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Appunti di viaggio Granfondo   
Inserito il 17 ottobre 2015 alle 08:01:03 da Michele Bazzani. - Letto: (3229)

Granfondo Roma: chi la dura la vince!

Fare passare 5000 ciclisti in una domenica di ottobre lungo un tragitto che porta a toccare i Castelli Romani in completa sicurezza sembrava follia ma, al quarto anno della granfondo capitolina, questo sogno si è finalmente tramutato in realtà.

(testo di Michele Bazzani, foto di Michele Bazzani e Sportograf)

È ancora buio pesto quando esco dall’albergo per dirigermi verso i Fori Imperiali e le griglie di partenza. La sveglia è arrivata prestissimo, ma nemmeno sento il sonno, tanta è la voglia di vivere questa nuova avventura. So cosa mi aspetta, è la mia quarta partecipazione in quattro edizioni, e conosco quelle emozioni che si vivono dal primo all’ultimo minuto. Ricordo ancora lo scetticismo (anche mio) che accompagnò l’annuncio della prima edizione: si pensava a una follia, far partire e arrivare migliaia di ciclisti nel centro di Roma, con tutte le problematiche che questo comporta. Una bellissima follia che non solo si è concretizzata, ma che negli anni si è evoluta e perfezionata.

Accanto a me Alessandro, organizzatore della Granfondo di Firenze, è preoccupato per la sua condizione fisica e non sa se completerà il percorso, ma cerco di rassicurarlo dicendogli che sarà comunque una grande giornata. Giunti all’incrocio di Piazza Numa Pompilio mi sento chiamare: è Cristina, già entusiasta come una bimba in un parco giochi, con tutto il gruppo della AS Roma, la mia ex-squadra con cui sono rimasto legato da rapporti di amicizia. Così l’ingresso in griglia diventa rilassato e divertente. Giunti al Colosseo troviamo Via dei Fori Imperiali già piena di ciclisti, mostrando un colpo d’occhio spettacolare.

Raggiungo la testa della griglia dove sono già pronti a partire i ciclisti con abbigliamento e bici d’epoca che affronteranno l’Imperiale, la versione “eroica” della manifestazione che li vedrà solcare il selciato dell’Appia Antica: a guidarli un sorridente Francesco Moser, felice di tornare su quelle pietre che lo hanno visto protagonista quando correva da professionista. Poi mi volto. Sullo sfondo il Colosseo, a sinistra i Fori di Traiano e di Augusto, a destra il Foro Romano. Nel mezzo più di 5000 ciclisti… E l’emozione si rinnova, ogni anno è sempre più bello. Mancano ancora pochi minuti alla partenza e ne approfitto per salutare gli amici più o meno noti, dall’ultracycler Omar, reduce da una stagione di successi, alla triathleta Giulia, fresca di “Ironman” e qui nella straordinaria veste di speaker.

Poi la partenza. A differenza del solito non è l’adrenalina a farla da padrone, ma l’atmosfera è ancora serena. Le piogge copiose cadute nella giornata di sabato, che hanno guastato gli eventi programmati alla vigilia nel villaggio allestito presso lo Stadio delle Terme di Caracalla, hanno lasciato ampie pozzanghere e i sampietrini bagnati invitano alla prudenza. Nessun problema, anche se c’è da fare attenzione e poca possibilità di guardarsi attorno, mentre percorriamo un anello disegnato nel centro storico della città.

Con lo sguardo seguo Costanza, che accompagnerò lungo il percorso, con il timore di perderla visto che la maglia della manifestazione che tutti indossiamo ci rende meno riconoscibili. Dopo una breve sosta in Piazza Venezia per far defluire la coda del lungo serpentone, transitiamo nuovamente per il Colosseo dove l’andatura comincia ad aumentare. Sui saliscendi della Colombo il gruppo si spezza in vari tronconi. “Meglio” penso, così si riducono i rischi ma si resta comunque in compagnia. Attorno a me molti volti conosciuti, mentre procediamo di buon passo, ma rilassati, sui lunghi rettilinei dell’Appia Nuova in direzione dei Castelli Romani. Oggi il format è particolare, visto che la gara si svolgerà solo sui quattro tratti cronometrati in salita, alla stregua delle prove speciali di un rally automobilistico, mentre la restante parte del percorso è tutta da godere in tranquillità.

