, ovviamente quella da strada!!!

Al contrario, non si potrà mai capire, cosa voglia dire la parola “pavé” e allo stesso tempo, non si potranno mai apprezzare le gesta di quei campioni che quassù hanno scritto pagine memorabili della storia del ciclismo mondiale con imprese eroiche.

Qui si pedala sulle strade di Eddy Merckx e di Tom Boonen, che hanno inciso il loro nome sulla pietra in porfido insieme a tanti altri campioni che vanno da Fiorenzo Magni a Fabian Cancellara. Ecco perché questa edizione dell’UCI WPCC 2015 aveva per noi giornalisti, provenienti da varie parti del mondo, un sapore del tutto particolare.

Pensavamo di sapere a cosa andavamo incontro, ma invece neanche ce lo potevamo immaginare. Quello che ci attendeva era il cosiddetto “Inferno del Nord” con tutte le sue insidie e variabili, poiché nelle Fiandre, oltre a piccole colline piene di ciottoli da scalare, avremmo trovato anche la variabile tempo, che quassù sappiamo essere tutto un alternarsi tra piogge, schiarite, vento e freddo. Ma come commentava un amico su Whatsapp a cui ho scritto, una volta arrivato in Belgio, che non potevo pedalare perché fuori pioveva e faceva freddo con soli 10 gradi (avendo lasciato l’Italia dove c’erano ancora 30) “devi fare come fanno i belgi, uscire con l’acqua”.

E infatti aveva ragione, perché fuori giravano tranquillamente giovani ragazzi belga con mantellina, copriscarpe e gambali; quelli che forse un giorno saranno i nuovi Boonen e Cancellara vincitori di un Fiandre o di una Roubaix.

Se i cobble-stones già fanno tremare alla sola idea di doverli pedalare con l’asciutto, su pendenze fino al 19% o in pianura a 40 chilometri all’ora, figuriamoci farlo con pioggia e pozze di fango.

Ecco perché quando arriva la Ronde Van Vlaanderen, i belga, ma soprattutto i fiamminghi delle Ardenne, scendono sulle strade in migliaia per applaudire ed incitare tutti i corridori, nel giorno di quella che ogni anno è una vera e propria festa nazionale.

Una volta giunti ad Oudenaarde, a darci il benvenuto di casa, durante la serata di gala con la presentazione del mondiale giornalisti, sono stati niente meno che due ex campioni del mondo, Freddy Maertens (mondiale di Ostuni 1976 e mondiale di Praga 1981 e una Vuelta a España) e Johan Museeuw (mondiale di Lugano 1996, tre giri delle Fiandre e tre Paris-Roubaix); il primo ci ha fatto da guida nel nuovo Centrum de Ronde Van Vlaanderen, museo dedicato alla storia del Giro delle Fiandre, ed il secondo lungo i percorsi della prova a cronometro e della gara in linea.

Le gare in programma erano infatti due: sabato 19 settembre è andata in scena una cronometro di 23 chilometri che includeva la scalata di 1.150 metri dell’Oude Kwaremont (con pendenza max del 11%) e domenica 20 settembre la gara in linea su circuito di 13 chilometri da ripetersi cinque volte con il muro del Volkegemberg (1 chilometro con pendenza max del 12%), a seguire l’Holleweg un tratto di pianura in pavé lungo 900 metri, il ciottolato di 150 metri del Ruitersstraat, e quindi la discesa di 600 metri sul pavè del Kattenberg (con pendenza max dell’6%).

A queste due gare ufficiali del fine settimana, era stata aggiunta quella non competitiva del venerdì con la cronoscalata del Koppenberg, denominata King e Queen of Koppenberg Challenge; il tutto si svolgeva con partenza ed arrivo da Oudenaarde.

Un mondiale giornalisti tra i più numerosi mai fatti fino ad oggi, con oltre 120 partecipanti e con una concorrenza spietata, dato che quassù, anche quello che arriva ultimo va molto forte.

