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Appunti di viaggio Randonnée   
Inserito il 08 agosto 2015 alle 19:36:25 da Piergiorgio Rocci. - Letto: (2416)

Mille sportivi sul Gran Sasso nel ricordo del Pirata

Grande successo della 3° edizione del Gran Sasso Bike Day, che si è svolta a L'Aquila il 26 luglio scorso.

(Testo di Piergiorgio Rocci, foto di Bike 99)

L'ultimo fine settimana di luglio è stato vissuto alla grande dagli appassionati di ciclismo e dagli amanti della montagna, che si sono ritrovati ai piedi del Gran Sasso, la vetta più alta degli Appennini, per un happening di sport che ha richiamato oltre mille presenze, grazie al ricco programma messo in piedi dall'associazione sportiva Bike 99 de L'Aquila.

Agli atleti veniva infatti data la possibilità di misurarsi sulla distanza di 400, oppure 200 chilometri, a seconda del percorso per il quale optavano, altrimenti avevano a disposizione il tratto di strada che conduce dalla base della seggiovia di fonte Cerreto all'albergo di Campo Imperatore, conosciuto per essere stato, nel 1943, la prigione di Benito Mussolini prima che venisse liberato dai tedeschi. Proprio su questa striscia di asfalto, che in ventisei chilometri, raggiunge i millequattrocento metri di dislivello, il Pirata, Marco Pantani, collezionò una delle sue vittorie più belle, qualche giorno prima che la sua stella cominciasse ad oscurarsi. Il suo carisma, invece è tutt'altro che tramontato e lo dimostra il fatto che gli aquilani, con in testa il sindaco Cialente, hanno voluto omaggiare la memoria del campione romagnolo dedicandogli la salita sulla quale ha scritto una delle pagine più belle della sua carriera.

Approfittando della bella giornata sono stati molti coloro che hanno voluto raggiungere Campo Imperatore con la funivia, usufruendo del prezzo scontato per l'occasione.

Relativamente al piatto forte, ovvero la ciclo pedalata di 400 chilometri, si è trattato di un debutto assoluto, per quella che stando alle premesse potrebbe diventare un appuntamento fisso per gli amanti delle ultra distanze e richiamarne di nuovi, perché il percorso nonostante la durezza offre uno scenario molto suggestivo. Infatti non a caso il giro è stato disegnato in maniera da coinvolgere i quattro parchi d'Abruzzo: Monti della Laga, Sirente - Velino, Abruzzo – Lazio – Molise, Maiella.

Benché per la partenza avessimo un'ora a disposizione, considerato l'orario comodo, io e gli altri trenta partecipanti abbiamo preferito non indugiare cominciando a pedalare alle undici, in direzione lago di Campotosto, quindi discesa verso Aringo, per poi risalire in direzione Montereale che con la sua torre domina la conca sottostante. Rimontando l'alta valle dell'Aterno, circondati da immense estensioni di boschi, ci siamo lasciati alle spalle Pizzoli, ma prima di entrare a L'Aquila, città martoriata dal terremoto di sei anni fa, che un po' alla volta si sta risollevando, abbiamo dovuto effettuare il primo dei quattro controlli previsti per la convalida del brevetto riconosciuto dall'Audax Club di Parigi.

Dopo aver attraversato il capoluogo abruzzese abbiamo lasciato la S.S. 17 per immetterci sulla S.S. 261, e attraversare così il territorio del secondo parco il quale ci ha presentato i conti con il lungo passo di Forca Caruso, che siamo stati costretti a svalicare per poter raggiungere il secondo controllo, situato a Pescina, cittadina della Marsica che ha dato i natali allo scrittore Ignazio Silone e al cardinale Mazzarino, quest'ultimo in Francia durante il regno di Luigi XIV, succedette a Richelieu. Risalendo la Valle del Giovenco, siamo arrivati a Pescasseroli, capoluogo del parco più antico d'Italia. Devo dire, nonostante conoscessi già molte strade attraversate dalla randonnée per via del fatto che abitando a Castel di Sangro, sono solito percorrerle durante i miei allenamenti, rifarle in un'occasione del genere mi ha dato una sensazione diversa e forse più entusiasmante in vista dell'impresa che stavo compiendo. In ogni caso poiché per il sottoscritto esiste un limite ben definito tra il piacere e il divertimento che si prova andando in bici e la sofferenza, dopo il terzo controllo ad Alfedena, ho preferito fermarmi, perché l'orologio già segnava le dieci di sera e sarebbe stato da sciocchi se non avessi approfittato di una casa che si trova a pochi metri dalla strada.

Dopo essermi concesso una doccia, una buona cena e qualche ora di letto, alle sei mi sono rimesso in marcia, ritrovando anche gli ultimi “ciclisti randagi” che erano rimasti indietro e che purtroppo ho dovuto lasciarmi alle spalle per non finire oltre il tempo massimo di ventisette ore, per la cronaca ne ho impiegate ventisei compreso l'ultima sosta per un bel panino al prosciutto dopo l'ultima salita, quella di Castel del Monte, dove c'era il controllo e che era stata preceduta dalle pendenze a doppia cifra della strada per Roccaraso. A questo punto della giornata, nonostante mi restasse ancora da portare a termine una lunga cavalcata, ostacolato, nel finale, dal vento contrario sul pianoro di Campo Imperatore, già stavo assaporando il sapore della mia piccola vittoria.

La calorosa accoglienza dell'organizzatore della rando Massimo Di Michele e i complimenti dei compagni di avventura che per guadagnare qualche ora sul traguardo si erano privati del sonno mi ha fatto apprezzare ancora una volta il gusto di andare in bici perché come insegnano dalle parti di Contador: si el dolor es temporal, el orgullo de ser ciclista es para siempre.

(8 agosto 2015)

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