La strada adesso ha cominciato a salire e si fa già un po’ di fatica, anche perché vogliamo guadagnare le migliori posizioni del folto gruppo che nel frattempo si è riformato. Ci attende la galleria sotto Castelgandolfo che sapevo essere un punto pericoloso, soprattutto se percorsa in gruppo, per le infiltrazioni di acqua e per l’assenza di luce. La prima parte è illuminata con dei faretti, ma presto mi rendo conto che la seconda parte è tutta al buio. Invito gli altri a non frenare e procedere dritti e ne usciamo solo con un po’ di spavento. Più avanti trovo Enrico, purtroppo coinvolto in una caduta di cui mostra i segni. Ma il peggio è alle spalle per tutti.

Adesso comincia il divertimento! Il primo tappeto del cronometraggio segna l’inizio del primo tratto agonistico, è la salita del Costone che sovrasta il lago di Albano. Il cielo è ancora grigio per l’umidità del mattino, ma la vista sullo specchio d’acqua si apre spettacolare ai nostri occhi via via che saliamo. Il tappeto successivo giunge molto presto. E una è andata. Rallentiamo ci ricompattiamo e recuperiamo in vista del temuto “Murus” di Rocca di Papa. Aggrediamo le forti pendenze con entusiasmo: ora si fa davvero fatica, anche per l’affollamento di ciclisti, ma tra un dribbling e un ultimo sforzo sui pedali arriviamo in vetta. Qui ci accoglie la voce familiare dello speaker Fabrizio Amadio, che ci riconosce e ci saluta: oramai è uno di noi!!

Rocca di Papa ci accoglie con una fitta nebbia e fa anche piuttosto fresco, per cui la sosta al ristoro diventa breve per non raffreddarsi troppo. Scendiamo in un’atmosfera surreale al livello della Via dei Laghi, in mezzo a una bellissima foresta di fitti castagni, che attraversiamo con un buon ritmo, forse troppo forte visto le fatiche che ancora ci aspettano, ma almeno riusciamo a scaldarci. Qui realizzo che la strada è tutta nostra, è dalla partenza che non abbiamo incontrato nemmeno una macchina: è vero che siamo abbastanza avanti rispetto al resto dei partecipanti, ma il controllo della viabilità e degli incroci mi sembra così ben organizzato che sicuramente saranno mantenute le tre ore di chiusura garantite. Solo poche macchine sfuggono dalle strade laterali ma vengono subito fermate.

Quindi possiamo scendere velocemente e in tutta sicurezza dai Pratoni del Vivaro verso Carchitti e Colle di Fuori, dove inizierà la terza scalata del giorno, quella più lunga e impegnativa, che ci porterà nel bellissimo borgo di Rocca Priora, appollaiato come un'aquila sulla vetta del colle. Ma c’è da conquistarla quella vetta. La prima parte di salita è più pedalabile e cerchiamo di fare ritmo, poi le pendenze si fanno più arcigne mentre entriamo nel bosco, in una nebbia che si fa sempre più fitta mano a mano che si sale. L’umidità rende la respirazione più difficile, ma la gamba gira bene e provo un po’ ad allungare. Un cartello con la fantastica scritta “sorridi, è solo ciclismo” mi strappa un vero sorriso, mentre il pubblico lì presente mi indica la prossima fine della salita.

All’ingresso del paese trovo Andrea con cui ci eravamo dati appuntamento lungo il percorso, come immancabilmente capita in ogni gara, e anche stavolta ci troviamo, scambiandoci qualche battuta. Lui è del posto e conosce bene la discesa, pericolosa per il fondo bagnato e la scarsa visibilità, ma preferisco scendere tranquillo e aspettare Costanza. Nel frattempo si avvicina la quarta e ultima difficoltà della gara, il muro del “Rostrum” che è la vera novità di questa edizione ed è annunciato con fortissime pendenze e un fondo di sampietrini sconnessi nel tratto finale: lo affronto con il dovuto rispetto, per aumentare poi ed esaltarmi sul tratto più ripido in mezzo alla gente che incita: un divertimento assoluto, solo un peccato che finisca così presto!