Per quanta riguarda la squadra di casa nostra, la Nazionale Italiana dei Giornalisti Ciclisti, non si è fatta per niente intimorire e guidata dal Presidente Roberto Ronchi si è presentata preparata e numerosa sia al maschile che al femminile.

 

Nazionale, che deve ringraziare ancora una volta, il Presidente FCI Renato di Rocco che si è adoperato affinché i giornalisti ciclisti, arrivati ad Oudenaarde, ricevessero la maglia ufficiale Castelli della Nazionale Italiana.

Chi ha optato per unire l’agonismo al turismo, è giunto nelle Ardenne con qualche giorno, o addirittura settimana, di anticipo; dove oltre ad avere il tempo per studiare i percorsi delle gare, poteva andare in uno delle Cycling Route: ossia uno dei tre percorsi segnalati alla scoperta dei muri e dei tratti in pavé più famosi del Giro delle Fiandre.

Si tratta di  una blu route di 78 chilometri, una gialla di 103 chilometri e una rossa di 114 chilometri. Percorsi che si potevano tranquillamente fare anche con la nostra auto, fatta eccezione per il cosiddetto Muro di Grammont nei pressi di Geraardsbergen, detto anche De Muur, diventato monumento nazionale e quindi interdetto alle auto.

Una visita che non mi potevo perdere, poiché venire nelle Fiandre e non vedere De Muur, è un po’ come andare a Roma e non vedere il Colosseo. Ci vado il venerdì, e mentre sulle pendenze al 20% faccio fatica a salire a piedi, ricordo Michele Bartoli che nel ’96 con uno scatto fulmineo (come se invece fosse su di una pendenza al 5%) andò a vincere, a sei chilometri dalla fine, il suo Fiandre in solitaria.

Devo dire che il controllo delle strade e del traffico nella città di Oudenaarde, durante le competizioni, è stato sicuramente all’altezza di quello che si compete ad una gara ciclistica su strada e ad un Campionato del Mondo, seppur dei giornalisti.

Ovviamente come da tradizione, non è mancato il tifo della gente locale, che ci ha fatto sentire quasi come ad un “mini” Fiandre. Dalle ricognizioni dei giorni precedenti si riusciva a prendere confidenza anche con il ciclismo alla belga, su pietre sconnesse e tratti di pavé in discesa.

Si capiva la tecnica, con mani da tenere rigorosamente a centro manubrio, che per pedalare quassù (e non solo per copiare i professionisti della Roubaix, ma per pura necessità) doveva essere imbottito con doppio nastro o gel.

Io per l’occasione, avevo fatto preparare la mia bici dagli amici della Cicli Taddei, che per partecipare a questo evento mi hanno consigliato e messo a disposizione una Specialized SL4 sulla quale ho montato delle ruote Blow Racing Wheels di ultima generazione, con disegno della pancia over-size a “U” e sezione da 25mm con tubolari dello stesso diametro.Come altezza ho scelto le 45mm, che mi potevano andar bene sia nei tratti in pianura che quelli in salita.

Devo dire che la reattività della bici e la rigidità delle ruote mi hanno aiutato molto; anche se la sfortuna ci ha messo lo zampino con il cedimento della mia sella personale durante il primo giro della gara in linea (l’unica a cui ho partecipato). Pensare che ero partito in una fuga insieme ad altri due, l’inglese Julian Bray ed il collega italiano Graziano Calovi.

Al Pronti, via! del chilometro zero siamo scattati sul muro del Volkegenberg facendo il vuoto; ma nel tratto di pietre in pianura dell’Holleweg ha ceduto la sella, facendomi perdere le ruote dei primi.

Da lì in avanti ho fatto da stopper per dare vantaggio al mio compagno di squadra, per poi cercare un piazzamento nel finale, dove ho colto un ottavo posto in volata.

Personalmente deluso e soddisfatto allo stesso tempo, poiché di quelle pietre sconnesse, neanche una uguale all’altra, su cui si ballava come al luna-park, ho comunque un bel ricordo e ne sento già la mancanza.E proprio adesso che ne sto parlando, sento ancora il rumore delle mie ruote che scorrono sui ciottoli.

Mi dispiace, perché ci tenevo a portare l’iride nella mia redazione di GranfondoNews.it, che così poteva tingersi con i colori dell’arcobaleno; ma  sicuramente ci riproverò il prossimo anno in Grecia sull’isola di Creta.

Quello del Belgio, rimane comunque, un ricordo indelebile nel tempo sia grazie alla magia del luogo che a quella della fotografia digitale, con le fantastiche immagini realizzate dal GripGrab Media Group by Martin Paldan.

Complimenti al collega e amico azzurro Graziano Calovi di TrentinoTv che ha battuto in volata l’inglese Bray, confermando l’ottima forma del giorno precedente dove era salito ancora sul podio, ma per la medaglia di bronzo nella prova a cronometro.

 

Ottima anche la prestazione al femminile di Valentina Tanzi, che si è portata a casa il titolo, anzi un pezzo di porfido da 5 chili con la scritta di Queen of the Koppenberg. Sfortunata invece nella gara in linea, dove la italo-svizzera del Canton Ticino poteva dire la sua, ma che invece ha forato due volte dovendo abbandonare ogni velleità.

Quello delle Fiandre, è un terreno dove non deve essere mai sottovalutato nessun dettaglio tecnico, come appunto dalle imbottiture sul manubrio, il nastro, la gomma sul porta borraccia (per non farle saltare via sul pavé), tubolari o i copertoni da minimo 25mm o forse anche meglio da 28mm (gonfiati dalle 6 alle 7 atmosfere, dipende dal diametro usato e dalle condizioni atmosferiche, se asciutto o bagnato) e a questo punto devo dire anche la sella.

Tanti consigli che avevo “rubato”, oltre che dal Leoncino delle Fiandre Michele Bartoli, anche dall’amico Francesco Casagrande, con il quale (abitando a due passi da casa mia) avevo condiviso qualche allenamento; io ovviamente sempre al gancio e lui pedalando fischiettando.

Al di là dei risultati ottenuti, quella nelle Fiandre è stata una trasferta apprezzata da tutti i colleghi giornalisti, sia della Nazionale Italiana che degli altri paesi. Un lungo fine settimana di festa e divertimento che ha lasciato in ognuno di noi, la consapevolezza che da oggi in avanti, potremo, e dovremo, guardare con molto più rispetto e ammirazione quegli eroi che ogni anno si danno battaglia nelle Classiche del Nord.

Un'esperienza nelle Fiandre, è quella che consiglio ad ognuno dei nostri lettori durante quelle che in Belgio vengono chiamate le Cyclosportive; dei tour in bici organizzati dove si ha la scelta di almeno quattro percorsi molto ben indicati da frecce segnaletiche e ricchi di rifornimenti. A queste ciclosportive di solito vi partecipano migliaia di cicloamatori, o il giorno prima o quello dopo di una grande classica.

 

Come ad esempio il Tour of Flanders Cyclo con 16.000 partecipanti, oppure The Golden Flandrien, una gara di 250 chilometri che comprende 25 muri con un totale di 25 chilometri su pavè. Cicloturisticamente parlando, e a mio modesto parere, chi vuole sentirsi completo nella sua esperienza ciclistica dovrebbe, almeno una volta nella vita, passare una settimana nelle Fiandre.


UCI WPCC (World Press Cycling Championship)
www.wpcc2015.be

Ringraziamenti:

Cicli Taddei (di Stefano Taddei)
per avermi fornito la Specialized SL4
Santa Croce sull’Arno (PI) - www.taddeimotocicli.it – tel. 0571 30.780

Blow Racing Wheels (di Maurizio La Pira)
per avermi fornito le ruote in carbonio Limitless45
San Casciano Val di Pesa (FI) - tel. 055 822.9969 – cell. 335 620.5188

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