In cima siamo nella piazza di Montecompatri dove è allestito il secondo ristoro. Qui finalmente posso fermarmi con più calma e apprezzare la varietà degli alimenti e, soprattutto, l’estrema gentilezza del personale addetto. Praticamente la gara è finita, c’è solo da tornare a Roma. Rifacciamo gruppo con gli amici del primo chilometro, tra cui il simpatico Matteo conosciuto in gara, e scendiamo cercando di evitare rischi inutili. Resta l’ultima asperità del Tuscolo ma non è cronometrata e una volta tanto saliamo piano. Una famigliola con bimbi piccoli incita tutti. Gli passo vicino per cogliere la loro emozione e le loro grida. L'anno prossimo ci daremo il cinque! Poi scendiamo verso Frascati: qui mi sorprendo nell’osservare come il traffico sia stato intelligentemente canalizzato per consentire il defluire delle auto senza incrociare il percorso dei ciclisti. Rispetto alle scorse edizioni mi accorgo di essere viandante più gradito alla popolazione locale: sarà la bolla di gioia che mi circonda, ma stavolta non sento insulti e lamentele. In tal senso è stato fatto un deciso passo avanti…

Giunti a valle finalmente troviamo il cielo azzurro e una temperatura più gradevole. Lo sapevamo già mentre planavamo dai Castelli con la vista sulla magnifica Roma distesa al sole ad attenderci. E così anche gli ultimi chilometri diventano un godimento assoluto e ogni chilometro che passa fa crescere in me la voglia di quell’ultimo chilometro tutto da gustare. Porta San Sebastiano è annunciata dal fondo stradale di sampietrini, poi si staglia di fronte a noi, pronta ad accoglierci nuovamente nella città lasciata poche ore prima. Entriamo nelle mura aureliane, entriamo nella storia. L’arrivo ci scioglie i sorrisi, un’emozione condivisa e quindi ancora più intensa e tutta da ricordare. Alla fine ho quasi l’impressione che questo viaggio sia durato troppo poco, come quando dopo aver mangiato un piatto particolarmente gustoso si ha il rammarico che sia già terminato.

Ma la festa continua nel pomeriggio al villaggio. C’è da recuperare una giornata di pioggia e ci incontriamo ancora tutti insieme al pasta party, assai ricco e vario, o a prendere una birra fresca sdraiati sul prato sotto il tiepido sole di ottobre. Qui incontro Aurelia, simpaticissima ciclista romana uscita in bici stamani da casa e con nessuna voglia di rientrare: anche lei ha particolarmente apprezzato questo diverso format che ha permesso di fare la gara godendo l’intero percorso senza stress, l’ideale per l’ultima granfondo dell’anno. Anche l’amico Rino ha concluso la stagione e, mentre mi offre dei graditi pasticcini, mi racconta dei suoi prossimi programmi di lunghe randonnée ciclistiche: è ancora giorno pieno, ma oggi si è autorizzati a sognare in libertà...

La mia Granfondo di Roma si conclude con le premiazioni dei vincitori delle cronoscalate per ogni categoria, seguiti dai secondi e dai terzi chiamati tutti assieme sul palco. Un meritato riconoscimento va anche a coloro che hanno raccolto più fondi per iniziative di solidarietà in collaborazione con la Rete del Dono. Poi devo scappare, ancora con rammarico. La strada per rientrare casa è ancora lunga. Quel tanto che basta per ripensare a quanto vissuto e per ringraziare con il pensiero il comitato organizzatore, Gianluca Santilli e tutti i ragazzi che hanno prestato servizio volontario per assicurare il divertimento a migliaia di ciclisti. Portare le bici in città ha dietro di sé un grande messaggio di evoluzione culturale e sociale. Sembrava una sfida impossibile, ma l’abbiamo vinta, tutti insieme…

(17 ottobre 2015)

 

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